Luigi Rizzo

Milazzo 1887 - Rome 1951

Luigi nacque a Milazzo da Giacomo e da Maria Giuseppa Greco. Quinto di sei figli, crebbe in una famiglia dalla forte tradizione marinara e patriottica: fu infatti nipote, figlio e fratello di marinai e a soli otto anni si imbarcò sulla nave comandata dal padre, dando da subito prova delle proprie attitudini. Completò il suo percorso di studi all’Istituto Nautico di Messina, dove nel 1905 conseguì la licenza d’onore, cioè il diploma di Aspirante al comando di navi mercantili. 
Salpò in qualità di mozzo sul veliero Speme, rischiando addirittura il naufragio nei pressi di Capo Horn, e sul Siciliano, l’imbarcazione degli zii utilizzata per il trasporto di grano e carbone. Dal 1907 al 1912 fu primo ufficiale del piroscafo Livietta, che viaggiava tra Genova e la Gran Bretagna. 
Divenuto Capitano di Gran Cabotaggio nel 1911, dal 1912 ottenne i risultati da lui desiderati: fu nominato Capitano di Lungo Corso e Sottotenente di Vascello di complemento della Riserva Navale nella Marina Militare. Lo stesso anno lavorò per la commissione Europea del Danubio nel Mar Nero e, in seguito al coraggioso salvataggio di una nave alla deriva, gli venne conferita dal governo romeno una medaglia d’oro al valor civile.

Una volta scoppiato il conflitto, nel 1914 fece ritorno in patria in quanto richiamato in servizio attivo all’isola della Maddalena prima, a Venezia come istruttore poi. 
L’anno successivo, pochi giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu promosso Tenente di Vascello di complemento ed assegnato alla difesa marittima di Grado: ebbe così inizio la storia di Rizzo, detto “l’Affondatore”.
Entrò in azione in qualità di osservatore su idrovolanti nell’Adriatico, emergendo per le proprie doti ed il proprio coraggio: a novembre gli furono assegnate una prima medaglia d’argento e la nomina a Tenente di Vascello in servizio attivo permanente per meriti speciali di guerra.
Nel 1916 Rizzo venne trasferito nella nuova arma dei MAS, ottenendo il comando della squadriglia di Grado. I MAS (Motobarche Armate Svan) erano dei motoscafi relativamente leggeri e veloci, prodotti dal giugno 1915 nei cantieri della SVAN, la Società Veneziana Automobili Navali. Si trattava di imbarcazioni dotate di siluri ed ideate al fine di attuare incursioni fulminee nei porti o contro altre navi. Furono innumerevoli le azioni ardite da lui intraprese nelle vicinanze del porto di Trieste. 
Nel maggio 1917 gli fu conferita la seconda medaglia d’argento per essersi soffermato sotto il tiro avversario al fine di catturare due aviatori di un idrovolante nemico costretto all’ammaraggio.
In seguito alla rotta di Caporetto, la Regia Marina dovette abbandonare Grado e le posizioni costiere dell’Alto Adriatico: nel porto di Trieste arrivarono dunque da Pola due guardacoste corazzate austriache, la Budapest e la Wien. Dopo essersi sposato a fine ottobre con Giuseppina Marinaz, nella notte del 9 dicembre Rizzo, con una sezione di MAS (il MAS 9 e il MAS 13), riuscì ad aprire un varco tra gli ostacoli e ad introdursi in silenzio nella baia, lanciando due siluri contro la Wien, che affondò rapidamente insieme al suo equipaggio. Grazie al buon esito dell’impresa, egli ottenne una medaglia d’oro al valor militare, che seguì alla terza medaglia d’argento, concessa per le missioni svolte nei mesi di servizio a Grado e per il contegno tenuto durante il ripiegamento. 
Il 1°gennaio 1918 fu promosso Capitano di Corvetta per meriti di guerra. All’inizio dell’anno Rizzo, D’Annunzio e Ciano furono protagonisti di quella che sarà poi chiamata la “beffa di Buccari”, un’azione compiuta nel tentativo di forzare la baia di Buccari (oggi Bakar, in Croazia), dove si trovavano numerose imbarcazioni austriache. Tra il 10 e l’11 febbraio, i MAS 94, 95 e 96 (quest’ultimo al comando di Rizzo), partiti da Venezia e giunti a Buccari, lanciarono senza successo sei siluri contro quattro piroscafi ed abbandonarono nel porto tre bottiglie contenenti parole di scherno scritte da D’Annunzio, per poi far rientro ad Ancona. In questa circostanza il poeta coniò anche quello che divenne il motto dei MAS: Memento Audere Semper. Il coinvolgimento dell’ufficiale nell’impresa ebbe come conseguenza l’assegnazione della sua quarta medaglia d’argento. 
Trasferito dall’Alto Adriatico alla squadriglia MAS di Ancona, gli fu affidata la mansione di organizzare un certo numero di motoscafi operanti nelle acque dalmate. La notte tra il 9 e il 10 giugno, dopo aver avvistato, nei pressi dell’isola di Premuda, diverse unità navali nemiche, andò all’attacco senza esitazione, riuscendo ad affondare una corazzata monocalibro, la Szent Istvàn, ovvero la Santo Stefano. In seguito all’esito positivo dell’azione, che rappresentò un durissimo colpo per la Marina austro-ungarica, Rizzo ottenne la seconda medaglia d’oro al valor militare, fu promosso Capitano di Fregata per meriti di guerra e diventò un eroe nazionale, al punto che il 10 giugno divenne poi ufficialmente il giorno della festa della Marina.
Nel 1919, terminata la guerra, prese parte alla fase iniziale dell’impresa di Fiume: fu nominato comandante della flotta del governo autonomo e, grazie al suo prestigio, sei navi da guerra italiane passarono alle dipendenze delle autorità fiumane, rendendo di fatto possibile il rifornimento della città, malgrado il blocco navale stabilito dal governo italiano. 
Nel 1920 abbandonò l’incarico e tornò a dedicarsi alla marina mercantile. Fu dispensato dal servizio attivo e trasferito alla riserva navale. Andò a vivere nella sua villa di Pegli (Genova) e nel primo dopoguerra nacquero i suoi tre figli.
Nel 1925 fu elevato al grado di Capitano di Vascello, mentre nell’ottobre 1932 venne nominato Contrammiraglio e gli fu conferito il titolo di Conte di Grado e, successivamente, di Premuda.
Nel 1935 entrò nuovamente nel sevizio attivo della Marina per la guerra d’Etiopia e nel giugno 1936 fu insignito del titolo di Ammiraglio di Divisione per meriti eccezionali. Fu presidente della compagnia di navigazione messinese Eolia e consigliere della Società Marittima Finanziaria. 
Nel 1937 accettò la presidenza del Lloyd triestino, altra compagnia di navigazione, mentre nel 1940 diventò vicepresidente della Corporazione del mare e dell’aria e membro della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. 
Nel 1942 fu nominato presidente dei Cantieri riuniti dell’Adriatico. Dopo il settembre 1943, ordinò il sabotaggio di piroscafi e transatlantici a Trieste affinché non cadessero in mano tedesca e difese strenuamente gli interessi economici degli operai che lavoravano nei cantieri triestini. Per questi fatti, nell’aprile 1944 fu arrestato e portato nel carcere di Klagenfurt in Austria, per poi essere trasferito in un campo d’internamento vicino al confine bavarese. Rimpatriò, dopo la liberazione ad opera dei Francesi nel maggio 1945.
Operato per un tumore al polmone, morì a Roma nel 1951. 

Bibliografia:
Grienti Vincenzo, Merlini Leonardo, Navi al fronte. La marina italiana e la Grande Guerra, Fidenza, Mattioli 1885, 2015

Links.
http://www.treccani.it/
http://www.marina.difesa.it/