Aleksei Brusilov

Tbilisi 1853 - Mosca 1926

Aleksei Brusilov nacque nell’agosto 1853 a Tbilisi. Entrò nelle file dell'esercito russo ad agosto 1871, divenendo ufficiale durante la guerra russo-turca negli anni 1877-1878. Negli anni 1914-1918 fu inizialmente al comando dell'8° Armata (1914-1916), e poi comandante del fronte meridionale (1916). Dopo la caduta del regime zarista, da febbraio ad agosto 1917 fu comandante in capo dell'esercito russo. A partire dal 1919, prestò servizio nell’Armata Rossa. Nel 1925, in omaggio al suo servizio durante la Prima Guerra Mondiale, così come a riconoscimento del suo contributo alla vittoria della rivoluzione russa, il suo nome fu accostato all'offensiva dell'estate del 1916, precedentemente conosciuta come "l'offensiva Lutsk".

Brusilov fu uno dei tre comandanti del Corpo ufficiali nell'esercito zarista, che non avevano completato gli studi militari. In virtù di questo percorso di carriera atipico, molti dei comandanti di alto livello (Stavka) nutrivano un forte risentimento verso di lui, definendolo un "parvenu". All'inizio del XX secolo, nella Russia zarista, essere un ufficiale senza "accademia e protezione" era un evento eccezionale. Va inoltre tenuto presente che le divisioni e le animosità tra il corpo degli ufficiali dell'esercito russo non erano infrequenti. Non va escluso che questi conflitti interni contribuirono al successo solo parziale della sua offensiva del 1916. L’inattività del comandante del fronte occidentale, generale Aleksei Evert, durante l'offensiva Brusilov potrebbe essere interpretata come una "vendetta" così come l'atteggiamento passivo dell’8° Armata durante la cosiddetta Battaglia di Capodanno (27 dicembre 1915 - 19 Gennaio 1916).

Durante l'offensiva sul fronte Sud, Brusilov sperimentò una tattica che consisteva nell’investire le posizioni del nemico, contemporaneamente e in diverse sezioni. L'offensiva mirava a spezzare la resistenza nemica e facilitare la ripresa delle attività di manovra. La tecnica di pressione di massa sul nemico in molti settori, introdotta da Brusilov e chiamata "l'idea repentina", fu considerata un progresso significativo nell'arte militare russa ed fu replicata su altri fronti. Secondo Brusilov, fu utilizzata dal maresciallo Ferdinand Foch durante il contrattacco anglo-francese nel 1918. Brusilov si espresse a favore di una cooperazione tra fanteria e artiglieria, passando la guida delle unità di artiglieria ai comandanti della fanteria. A suo parere la fanteria avrebbe dovuto essere come "un direttore d'orchestra" e incanalare il fuoco di artiglieria. Egli attribuì grande importanza al coordinamento e al corretto posizionamento delle batteria di artiglieria, poste a non più di 2 km dalle posizioni nemiche.

Per quanto riguardo lo stile di comando, Brusilov è stato descritto come "capo dalla briglia leggera". Lasciò grande iniziativa ai suoi comandanti subalterni, fornendo loro solo consulenze generali durante le riunioni del personale. Come ha sottolineato, "l'attacco deve essere effettuata solo dopo la pianificazione e l'analisi meticolosa."

Il suo stile specifico nel gestire i rapporti con i subordinati emerse durante l'offensiva dell'estate del 1916. Ci furono ampie divergenze tra il comandante della VIII Armata, generale Aleksei Kaledin, e il generale Brusilov su come le operazioni di guerra dovessero essere condotte. Kaledin intendeva colpire in una direzione diversa rispetto a quella voluta da Brusilov. Il comandante del Fronte Sud temeva che l'offensiva di Kovel (una città nella Volinia) fallisse. Solo il confronto diretto tra i due generali fece sì che Brusilov imponesse le proprie obiezioni pur lasciando a Kaledin un proprio margine di manovra.

L'approccio peculiare di Brusilov nei confronti dei suoi subordinati può essere osservato anche nei confronti degli ufficiali e dei soldati subalterni. Il generale riconobbe il coraggio e la devozione dei giovani ufficiali e delle truppe. Una particolare attenzione ai soldati può essere percepita in quasi tutti i suoi ordini. Egli tendeva a premiare il coraggio e a punire duramente i responsabili di ritardi nell’afflusso dei rifornimenti.

Durante gli scontri con le Legioni polacche nell'estate del 1916 Brusilov propose, giustificandola con motivi politici, di creare "truppe polacche" in Russia. Tale proposta, tuttavia, non fu accolta a Pietroburgo.

Nel 1919 Brusilov si unì ai bolscevichi. Nello stesso anno pubblicò un appello agli ufficiali di unirsi agli operai e contadini comunisti. Egli ha pubblicò un altro appello nella primavera del 1920, durante la guerra polacco-sovietica, invitando gli ex ufficiali zaristi ad unirsi alle file dell’esercito bolscevico, sottolineando che le future generazioni russi li avrebbero maledetti se "per ragioni ideologiche o di classe avessero dimenticato la nazione russa, condannando in tal modo la "Madre Russia" al disastro. Come scrisse: "a prescindere dalla bandiera e dei proclami con i quali i polacchi verranno in Ucraina, dobbiamo ricordare che il loro obiettivo attuale è solo la realizzazione di piani di annessione polacchi". Aleksei Brusilov morì il 17 marzo 1926 a Mosca.

Bibliografia:

Stanisław Czerep, Bitwa pod Łuckiem. Walne starcie zbrojne kampanii 1916 roku na wschodnim teatrze wydarzeń militarnych pierwszej wojny światowej (4 czerwca – 10 lipca), Białystok, Zakład Poligraficzny „Offset Print”, 2003.

Stanisław Czerep, Łuck 1916, Warszawa, Dom Wydawniczy Bellona, 2002.

Stanisław Czerep, Operacje wołyńskie. Ofensywy Brusiłowa 4 czerwca – 10 sierpnia 1916, Białystok, Zakład Poligraficzny „Offset Print”, 1999.

Piotr S. Wandycz, Soviet-Polish Relations, 1917-1921, Massachusetts, Harvard University Press, 1969.