October 1918

La k.u.k. Armee a Vittorio Veneto - The k.u.k. Armee at Vittorio Veneto

Alessandro Salvador

A Vittorio Veneto, l’Austria non perse una battaglia, ma perse la guerra e se stessa

Generale Erich Ludendorff

Ognuno ormai combatte isolatamente la sua lotta contro la fame e la spossatezza. Che cosa mai tiene unita questa gente? Senso di fedeltà, di cameratismo e di paura. Paura di rimanere soli e di scomparire come isolati…

Fritz Weber

Ad un anno di distanza dalla grande vittoria nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, o battaglia di Caporetto, le forze austroungariche subirono la definitiva sconfitta sul fronte del Piave. Un’autentica rotta che rispecchiava quella compiuta dagli italiani l’anno precedente e che diede il colpo di grazia all’impero austroungarico a poco più di 50 anni dalla sua nascita.

Nel tempo trascorso tra la vittoria del 1917 e il rovesciamento delle parti del 1918, l’imperial-regio esercito non fu mai in grado di trarre profitto dalla sua posizione di vantaggio. Questo può attribuirsi in buona parte alla capacità italiana di rinnovare le proprie forze armate, per opera del generale Armando Diaz, ma non vanno sottovalutati gli errori strategici dello stato maggiore austroungarico, nonché la situazione di profonda crisi in cui piombò l’impero.

L’ultimo tentativo di imporre un diverso decorso al conflitto avvenne all’inizio dell’estate, nell’offensiva nota come la battaglia del Solstizio; la sottovalutazione del nemico e l’incapacità dei generali al fronte di avere una posizione comune sulla condotta dell’attacco pregiudicarono del tutto la riuscita di questo. Emerse, inoltre, la debolezza dell’imperatore, Carlo I, incapace di imporre ai militari il superamento delle loro divisioni interne che, alla fine, indebolirono la portata generale dell’offensiva.

La battaglia del Solstizio fece emergere la debolezza politica ed economica dell’Impero danubiano. L’esercito era malnutrito e male equipaggiato e mancavano foraggio e carburante indispensabili per garantire la mobilità delle truppe.

Il fronte interno era logorato dalla carenza di materie prime e beni alimentari. La popolazione, stremata, non sosteneva più lo sforzo bellico; i nazionalismi riemergevano, minacciando la doppia monarchia nelle sue fondamenta. Non solo croati, sloveni e cechi, notoriamente potenzialmente ostili alla doppia corona, ma anche gli ungheresi iniziavano ad esercitare pressioni separatiste. L’insuccesso militare era legato a doppio filo ad una crisi politica e sociale profonda.

A dispetto di tutto, però, lo stato maggiore austroungarico mostrava ancora ottimismo e pianificava una nuova offensiva da condursi entro il 1918. Gli artefici avrebbero dovuto essere il nuovo comandante del gruppo d’armate del Tirolo, l’Arciduca Giuseppe, che succedette al destituito Conrad, il generale Svetozar Boroevic von Bojna, comandante del gruppo d’armate del Piave, e il generale Ferdinand von Goglia, a cui fu affidato un neocostituito gruppo d’armate “Belluno”.

Boroevic, che aveva la responsabilità sulla parte più consistente e più minacciata del fronte, non condivideva l’ottimismo dei suoi superiori. Apparentemente era l’unico generale sul campo ad avere piena coscienza della situazione difficile in cui versavano le forze armate e ad averne fatto spesso oggetto di lamentela. Tuttavia, egli era anche convinto che sarebbe stato in grado di fermare un’eventuale offensiva italiana, da cui era stato messo in guardia già a settembre.

Il suo piano poggiava, tuttavia, su fondamenta fragili: la convinzione che le truppe al fronte non fossero influenzate dagli avvenimenti politici in patria e la fiducia nelle truppe della riserva, stazionate nelle retrovie.

Entrambi i fattori di questa equazione si rivelarono fallaci. Le truppe nelle retrovie erano largamente esposte alle notizie che provenivano dal fronte interno e, essendo costituite in larga maggioranza da reparti sloveni, croati, cechi e ungheresi, erano anche le più propense a farsi influenzare dalla crisi politica.

Un ulteriore errore di calcolo fu la convinzione che le piogge torrenziali e le piene del Piave, nella seconda metà di ottobre, avrebbero impedito agli italiani di lanciare proprio in quei giorni la loro offensiva.

A dispetto della situazione, infatti, nella notte del 24 ottobre, le forze armate italiane iniziarono le operazioni offensive con un attacco diversivo sull’Altopiano di Asiago e a sud del Montello, il cui scopo era anche quello di tagliare le comunicazioni tra i diversi gruppi austroungarici.

Le avverse condizioni meteorologiche, comunque, convinsero gli italiani a posporre l’attacco sul Piave e la resistenza del gruppo d’armate “Belluno”, nonostante la defezione di due reparti ungheresi, diedero un vantaggio ai difensori.

Il 26 ottobre gli austroungarici valutarono la situazione con ottimismo: gli attacchi erano stati respinti e le perdite italiane consistenti. Tuttavia, in quello stesso giorno la piena del Piave iniziò ad esaurirsi, permettendo al nemico di riprendere le operazioni per consentire l’attraversamento delle truppe. Il lento disgregamento delle truppe imperiali proseguì con ulteriori atti di insubordinazione nel gruppo d’armate “Tirolo”.

Questo non danneggiò, inizialmente i difensori: le posizioni di attraversamento stabilite dalle truppe italiane, coadiuvate da francesi e britannici, si rivelarono troppo deboli e le loro teste di ponte poterono essere isolate e messe in stallo. Il 28 ottobre gli austroungarici passarono alla controffensiva, ma non riuscirono a impedire che alcuni reparti nemici riuscissero a tagliare le loro linee.

L’avanzata della X Armata italiana, dei reparti britannici e del XVIII Corpo costrinsero alla ritirata la V e VI Armata austroungariche.

Tra il 28 e il 29 ottobre Boroevic comunicò ai suoi superiori che la situazione si stava aggravando e propose di abbandonare il Veneto. Le riserve, su cui aveva fatto affidamento, si ammutinarono e rifiutarono di essere impiegate. Quando il Capo di Stato Maggiore Arz von Straussenberg ordinò la ritirata, la situazione era ormai pregiudicata e l’unica via percorribile era quella della richiesta di un immediato armistizio, rifiutata però dalle autorità italiane.

Il 30 ottobre la ritirata austroungarica inizia, incalzata dall’avanzata delle truppe italiane che, in alcuni punti, tentarono di tagliare le vie di fuga del nemico. Nei giorni successivi le operazioni si sarebbero limitate a sporadici scontri tra le forze armate italiane e le retroguardie austroungariche. Le delegazioni austroungarica e italiana firmarono l’armistizio il 3 novembre 1918. I combattimenti cessarono 24 ore dopo.

Con essi si concludeva la parabola dell’impero austroungarico. La battaglia di Vittorio Veneto, prima che una sconfitta militare, segnò la sconfitta di un disegno politico e sociale logorato dal tempo e collassato dopo anni di guerra e di privazioni.

 

Links

https://www.firstworldwar.com/battles/vittorioveneto.htm

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/vittorio_veneto_battle_of

http://www.itinerarigrandeguerra.com/La-Battaglia-Finale-Sul-Monte-Grapp...

http://www.itinerarigrandeguerra.it/code/28010/Museo-della-Battaglia-di-...

 

Bibliografia

Balla, Tibor / Cadeddu, Lorenzo / Pozzato, Paolo (a cura di), La battaglia di Vittorio Veneto. Gli aspetti militari, Udine, Gaspari, 2005.

Audoin-Rouzeau, Stéphane / Becker, Jean-Jacques / Gibelli, Antonio (a cura di), La prima guerra mondiale, volume 2, Torino, Einaudi, 2007.

Stevenson, David, With our backs on the wall. Victory and defeat in 1918, Cambridge (MA), Harvard University Press, 2011.

Rauchensteiner, Manfried, Der Tod des Doppladlers. Österreich-Ungarn und der Erste Weltkrieg, Wien/Köln/Weimar/Bonn, Böhlau Verlag, 2014.

Cervone, Pier Paolo, Vittorio Veneto. L’ultima battaglia, Milano, Mursia, 1994.

At Vittorio Veneto, Austria did not lost a battle, but lost the war and itself

General Erich Ludendorff

Everyone now fights in isolation his fight against hunger and exhaustion. What never keeps these people together? Sense of loyalty, camaraderie and fear. Fear of being alone and disappearing in isolation ...

Fritz Weber

One year after the great victory in the twelfth battle of the Isonzo (the battle of Caporetto), the Austro-Hungarian forces suffered the definitive defeat on the Piave front. An authentic route that resembled the Italian defeat of the previous year and which gave the coup de grace to the Austro-Hungarian empire, a little more than 50 years after its birth.

In the time between the 1917 victory and the overthrow of the 1918 parts, the imperial-royal army was never able to profit from its advantageous position. This can be attributed largely to the Italian ability to renew its armed forces, by the work of General Armando Diaz, but should not underestimate the strategic errors of the Austro-Hungarian General Staff, as well as the situation of deep crisis in which the empire fell.

The last attempt to impose a different course of the conflict occurred at the beginning of the summer, in the offensive known as the battle of the Solstice; the underestimation of the enemy and the incapacity of the generals on the front to have a common position on the conduct of the attack completely undermined the success of this. Moreover, the weakness of the emperor, Charles I, emerged, incapable of imposing on the military the overcoming of their internal divisions which, in the end, weakened the general scope of the offensive.

The battle of the Solstice brought out the political and economic weakness of the Danube Empire. The army was malnourished and ill-equipped and lacked fodder and fuel essential to ensure the mobility of the troops.

The internal front was worn down by the lack of raw materials and foodstuffs. The exhausted population no longer supported the war effort; nationalisms re-emerged, threatening the double monarchy in its foundations. Not only Croats, Slovenes and Czechs, notoriously potentially hostile to the double crown, but also the Hungarians began to exert separatist pressures. The military failure was linked to a deep political and social crisis.

In spite of everything, the Austro-Hungarian General Staff still showed optimism and planned a new offensive to be conducted by 1918. At the planning there should have been the new commander of the Army Group of Tyrol, Archduke Joseph, who succeeded the dismissed Conrad, General Svetozar Boroevic von Bojna, commander of the Army Group of the Piave, and General Ferdinand von Goglia, who was entrusted with a newly created Army Group "Belluno".

Boroevic, who was responsible for the most substantial and most threatened part of the front, did not share the optimism of his superiors. Apparently he was the only general in field who was fully aware of the plight of the armed forces and often complained about them. However, he was also convinced that he would be able to stop a possible Italian offensive, from which he had been warned as early as September.

His plan, however, was based on fragile foundations: the belief that troops at the front were not influenced by political events at home and confidence in the troops of the reserve, stationed in the rear.

Both factors of this equation proved to be fallacious. The troops in the rear were largely exposed to the news coming from the internal front and, being made up largely of Slovenian, Croatian, Czech and Hungarian Units, they were also the most likely to be influenced by the political crisis.

A further miscalculation was the belief that the torrential rains and floods of the Piave, in the second half of October, would have prevented the Italians from launching their offensive in those days.

In spite of the situation, in fact, on the night of 24 October, the Italian armed forces began offensive operations with a diversion attack on the Asiago plateau and south of the Montello, whose purpose was also to cut the communications between the various Austro-Hungarian groups .

The adverse weather conditions, however, convinced the Italians to postpone the attack on the Piave and the resistance of the group of armies "Belluno", despite the defection of two Hungarian departments, gave an advantage to the defenders.

On 26 October the Austro-Hungarians evaluated the situation with optimism: the attacks were rejected and the Italian losses were substantial. However, on that same day the flood of the Piave began to run out, allowing the enemy to resume operations to allow the troops to cross. The slow disintegration of the imperial troops continued with further acts of insubordination in the "Tirolo" Army Group.

Initially, this did not damage the defenders: the crossing positions established by the Italian troops, assisted by the French and the British, proved too weak and their bridgeheads could be isolated and stalled. On 28 October, the Austro-Hungarians went to the counter-offensive, but failed to prevent some enemy units from cutting their lines.

The advance of the X Italian Army, of the British departments and of the XVIII Corps forced the V and VI Austro-Hungarian armies to retreat.

Between 28 and 29 October, Boroevic informed his superiors that the situation was worsening and he proposed leaving the Veneto. The reserves, on which he had counted, mutinied and refused to be employed. When the Chief of Staff Arz von Straussenberg ordered the retreat, the situation was now undermined and the only way forward was that of the request for an immediate armistice, refused, however, by the Italian authorities.

On 30 October the Austro-Hungarian retreat began, prompted by the advance of the Italian troops who, in some points, tried to cut off the enemy's escape routes. In the following days the operations would have been limited to sporadic clashes between the Italian armed forces and the Austro-Hungarian rearguards. The Austro-Hungarian and Italian delegations signed the armistice on 3 November 1918. The fighting ceased 24 hours later.

The parable of the Austro-Hungarian empire was concluded with them. The battle of Vittorio Veneto, before a military defeat, marked the defeat of a political and social design worn down by time and collapsed after years of war and deprivation.

 

Links

https://www.firstworldwar.com/battles/vittorioveneto.htm

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/vittorio_veneto_battle_of

http://www.itinerarigrandeguerra.com/La-Battaglia-Finale-Sul-Monte-Grapp...

http://www.itinerarigrandeguerra.it/code/28010/Museo-della-Battaglia-di-...

 

Bibliography

Balla, Tibor / Cadeddu, Lorenzo / Pozzato, Paolo (a cura di), La battaglia di Vittorio Veneto. Gli aspetti militari, Udine, Gaspari, 2005.

Audoin-Rouzeau, Stéphane / Becker, Jean-Jacques / Gibelli, Antonio (a cura di), La prima guerra mondiale, volume 2, Torino, Einaudi, 2007.

Stevenson, David, With our backs on the wall. Victory and defeat in 1918, Cambridge (MA), Harvard University Press, 2011.

Rauchensteiner, Manfried, Der Tod des Doppladlers. Österreich-Ungarn und der Erste Weltkrieg, Wien/Köln/Weimar/Bonn, Böhlau Verlag, 2014.

Cervone, Pier Paolo, Vittorio Veneto. L’ultima battaglia, Milano, Mursia, 1994.