Gli scienziati e la Grande Guerra

Henry Gwyn Jeffreys Moseley  

Nato a Weymouth il 23 novembre 1887, fu un fisico inglese. Nel 1910 si laureò in fisica al Trinity College di Oxford. Dopo aver conseguito la laurea si traferì a Manchester ed entrò a far parte del team di ricerca di Ernest Rutherford, considerato il padre della fisica nucleare e vincitore del premio Nobel per la Chimica nel 1908, con cui lavorò fino al 1913. Nello stesso anno enunciò quella che sarebbe passata alla storia come “Legge di Moseley”, frutto dei suoi esperimenti nel campo della spettroscopia a raggi X. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale Moseley entrò nelle forze armate, perse la vita nella battaglia di Gallipoli il 10 agosto 1915.

(Per approfondimenti:  J. L. Heilbron (a cura di), H. G. J. Moseley: the life and letters of an english physicist, 1887-1915, University of California Press Berkeley and Los Angeles, California, 1974).

 

Albert Einstein

Nacque a Ulm nel 1879. Trascorse la sua infanzia a Monaco e in Italia per poi trasferirsi con la famiglia in Svizzera. Nel 1900 si laureò e ottenne l’abilitazione all’insegnamento della matematica e della fisica e nel 1905 conseguì il dottorato. Quattro anni dopo Einstein ottenne il primo incarico accademico nell’università di Zurigo dove lavorò fino al 1914 quando si trasferì a Berlino per diventare membro dell’Accademia prussiana delle scienze, direttore del Kaiser Wilhelm Institut e professore. Due anni dopo il trasferimento a Berlino, pubblicò "I fondamenti della teoria della Relatività generale", risultato di dieci anni di studio. Questo lavoro è considerato dallo stesso Einstein il suo maggior contributo scientifico e si inserisce nella sua ricerca rivolta alla geometrizzazione della fisica. Grazie ad un’eclissi solare nel 1919, le teorie di Einstein trovarono alcune conferme e la sua fama si affermò anche al di fuori del mondo accademico e scientifico. Nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica.

A dispetto del crescente clima di tensione e delle idee antisemite sempre più diffuse, Einstein rimase a Berlino fino al 1933, anno in cui si trasferì a Princeton, dove rimase per il resto della sua vita.  Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale il fisico iniziò ad impegnarsi attivamente nello sforzo bellico statunitense contribuendo alla costruzione della bomba atomica. Nonostante il suo impegno durante la guerra, dopo il 1945 Einstein si schierò contro la proliferazione delle armi nucleari.

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla ricerca sull’unificazione della gravità e dell’elettromagnetismo. Nel 1950 pubblicò i risultati delle sue ricerche sulla rivista Scientific American.

Il 17 aprile 1955 Einstein fu colpito da un aneurisma dell’aorta addominale, ricoverato d’urgenza morì nelle prime ore del mattino del 18 aprile. Come da disposizioni dello scienziato, il suo corpo fu messo a disposizione della scienza. Il patologo incaricato di effettuare l’autopsia rimosse il cervello e lo conservò in un barattolo nascosto nella propria abitazione per circa 30 anni. Dopo il rinvenimento del reperto i discendenti del fisico acconsentirono che il cervello venisse sezionato in numerose parti donate a importanti ricercatori; quella più consistente è conservata a Princeton.

(Per approfondimenti: A. Pais, Einstein è vissuto qui, Bollati Boringhieri, Torino, 1994; Id.  La scienza e la vita di Albert Einstein, Bollati Boringhieri, Torino, 1986)

 

Karl Schwarzschild

Nacque a Francoforte sul Meno il 9 ottobre 1873, fu un importante matematico, astronomo e astrofisico. Nel 1893 conseguì la laurea in astronomia all’Università di Strasburgo e nel 1896 ottenne il dottorato dall’Università di Monaco. Nei tre anni successivi lavorò a Vienna come assistente all’osservatorio Kuffner. Nel 1901 ottenne il posto di direttore dell’osservatorio astronomico di Gottinga. In questi anni Schwarzschild entrò in contatto con numerosi scienziati, quali David Hilbert e Hermann Minkowski. Questo è il periodo in cui le sue ricerche lo condussero a scoprire quello che diventò famoso come “l’effetto Schwarzschild”, metodo fotometrico usato tutt’oggi per individuare e fotografare le stelle più distanti. In seguito ai suoi successi scientifici divenne direttore dell’osservatorio astrofisico di Potsdam. Nel 1915 Albert Einstein scoprì le equazioni di campo della relatività generale: dopo la loro pubblicazione da parte dell’Accademia delle scienze prussiana, Schwarzschild inviò a Einstein un articolo contenente la soluzione di una prima equazione. Era il 16 gennaio 1916.

Dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale Schwarzschild si arruolò volontario, nei primi mesi di guerra fu tenuto nelle retrovie del Belgio occupato, ma nel 1916 fu inviato sul fronte orientale. Dopo poche settimane di permanenza in trincea si ammalò gravemente, fu trasferito a Potsdam dove morì l’11 maggio 1916.

(Per approfondimenti: The Abraham Zelmanov Journal. The journal for General Relativity, gravitation and cosmology, Vol. 1, 2008.)