Benedetto XV

Genoa 1854 - Rome 1922

Giacomo Paolo Giovanni Battista Della Chiesa venne alla luce in una famiglia aristocratica genovese, sesto figlio dei marchesi Giuseppe e Giovanna Della Chiesa. Particolarmente attaccato alla madre e ai fratelli, ricevette buona parte della sua prima educazione scolastica a casa, in quanto cagionevole di salute. Proseguì con successo gli studi in una delle migliori scuole della città e presto sorse in lui la vocazione al sacerdozio. Nel 1875 conseguì la laurea in giurisprudenza e solo allora il padre gli permise di intraprendere la carriera ecclesiastica, iscrivendolo al Collegio Capranica e all’Università Gregoriana di Roma.

Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1878 ed aver ottenuto due dottorati, fondamentale per Giacomo fu l’incontro con monsignor Rampolla, figura di spicco all’interno della Chiesa romana. Costui, divenuto nunzio a Madrid nel 1883, lo portò con sé nella città spagnola quale segretario alla nunziatura. Nel 1887, quando Rampolla fu nominato segretario di Stato e cardinale da papa Leone XIII, Della Chiesa tornò a Roma con lui. Nel 1901 divenne sottosegretario papale, con il titolo di “molto reverendo”. Sotto il pontificato di Pio X, caratterizzato dalla lotta contro il modernismo, Giacomo fu mandato a Bologna in qualità di arcivescovo. Qui combatté il socialismo, propagatosi in Emilia-Romagna nel periodo precedente lo scoppio della Grande Guerra, e svolse il suo ministero con carità e fermezza.

Il 28 maggio 1914 fu finalmente insignito del titolo di cardinale. Nell’agosto dello stesso anno morì Pio X e a settembre fu indetto il conclave per eleggere il nuovo papa, in un momento particolarmente delicato per il dilagare delle ostilità. Della Chiesa fu eletto pontefice con il nome di Benedetto XV, rifacendosi all’esempio e alla continua ricerca di pace del fondatore del famoso ordine monastico. Il nuovo papa prese da subito in mano le redini del Vaticano, ma la guerra in atto rese arduo il suo compito: gran parte delle sue energie furono impiegate nel tentativo di porre fine al conflitto, cercando sempre di mantenersi sopra le parti in lotta. Fin dal suo primo discorso pubblico, l’8 settembre 1914, rivolse alle potenze una richiesta di pace e nella sua prima enciclica, Ad Beatissimi, prese in esame cause e conseguenze della guerra, sottolineando “la mancanza del mutuo amore tra gli uomini”. Mutò così in questo periodo il peso della posizione internazionale della Santa Sede: il papa acquistò importanza da un punto di vista morale, dato il numero considerevole di cattolici presente negli schieramenti contrapposti.

Benedetto cercò di opporsi all’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, preoccupato per l’estendersi degli scontri e per il fatto che il Vaticano fosse ospite di un paese non più neutrale. Durante il primo anno del conflitto, il pontefice si prodigò nell’aiutare militari e civili di ambo le parti. Molte le misure adottate nel corso della guerra, volte soprattutto ad alleviare le sofferenze dei prigionieri, ai quali assicurò cappellani di tutte le confessioni e fornì servizi di ogni genere. L’attenzione del papa fu inoltre sempre rivolta ai bambini e alle popolazioni bisognose, a cui si premurò di procurare costantemente generi alimentari. Durante il suo pontificato, gli sforzi dedicati ai sofferenti richiesero il dispendio di una quantità di denaro smisurata, tanto che papa Benedetto condusse il Vaticano sull’orlo della bancarotta.

Famosa la sua Nota di pace dell’agosto 1917, nella quale si definiva la guerra un’ “inutile strage” e si presentavano delle proposte concrete per giungere al termine del conflitto e garantire una pace stabile. Le potenze destinatarie dell’iniziativa però risposero freddamente al pontefice e non accolsero il suo invito: le ostilità continuarono fino al novembre del 1918. Quando la guerra finì, Benedetto non fu soddisfatto delle condizioni di pace decise nel Congresso di Versailles, poiché non erano conformi ai principi cristiani di giustizia e carità.

Durante gli anni di pontificato, Benedetto e il Vaticano intrecciarono relazioni diplomatiche con molti stati e diventando una forza nuova nell’ambito degli affari internazionali. Inoltre nel 1919, i cattolici italiani entrarono nella scena politica con la nascita del PPI guidato da don Luigi Sturzo. Dal 1920, Benedetto assistette anche al propagarsi del fascismo e della sua violenza. Nel gennaio 1922, quando il pontefice si trovava sul letto di morte, la situazione politica del Paese era diventata ormai ingestibile ed il movimento si stava espandendo nelle province.

Da un punto di vista dottrinale, con la sua enciclica Spiritus Paraclitus del 1920 il papa sottolineò la necessità di rendere l’intera Bibbia accessibile a tutti i fedeli. Negli anni del suo pontificato diede vita al progetto di un nuovo catechismo universale e promulgò il Codice di diritto canonico, che rinvigorì l’autorità del papa e della curia romana sulla Chiesa. Favorì la formazione e la diffusione di missionari stranieri nel mondo, cercò di soccorrere le Chiese cattoliche di rito orientale e gettò le basi per il buon funzionamento futuro della Chiesa in Africa e in Asia.

La sua morte per polmonite giunse inaspettata il 22 gennaio 1922. Uomo riservato, talvolta iracondo ma sempre caritatevole, dovette fare i conti con la drammaticità di un conflitto mondiale senza precedenti. Lasciò un’impronta indelebile all’interno della Chiesa cattolica ed il suo cammino fu caratterizzato da una continua ricerca di pace.

Bibliografia:

Corni Gustavo, Fimiani Enzo, Dizionario della Grande Guerra, L’Aquila, Textus Edizioni, 2014

Pollard John F., Il Papa sconosciuto. Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2001