Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e il Movimento spartachista

Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg and the Spartacist Movement

L'8 settembre 1915 a Zimmerwald, alla fine del convegno che radunava i membri dei principali partiti socialisti europei, fu approvato un manifesto che condannava duramente la guerra in atto e tutti quei partiti, anche socialisti, che direttamente o indirettamente l'avevano permessa. Assieme ad esso fu inoltre prodotta una risoluzione di simpatia e solidarietà con coloro che erano perseguitati in patria a causa delle proprie posizioni pacifiste e antimilitariste. Tra i nomi dei principali militanti della sinistra socialista che si trovavano in stato di arresto o in condizioni di forti limitazioni delle proprie libertà vi erano Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, membri del SPD, che negli anni del conflitto e nel dopoguerra sarebbero saliti alla ribalta del movimento rivoluzionario internazionale.

Karl Liebknecht nacque a Lipsia il 13 agosto 1871. Il padre Wilhelm, durante i moti del 1848, era stato membro della Frankfurter Nationalversammlung e in seguito co fondatore del SPD. Karl durante gli studi di legge a Lipsia e Berlino divenne uno degli esponenti più autorevoli e ascoltati del marxismo. Ottenuto il dottorato a Würzburg si trasferì a Berlino nel 1899 e nel 1900 entrò nel SPD, distinguendosi come uno dei membri più attivi e battaglieri del partito. A causa soprattutto dei suoi vibranti attacchi al militarismo prussiano, nel 1907 fu condannato a 18 mesi di detenzione. Nel 1912 fu eletto al Reichstag nelle file del SPD. Allo scoppio del Primo conflitto mondiale per disciplina di partito si astenne dal votare a favore dei crediti di guerra, tuttavia il 2 dicembre 1914 fu l'unico membro del Reichstag a votare contro l'attribuzione di ulteriori crediti. Contrariamente 110 membri del SPD votarono a favore, provocando le aspre critiche di Liebknecht nei confronti della corrente moderata del partito guidata da Karl Kautsky.

Sua stretta collaboratrice in questa fase fu Rosa Luxemburg. Nata a Zamość in Polonia (allora parte dell'Impero russo) il 5 marzo 1871 da una ricca famiglia ebraica di commercianti di legname, negli anni del liceo si trasferì a Varsavia assieme alla famiglia, dove si accostò agli ideali marxisti entrando nel gruppo clandestino Proletariat. Nel 1889 un'ondata di arresti decimò i movimenti clandestini di sinistra, costringendo la Luxemburg ad emigrare in Svizzera dove continuò la propria attività politica e si laureò in giurisprudenza. Qui conobbe un altro rivoluzionario, Leo Jogiches, con il quale iniziò una relazione che sarebbe durata fino al 1907. Assieme al compagno fondò nel 1894 la rivista Sprawa Robotnicza (La causa operaia) che ben presto entrò in contrasto con il PPS (il Partito socialista polacco), a causa dell'assenza di riferimenti alla questione nazionale polacca e ai richiami all'internazionalismo e alla fratellanza tra operai russi e polacchi. Rotto definitivamente con il PPS la Luxemburg si trasferì in Germania, unendosi al SPD, il più grande e meglio organizzato partito socialista d'Europa. Qui entrò in contrasto con le tesi revisioniste di Bernstein che nel 1896, dichiarando superate molte indicazioni di Marx, indicò nel riformismo parlamentare la via di un continuo progresso democratico - realizzato attraverso un'alleanza tra socialisti e liberali - che avrebbe condotto al socialismo evitando la fase rivoluzionaria. In seguito a ciò la Luxemburg entrò in stretti contatti con Liebknecht, il quale tentò di inserirla nella redazione del Vorwärts, organo di stampa del SPD. I due ideologi imboccarono decisamente la strada del pacifismo e della via rivoluzionaria al socialismo.

Il sostegno del proprio partito alla guerra in corso spinse Liebknecht e la Luxemburg a fondare - assieme ad altri membri dell'ala sinistra del SPD - la Spartakusbund (Lega di Spartaco), che diffondeva gli ideali pacifisti, antimilitaristi e legati al massimalismo bolscevico, attraverso il giornale Spartakusbriefe. In questo periodo fu coniato, probabilmente dallo stesso Liebknecht, il motto “Il nemico principale di ciascun popolo si trova nel proprio paese!”, dal quale in seguito Lenin svilupperà il concetto di trasformazione della guerra imperialista in guerra civile, ossia della guerra voluta dalla borghesia in guerra di classe contro la borghesia stessa, in nome della fratellanza internazionale delle classi subalterne. Sulla falsariga di Liebknecht si mosse la Luxemburg che nel 1915 pubblicò la Juniusbroschüre, contenente la nota espressione “socialismo o barbarie”, e che indicava come unico sbocco per il futuro dell'umanità l'instaurazione di una società di tipo socialista. Il gruppo spartachista fu dichiarato illegale e Liebknecht fu arrestato e inviato sul fronte orientale. Rifiutandosi di combattere prestò servizio seppellendo i morti, ma a causa del rapido deterioramento delle sue condizioni di salute gli fu permesso di ritornare in Germania. Tuttavia il 1º maggio 1916, durante una dimostrazione a Berlino organizzata dalla Lega di Spartaco contro la guerra, sia la Luxemburg che Liebknecht furono arrestati e condannati rispettivamente a due e quattro anni di reclusione.

Rilasciati nell'ottobre 1918, grazie all'amnistia per i prigionieri politici, la Luxemburg e Liebknecht portarono avanti le proprie attività nella Lega di Spartaco, divenendo protagonisti del tumultuoso dopoguerra tedesco caratterizzato dalla sconfitta militare, l'armistizio, la fine della monarchia e la nascita della repubblica. Tra il 31 dicembre 1918 e il 1º gennaio 1919 presero parte alla fondazione del KPD e presero parte alla sollevazione Spartachista di Berlino del gennaio 1919. La rivolta ebbe inizio durante una manifestazione contro la rimozione del capo della polizia di Berlino Emil Eichhorn, esponente dell'USPD. Quella che era stata pianificata come una manifestazione, si trasformò in una mobilitazione di massa, che nemmeno gli stessi organizzatori avevano calcolato. Il 5 gennaio 1919 migliaia di persone affluirono nel centro di Berlino, molte delle quali armate. Nel pomeriggio occuparono le stazioni ferroviarie così come il quartiere della stampa con i giornali borghesi e la redazione del Vorwärts.

I capi della manifestazione, riuniti nella questura, elessero un "Comitato Rivoluzionario Provvisorio" che tuttavia non seppe dare una direzione chiara alla rivolta. Liebknecht pretese il rovesciamento del governo e aderì alla posizione della maggioranza del Comitato, favorevole alla lotta armata. Contrariamente, Rosa Luxemburg e la maggioranza del KPD, ritenevano che una rivolta in quel momento fosse destinata al fallimento e si espressero contro l’opzione rivoluzionaria.

Il Comitato Rivoluzionario convocò nuove manifestazioni di massa per il 6 gennaio che raccolsero un numero ancora maggiore di partecipanti. Al contempo un numero sempre più alto di manifestanti e rivoluzionari cominciò ad armarsi e ad invitare al rovesciamento del governo Ebert, tentando con scarso successo di portare le truppe dalla propria parte. Tuttavia, molte forze militari filo-rivoluzionarie come le unità della marina non erano ancora pronte ad appoggiare la rivolta armata mentre i reggimenti della guarnigione di Berlino rimasero in maggioranza dalla parte del governo.

Mentre numerose truppe filogovernative affluivano a Berlino, il governo socialdemocratico di Ebert accettò una proposta della USPD di mediare con il Comitato Rivoluzionario. Ma dopo che divennero noti i movimenti delle truppe, l'8 gennaio il Comitato ruppe i negoziati. Ebert approfittò dell'occasione per impiegare le truppe stanziate a Berlino contro gli occupanti. Il tentativo rivoluzionario venne subito brutalmente represso, con l'aiuto dell'esercito e dei Freikorps, milizie di reduci nazionalisti, armati dal nuovo ministro della difesa Gustav Noske. Il 13 gennaio la sollevazione era già stata repressa. Liebknecht e la Luxemburg vennero rapiti il 15 gennaio 1919 da alcuni miliziani dei Freikorps, torturati e interrogati per diverse ore, ed infine uccisi.