Lev Trotsky

Janovka (Ucraina) 1879 - Coyoacàn (Messico) 1940

Lev Trotsky oppure Lev Trockij, pseudonimo di Lev Davidovič Bronštejn, nacque in Ucraina meridionale, nel villaggio di Janovka, figlio di David Leontovič Bronštejn e da Anna L’vovna Životovskaja, una numerosa famiglia di origine ebraica. Il padre coltivò con profitto una proprietà terriera, grazie alla quale raggiunse un buon tenore di vita. Ancora bambino, fu mandato a studiare ad Odessa, dove venne ospitato da un nipote della madre, Moisej Spencer, intellettuale progressista. In questa città frequentò l’Istituto tecnico San Paolo e si rivelò uno studente dotato.

Nel 1896 si trasferì a Nikolaev per concludere gli studi. Si diplomò nel 1897 e, in poco tempo, divenne un acceso sostenitore del socialismo russo. Si avvicinò alla dottrina marxista a causa dell’influsso esercitato su di lui da Aleksandra Sokolovskaja che, nel 1900, diverrà sua moglie e lo seguirà durante la deportazione in Siberia. A diciotto anni Lev fondò l’Unione russa meridionale dei lavoratori, organizzazione operaia socialdemocratica sciolta dalle autorità per i suoi contattati con associazioni rivoluzionarie.

Imprigionato ad Odessa, nel dicembre 1899 fu condannato a quattro anni di esilio in Siberia. Nell’autunno 1900 prese dimora nei pressi del lago Baikal. Nel 1901 e nel 1902 nacquero le figlie Zinaida e Nina. Nell’estate 1902 fuggì dal confino, col falso nome di uno dei suoi carcerieri di Odessa, ovvero Trockij.

Dopo aver lasciato moglie e figlie, a Londra entrò a far parte del gruppo di socialdemocratici responsabili in Russia del giornale Iskra e tra i quali si trovava Lenin. Nel 1903 collaborò con l’Iskra di Parigi, dove conobbe la sua compagna di vita, Natalia Sedova, studentessa russa alla Sorbona.

I buoni rapporti con Lenin si deteriorarono con l’avvento del II Congresso del Posdr, quando Trotsky si schierò con i menscevichi contro i bolscevichi. Già al termine del 1904 però si allontanò da essi, colpevoli a suo avviso di trascurare gli interessi del partito. In questo periodo egli elaborò la teoria della rivoluzione permanente: la classe operaia avrebbe avuto ruolo fondamentale nella demolizione del regime assolutistico. Il proletariato avrebbe acquisito potere nelle città, provocando uno stato costante di rivoluzione, che dalla Russia si sarebbe estesa a livello internazionale.

In seguito agli avvenimenti della “Domenica di sangue” Lev, travestito da militare, rientrò in Russia, dove divenne importante esponente del Soviet di Pietroburgo. Il coinvolgimento nello sciopero generale di ottobre, il sostegno alla rivoluzione armata del 1905 e la presidenza del Soviet ebbero come conseguenza l’arresto e la condanna all’esilio a vita.

Nel 1907 fu deportato nuovamente in Siberia, ma durante il tragitto fuggì. Visse a Vienna fino al 1914 insieme alla Sedova e ai loro due figli, Lev e Sergej, nati nel 1906 e nel 1908. Qui lavorò quale corrispondente per il quotidiano Kievskaja Mysl’ e per altri giornali, mentre nel 1908 fondò la Pravda.

Scoppiata la guerra, soggiornò in Svizzera, in Francia e a New York. Nel maggio 1917 fece ritorno in Russia sconvolta dalla rivoluzione di febbraio. Nel frattempo, rientrato in patria dall’esilio, Lenin espose le sue Tesi di aprile, in cui proponeva di abbattere il governo provvisorio e di fare del Soviet un organo del potere rivoluzionario. Trotsky, d’accordo con lui, divenne leninista e portò numerose adesioni all’ideologia bolscevica grazie alle sue qualità oratorie. A luglio i bolscevichi furono messi fuori legge poiché fautori di una dimostrazione armata contro il governo provvisorio: Lenin scappò in Finlandia per non essere arrestato, mentre Trotsky fu imprigionato tre giorni prima del IV Congresso del partito bolscevico, durante il quale venne eletto membro del Comitato centrale. Verso metà settembre, Lenin decise che il partito, tramite una rivolta armata, avrebbe dovuto prendere il potere nelle proprie mani: Trotsky si dichiarò favorevole ad una immediata rivoluzione socialista in Russia. Scarcerato, il 23 settembre fu eletto presidente del Soviet di Pietrogrado ed accettò di dirigere il Comitato militare rivoluzionario (Cmr). Il 24 ottobre, quando le forze governative irruppero nella redazione di un giornale bolscevico per bloccarne la pubblicazione, Lev ordinò a guardie rosse e reggimenti regolari di occupare le zone strategiche della capitale, che presto fu nelle mani degli insorti. Venne quindi approvato un nuovo governo, il SovnarKom, diretto da Lenin ed avente Trotsky quale commissario agli Esteri. Egli dovette affrontare il problema del decreto sulla pace con cui i bolscevichi promettevano di chiedere un armistizio a tutte le potenze belligeranti. Nel dicembre 1917 a Brest-Litovsk ebbero inizio i negoziati di pace, ma le condizioni tedesche si rivelarono assai dure. Nel febbraio 1918 i Tedeschi ripresero l’offensiva sul suolo russo, perciò Lenin fu costretto ad accogliere le condizioni da loro dettate, col dissenso di Trotsky, che si dimise dalla carica di commissario agli Esteri.

Diventato commissario alla Guerra e capo di una nuova Armata Rossa, impose una ferrea disciplina militare e reclutò esperti ex ufficiali zaristi. Dal 1919 divenne uno dei cinque membri del Politbjuro. Sostenne i drastici provvedimenti economici e sociali presi da Lenin e noti come “comunismo di guerra”. Il suo programma di militarizzazione del lavoro e di trasformazione dei sindacati in parte integrante dello Stato operaio gli scatenò una dura opposizione, ma egli difese imperterrito il suo approccio autoritario ai problemi.

In seguito alla morte di Lenin nel gennaio 1924, Trotsky si ritrovò isolato rispetto al triumvirato formato da Zinov’ev, Kamenev e Stalin. Alla sua teoria della rivoluzione permanente si oppose quella del socialismo in un solo paese di Stalin. Nel 1926 Lev si mise a capo dell’opposizione di sinistra contro la maggioranza del Comitato centrale. Divenuto apertamente contrario alla linea staliniana, fu destituito dalla carica di membro del Politbjuro, espulso dal partito ed allontanato per sempre dalla Russia.

Fu in Asia centrale, in Turchia, in Francia e in Norvegia, fino a quando, nel 1937, si stabilì in Messico.

Stalin voleva eliminare il proprio indefesso accusatore. Il primo tentativo, nel maggio 1940, fallì. Il 20 agosto dello stesso anno invece Lev fu colpito alla testa con una picozza da Ramon Mercader, agente segreto dei servizi di sicurezza sovietici, e morì venti ore dopo in un ospedale messicano.

 

Bibliografia

Corni Guistavo, Fimiani Enzo, Dizionario della Grande Guerra, L’Aquila, Textus Edizioni, 2014

Di Biagio Anna, Lev D. Trockij, Firenze, Giunti Lisciani Editore, 1995