Guglielmo II e Friedrich Ebert

Guglielmo II nacque a Berlino il 27 gennaio 1859, con il nome di Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern. Era nipote della regina Vittoria del Regno Unito e secondo in linea di successione al trono prussiano. Nel suo destino ci fu anche la successione al trono dell’impero tedesco, nato nel 1871. Nello stesso anno nasceva anche il figlio di un sarto di Heidelberg il cui destino si sarebbe curiosamente incrociato con quello dell’erede prussiano: Friedrich Ebert.

Il 15 giugno del 1888, Guglielmo divenne imperatore di Germania e re di Prussia, dopo la morte prematura di Federico III, ucciso da un tumore. In quello stesso anno, Ebert concludeva la sua formazione professionale come sellaio e iniziava la sua carriera come artigiano itinerante.

Il regno di Guglielmo II fu caratterizzato dai continui conflitti con i cancellieri in carica, nei confronti dei quali l’imperatore faticava ad imporre i suoi progetti per il futuro della Germania. La vittima più illustre di questi contrasti fu Otto von Bismarck, che rassegnò le sue dimissioni dopo che l’imperatore emise un decreto volto ad aggirare la figura del Cancelliere nei rapporti tra corona e governo. Sotto i successivi cancellieri, Guglielmo II smantellò il lavoro fatto da Bismarck mettendo fine, tra le altre cose, agli accordi tra Germania e Russia e promuovendo politiche imperialiste e di rafforzamento militare e navale che avrebbero portato sia la Russia sia il Regno Unito a stringere rapporti più stretti con la Francia. Il suo agire stava stringendo attorno alla Germania quell’accerchiamento che, al contempo, era il suo più grande timore.

Fu durante il cancellierato di von Buelow, dal 1900 al 1909, che Guglielmo II riuscì a concretizzare i suoi piani di rafforzamento navale, alimentando al tempo stesso le tensioni con Francia e Regno Unito nello scacchiere africano che portarono le due potenze europee a stipulare l’Intesa Cordiale nel 1904.

Il 1900 fu l’anno di svolta anche di Friedrich Ebert. Dopo essere stato introdotto nel partito socialdemocratico dallo zio, a Mannheim, nel 1889, egli si interessò poco all’ideologia e molto di più alla prassi e all’organizzazione politica necessarie per migliorare la condizione degli operai tedeschi. Stabilitosi a Brema, divenne editorialista del Bremer Buergerzeitung, per poi aprire una birreria che divenne uno dei centri della vita politica e sindacale socialdemocratica della città. Nel 1900 divenne segretario sindacale e membro dei comitati cittadini fino ad assurgere alla notorietà nel 1904, durante l’assemblea nazionale della SPD tenutasi a Brema, per poi diventare segretario generale l’anno successivo.

Membro della fazione moderata della SPD, Ebert ottenne il primo seggio al Reichstag nel 1912 anno in cui il partito socialdemocratico ottenne la maggioranza relativa dell’assemblea.

La Germania era allora guidata dal cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg, amico di lunga data di Guglielmo II e maggiormente disposto ad assecondare i suoi progetti. Dopo la crisi di Agadir, che aveva mostrato la debolezza della flotta tedesca, l’imperatore riuscì a far approvare un’ulteriore legge per il rafforzamento della stessa.

Nel 1913, Guglielmo II era sicuro che un conflitto europeo fosse ormai inevitabile e questa convinzione si riflesse nel suo comportamento durante la crisi del luglio 1914, quando reagì con la mobilitazione totale e la dichiarazione di guerra alla mobilitazione parziale dell’esercito russo nei confronti dell’Austria-Ungheria.

Durante la crisi, Ebert, che si trovava in vacanza, si recò immediatamente, con il tesoriere del partito, Otto Braun, verso Zurigo, per porre le basi di una struttura in esilio della SPD nel caso lo stato di guerra avesse portato alla sua messa fuori legge. Il sei agosto tornò a Berlino e guidò il gruppo parlamentare socialdemocratico al voto, quasi unanime, a favore dei crediti di guerra. Ebert vedeva nel conflitto un dovere patriottico ed una necessaria misura difensiva per la Germania, soprattutto nei confronti del regime autoritario zarista. Nel 1916, come presidente del partito, riunì i moderati, tra cui Philipp Scheidemann, per promuovere la “pace civile”, un accordo col quale le forze politiche in seno al parlamento tedesco avrebbero accantonato le differenze di politica interna fino alla fine del conflitto. Questo posizionamento a favore della guerra provocò la scissione della corrente massimalista, che fondò l’USPD.

Nel 1917 la situazione militare e politica tedesca si deteriorò. Guglielmo II, spinto dai vertici militari, fece riprendere la guerra sottomarina indiscriminata, causando l’entrata in guerra degli Stati Uniti. Bethmann-Hollweg, contrario, si dimise per evitare un conflitto tra imperatore e militari. Inesorabilmente, Hindenburg e Ludendorff acquisirono maggior potere e la Germania si trasformò in un regime militare de facto. L’imperatore si sentiva isolato e incompreso. Quando, nel 1918, la situazione al fronte stava collassando, i due generali fecero pressioni perché il parlamento presentasse una richiesta di armistizio. L’intento era chiaramente quello di scaricare le responsabilità della sconfitta sui partiti del Reichstag e i deputati della SPD non intendevano accettare, ma furono convinti da un appello fatto loro da Ebert.

Con la nomina di Maximilian von Baden, nell’ottobre del 1918, nasceva il primo governo con ministri socialisti. La richiesta di armistizio, presentata il 4 ottobre, non convinse, però, gli americani, che volevano l’abdicazione dell’imperatore.

Iniziò così un drammatico confronto tra il Reichstag e il governo da un lato e l’imperatore dall’altro, fermamente intenzionato a non lasciare il trono. Lo scoppio della rivoluzione, nei primi giorni di novembre, tuttavia, accelerò la crisi. Il generale Groener convinse Guglielmo II, che si trovava a Spa, in Belgio, ad abbandonare ogni piano velleitario per riportare l’ordine; von Baden comunicò l’abdicazione, non ancora avvenuta, e trasferì il suo governo ad Ebert e ai socialisti.

Scheidemann, allora, prese in contropiede Ebert proclamando la nascita della Repubblica tedesca. Ebert andò su tutte le furie, ma non fu in grado di invertire il processo. L’abdicazione effettiva di Guglielmo II, il 28 novembre, segnò quindi la fine dell’impero e la nascita effettiva della Repubblica.

Successivamente, Ebert, in qualità di primo presidente della Germania, dovette affrontare la rivoluzione, isolando gli estremismi e guidando il processo costituzionale. Guidò la Germania attraverso i primi violenti anni repubblicani fino all’inizio della ripresa economica nel 1925. Morì il 23 febbraio di quell’anno a causa di uno shock settico in seguito ad un’appendicectomia.

Guglielmo II, in esilio in Olanda, riuscì a evitare l’estradizione e il processo da parte dei paesi dell’Intesa ritirandosi a vita privata. Morì a Doorn nel 1941.

 

Bibliografia:

Tyler Whittle, L’ultimo Kaiser. Vita di Guglielmo II imperatore di Germania, Mursia, Milano, 1981

John van der Kiste, Kaiser Wilhelm II: Germany’s Last Emperor, Sutton Publishing, 1999

Walther Mühlhausen, Friedrich Ebert 1871 – 1925. Reichspräsident der Weimarer Republik, Dietz, Bonn, 2006

Henning Köhler, Deutschland auf dem Weg zu sich selbst. Eine Jahrhundertgeschichte, Hohenheim Verlag, Stuttgart/Leipzig, 2002.