Cesare Battisti e l'Irredentismo

Trento 1875 - Trento 1916

Cesare Battisti, politico, irredentista, giornalista e militare italiano, nacque a Trento il 4 febbraio 1875. Proveniente da una famiglia di estrazione medio borghese, crebbe nel Trentino asburgico, frequentò il ginnasio nel capoluogo tridentino e compì infine gli studi universitari  a Firenze, dove si laureò in Lettere nel 1897, con una tesi sulla geografia del Trentino. Durante gli anni dell'università si avvicinò all'irredentismo e agli ideali socialisti. Negli anni successivi continuò a rielaborare il proprio lavoro di tesi, agganciandolo agli ideali irredentisti miranti ad annettere il Trentino al regno d'Italia. Battisti giustificava le proprie tesi in base ad un criterio linguistico-culturale, ossia la presenza in Trentino di una netta maggioranza italofona, nonché ad un criterio geografico, cioè l'appartenenza dello stesso ai confini naturali dell'Italia. Rientrato in patria abbracciò il giornalismo e la politica nelle file socialiste. Nel febbraio del 1895 fondò la Rivista popolare trentina, soppressa al primo numero. Nel 1896 fondò il settimanale L'Avvenire del lavoratore, nel 1900 il quotidiano Il Popolo e il settimanale illustrato Vita Trentina.  Battisti coniugò strettamente l'attività editoriale con quella politica, dando vita alla Società degli studi trentini, battendosi per l'istituzione di un'università italiana a Trento e caldeggiando  il distacco del Trentino dal Tirolo, che nell'ottica dell'irredentista opprimeva materialmente e culturalmente la popolazione italiana. Nel 1904 fu arrestato durante gli scontri per l'inaugurazione della facoltà italiana di Giurisprudenza presso l'università di Innsbruck, assieme ad Alcide Degasperi e al futuro compagno d'armi Fabio Filzi. Alla testa del movimento socialista trentino, si occupò ampiamente di problematiche sociali, adoperandosi per il miglioramento delle condizioni di vita degli operai. Nel 1911 fu eletto deputato al Reichsrat a Vienna e nel 1914 presso la Dieta del Tirolo a Innsbruck. Gli ideali di Battisti, nel corso di questo decennio di intensa attività politica, andarono radicalizzandosi, passando dall'idea del Trentino come territorio autonomo all'interno della duplice monarchia al distacco del Welschtirol, il Tirolo italiano, dalla madrepatria.  Dai discorsi pronunciati in parlamento emerge un Battisti sempre più persuaso dell'impossibilità di una pacifica convivenza tra italiani e tedeschi, finché il Trentino si fosse trovato entro i confini dell'Impero Austro-Ungarico. Complessivamente un'evoluzione in linea con lo sviluppo di quei movimenti nazionalisti, molto attivi soprattutto all'interno della componente slava dell'impero, ben più numerosa e rilevante di quella italiana, che tra fine '800 e inizio '900 scuotevano le strutture della monarchia asburgica.

La scelta di campo definitiva da parte di Battisti avvenne l'11 agosto del 1914, appena poche settimane dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale, quando il patriota trentino si trasferì in Italia assieme alla famiglia. Inseritosi all'interno dell'interventismo democratico, da subito iniziò una febbrile attività propagandistica tenendo comizi in tutti le principali città italiane, scrivendo infuocati articoli a favore dell'ingresso in guerra a fianco dell'Intesa e contro l'Austria-Ungheria, suscitando notevole imbarazzo data la posizione dell'Italia all'interno della Triplice Alleanza.

Nel maggio del 1915, con l'ingresso dell'Italia nella grande guerra europea, Battisti si arruolò volontario nel Regio Esercito italiano. La sua grande fame di geografo ed esperto conoscitore della geografia del Trentino spinse gli alti comandi ad inserire Battisti nella 50° Compagnia del Battaglione Alpini Edolo. Distintosi per il suo coraggio e sprezzo del pericolo in numerose azioni rischiose  ricevette diversi encomi, raggiungendo in breve il grado di ufficiale. Divenuto Tenente nel Battaglione Alpini Vicenza, tra maggio e giugno del 1916, in occasione della Strafexpedition, si trovava a Malga Campobrun (Piccole Dolomiti, ai confini con il Veneto). Il 10 luglio durante la controffensiva italiana, il Vicenza, comandato da Battisti (e Filzi come subalterno), ricevette l'ordine di occupare il monte Corno di Vallarsa. Durante lo sfortunato attacco il Vicenza fu decimato dalla fucileria Austriaca, mentre Battisti e Filzi furono riconosciuti e presi prigionieri. Tradotti al Castello del Buonconsiglio per il processo, i due irredentisti sfilarono come “trofei” per le vie di una Trento semideserta e fatti oggetto di insulti e violenze da parte parte delle truppe e funzionari austriaci. Rivestendo ancora la carica di deputato nonché suddito Austro-Ungarico, il 12 luglio 1916 Battisti fu accusato di tradimento e condannato alla pena di morte per impiccagione dopo un rapido processo dall'esito scontato. Secondo le cronache Battisti affrontò il processo con grande fierezza, non rinnegando il proprio operato contro l'ex madrepatria e chiedendo unicamente che fosse fucilato, in rispetto alla propria divisa, richiesta in seguito negata. La sentenza fu eseguita due ore dopo la fine del processo.

Figura tragica ed eroica, Battisti fu comunque un personaggio controverso. Considerato traditore da parte austro-ungarica, egli rappresentò le contraddizione dell'irredentismo trentino. A fronte dei circa 1000 italiani che defezionarono, unendosi all'esercito italiano, furono tra i 60 e gli 80 mila i trentini che combatterono nelle file dell'Imperial-Regio Esercito. Pur tenendo conto del potere coercitivo dello stato Austro-Ungarico, rappresentato dalla leva obbligatoria, e il timore per l'incolumità delle proprie famiglie, non si può fare a meno di notare una certa freddezza della popolazione trentina nei confronti della causa irredentista. É indicativo che fu proprio un Kaiserjaeger trentino, tale Bruno Franceschini, a riconoscere Battisti al momento della cattura. Tuttavia studi sempre più approfonditi delle scritture popolari di guerra hanno dimostrato al contempo una scarsa adesione degli stessi trentini alle ragioni della guerra voluta dagli Asburgo, con diserzioni di massa sul fronte orientale (comunque quantitativamente in linea con quelle degli altri gruppi nazionali dell'impero) e una sostanziale estraneità emotiva e culturale all'Impero Austro-Ungarico. Nel dopoguerra Battisti, malgrado avesse fatto parte dell'interventismo democratico e di idee notoriamente socialiste, fu celebrato e onorato dal regime fascista, il quale tributò al patriota trentino un monumentale mausoleo sul Doss Trento.

Bibliografia:

Riccardo Bacchi, Cesare Battisti nella storia d'Italia, Trento, Edizioni TEMI, 1965.
Massimo Tiezzi, L'eroe conteso. La costruzione del mito di Cesare Battisti negli anni 1916-1935, Museo Storico in Trento, 2007.
Diego Leoni, Come si porta un uomo alla morte: la fotografia della cattura e dell'esecuzione di Cesare Battisti, Museo storico in Trento-Provincia di Trento, 2008.

Franz Tumler, Incidente a Trento, Milano, SugarCo, 1990.
Diego Leoni, Finis Austriae e teatro della crudeltà: l’impiccagione di Cesare Battisti, in S. Audoin Rouzeau e J. J. Becker (a cura di), La prima guerra mondiale, Torino, 2007 
Claus Gatterer, Cesare Battisti: ritratto di un "alto traditore", Firenze, La Nuova Italia editrice, 1975, Tit. orig. Unter seinem Galgen stand Österreich. Cesare Battisti: Porträt eines Hochverräters, Wien, Europa Verlag, 1967