Giugno 1918

Arthur Arz von Straussenburg e Svetozar Boroević von Bojna

Joachim Bürgschwentner

La seconda battaglia del Piave combattuta tra il 15 e il 22 giugno 1918 fu l’ultimo, vano, tentativo da parte dell’Austria-Ungheria di porre fine alla guerra con una grande offensiva per sconfiggere vittoriosamente il Regno d’Italia. Due dei più importanti generali della monarchia asburgica furono impegnati in maniera decisiva nelle fasi di pianificazione ed esecuzione, il capo di stato maggiore Arthur Arz von Straussenburg e il feldmaresciallo Svetozar Boroević von Bojna.

Provenienza e carriera militare

I due comandanti dell’esercito, pressoché coetanei, provenivano entrambi dalla parte transleitana dell’Impero, pur non essendo di etnia ungherese. Svetozar Boroević von Bojna, figlio di un tenente dell’allora Frontiera militare, nacque il 13 dicembre 1856 nel borgo croato di Umetić. Arthur Arz von Straussenburg, venuto al mondo sei mesi dopo, il 16 giugno 1857, nella città di Sibiu in Transilvania, proveniva da una famiglia germanofona, il padre era membro della Camera dei  Magnati.

Dopo aver concluso gli studi liceali, Arz studiò legge due anni prima di entrare nell’esercito nel 1878. Dopo aver frequentato la Scuola di guerra (k.u.k. Kriegsschule),  nel 1888 fu assegnato allo stato maggiore nel rango di tenente, insegnò alla scuola per ufficiali dei corpi d’armata, nel 1903 fu posto a capo del bureau di direzione dello stato maggiore e nel 1913 ottenne il grado di feldmaresciallo-luogotenente nonché di capo sezione nel ministero della guerra.

Boroević frequentò l’istituto per cadetti di fanteria di Liebenau nei pressi di Graz, nel 1878 prese parte all’occupazione di Bosnia ed Erzegovina e dal 1887, nella veste di istruttore presso l’Accademia militare teresiana, operò in diverse funzioni dello stato maggiore. Ottenuto nel frattempo il titolo nobiliare, nel 1912 divenne il comandante del VI corpo a Košice e nel 1913 generale di fanteria.

1914-1917

Dopo lo scoppio della guerra, Boroević guidò il VI corpo della IV armata nella battaglia di Komarów. Nel settembre 1914 egli assunse il comando della III armata, con cui si distinse nella battaglia di Leopoli, nella liberazione dall’assedio di Przemyśl, nella battaglia di Limanowa-Łapanów e nella difesa dei Carpazi nell’inverno del 1914. Egli fu impegnato anche agli inizi della battaglia di sfondamento di Gorlice-Tarnów, prima di organizzare con successo la prima resistenza sull’Isonzo dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Al comando della V armata e, a partire dal 1917, del sovraordinato Gruppo d’armate Boroević, si affermò nelle dodici battaglie dell’Isonzo, il che gli fruttò il soprannome di “Leone dell’Isonzo”. Il 1° maggio 1916 Boroević fu nominato colonnello generale. Il comandante, un uomo duro, diretto e di poche parole, era tutt’altro che amato. All’interno del Comando supremo austro-ungarico (Armeeoberkommando, AOK) gli fu rimproverato di mandare in rovina il suo esercito con il suo stile direttivo spietato. Legato al capo di stato maggiore del fronte sud-occidentale Alfred Krauß da un sentimento di esacerbata ostilità, Boroević fu più volte ripreso per la sua disubbidienza nei confronti del proprio superiore.

Nel settembre 1914 Arz fu trasferito al fronte orientale dove gli fu assegnata la XV divisione di fanteria e successivamente assunse da Boroević il comando del VI corpo. Egli combatté anche nella battaglia di Limanowa-Łapanów e prese parte allo sfondamento di Gorlice-Tarnów nella primavera del 1915 fino alla conquista di Brest-Litowsk. Nell’autunno 1916 Arz, nel frattempo promosso al rango di generale di fanteria, fu posto alla guida della I armata riorganizzata, che doveva respingere l’avanzata delle truppe romene verso la Transilvania. L’impresa riuscì in cooperazione con la IX armata tedesca guidata dal generale von Falkenhayn, il che valse ad Arz il riconoscimento dell’erede al trono, arciduca Carlo, poco tempo dopo incoronato imperatore. Il 1° marzo 1917 Carlo destituì Conrad dal ruolo di capo di stato maggiore, mettendo Arz al suo posto; precedentemente anche Boroević era stato più volte preso in considerazione come successore di Conrad. Il rapporto di Arz con il Comando supremo dell’esercito tedesco (Oberste Heeresleitung, OHL) era più armonico rispetto a quello di Conrad e portò a un maggiore supporto da parte degli Alleati. Le conseguenze furono, da un lato, i successi militari (il respingimento dell’offensiva di Kerenski, 12a battaglia dell’Isonzo), dall’altro, però, anche un influsso ancor maggiore dell’OHL sulla conduzione della guerra da parte della monarchia asburgica. Inoltre, Arz spesso non riuscì ad affermarsi nei confronti dell’imperatore Carlo, sia nelle questioni strategiche sia nell’assegnazione delle risorse necessarie all’esercito.

Boroević e Arz sul Piave

La 12a battaglia dell’Isonzo (battaglia di Caporetto), con la conquista del Veneto fino al Piave nell’autunno 1917, ricade nel periodo in cui Arz fu capo di stato maggiore. Questo successo fu dovuto in misura determinante al Gruppo d’armate Boroević, successo che fu tuttavia ridimensionato da impasse logistici. Quando, nei primi mesi del 1918, la situazione politica, sociale e materiale della monarchia si prospettava sempre più drammatica, prese piede l’opinione secondo cui solo un successo militare repentino contro l’Italia avrebbe potuto impedire la fine dell'Impero. Arz era scettico nei confronti di una battaglia decisiva assoluta, che considerava troppo rischiosa e Boroević nutriva grandi dubbi sull’efficienza bellica delle truppe austro-ungariche, motivo per cui di fatto non volle più condurre attacchi. Mentre Conrad − dalla primavera del 1917 al comando del Gruppo d’armate del Tirolo − voleva convincere il Comando supremo e l’imperatore di una grande offensiva da lui condotta nel territorio dei Sette Comuni, Arz e Boroević miravano invece a una battaglia sul Piave. Non avendo però Arz e l’AOK preso una decisione chiara, bensì essendosi divisi le forze tra Conrad e Boroević, l’operazione prevista per il giugno 1918 era condannata a priori a fallire. L’offensiva di Conrad (13-15 giugno) si risolse in un totale insuccesso, Boroević riuscì a conseguire successi locali tra il 15 e il 21 giugno, lo sfondamento perseguito fallì però per la superiorità tecnica dell’Intesa, per le postazioni italiane ben salde, cui giovarono anche le piene del Piave, nonché per l’indebolimento e le difficoltà di vettovagliamento del proprio esercito. L’ultima offensiva della monarchia austro-ungarica nella Prima guerra mondiale inflisse perdite per oltre 100.000 uomini, il che accelerò la fine della monarchia stessa. Arz si assunse la responsabilità dell’accaduto, presentando all’imperatore la propria istanza di dimissioni, che questi non accettò; tuttavia, la fiducia dell’esercito in lui era così andata perduta.

Onorificenze e periodo post-bellico

Boroević e Arz furono tra i militari della monarchia asburgica insigniti con le massime decorazioni di merito nella Prima guerra mondiale. Nell’aprile 2017 Arz fu elevato al rango nobiliare di barone ungherese e nell’agosto di quell’anno ricevette la massima onorificenza militare dell’Austria-Ungheria: la croce di commendatore dell’Ordine militare di Maria Teresa. Anche Boroević, come primo generale in assoluto era stato insignito di questa onorificenza, per cui anche a lui spettava un titolo di barone ungherese. Egli però pretese il titolo di conte, che gli fu rifiutato, sicché alla fine non ricevette nessuno dei due titoli. Sia Arz sia Boroević ricevettero il conferimento di una laurea honoris causa nonché la cittadinanza onoraria di numerose località.

Nell’ottobre 1918, dopo la partenza di molte unità slave e ungheresi, Boroević schierò i resti del suo gruppo d’armata dietro il Tagliamento per l’ultima resistenza, dove esso si sfaldò dopo l’armistizio, che Arz dovette firmare il 3 novembre. Boroević cercò invano di convincere l’imperatore Carlo a preservare la monarchia con l’ausilio delle forze militari. Successivamente tentò di mettersi al servizio del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS), eppure questi negò all’unico feldmaresciallo dell’imperial e regio esercito austriaco che gli slavi del sud avevano mai avuto, sia il ritorno in Croazia sia una pensione. Boroević, amareggiato, ritirato e riservato, trascorse i due anni successivi a Klagenfurt, dove morì il 23 maggio 1920, nel quinto anniversario dell’intervento italiano, a 64 anni per un improvviso arresto cardiaco. Nel suo necrologio, Edmund Glaise von Horstenau scrisse che Boroević “coperto di gloria, è morto senza patria come senza patria era morto il suo esercito, fuori sul Piave”. Fu seppellito a Vienna.

Nel periodo post-bellico Arz si era stabilito a Vienna, non volendo ritornare nella sua patria, la Transilvania, che ormai faceva parte della Romania. Dal momento che l’Ungheria in un primo momento si era rifiutata di versargli la pensione, per anni visse in condizioni di incertezza finanziaria. Arz scrisse due libri sulla Prima guerra mondiale e nel 1932 si trasferì a Budapest dove, tre anni più tardi, il 1° luglio 1935, morì all’età di 78 anni. Il suo funerale si tenne con grandi onori militari, in presenza di rappresentanti di alto rango degli ex alleati.

Bibliografia:

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Rauchensteiner Manfried, The First World War and the End of the Habsburg Monarchy, 1914-1918, Vienna/Cologne/Weimar: Böhlau 2014.

The Second Battle of the Piave from 15 to 22 June 1918 was Austria-Hungary’s last futile attempt to end the war victoriously by launching a large-scale offensive against Italy. Two of the Habsburg Monarchy’s most important generals, Chief of the General Staff Arthur Arz von Straussenburg and Field Marshal Svetozar Boroević von Bojna, were heavily involved in its planning and execution.

Origins and Military Careers

The two almost coetaneous military leaders both originated from the Transleithanian part of the Habsburg Empire, though they were not of Hungarian ethnicity. Svetozar Boroević von Bojna (*13 December 1856) was born in Umetić in Croatia, the son of a First Lieutenant of the local Military Frontier. Half a year later, Arthur Arz von Straussenburg (*16. June 1857) was born into a German-speaking family in Sibiu, Transylvania; his father was a member of the House of Magnates.

After completing grammar school, Arz studied law for two years before joining the army in 1878. He then attended the Military Academy and in 1888 was appointed to the General Staff with the rank of First Lieutenant. He taught at the Corps Officers School, became head of the managing bureau of the General Staff in 1903 and in 1913 became Field Marshal-Lieutenant as well as Section Chief in the war ministry.

Boroević attended the cadet school in Liebenau near Graz. In 1878 he took part in the occupation of Bosnia and Herzegovina and from 1887 he worked as an instructor at the Theresian Military Academy and covered various staff positions. In the meantime he was created a nobleman, and in 1912 was promoted to Commander of the Sixth Corps in Kaschau and in 1913 to General of the Infantry.

1914-1917

After the war broke out, Boroević led the Sixth Corps within the Fourth Army at Komarow. In September 1914 he assumed command of the Third Army, with which he distinguished himself at the Battle of Lemberg, by providing relief at Przemysl, at Limanowa-Lapanow and in the defence of the Carpathians in the winter of 1914. He was also involved at the start of the breakthrough battle at Gorlice-Tarnów, then he successfully organised initial defence at the Isonzo after Italy entered the war. As Commander of the Fifth Army and from 1917 of the Army Group Boroević, he proved his worth at the Twelve Battles of the Isonzo, which earned him the nickname of “Lion of the Isonzo”. On 1st May 1916 Boroević was promoted to the rank of Colonel General. The taciturn, direct, tough army commander was however anything but popular. Within the Supreme Army Command (Armeeoberkommando - AOK) he was accused destroying his army through his reckless leadership style. Boroević engaged in bitter hostilities with the Chief of Staff of the Southwestern Front, Alfred Krauß, and was admonished several times for his insubordination towards his superior.

In September 1914 Arz was transferred to the 15th Infantry Division on the Eastern Front and then took over the Sixth Corps from Boroević. He also fought at Limanowa-Lapanow and took part in the breakthrough at Gorlice-Tarnów in the spring of 1915 and until the Brest-Litovsk Fortress was taken. In the autumn of 1916 Arz, in the meanwhile promoted to General of the Infantry, became Commander-in-Chief of the newly formed 1st Army, which was meant to repel the advance of Romanian troops into Transylvania. This Arz achieved together with the German 9th Army under General von Falkenhayn, which earned him the respect of the Archduke – and successor to the throne – and shortly thereafter Emperor, Karl I. Karl dismissed Conrad on 1st March 1917 as Chief of Staff and replaced him with Arz; Boroević had also previously been considered several times as Conrad’s successor. Arz had a more harmonious relationship with the German Supreme Command (Oberste Heeresleitung -  OHL) than Conrad had had and this led to greater support from the Allies. The consequences were on the one hand military achievements (defence of the Kerensky offensive, 12th Battle of the Isonzo) but on the other hand an even stronger interference of the OHL in the Habsburg Monarchy’s conduct of the war. Moreover, Arz was often not able to assert himself against Emperor Karl, either regarding strategy or the allocation of the resources that the army needed.

Boroević and Arz on the Piave

In Arz‘ time as Chief of the General Staff the 12th Battle of the Isonzo (Battle of Caporetto/Karfreit/Kobarid) took place with the Veneto being conquered as far as the River Piave in the autumn of 1917. The Army Group Boroević made a significant contribution to this success, which however was diminished due to logistical bottlenecks. As the Empire’s political, social and materiel situation became increasingly dramatic in the first months of 1918, the opinion began to prevail that only a quick military victory against Italy would be able to prevent its demise. Arz was sceptical about an outright decisive battle, which he judged as being too risky and Boroević had grave doubts about the fighting strength of the Austro-Hungarian troops, which is why he did not want to conduct any more attacks. While Conrad, Commander-in-Chief of the South Tyrolean Army Group since the spring of 1917, tried to convince the AOK and the Emperor to carry out a large-scale offensive led by him in the area of the Asiago Plateau (Seven Communities), Arz and Boroević instead were working on a battle on the River Piave. Since Arz and the AOK were unable to make a clear-cut decision and divided the forces between Conrad and Boroević, the operation planned for June 1918 was doomed to fail from the start. Conrad’s offensive (13th/15th June) was a complete failure, Boroević between 15th and 21th June was able to achieve some local victories. The envisaged breakthrough however failed to materialise due to the technical superiority of the Entente, the well-fortified Italian positions, which also benefited from high water on the River Piave, and exhaustion amongst Austro-Hungarian soldiers as well as shortages in supplies from their army. The last offensive of the Danube Monarchy in World War I led to over 100,000 men being lost; and it now staggered even more quickly towards its downfall. Arz took responsibility and tendered his resignation to the Emperor, who refused to accept it; the army however had lost confidence in him by then.

Honours and Post War Years

Boroević and Arz were amongst the most highly decorated military figures of the Habsburg Monarchy during the First World War. Arz was made a Baron of Hungary in April 1917 and received in August of that year the highest military honour of the Austro-Hungarian Empire – the Commander’s Cross of the Military Order of Maria Theresa. Boroević also received the same award in June, the first general ever to be granted this honour, and as a consequence was entitled to the Hungarian title of Baron. He claimed however the title of Count, which was refused, and so ended up with neither title. Both Arz and Boroević were awarded an honorary doctorate and honorary citizenship of many places.

In October 1918 after a large number of Slavic and Hungarian troops had left, Boroević ordered the rest of his army group to fall back as a last stand behind the Tagliamento, where it dispersed after Arz was forced to sign the ceasefire on 3rd November. Boroević attempted unsuccessfully to convince Emperor Karl to preserve the Monarchy with the help of the military. Subsequently he tried to put himself at the service of the SHS State (State of Slovenes, Croats and Serbs), yet the only Austro-Hungarian Field Marshal that the Southern Slavs had ever produced was refused not only this but also his return to Croatia and a pension. Boroević lived an embittered, withdrawn and modest existence for the next two years in Klagenfurt. He died there suddenly on 23 May 1920 of a heart attack, aged 64, on the fifth anniversary of the Italian intervention. In his obituary Edmund Glaise von Horstenau wrote that Boroević „died as a glorified dignitary without a homeland, just like out there on the Piave his army had died without a homeland.“ He was buried in Vienna.

Arz settled in Vienna after the end of the war because he did not want to return to his home in Transylvania, which now belonged to Romania. As Hungary initially refused to pay him a pension, he lived for several years in precarious financial circumstances. Arz published two books on the First World War and in 1932 moved to Budapest, where he died three years later, on 1st July 1935, at the age of 78. He was buried with great military honours in the presence of high-ranking representatives of the former allies.

Bibliography:

Afflerbach, Holger: „Boroević von Bojna, Svetozar Freiherr“, in: Gerhard Hirschfeld, Gerd Krumeich, Irina Renz (eds.), Enzyklopädie Erster Weltkrieg, Paderborn: Schöningh 2009, p. 390.

„Arz von Straussenburg, Arthur“, in: Österreichisches Biographisches Lexikon 1815-1950:Vol. 1 (1954), p. 31. Online: http://www.biographien.ac.at

„Boroević von Bojna, Svetozar“, in: Österreichisches Biographisches Lexikon1815-1950:Vol. 1 (1954), p. 103. Online: http://www.biographien.ac.at

Glaise von Horstenau, Edmund, „Feldmarschall Boroevic†“, in: Österreichische Wehrzeitung, 29. May 1920, p. 1-2.

Glaise von Horstenau, Edmund, „In memoriam Generaloberst Arz“, in: Österreichische Wehrzeitung, 5. July 1935, p. 2.

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Metnitz, Gustav Adolf, „Arz von Straußenberg, Arthur“, in: Neue DeutscheBiographie: Vol. 1 (1953), p. 405. Online: http://www.deutschebiographie.de/pnd118504592.html

Pöhlmann, Markus: „Arz von Straussenburg, Artur Freiherr“, in: Gerhard Hirschfeld, Gerd Krumeich, Irina Renz (eds.), Enzyklopädie Erster Weltkrieg, Paderborn: Schöningh 2009, p. 390.

RauchensteinerManfried, The First World War and the End of the Habsburg Monarchy, 1914-1918, Vienna/Cologne/Weimar: Böhlau 2014.