Generali a confronto: John French e Douglas Haig

A comparison of Commanders: John French and Douglas Haig

Allo scoppio della Grande Guerra la classe ufficiali era il prodotto di una rigida e antiquata istruzione basata su manuali militari ottocenteschi, a loro volta derivati da quelli napoleonici. Gli stati maggiori dei principali eserciti europei si facevano sostenitori di tattiche e specializzazioni - come l’assalto alla baionetta, i corazzieri, la cavalleria, uniformi vistose - nettamente superate. Dopo la guerra civile americana, nonostante interi reggimenti fossero stati spazzati via da armi sempre più potenti, tra le quali le prime mitragliatrici, il comando francese ricavò come unica soluzione un aumento di spessore delle armature dei corazzieri. All’inizio del ‘900 benché la guerra russo-giapponese avesse dimostrato l’efficacia dell’artiglieria, delle mitragliatrici e dei trinceramenti, molti ufficiali inglesi ritenevano ancora determinate l’intervento della cavalleria sul campo di battaglia. Questi erano tuttavia conflitti lontani dal vecchio continente. Gli alti comandi, benché continuassero a stilare ambiziosi e ponderati piani militari come il Plan XVII o il Piano Schlieffen, in realtà erano addestrati a combattere contro nazioni nettamente più deboli o in piccoli conflitti coloniali. In tale contesto è significativo portare l’esempio dei due comandanti inglesi nel Primo conflitto mondiale: John French e Douglas Haig.

John French nacque a Ripple il 28 settembre 1852. Nel 1874 entrò nell’esercito come ufficiale di cavalleria. Tra il 1884 e il 1885 servì in Sudan nella guerra mahdista con il grado di tenente colonnello. Durante la seconda guerra boera fu al comando della divisione di cavalleria, passando da un successo all’altro. Conclusa l’esperienza in Africa, French scalò la gerarchia militare: promosso a generale nel 1907, nel 1911 fu capo di Stato Maggiore dell'esercito britannico e dal 1912 al 1913 ricoprì la carica di Stato Maggiore generale imperiale. Nel 1913 divenne Field Marshal.

Allo scoppio del Primo conflitto mondiale fu nominato comandante della British Expeditionary Force (BEF). Nonostante l’opposizione di Kitchener - che riteneva opportuno schierare le truppe ad Amiens per un deciso contrattacco - French riuscì a convincere il governo dell’opportunità di schierare la BEF direttamente in Belgio. Come previsto da Kitchener le superiori truppe tedesche, dopo aver superato le fortificazioni belghe, ebbero la meglio sul piccolo e scarsamente armato esercito professionista inglese a Mons e Le Cateau. In questi casi egli inviò ai propri sottoposti l’ordine di abbandonare posizioni ed equipaggiamenti. Il disastro fu evitato solo grazie all’iniziativa del comandante del II° Corpo d'armata, Horace Smith-Dorrien, il quale mise in atto un’efficace azione difensiva che consentì alle sue truppe di riorganizzarsi, salvando gli equipaggiamenti e ritirandosi in buon ordine. Intimorito dalla possibilità di venire accerchiato, French fu sempre più indeciso e preoccupato di conservare l'integrità delle truppe, dando inizio ad un tentativo di ritirata che mise a rischio l'integrità della linea fra gli eserciti francese e belga. Fu necessario l’intervento sul campo di Kitchener per riorganizzare lo stato maggiore e dirigere la controffensiva sulla Marna. Nonostante l’evidente inadeguatezza, French rimase al comando, guidando le forze inglese nelle battaglie di Neuve Chapelle e Ypres, dalle quali la BEF uscì distrutta. Nel 1915 la scarsa propensione di French a cooperare coi francesi portò ai fallimenti dell'Artois e di Loos, costringendolo a sospendere qualsiasi offensiva in attesa di riorganizzare le truppe. Numerose aspettative era state riposte nell’attacco a Loos, supportato da proiettili a gas e dove per la prima volta veniva schierato il Kitchener’s Army, la grande armata di massa che andava a sostituire il piccolo esercito professionista d’anteguerra, approntata per confrontarsi per numero e armamenti con quello tedesco. L’attacco, guidato da Douglas Haig, ebbe inizialmente un discreto successo, tuttavia una serie di indecisioni di French ritardarono l’invio dei rinforzi necessari per proseguire. Schierate molto distanti dal fronte, le truppe di rincalzo giunsero esauste e troppo tardi per incidere sulla battaglia, dando ai tedeschi modo di riorganizzarsi. Dopo circa venti giorni la battaglia si concluse con quasi 60 mila perdite inglesi contro le circa 26 mila tedesche. Perso il sostegno del governo, incolpato da Haig per il fallimento di Loos, French dovette rinunciare al comando. Riassegnato in patria, diresse le truppe nella repressione della Rivolta di Pasqua in Irlanda. Morì il 22 maggio 1925.

A sostituire French fu chiamato il suo vice, Douglas Haig. Nato ad Edimburgo il 19 giugno 1861, ebbe una carriera simile a quella del suo predecessore, servendo prima in Sudan e in seguito in Sud Africa. Nel 1909 fu in India al comando delle truppe coloniali. Allo scoppio del Primo conflitto mondiale partì per il Belgio al seguito della BEF. Dopo una serie di successi difensivi durante la battaglia delle frontiere e sulla Marna, Haig fu promosso vicecomandante della BEF. Uomo energico, ambizioso e meno timoroso di French nell’impiegare tutte le forze disponibili nell’offensiva ad oltranza, Haig riuscì a giungere al comando delle truppe inglese scaricando buona parte degli insuccessi britannici sul suo predecessore.

Dopo un lungo periodo di stasi delle operazioni, dovuto alla cronica penuria di proiettili d’artiglieria e al fine di avere le proprie truppe a ranghi completi, Haig diresse tutte le grandi battaglie d’attrito che videro impiegato l’esercito britannico, potendo ora contare su un imponente numero di artiglierie - le industrie inglesi riuscirono infatti a produrre un adeguato numero di materiali solo a partire dalla seconda metà del 1915 - e uomini in abbondanza. Nel luglio 1916 pianificò e condusse l’offensiva della Somme, una delle più grandi battaglie della prima guerra mondiale, conclusasi con un nulla di fatto nonostante l’impiego di 4000 cannoni e oltre 400 mila perdite. Un anno dopo, nel luglio 1917, scatenò la battaglia di Passchendaele. Anche in questo caso, pur potendo contare su una netta superiorità di uomini e artiglierie lo scontro si risolse in un fallimento strategico dopo alcuni successi tattici. La leggerezza e l’ostinazione con cui mandò i suoi uomini al massacro, contro posizioni fortemente difese e ancora intatte nonostante i bombardamenti, gli fecero guadagnare l’epiteto di Butcher of the Somme (il “macellaio della Somme”).

Durante e dopo la guerra le tattiche seguite da Haig sulla Somme e a Passchendaele furono oggetto di controversie, con molti critici, tra cui il Primo Ministro Lloyd George, a contestargli grandi e inutili perdite per risibili guadagni tattici, nonostante rispetto al periodo di comando di French le forze inglesi fossero ora numerose e ben armate. Nonostante tali controversie, ad Haig va comunque riconosciuto il merito di aver intuito l’utilità dei carri armati, nonostante i risultati insoddisfacenti del loro primo utilizzo sulla Somme. Essi riveleranno tutta la loro efficacia a Cambrai e sarebbero stati tra i simboli della vittoria alleata. Ancora, nel 1918, in occasione della grande offensiva di primavera, riuscì a contenere le truppe tedesche sulla Somme e nella quarta battaglia di Ypres. Durante l’offensiva dei 100 giorni, fra il luglio 1918 e la fine della guerra, le forze di Haig catturarono oltre 188.700 prigionieri, 2.840 cannoni e numerosi altri materiali. Nello stesso periodo le truppe francesi, statunitensi e belghe, molto superiori numericamente agli inglesi, catturarono 196.700 prigionieri e 3.775 cannoni. Dopo la guerra Haig fu ricoperto di onori e si adoperò nel difendere e tutelare i reduci di guerra. Contrario ad organizzazioni che separassero i veterani per grado e specialità, nel 1921 Haig fondò la Royal British Legion, che raccoglieva, senza distinzione, tutti i combattenti britannici e dei Dominions. Quando morì il 29 gennaio 1928, fu trasportato all’abbazia di Westminster sull’affusto che aveva sparato il primo colpo di cannone della Grande Guerra e che precedentemente aveva ospitato la salma del Milite ignoto.