Vladimir Lenin

Simbirsk 1870 - Moscow 1924

"Non è solo grazie al potere acquisito che Lenin avrebbe assunto un'influenza decisiva sugli eventi, ma anche il regime da egli creato nell'ottobre del 1917 in qualche modo istituzionalizzò le caratteristiche della sua personalità. Il partito bolscevico fu il prodotto di Lenin: come suo fondatore, lo costruì a sua immagine e somiglianza [..] Questo partito, dopo aver preso il potere nell'ottobre del 1917, rimosse rapidamente tutti i possibili competitori e divenne l'unico centro del potere politico. Per i settantaquattro anni della sua storia, la Russia comunista è stata una fedele copia del pensiero e della psiche di un uomo: la sua biografia e la sua storia si sono fuse in una cosa sola"

 

Vladimir Lenin (nato Vladimir Ilic Ulyanov) nacque il 23 aprile (10 aprile, secondo il calendario giuliano) 1870 a Symbirsk, da una famiglia tradizionalista e legata al clero russo. Suo padre, di idee liberal-conservatrici, era un ispettore scolastico nel Governatorato della Siberia e un grande sostenitore delle riforme di Alessandro II. Dopo aver superato l'esame di maturità, Lenin intraprese gli studi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Kazan, ma dopo pochi mesi fu espulso dall'università per aver partecipato a una manifestazione studentesca non autorizzata, cosa che gli impedì di iscriversi in altre università. Durante questo periodo si avvicinò alla politica diventando un rivoluzionario radicale. Inizialmente, egli simpatizzò per i Populisti russi (i Narodniks), ma all'inizio degli anni '90 si convertì alla dottrina socialdemocratica. Nel 1891, a seguito dell'intervento della madre, le autorità gli permisero di superare gli esami all'Università di San Pietroburgo come esterno, dove si stabilì definitivamente nell'autunno 1893. Qui lavorò in uno studio legale, conducendo al cotempo un'intensa attività di studio e propaganda. Fu arrestato e condannato a tre anni di esilio in Siberia per aver distribuito volantini intorno alle fabbriche. Durante l'esilio formulò una nuova e originale teoria della rivoluzione esposta in Che fare?, pubblicato in Germania nel 1902 e completò il volume Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Rientrato dall'esilio, collaborò con Martov e Potresov alla creazione del giornale illegale "Iskra", che iniziò a circolare alla fine del 1900.

Dopo la rivolta nel 1903, all'interno del Partito Socialdemocratico Russo diede vita ad una nuova fazione politica: i bolscevichi. A seguito del fallimento della rivoluzione del 1905 fu costretto nuovamente ad emigrare. Dal 1913 si stabilì a Cracovia, mantenendo contatti con il governo austriaco. Con lo scoppio della guerra fu arrestato come cittadino di uno stato nemico, ma venne ben presto liberato e condotto nella Svizzera neutrale, dove visse due anni e mezzo. Durante questo periodo scrisse due libri: L'imperialismo fase suprema del capitalismo e l'incompiuto Lo stato e la rivoluzione, considerato la visione più chiara di quello che doveva essere lo stato socialista. Lo scoppio della rivoluzione di febbraio lo colse a Zurigo. Attraverso l'ambasciata tedesca in Svizzera riuscì a attraversare la Germania in treno fino alla costa del Mar Baltico, da dove poi riuscì a raggiungere la Svezia e il 3 aprile Pietrogrado. Lenin era convinto che la rivoluzione di febbraio, nonostante il rovesciamento del regime zarista, non avrebbe risolto il problema principale ovvero la questione agraria, così come non avrebbe potuto condurre la Russia fuori dalla guerra. Questa convinzione fu espressa in un discorso del 4 aprile, passato alla storia come Le tesi di aprile.

Tuttavia, per Lenin divenne fondamentale la presa del potere da parte dei bolscevichi. Dopo la sconfitta del colpo di stato nel luglio 1917, fu costretto a lasciare nuovamente la Russia, nascondendosi a Helsinki, da cui insistette sull'opportunità di fare scoppiare una rivolta il più rapidamente possibile. Nelle lettere indirizzate ai membri del partito bolscevico poco prima del colpo di stato di ottobre, scrisse: "Non ci possono essere dubbi. Siamo alle soglie di una rivoluzione proletaria mondiale”. Egli era persuaso che la conquista del potere da parte del proletariato in Russia sarebbe stato il detonatore di una rivoluzione in Europa occidentale e avrebbe garantito il mantenimento del potere da parte dei bolscevichi, permettendo così la transizione della Russia al socialismo.

Dopo aver preso il potere nell'ottobre 1917 fu a capo del governo bolscevico (Consiglio dei commissari del popolo). Il 26 ottobre il governo annunciò due decreti di Lenin sulla distribuzione delle terre - che permetteva ai contadini di prendere in consegna la terra senza indennizzo - e sulla richiesta del cessate il fuoco per una pace senza annessioni. Nel gennaio 1918 sciolse l'Assemblea costituente. Durante la guerra civile, combattuta a partire dalla primavera del 1918 fino agli ultimi mesi del 1920, sottolineò la necessità di usare terrore e violenza per rovesciare il vecchio ordine e garantire il successo della rivoluzione. Con il decreto governativo approvato il 5 settembre 1918 si abbattè sulla Russia un'ondata di terrore rosso, che mirava a eliminare i nemici dei bolscevichi e quelli ritenuti socialmente indesiderabili, così come liquidare la borghesia come classe sociale. Secondo lo storico americano Richard Pipes la Russia sovietica divenne uno stato di polizia sotto il governo di Lenin.

Durante la guerra civile, il governo bolscevico introdusse anche un sistema economico chiamato Comunismo di guerra. Solo nel marzo del 1921, a fronte di un forte malcontento dei contadini, Lenin decise di introdurre la NEP (Nuova politica economica), un sistema economico misto, che tollerava la piccola industria privata e il commercio e allentava i rigidi vincoli delle aziende contadine. Tuttavia, il mutamento dell'economia non fu accompagnato dalla liberalizzazione politica. Come affermò Zinov'ev - citando Lenin - in un documento consegnato all'XI congresso del partito nel 1922: "La dittatura del proletariato è una cosa molto crudele [..] non può attuarsi senza eliminare tutti gli avversari della dittatura”. Di conseguenza, fu soppresso ciò che rimaneva dell'opposizione, intensificando la repressione dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari.

Dopo il crollo delle speranze per una rivoluzione in Europa, soprattutto dopo la sconfitta subita nella guerra russo-polacca, a partire dal 1922 Lenin si dedicò al problemi della rivoluzione e dei movimenti di liberazione nazionale in Asia. Sulla questione delle relazioni tra la Russia e il sorgere all'interno dei territori dell'ex impero zarista di nuove entità statali, Lenin fu un netto oppositore all'idea di Stalin di includere queste repubbliche nella Federazione Russa, auspicando invece la creazione di una federazione di tutte le repubbliche sun base egalitaria. Negli ultimi anni della sua vita, nell'articolo Sulla nostra rivoluzione del 1923, tentò una giustificazione storiografica della decisione di prendere il potere in Russia nel 1917. Morì il 21 gennaio 1924 a Mosca.

Bibliografia:

R. Pipes, The origins of Bolscevism w: Revolutionary Russia, Cambridge, Mass 1968.

The unknown Lenin: from the secret archive, red. R.Pipes, New Haven, London 1996.

R. Service, Lenin: A biography, Cambridge, Mass. 2000.

R.Service, Lenin. A Political Life, t.1, The Strenghts of Contradiction, London 1985, t.2, Words in Collision, 1991, t.3, The Iron Ring, 1995.