Mata Hari (Margaretha Geertruida Zelle)

Leeuwarden 1876 - Vincennes 1917

Figlia di Adam Zelle e di Antje van der Meulen, Margaretha nacque in una cittadina situata nella provincia settentrionale olandese della Frisia. Il padre, uomo agiato, le garantì una solida istruzione, permettendole di frequentare istituti in cui le fu possibile imparare diverse lingue. Dopo la bancarotta del genitore ed il conseguente sgretolamento della famiglia Zelle, Margaretha, ormai quindicenne, divenne studentessa in una scuola per maestre d’asilo a Leida. Successivamente si trasferì presso uno zio all’Aja, da dove rispose all’annuncio letto su un giornale, scopo matrimonio, del suo futuro consorte, un ufficiale, Rudolph Mac Leod, di molti anni più anziano di lei. I due si sposarono nel 1895 e nel 1897 venne alla luce il loro primogenito, Norman John, dopo la nascita del quale i coniugi Mac Leod partirono per le Indie orientali olandesi. Nel 1898, a Toempoeng, nacque anche la loro bambina, Jeanne Louise, detta Non, ma il carattere burbero di Rudolph e la sua propensione verso il gentil sesso minacciarono ben presto la serenità della coppia. Nel 1899, Norman e Non furono avvelenati e per il bimbo non ci fu nulla da fare. Questa tragedia allontanò ancor più marito e moglie che, tornati in Olanda nel 1902, ottennero la separazione legale. Mac Leod tenne con sé la figlia, mentre Margaretha partì per la tanto agognata Parigi, dove, nel 1905, debuttò come danzatrice orientale. Fu allora che nacque Mata Hari, in malese “occhio del giorno”, cioè sole: da quel momento, la sua fama crebbe a dismisura. La particolarità dei suoi movimenti e l’interpretazione delle sue danze, nonché i veli succinti che indossava e che ben poco lasciavano all’immaginazione la portarono presto a diventare l’idolo di Parigi e ad esibirsi non solo in case e circoli privati, bensì in molti teatri d’Europa. La sua celebrità le procurò innumerevoli amanti e ricchezza, ma i soldi guadagnati le bastavano a fatica a soddisfare il suo lussuoso tenore di vita. Dopo la mancata esibizione a Berlino a causa dello scoppio della guerra, Mata Hari fece ritorno in Olanda ed affittò una casa all’Aja. In seguito alla visita che qui ricevette da parte di uno dei consoli tedeschi ad Amsterdam e complice il suo frequente peregrinare di Paese in Paese, su Margaretha si cominciarono ad insinuare le ombre del sospetto, da parte degli Inglesi ancora prima che dei Francesi. Durante un suo spostamento per raggiungere momentaneamente la Francia nel dicembre 1915, militari ed agenti di polizia britannici la perquisirono e divulgarono informazioni su di lei, segnalandola sia alle autorità inglesi che a quelle francesi. Fu il viaggio successivo verso Parigi però, iniziato nel maggio 1916, ad esserle fatale. Mata Hari era allora innamorata di Vadim de Massloff, capitano del primo reggimento speciale imperiale russo: per raggiungerlo a Vittel, cittadina ai piedi dei Vosgi in zona di guerra, fu indotta a bussare alla porta del capitano Ladoux, capo del servizio segreto francese, che le accordò il permesso di partire, ma che soprattutto le propose di lavorare nel campo dello spionaggio francese, facendola seguire da agenti del controspionaggio. La sorveglianza di Margaretha da parte di Ladoux era iniziata in realtà ben prima, nel 1915, su richiesta di Scotland Yard, senza peraltro che emergesse mai nulla a carico della donna. Di ritorno da Vittel e decisa a lavorare per la Francia, d’accordo con Ladoux, si diresse in Spagna per poi imbarcarsi alla volta dell’Olanda. Quando la sua nave attraccò in Cornovaglia, gli ufficiali del servizio segreto che vi salirono a bordo la prelevarono, scambiandola per Clara Benedix, sospetta spia tedesca proveniente da Amburgo, la arrestarono e la rilasciarono, convinti del contrario, solo dopo quattro giorni di interrogatori e con la restrizione di non poter raggiungere l’Olanda, ma imponendole di tornare in Spagna, a Madrid. La ballerina che aveva incantato con le sue danze l’Europa di inizio Novecento si paventava fosse una spia tedesca. Voci ostili cominciarono a girare sul suo conto e da Parigi non arrivavano direttive. Margaretha partì per la capitale francese decisa a domandare spiegazioni, ma nessun tentativo di dialogo andò a buon fine ed il 13 febbraio 1917 venne condotta nella prigione di Saint Lazare. Fu l’inizio della fine: in una Francia sconvolta dalla guerra e prostrata da pesantissime perdite, Mata Hari non sarebbe più stata rimessa in libertà e, dopo otto mesi di interrogatori volti a far luce sulla natura dei suoi rapporti con i Tedeschi, sarebbe stata giustiziata, senza che fosse addotta nessuna prova concreta della sua colpevolezza. Durante i numerosi interrogatori a cui il capitano Bouchardon sottopose Margaretha, quest’ultima ammise di aver accettato di lavorare come spia per la Germania in cambio di denaro, ma confessò di aver fornito al Paese avversario informazioni datate ed in parte inventate, a favore della Francia, che mai avrebbe tradito. Nonostante ciò, l’esito del processo che subì in luglio fu negativo; lei stessa si mostrò incredula di fronte alla sentenza di condanna a morte. All’alba di lunedì 15 ottobre 1917, Mata Hari fu portata in un vasto piazzale, il poligono di Vincennes, davanti a dodici soldati del quarto reggimento Zuavi. Non volle essere legata al palo, rifiutò di mettere la benda sugli occhi e, dopo la lettura della sentenza, venne giustiziata. Alle sei e un quarto di quella mattina Margaretha era morta ed il suo corpo fu utilizzato ai fini del progresso in ambito medico, senza mai essere composto in una tomba dove poter riposare in pace.

 

Bibliografia

Corni Gustavo, Fimiani Enzo, Dizionario della Grande Guerra, L’Aquila, Textus Edizioni, 2014

Scaraffia Giuseppe, Gli ultimi giorni di Mata Hari, Torino, Utet, 2015

Waagenaar Sam, La vera storia di Mata Hari, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1987