Raymond Poincaré

Bar-le-Duc 1860 - Paris 1934

"Poincaré il guerrafondaio" per alcuni, "l'eminente statista" per altri, la carriera politica di Raymond Poincaré ha alimentato due contraddittorie leggende parallele. Nonostante questa ambiguità, rimane nondimeno uno dei più illustri uomini di stato francesi dell'età contemporanea.

Il destino di questo cauto e perseverante uomo della Lorena ha attraversato il lungo periodo tra il 1880 e il1930, turbato dal ricordo della sconfitta del 1870, le difficoltà dei primi anni della Terza Repubblica, l'antagonismo franco-tedesco, la prima guerra mondiale e le sue conseguenze. Si distinse come avvocato oltre che in ambito letterario e politico.

Raymond Poincaré nacque il 20 agosto 1860 a Bar-le-Duc, dipartimento della Mosa, in Lorena. Sua madre, Marie-Nanine Gillon, proveniva da una famiglia borghese. Suo padre Nicolas Antoine era l'erede di una dinastia di commercianti, laureato alla Ecole Polytechnique, che si era stabilito a Bar-le-Duc nel 1855.

La pacifica infanzia provinciale del giovane Raymond fu turbata dalla guerra del 1870. Dal 13 agosto al 2 novembre, sua madre andò con i bambini a Dieppe. Suo padre, ufficiale della Garde nationale sédentaire della Mosa (la milizia territoria locale), rimase in loco a svolgere il suo dovere. Sebbene non fosse un testimone diretto dell'invasione tedesca, questo evento ebbe un ruolo importante nella costruzione del patriottismo repubblicano del futuro "Poincaré-le-Lorrain".

Avviato agli studi già nel 1865, il giovane Poincaré si rivelò presto un brillante studente. Nel 1877, ottenne il Baccalaureato in Arti e Scienze e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Parigi. Nell'ottobre 1879, svolse il servizio militare di un anno come volontario. Ad appena vent'anni, Poincaré, tenente di riserva, laureato e dottore in giurisprudenza, iniziò una lunga e vivace carriera.

Membro del Foro di Parigi, il brillante avvocato emerse presto sulla scena pubblica. A 27 anni divenne consigliere generale della Mosa e deputato del suo dipartimento nativo, prima alla Camera (1887-1903, vice-presidente 1895-1907), poi al Senato (1903-1913, 1920-1934).

Anche se con un passato conservatore, era un liberale repubblicano e antirevisionista. Alla Camera, infatti, si sedeva tra i progressisti. Fu relatore del bilancio delle finanze nel 1890-1891 e relatore generale del bilancio nel 1892. Nel 1893, Poincaré ottenne il suo primo portafoglio ministeriale: Istruzione pubblica e belle arti (aprile-novembre 1893), seguito dalle Finanze (maggio 1894-gennaio 1895) e Pubblica Istruzione di nuovo nel 1895.

Durante l'affare Dreyfus, Poincaré, guidato dal suo temperamento cauto e discreto, non si affrettò a prendere una posizione pubblica. Alla fine si unì ai difensori del capitano ingiustamente condannato.

All'inizio del secolo, Poincaré si staccò temporaneamente dagli affari politici dedicandosi alla sua carriera di avvocato. Nel 1909 fu ammesso all'Accademia di Francia. Tornato sulla scena politica il 14 gennaio 1912, in un momento di forti tensioni sociali e diplomatiche. Nominato presidente del Consiglio dei ministri, formò un gabinetto dell'Unione nazionale con Briand, Delcasse e Millerand. Il 17 febbraio 1913 fu eletto all'Eliseo.

Confermando la sua ferma posizione nei confronti della Germania, "l'uomo della vendetta" lavorò per rafforzare la Triplice Alleanza andando personalmente a Londra e San Pietroburgo e sostenne l'estensione del servizio militare a tre anni. Durante la crisi del luglio 1914, fu uno dei principali promotori dell'Union sacrée, sostenendo l'abbandono della lotta politica per affrontare compatti la guerra. Durante la prima guerra mondiale, Poincaré rimase agli occhi dei francesi l'incarnazione della nazione messa alla prova; era spesso visto nelle trincee del fronte. Tuttavia, il sistema politico della Terza Repubblica limitava notevolmente il potere del capo dello stato. Nel novembre del 1917 fece appello a Clemenceau, che rapidamente eclissò il presidente. Avendo rifiutato di accettrae un secondo mandato il 18 febbraio 1920, la Camera dichiarò che "il presidente Poincaré ha servito bene il suo paese".

Tuttavia non si allontanò dallo scenario politico: divenne presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri tra il 1922 e il 1924, criticando le debolezze del trattato di Versailles e la politica di conciliazione con la Germania guidata da Briand. Nel 1926, formò per tre anni un gabinetto dell'Unione nazionale che consentiva il ritorno alla stabilità politica e alla prosperità economica. Indebolito dal suo preoccupante stato di salute, si ritirò definitivamente dalla politica nel luglio del 1929 e passò gli ultimi anni di vita a scrivere le sue memorie.