Hitler, Mussolini e Horthy: protagonisti del dopoguerra

Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 – Berlino, 30 aprile 1945)

Adolf nacque a Braunau am Inn, piccola cittadina austriaca confinante con la Baviera, da Alois Hitler, impiegato doganale, e da Klara Pölzl. Quarto di sei figli, ebbe sempre rapporti ostili con il padre, molto affettuosi con la madre. Ragazzo abbastanza intelligente, non intraprese però una carriera scolastica brillante. Poco incline allo studio, non riuscì a conseguire alcun diploma e non volle trovare un impiego stabile. Nonostante vantasse una vena artistica, fallì anche in questo settore a causa del suo scarso impegno. Visse a Vienna per quattro anni senza occupazione, ma la madre, deceduta per malattia nel 1907, gli lasciò una discreta somma di denaro. Nel 1909, esaurito il lascito e ridottosi in miseria, soggiornò in un ostello e riuscì a racimolare qualche soldo dipingendo quadretti e cartoline. Oltre all’influenza esercitata su di lui dalla musica di Wagner, si diede alla lettura di giornali antisemiti ed entrò in contatto con la grande massa di Ebrei orientali trasferitisi a Vienna. Crebbe così il suo antisemitismo, già presente fin dagli anni degli studi a Linz. Nella capitale austriaca Hitler entrò anche in contatto con correnti pangermaniste, che avvaloravano l’idea di una Grande Germania, dominante nel continente europeo. Nel maggio 1913, Adolf lasciò Vienna e raggiunse Monaco. Anche nella capitale bavarese continuò a vivere di espedienti.

Con lo scoppio della Grande Guerra, Hitler vide schiudersi nuove prospettive. Nell’agosto 1914, si arruolò volontario in un reggimento di fanteria e trascorse anni appaganti. Di carattere duro e scontroso, si guadagnò comunque la stima di ufficiali e compagni. Mandato come portaordini sul fronte delle Fiandre, seppe distinguersi al punto da meritare due decorazioni ed una citazione personale nel bollettino reggimentale. Promosso caporale, fu ferito una prima volta alla gamba nell’ottobre 1916, mentre nell’ottobre 1918 subì una forte intossicazione da gas nei pressi di Ypres. La notizia della fine della guerra gli giunse all’ospedale di Pasewalk: la Germania era stata sconfitta. Adolf, piuttosto che tornare nel mondo civile, decise di rimanere sotto le armi. A Monaco, i suoi superiori gli affidarono incarichi quale informatore politico per l’esercito, ora allo sbando. In questo importante periodo, la scottante delusione per la sconfitta bellica confluì nell’impegno politico e nella chiara identificazione di un nemico da combattere ad ogni costo: Ebrei e comunisti. Si delineò così, dal dopoguerra in poi, la strada che avrebbe calcato colui che sarebbe diventato dittatore assoluto della Germania per tredici anni ed il cui dispotismo avrebbe condotto il mondo intero nel vortice distruttore di una guerra sconvolgente, al termine della quale, ormai vinto ed accerchiato, si suicidò in un bunker insieme alla compagna Eva Braun.  

Benito Mussolini (Varano di Costa, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945)

Benito nacque nei pressi di Predappio da Alessandro Mussolini, fabbro ed impegnato nella vita politica locale, e da Rosa Maltoni, maestra. Proveniente da una famiglia piuttosto povera, frequentò il collegio di Forlimpopoli, dove conseguì brillantemente il diploma di maestro elementare. Si iscrisse nel 1900 al Partito socialista, attestandosi su posizioni anticlericali. Decise poi di partire per la Svizzera, rifugio di socialisti, anarchici, rivoluzionari. Lavorò come muratore, diede lezioni di italiano, scrisse degli articoli. Nel 1904 conobbe a Ginevra una rivoluzionaria russa, Angelica Balabanoff, che lo spronò a frequentare l’Università di Losanna e con cui ebbe una lunga relazione. Espulso dal cantone di Ginevra, fu denunciato al console d’Italia come anarchico. Restò qualche tempo in Francia, per poi rientrare in Italia. Dopo aver prestato servizio militare, tornò a fare il maestro, conducendo una vita disordinata. Insegnò in vari luoghi e, dopo aver fatto ritorno a Predappio, partì alla volta del Trentino, dove collaborò con “Il Popolo” e con “L’avvenire del Lavoratore”. La polizia austriaca lo mise in carcere dopo una manifestazione operaia e, una volta rilasciato, Benito venne accompagnato alla frontiera ed espulso. A Forlì iniziò a convivere con Rachele, la donna di cui si era innamorato, e nel 1910 nacque Edda, futura sposa di Galeazzo Ciano. Divenne direttore, redattore, impaginatore del giornale socialista di Forlì, “La Lotta di Classe”, diventò corrispondente dell’ “Avanti!” e tenne molte conferenze. Nel 1912 lasciò Forlì per Milano, dove gli venne offerto il posto di direttore dell’ “Avanti!”. Antimilitarista, nel 1914, allo scoppio della Grande Guerra, sostenne la neutralità italiana, ma nei mesi successivi si portò su posizioni interventiste, suscitando lo sdegno dei socialisti. Si dimise dalla direzione del giornale e fondò il suo “Popolo d’Italia”, per la qual cosa fu espulso dal PSI. Nel 1915, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Mussolini partì per il fronte isontino come bersagliere. Promosso caporale per il suo coraggio, nel dicembre 1915 si ammalò di febbre tifoidea e, durante la licenza per convalescenza, sposò con rito civile Rachele. Nel 1917 rimase gravemente ferito dallo scoppio di un’arma. Riformato, prese posto alla direzione del suo giornale. Nel 1919, in seguito allo scontento per la vittoria mutilata, istituì i Fasci italiani di combattimento, diventati nel 1921 Partito Nazionale Fascista. Negli anni successivi alla fine del conflitto, Mussolini dominò la scena politica italiana. Con la marcia su Roma nel 1922, ottenne di poter costituire il Governo; dopo il successo elettorale del 1924, nel 1925 instaurò la dittatura, rafforzò il regime e, nel 1935, occupò l’Etiopia. Avvicinatosi alla Germania nazionalsocialista, stipulò con Hitler il Patto d’Acciaio del 1939. Essendo scoppiato il secondo conflitto mondiale, l’Italia entrò in guerra nel 1940. Dopo numerose vicissitudini belliche e conseguentemente alla sconfitta delle forze italo-tedesche, Mussolini lasciò Milano nell’aprile del 1945, fu catturato a Dongo dai partigiani e fucilato insieme alla sua amante Claretta Petacci.

Miklós Horthy (Kenderes, 18 giugno 1868 – Estoril, 9 febbraio 1957)

Miklós Horthy de Nagybánya nacque in una cittadina ungherese da una famiglia calvinista appartenente alla piccola nobiltà. Da sempre destinato ad una carriera militare, dal 1909 al 1914 diede una svolta importante alla propria carriera nel ruolo di aiutante dell’imperatore Francesco Giuseppe. Durante la Grande Guerra, l’ammiraglio Horthy mantenne il comando dell’incrociatore Novara nell’Adriatico, raggiungendo i gradi di contrammiraglio e di ultimo comandante supremo della imperial-regia marina austro-ungarica. A guerra finita, una volta crollato l’Impero austro-ungarico e formatosi il governo comunista di Bela Kun, divenne ministro della guerra del controgoverno anticomunista creato nel 1919 nel tentativo di opporsi al regime di Kun. Horthy riuscì ad avere la meglio e, nel mese di novembre, entrò a Budapest vittorioso. Nel 1920 fu nominato capo provvisorio dello stato, con il titolo di reggente. Cercò di evitare l’isolamento dell’Ungheria, Paese debole militarmente e politicamente, accostandosi all’Italia fascista e all’austrofascismo di Dollfuss. Dopo l’ascesa della Germania nazista, la politica ungherese sperò che fossero rivisti i trattati di pace, la qual cosa avvenne nel 1938, quando all’Ungheria vennero assegnate vaste parti della Slovacchia meridionale e della Transilvania romena.

Durante la sua reggenza, essendo conservatore, Horthy difese i privilegi dell’aristocrazia e la sua posizione dominante nello Stato. Sotto il suo regime furono emanate leggi discriminatorie contro gli Ebrei e, col tempo, egli ampliò sempre più i suoi poteri a discapito del Parlamento. Restò ai vertici del potere fino al 1944, quando venne arrestato dai Tedeschi per aver tentato di concludere un armistizio separato con l’Unione Sovietica. Si rifugiò in esilio in Portogallo dopo essere stato liberato nel 1945 e morì nel 1957. Fu sepolto in Ungheria solo nel 1993.

 

Bibliografia

Corni Gustavo, Hitler, Bologna, Il Mulino, 2007

Fornaro Pasquale, Crisi postbellica e rivoluzione. L’Ungheria dei Consigli e l’Europa danubiana nel primo dopoguerra, Milano, Franco Angeli Libri, 1987

Gallo Max, Vita di Mussolini, Bari, Laterza, 1983