Dicembre 1918

Due monarchi in guerra: Francesco Giuseppe e Carlo I - Two Monarchs at War: Franz Joseph and Karl I

Joachim Bürgschwentner

Due monarchi delinearono il destino dell’Austria-Ungheria nella Prima Guerra Mondiale. L’84enne Francesco Giuseppe (18 agosto 1830 – 21 novembre 1916), salito al trono nel 1848, anno della rivoluzione, ebbe una responsabilità determinante per lo scoppio della guerra. Il suo successore, il 29enne Carlo (17 agosto 1887 – 1° aprile 1922), raccolse una pesante eredità in piena guerra e non riuscì a scongiurare la dissoluzione della monarchia asburgica.

I sovrani e la conduzione della guerra: Francesco Giuseppe I, pur guidando la monarchia asburgica in guerra, rivestiva un ruolo subordinato nelle questioni operative. La sua funzione formale di comandante in capo militare la trasferì, ancora nel luglio 1914, a suo cugino, l’arciduca Federico. Allo scoppio della guerra, questi divenne comandante supremo delle forze armate austro-ungariche; la conduzione operativa rimase tuttavia in capo al barone Franz Conrad von Hötzendorf, capo di Stato maggiore. Il più delle volte Francesco Giuseppe si accontentava di essere informato; talvolta, invece, interveniva di persona. Ad esempio, nel settembre 1914 fece trasferire nel teatro di guerra serbo più truppe rispetto a quante volute da Conrad. Parimenti, nell’estate 1916 acconsentì, contro il volere del suo capo di Stato maggiore, alla costituzione del Comando supremo congiunto degli eserciti: Conrad e il Comando Supremo imperiale e regio furono così subordinati formalmente all’imperatore tedesco Guglielmo II e, di fatto, al capo di Stato maggiore Paul von Hindenburg. Di conseguenza anche Francesco Giuseppe cedette dei diritti: lo fece nella consapevolezza che era un’illusione l’idea che l’Austria-Ungheria aveva di sé come partner dell’Alleanza con pari diritti. La realtà era che la monarchia era troppo debole e che aveva bisogno del supporto tedesco per poter continuare la guerra.

Mentre Francesco Giuseppe, considerata l’età avanzata, rinunciò a qualsiasi tipo di visita al fronte, sin dagli inizi Carlo svolse un ruolo più attivo, il che lo rese popolare presso i soldati. Tra le altre cose, nell’autunno 1914 era stato assegnato, nella veste di colonnello, al Comando supremo sul fronte orientale; nel maggio 1916 comandò un corpo nell’ambito della cosiddetta “spedizione punitiva” contro l’Italia e successivamente assunse il comando su un gruppo d’armata del fronte orientale. Considerata la sua importanza per il futuro della monarchia, si badò bene ad assegnargli ufficiali (di Stato maggiore) e truppe particolarmente capaci. Carlo arrivò al grado di colonnello generale e di grandammiraglio prima di salire al trono nel novembre 1916. Il 2 dicembre 1916 proclamò di assumere personalmente il comando supremo delle forze armate austro-ungariche nell’esercizio dei suoi diritti di sovrano. L’arciduca Federico funse da suo vice ancora fino al febbraio 1917. Quasi tre settimane dopo, il 1° marzo 1917, Conrad fu sollevato dal suo incarico di capo di Stato maggiore e sostituito da Arthur Arz von Straußenburg. Con l’assunzione del comando supremo, Carlo sperava di limitare l’influsso della Germania sulla monarchia. Al contempo, tuttavia, Arz doveva cercare un legame più stretto con la Germania, dal momento che il supporto militare dell’Alleato era diventato più necessario che mai. Il ruolo attivo di Carlo nella conduzione della guerra non tornò a vantaggio dell’esercito, bensì risultò in un corso altalenante, che tra le altre cose contribuì in maniera determinante al disastro sul Piave nel giugno 1918. ll 3 novembre 1918 Carlo affidò al colonnello generale Arz l’incarico di comandante in capo per non dover sottoscrivere lui stesso l’armistizio con l’Italia.

Pace e guerra: Le prime due decadi del regno di Francesco Giuseppe furono caratterizzate da numerosi conflitti armati che si risolsero il più delle volte a svantaggio della monarchia. In seguito, Francesco Giuseppe fu giocoforza un sostenitore della Duplice Alleanza con la Germania e, d’altra parte, evitò conflitti armati, anche se già prima del 1914 i falchi, come Franz Conrad von Hötzendorf, spingevano l’imperatore a guerre preventive contro l’Italia, la Serbia e/o la Russia. Non può però esserci alcun dubbio sul fatto che Francesco Giuseppe, dopo l’assassinio della coppia erede al trono, fu un sostenitore della necessità di una guerra contro la Serbia. Come il governo austro-ungarico, egli mirava a una terza Guerra Balcanica, ma accettava anche l’eventuale scoppio di una Guerra Mondiale. Inoltre, nel 1914/5 Francesco Giuseppe rifiutò i tentativi tedeschi di convincimento nei confronti dell’Italia mirati a spingere quest’ultima verso la neutralità in cambio della cessione di alcuni territori. La perdita di prestigio a ciò correlata gli pareva più pesante dell’ingresso in guerra, peraltro comunque probabile, dell’Italia. Lo storico Lothar Höbelt considera questa sua mossa come “His most amazing contribution to World War I politics […] That was a gamble that paid off”. Anche in seguito non vi sono indizi che lasciano supporre che Francesco Giuseppe si sia adoperato intensamente per la conclusione della pace.

Al contrario, gli sforzi di pace costituirono un caposaldo della politica di Carlo sin da subito, il che si ripercosse anche sulla sua politica personale militare e di politica estera, come ad esempio la sostituzione di Conrad nella veste di capo di Stato maggiore. Non da ultimo vista la situazione drammatica in cui versava la monarchia nel 1917, Carlo fu disposto anche a dolorose cessioni territoriali, come quella dei territori italofoni al fine di arrivare a una rapida pace. Non riuscendo ad affermarsi sull’Alleato tedesco, Carlo tentò disperatamente di concludere una pace separata. Quando, nella primavera 1918, la notizia trapelò, Carlo dapprima negò di aver supportato i diritti rivendicati dalla Francia sull’Alsazia-Lorena. Questo cosiddetto “affare Sisto”, in cui Carlo fu marchiato come “bugiardo” e “traditore”, andò a incrinare la considerazione di cui godeva a livello di politica interna ed estera e ne ridusse al minimo il margine di azione.

Immagine e politica interna: Il significato più importante e certamente più duraturo dell’imperatore Francesco Giuseppe negli anni della guerra è consistito nel suo ruolo di simbolo e figura integrativa della monarchia. Allo scoppio della guerra, nel 1914, aveva già regnato per 66 anni; la gran parte dei cittadini, dalla sua infanzia, non aveva conosciuto che lui come sovrano. Francesco Giuseppe incarnava la monarchia e, accanto all’esercito – e, in misura minore, all’amministrazione – era la sola forza che teneva assieme lo Stato multinazionale. Questo ruolo fu sfruttato a livello mediale a favore degli sforzi bellici e si riflette ad esempio nel motto “Per Dio, per l’imperatore e per la patria”. La morte di Francesco Giuseppe nel novembre 1916 viene spesso retroattivamente considerata come simbolo della fine inevitabile della monarchia, trascurando però l’euforia iniziale intorno all’erede Carlo.

Carlo, che solo dopo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914 divenne l’erede al trono, ebbe conseguentemente poco tempo per delineare un proprio profilo. Diversamente dal prozio Francesco Giuseppe, nei primi anni della guerra viaggiò molto e fece un uso intenso dei mezzi allora nuovi della fotografia e della cinematografia. Da sovrano, istituì un proprio servizio di stampa imperiale per mettersi costantemente sulla scena pubblica, ad esempio come consorte e padre al centro della famiglia, come “comandante supremo” sui fronti oppure come sovrano popolare in mezzo ai suoi popoli. Inoltre, Carlo compì dei passi per sganciarsi da quella che era quasi una dittatura militare del Comando supremo – contro la quale Francesco Giuseppe non aveva preso una posizione decisa – mediante amnistie per i prigionieri politici, l’allentamento della censura e la riconvocazione del Reichsrat (Consiglio dell’Impero). Queste misure prese con buone intenzioni si dimostrarono tuttavia in parte controproducenti, perché non furono onorate e, anzi, l’ira che si era accumulata negli anni precedenti poté ora scaricarsi. Anche il tentativo di Carlo di salvare il suo impero mediante una conversione in una federazione (“Manifesto ai popoli” del 16 ottobre 1918) arrivò troppo tardi e contribuì a uno sfaldamento ancora più rapido.

Nel complesso si potrebbe dire che Francesco Giuseppe lasciò dietro di sé un’eredità estremamente pesante, della quale Carlo non fu all’altezza.

 

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Two monarchs determined the fate of Austria-Hungary during the First World War. The 84-year-old Franz Joseph (18 August 1830 – 21 November 1916), who had ascended the throne in the revolutionary year of 1848, was primarily responsible for the war breaking out. His successor, the 29-year-old Charles (17 August 1887 – 1 April 1922) inherited a difficult legacy in the midst of war and was unable to prevent the collapse of the Habsburg monarchy.Rulers and Methods of Warfare

Rulers and Methods of Warfare: Franz Joseph I led the Habsburg Monarchy into war though he played a subordinate role in operational matters. He transferred his formal office as Commander-in-Chief of the military to his cousin, Archduke Friedrich as early as July 1914. When the war broke out, Archduke Friedrich was appointed Supreme Commander but left operational command to the Chief of the General Staff, Baron Franz Conrad von Hötzendorf. Franz Joseph was mainly content with being kept informed, though he did occasionally intervene. For instance, in September 1914 he had more troops deployed in the Serbian theatre of war than Conrad wanted. Likewise in the summer of 1916 he agreed, against the will of his Chief of the General Staff, to the formation of the General Staff of the Joint Supreme Army Command. This officially subordinated Conrad and the Austro-Hungarian Army Command (AOK) to the German Emperor Wilhelm II and effectively subordinated them to Germany’s Chief of the General Staff, Paul von Hindenburg, which meant that Franz Joseph relinquished some of his rights too. He did so in the knowledge that Austria Hungary’s self-perception of being an equal partner in the alliance was an illusion. The reality was that the Monarchy was too weak and needed German support in order to be able to continue the war.

While Franz Joseph because of his advanced age did not make any visits to the front, Charles played an active role from the beginning, which made him popular with the soldiers. Amongst other things, in the autumn of 1914 he was assigned as Colonel of the AOK to the eastern front, in May 1916 he commanded a Corps as part of the Battle of Asiago, known as the Strafexpedition (punitive expedition), against Italy and thereafter took over command of an Army Group on the eastern front. Because he was so important for the future of the Monarchy, care was taken to ensure that he was assigned highly capable (General Staff) officers and troops. Charles rose through the ranks to become Colonel General and Admiral of the Fleet prior to ascending the throne in November 1916. On 2 December 1916 he proclaimed that he would now, in the exercise of his sovereign rights, personally take over as Supreme Commander of the Army. Archduke Friedrich continued to act as his representative until February 1917. Just three weeks later, on 1st March 1917, Conrad was dismissed as Chief of the General Staff and replaced by Arthur Arz von Straußenburg. Charles hoped that by taking over the Supreme Command, Germany’s influence over the Monarchy would be weakened. At the same time however, Arz was obliged to seek a closer relationship with Germany, since military support from its ally was needed more urgently than ever. Charles’ active role in conducting the war was of no benefit to the Army, but resulted in a zigzag course which, amongst other things, contributed significantly to the disaster on the River Piave in June 1918. On 3rd November 1918 Charles appointed Colonel General Arz as Commander-in-Chief so that he did not have to personally sign the ceasefire with Italy.

War and Peace: The first two decades of Franz Joseph’s regency were fraught with numerous military conflicts, the majority of which ended to the Monarchy’s disadvantage. As a result, he supported the Dual Alliance with the German Reich, viewing it as a necessity, whilst on the other hand he avoided armed conflicts, as when hawks such as Franz Conrad von Hötzendorf urged the Kaiser even before 1914 to wage a preventive war against Italy, Serbia and/or Russia. There can be little doubt however that after the assassination of the Crown Prince and Princess, Franz Joseph advocated the need for a war against Serbia. Like the Austro-Hungarian Government, he sought a third Balkan War but also accepted that this might lead to the outbreak of a world war. Moreover Franz Joseph resented Germany’s attempts in 1914/15 to convince Italy to accept neutrality through the cession of Austrian territory. The loss of prestige associated with this appeared to him more serious than Italy’s entry into the war, which was probable in any case. The historian Lothar Höbelt saw this as “His most amazing contribution to World War I politics […] That was a gamble that paid off.” Nor are there any indications later on that Franz Joseph went to any great lengths to press for peace.

In contrast, efforts to secure peace were from the outset a key component of Charles’ policy, and were also reflected in his foreign and military personnel policy, such as his dismissal of Conrad as Chief of the General Staff. Not least because of the dramatic situation in which the Monarchy found itself in 1917, Charles was even willing to painfully surrender the Italian-speaking territories in order to secure peace swiftly. After being unable to assert himself against his German ally, Charles tried desperately to negotiate peace separately. When this leaked out in the spring of 1918, Charles initially denied that he had supported France’s claims over Alsace-Lorraine. This so-called “Sixtus Affair“, in which Charles was branded a “liar“ and “traitor“, was a blow to his reputation both at home and abroad and limited his scope for manoeuvre.

Image and Domestic Policy: The most important and undoubtedly the longest lasting significance of Emperor Franz Joseph in the war years lay in his role as a symbol and unifying figure of the Monarchy. When the war broke out in 1914, he had already been ruling for 66 years; for the majority of the population he was the only sovereign they had known since their childhood. Franz Joseph embodied the Monarchy and along with the military – and to some extent the administration– he was the only binding force that held the multi-ethnic state together. This fact was highlighted by the media to support the war effort and is reflected somewhat in the slogan “For God, Emperor and Fatherland“. Franz Joseph’s death in November 1916 is often seen in hindsight as a symbol of the inevitable end of the Monarchy, this view however overlooks the initial euphoria for his successor Charles.

Charles only became Archduke and heir presumptive to the throne after the assassination of Franz Ferdinand in 1914; he therefore had little time to create his own profile. In contrast to his great uncle Franz Joseph, during the early years of the war he travelled extensively and made intensive use of photography and films, the new media of the times. As sovereign he established his own imperial press service in order to attract the public’s attention, portraying himself as a husband and father surrounded by his family, as “Supreme Commander“ at the front or as a popular sovereign amidst his peoples. Furthermore Charles took steps to relax the AOK’s almost military dictatorship – which Franz Joseph had not decisively opposed – by granting amnesty to political prisoners, easing censorship and reconvening the Imperial Parliament. These well-intentioned measures proved however to some extent to be counterproductive because they were not honoured but used to vent the anger that had built up over the previous years. Also Charles’ attempt to save his Empire by transforming it into a federal state (“Manifesto to the Peoples“ 16 October 1918) came too late and even helped to accelerate its disintegration.

Overall we could say that Franz Joseph left an extremely difficult legacy that Charles was not able to carry on.

 

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