Ernest Hemingway

Oak Park 1899 - Ketchum 1961

Ernest Hemingway nacque nell’Illinois da Clarence Edmonds Hemingway, medico e cacciatore, e da Grace Hall, insegnante di musica e pittrice. Dopo essersi diplomato, non mostrò interesse a proseguire gli studi universitari. Si entusiasmò invece per lo sport, praticando diverse discipline, tra cui corsa, boxe e nuoto, ma soprattutto per la scrittura.

Quando seppe di avere buone possibilità di diventare cronista per il Kansas City Star, lasciò la famiglia e partì alla volta della sua nuova destinazione. Era il 1917. Gli Stati Uniti, rimasti fino a quel momento neutrali al Primo Conflitto Mondiale, in aprile dichiararono guerra alla Germania.

Attirato dal conflitto in corso, nel 1918 decise di raggiungere l’Europa vestendo l’uniforme da sottotenente di complemento. Entrò a far parte della Croce Rossa e, passando attraverso la Francia, giunse a Milano, dove, appena arrivato, dovette assistere con orrore alle conseguenze devastanti provocate dall’esplosione di una fabbrica di munizioni: Ernest ed i compagni furono costretti a recuperare corpi ridotti in brandelli. Dopo tre giorni, si spostò a Schio: anche in montagna il conflitto mieteva vittime ed il giovane Hemingway aveva il compito di trasportare in ambulanza i feriti. In terra veneta conobbe John Dos Passos, originario di Chicago e destinato anch’egli a diventare un celebre romanziere.

Durante l’ultimo anno di guerra, gli Italiani si erano trincerati lungo la sponda occidentale del Piave. Qui i volontari dovevano rifornire i posti di ristoro della Croce Rossa nelle cittadine che si trovavano dietro le linee: Ernest, che desiderava essere sempre nel vivo dell’azione, si fece mandare a Fossalta, uno dei paesi più segnati dalle manovre belliche. Una notte, mentre si recava a portare cioccolato e sigarette agli uomini in trincea, un colpo di mortaio austriaco cadde tra i soldati italiani ed egli, nel disperato tentativo di trasportare sulle proprie spalle un uomo gravemente ferito, si rese bersaglio di una mitragliatrice nemica, che gli dilaniò una gamba. Dopo essere stato operato in un posto di medicazione a Fornaci, dove gli furono estratte solo alcune tra schegge che erano rimaste conficcate nell’arto, fu condotto all’ospedale della Croce Rossa Americana, in via Manzoni a Milano. La guerra per Hemingway poteva dirsi conclusa. Durante la sua degenza si innamorò di un’infermiera, Agnes Hannah von Kurowsky, una ragazza proveniente da Washington e più grande di lui, che lo ricambiò con un affetto probabilmente frenato dalla differenza d’età.

L’esperienza bellica in Italia, l’amore per una crocerossina, la storia e la bellezza del territorio europeo definirono profondamente Ernest come uomo e scrittore.

Una volta tornato ad Oak Park si sentì travolgere dall’insoddisfazione, nonostante fosse considerato un eroe: continuava ad indossare la mantella italiana, beveva vino, cantava le canzoni del Piave e non cercava lavoro. A causa di queste sue cattive abitudini fu cacciato di casa dalla madre.

Si stabilì a Chicago, dove iniziò a scrivere articoli per il supplemento del Toronto Star e cercò invano di vendere i suoi racconti. Qui, nell’autunno del 1920, conobbe Elizabeth Hadley Richardson, che sarebbe diventata la sua prima moglie. I due si trasferirono a Parigi, in un periodo in cui Hemingway praticava di frequente il pugilato, al fine di racimolare qualche soldo. Dopo essersi recato in Spagna come inviato speciale, rimase particolarmente colpito dalle corride e dall’atmosfera festosa ed affascinante del luogo. Hadley, incinta, fece ritorno col marito in America in vista della nascita del figlio.

Ernest era ormai reporter e scrittore in ascesa e, come tale, tornò a risiedere con la famiglia a Parigi: era il gennaio del 1924. Nel 1925 cominciò ad essere notato per il suo stile crudo e oggettivo e le sue opere furono richieste e pubblicate dall’editore Scribner’s. Giunse nel frattempo al capolinea il matrimonio con la prima moglie.

Pauline Pfeifer, ex redattrice di moda per Vogue, divenne la seconda signora Hemingway. Rimasta incinta, i due rientrarono in America, per i cui spazi immensi Hemingway aveva iniziato a sentire grande nostalgia: a Key West incontrò la passione per il mare e per la pesca, che si unirono a quella per la caccia. Nel 1928 nacque il suo secondo figlio. Provò un senso di profonda vergogna quando il padre si sparò: egli non concepiva il suicidio, poiché violava il suo codice di coraggio.

Intanto uscì ed ebbe enorme successo uno dei suoi più famosi romanzi, Addio alle armi, a cui se ne aggiungeranno tanti altri, di ambientazione non americana. Dopo aver avuto il terzo figlio maschio, nell’autunno del 1932 Ernest, insieme alla moglie Pauline, partì alla volta dell’Africa, dove prese parte ad un avventuroso safari.

Nel luglio del 1936 scoppiò in Spagna la guerra civile: il direttore generale della North American Newspaper Alliance propose ad Hemingway di andarvi in qualità di inviato di guerra, ed egli accettò.

In questo periodo conobbe Martha Gellhorn, colta signorina di St. Louis che sarebbe poi diventata la sua terza moglie.

Tornato dalla Spagna, descrisse in un romanzo le esperienze spagnole e, dopo quattro anni, convolò a nozze con Martha. La casa di Key West sarebbe d’ora in poi appartenuta a Pauline; la nuova abitazione di Ernest divenne Finca Vigía, nei pressi della cittadina di San Francisco de Paula, a Cuba. Alla fine del 1940 fu pubblicato Per chi suona la campana, che ebbe un successo strepitoso.

Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra durante il Secondo Conflitto Mondiale, Hemingway ottenne che la propria imbarcazione, la Pilar, diventasse nave-civetta, in servizio di pattugliamento contro sommergibili nazisti al largo delle coste cubane e dotata di un equipaggiamento di uomini ai suoi comandi. La cosiddetta “Banda dell’Uncino” fu però sciolta per ordine di Washington ed il controspionaggio ai Caraibi fu affidato all’FBI. Egli partì allora per Londra in veste di corrispondente di guerra, dopo aver firmato un contratto con la rivista Collier’s. Vittima di un incidente automobilistico piuttosto grave, non venne accudito dalla moglie, che spesso gli rimproverava di essere un accanito bevitore: cominciò così a fare la corte a Mary Welsh, attraente giornalista del Minnesota che lavorava per il Daily Express e che aveva conosciuto in Inghilterra. Costei divenne poi la quarta ed ultima signora Hemingway. Insieme andarono a Venezia e a Cortina, in un periodo in cui iniziò a prendere vita un altro suo importantissimo romanzo, Di là dal fiume e tra gli alberi, dopo il quale scrisse, all’inizio degli anni Cinquanta, anche Il vecchio e il mare, che gli avrebbe fatto vincere il premio Pulitzer.

Viaggiò in Africa ed in Europa, e nel 1954 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Era ormai malato: aveva pressione sanguigna e colesterolo molto alti, il fegato che funzionava male e l’aorta infiammata. Invecchiato e consumato, cominciò a dare chiari segni di squilibrio mentale e tentò più volte di suicidarsi. Dimesso dopo alcuni ricoveri, fece ritorno nella villa che aveva comprato a Ketchum insieme a Mary.

Domenica 2 luglio 1961, alzatosi presto, riuscì a prelevare un fucile a canna doppia dal ripostiglio in cui si trovavano le armi, e si sparò in fronte.

 

Bibliografia

Burgess Anthony, L’importanza di chiamarsi Hemingway, Roma, Edizioni Minimum fax, 2008

Pivano Fernanda, Hemingway, Milano, Bompiani, 2001