John Joseph Pershing

Laclede (Missouri) 1860 - Washington 1948

John Joseph Pershing - il futuro comandante dell'American Expeditionary Force - nacque in una fattoria nei pressi di Laclede (Missouri) il 13 settembre 1860.

Proveniente da una famiglia benestante, dopo gli studi inizialmente la carriera di insegnate presso la scuola per bambini afroamericani a Laclede, ed in seguito all prestigiosa Truman State University di Kirksville.

Nel 1882,stanco dell'ambiente rurale del Missouri, decise di entrare all'accademia militare di Westpoint, che completò senza distinguersi nel 1886.

Trasferito nel Far West dove combatté le ultime guerre indiane, nel 1895 fu assegnato al 10° reggimento di Cavalleria, formato da reclute afroamericane e primo nucleo dei futuri Buffalo Soldiers. Divenuto poi istruttore militare a Westpoint si guadagnò il soprannome di Black Jack a causa della sua durezza. Nel 1898 prese parte alla breve guerra ispano-americana e successivamente alle dure operazioni di controguerriglia nelle Filippine.

Nel 1905 sposò Helen Warren, figlia di un potente senatore che favorì la sua carriera militare, facendolo passare in pochi anni da capitano a generale. Tuttavia, il matrimonio fu presto funesta da una tragedia, quando il 27 agosto 1915 la moglie e le tre figlie persero la vita in un incendio. Pershing non si sarebbe più risposato.

Dopo vari incarichi all'estero come osservatore militare, nel marzo 1916 il presidente Wilson lo incaricò di guidare una missione militare in Messico per bloccare i raid dei ribelli messicani e catturare Pancho Villa. Le truppe americane si spinsero in profondità nel territorio messicano e pur prevalendo negli scontri in campo aperto, esse non riuscivano a venire a capo della guerriglia così come Villa rimaneva imprendibile.

Lo stagnare delle operazioni in Messico e l'ormai imminente intervento americano nella grande guerra europea, spinsero Wilson a sospendere le operazioni nel febbraio 1917.

L'improvvisa morte nello stesso mese del generale Frederick Funston - già designato al comando della AEF - portò Pershing al comando del corpo di spedizione americano in Europa nel maggio 1917. Il compito affidatogli era arduo: egli doveva organizzare, addestrare e rifornire le forze congiunte dell'esercito e della guardia nazionale, che sarebbero cresciute da 27 mila uomini ad oltre due milioni di effettivi a fine guerra. Per far fronte a ciò Wilson delegò al generale piena autorità e libertà d'azione per ciò che comccerneva tutti gli affari militari.

Pershing arrivò in Francia nel giugno 1917 al seguito del 16° Reggimento di fanteria, rendendo simbolicamente omaggio alla tomba del generale Lafayette. Inizialmente, nei piani alleati le truppe americane, prive di esperienza e poco addestrate, dovevano essere aggregate alle forze anglofrancesi come rincalzo o al fine di rimpolpare unità in carenza di organici. Tuttavia, Pershing si oppose da subito allo smembramento delle forze americane, difendendo le proprie prerogative nell'intento di impiegare l'AEF in massa e come forza autonoma solo una volta completati gli organici l'addestramento.

Tra il 1917 e il primo semestre del '18 le forze americane furono impiegate con il contagocce, tuttavia, di fronte all'enorme pressione esercitata dalla Kaiserchlackt e il rischio del crollo del fronte occidentale, Pershing cedette alle richieste anglofrancesi, acconsentendo all'impiego di 8 divisioni. Queste truppe ebbero il battesimo del fuoco durante la seconda battaglia della Marna, con risultati alterni e forti perdite (12 mila morti, feriti e dispersi), ma risultarono decisive nel bloccare l'avanzata tedesca e la vittoria finale alleata. Fu però durante la grande controffensiva dei 100 giorni che il corpo di spedizione americano poté dimostrare tutto il suo potenziale. Tra il 12 e il 19 settembre le truppe di Pershing (550 mila uomini) presero il controllo del saliente di Saint Mihiel e una settimana dopo si unirono alle forze francesi nei furiosi combattimenti della Mosa-Argonne. Le perdite americane, anche a causa degli ostinati attacchi frontali orinati da Pershing, furono ingenti e non riuscirono a piegare definitivamente la difesa tedesca. Ciononostante, l'enorme pressione esercitata dagli americani den numerose truppe che Ludendorff non poteva rimpiazzare, indebolendo notevolmente la Linea Hindenburg. L'armistizio dell'11 novembre colse Pershing intento ad organizzare l'ultimo balzo in avanti verso Metz, che avrebbe condotto le forze alleate all'interno del territorio tedesco. Il generale accolse con freddezza la notizia dell'armistizio, poiché da una parte esso privava l'AEF di quella decisiva vittoria sul campo di battaglia che avrebbe dimostrato a tutti la potenza militare americana, dall'altra riteneva che il proseguimento dell'offensiva in territorio tedesco nel 1919 avrebbe reso più chiara e tangibile la vittoria alleata. Infatti, le preoccupazioni di Pershing risiedevano soprattutto nel fatto che la Germania non avesse compreso appieno l'entità della sconfitta subita.

Nel dicembre 1918 contrasse l'influenza spagnola, salvandosi miracolosamente e partecipando alla grande parata della vittoria a Parigi. in seguito partecipò alla conferenza di pace affiancando il presidente Wilson come parte della delegazione americana.

Nel primo dopoguerra, rientrato in patria, Pershing fu ricoperto di onori ed elevato a Capo di stato maggiore dello US Army, diventando il generale più decorato della storia americana. Fu inoltre molto attivo nelle associazioni ex combattentistiche e negli anni Trenta denunciò i pericoli derivanti dal riarmo tedesco e della politica aggressiva dei regimi fascisti. Durante la seconda guerra mondiale si fece sostenitore dell'intervento americano in Europa. Morì a Washington il 15 luglio 1948, assistendo al trionfo della potenza americana nel secondo conflitto mondiale.

 

Bibliografia:

P. P. Cervone, I signori della grande guerra, Milano, Mursia, 2014

Smythe, Donald. Pershing: General of the Armies,Bloomington, Indiana Univ. Press, 1986

Jim Lacey, Pershing. New York, Palgrave Macmillan, 2008

David R. Woodward, The American Army and the First World War, Cambridge Univ. Press, 2014