October 1916

Verdun e la strategia d'attrito

Alessandro Chebat

Verdun e la strategia d’attrito

La Francia è quasi arrivata alla fine del suo sforzo bellico. Se riusciamo a far capire chiaramente al popolo francese che sul piano militare non ha più nulla da sperare, la situazione giungerà ad un punto di rottura, e all'Inghilterra salterà di mano la spada migliore

(Erich von Falkenhayn)

 

Per tutto il 1915 il baricentro della Grande Guerra era stato il fronte orientale, il quale aveva assorbito risorse e monopolizzato le principali operazioni. Dopo il fallimento dell’offensiva sui Dardanelli e i duri colpi subiti dalle armate zariste, il fulcro delle operazioni ritornò ad essere l’occidente. Nel Natale del 1915 il generale Erich von Falkenhayn presentò al Kaiser un piano d’operazioni che prevedeva un offensiva ad occidente. Secondo Falkenhayn la Francia non era più in grado di resistere allo sforzo bellico, mentre le iniziative militari di inglesi, russi e italiani avevano un valore strategico trascurabile nell’economia di guerra. Scopo delle operazioni era non tanto scardinare il fronte, quanto logorare a tal punto l’Armée da convincere il popolo francese dell’impossibilità di continuare la guerra. Nei piani di Falkenhayn una serie di avanzate limitate, compiute con un numero relativamente ristretto di uomini, avrebbe obbligato Joffre a reagire con contrattacchi entro il raggio d’azione delle artiglierie pesanti tedesche. L’azione dei grossi calibri avrebbe inflitto alle fanterie perdite tali da rendere insostenibile per la Francia la prosecuzione della guerra. D’altra parte la possibilità di un repentino crollo francese era tutt’altro che remota, in quanto le truppe di Joffre dal settembre del ’14 sostenevano da sole il grosso dello sforzo bellico contro i tedeschi, mentre le dure perdite subite fino a quel momento avevano notevolmente fiaccato il morale dei soldati.

La mattina del 21 febbraio iniziò il bombardamento tedesco su un fronte di 25 chilometri, sostenuto da tutti i grossi calibri disponibili, tra cui i cannoni di marina Krupp da 380 mm, e gli obici da 420: obbiettivo era la fortezza di Verdun. Nel pomeriggio le fanterie uscirono dalle trincee e si lanciarono all’attacco, iniziando ad erodere progressivamente le difese francesi. Nelle sue fasi iniziali l’offensiva tedesca colse risultati modesti. Tuttavia, dopo il bombardamento, il morale francese era talmente basso da far temere un collasso delle truppe. Due battaglioni di cacciatori al comando del colonnello Driant si ridussero a 200 uomini sui 2000 iniziali.

Il 25 febbraio un reggimento di fanti del Brandeburgo conquistò il forte di Douaumont. I francesi, ritenendo che la potenza dell’artiglieria tedesca le rendesse ormai superate, avevano iniziato il disarmo delle fortezze di Verdun, tanto che il Douaumont era difeso da una cinquantina di artiglieri e pochi mitraglieri. Quando i fanti brandeburghesi si approssimarono al forte, buona parte della piccola guarnigione era scesa nei rifugi per proteggersi dal bombardamento, tanto che più fonti riferiscono che l’importante fortificazione fu conquistata da un pugno di genieri che colsero i francesi nel sonno. A rendere ancor più semplice la conquista del forte giunse una serie di intoppi burocratici tra i comandi francesi: il generale Chrétien, comandante del settore destro di Verdun, già il 24 aveva ordinato la difesa ad oltranza dei forti, tuttavia una serie di ritardi fece sì che gli ordini venissero inoltrati solo alle 9,45 del giorno successivo.

Dopo l’iniziale sottovalutazione dell’attacco, il 25 Joffre decise di inviare a Verdun il suo vice, generale Édouard de Castelnau, il quale nominò il generale Philippe Pétain comandante del settore con l’ordine di tenere la sponda destra della Mosa ad ogni costo. Dopo lo schiaffo morale di Douaumont, Verdun non poteva cadere. La proposta del generale Langle de Cary di ritirarsi per riorganizzare le difese, pur essendo la soluzione più valida, fu ritenuta inaccettabile.

Sotto la guida del carismatico Petain e spinti da parole d’ordine quali Ils ne passeront pas, le truppe francesi si lanciarono in una serie di furiosi contrattacchi: Verdun era ormai il simbolo dell’onore e della volontà di resistenza francese (Honneur de la France). La battaglia fu alimentata da un continuo afflusso di soldati attraverso la Voie Sacrée, sulla quale transitarono fino a ventimila uomini al giorno, nonostante gli incessanti bombardamenti. Di fronte ad un’inattesa e accanita resistenza, l’offensiva tedesca iniziò a rallentare con perdite sempre più elevate. Alla fine di marzo le perdite complessive ammontavano già a oltre 81 mila tedeschi  e 89 mila francesi. Falkenhayn, posto di fronte alla scelta di sospendere l’attacco o allargarlo ad un settore più ampio, decise di insistere nella strategia di logoramento, mantenendo Verdun come obbiettivo e impiegandovi tutte le riserve disponibili. La pressione tedesca portò alla conquista, in maggio, delle alture del Mort-Homme, mentre il 7 giugno capitolava il forte di Vaux, che dopo la caduta del Douaumont era divenuto uno dei capisaldi delle difese francesi. I tedeschi sembravano ormai prossimi a prendere Verdun.

Tuttavia le forze francesi erano ormai ben decise a resistere, potendo ora contare su un consistente supporto d’artiglieria (pur ancora insufficiente), mentre le batterie tedesche erano logorate dall’intenso uso, che provocava scoppi accidentali e bombardamenti sempre più imprecisi. A rendere ancor più difficile il successo tedesco giungeva il continuo afflusso di truppe inglesi al fronte, che si apprestavano a scatenare il primo grande attacco sulla Somme. Sugli altri fronti gli iniziali successi austriaci in Trentino erano stati vanificati dai contrattacchi italiani, mentre il risveglio dell’esercito russo con Brusilov rischiava di rimettere in discussione le posizioni degli imperi centrali sul fronte orientale.

Le perdite elevate e il protrarsi della battaglia spinsero il Kaiser a sostituire von Falkenhayn con . Petain, divenuto eroe nazionale, fu promosso al gruppo d’armate centrali e sostituito da Nivelle. Il 24 ottobre la svolta: truppe marocchine riconquistarono il forte di Douaumont, e nei giorni successivi le fanterie francesi avanzarono di altri tre chilometri, riconquistando in breve tempo tutto il terreno occupato in mesi di attacchi sanguinosi. In novembre fu riconquistato il forte di Vaux: l’offensiva tedesca era fallita, mentre la vittoria morale francese era stata netta. Con perdite che secondo alcune stime superano i 900 mila morti, feriti e dispersi, la battaglia di Verdun fu lo scontro più lungo e sanguinoso del primo conflitto mondiale.  

 

Link

Divulgazione:

http://www.storiaxxisecolo.it/grandeguerra/gmbattag1.htm

http://www.sulleormedellastoria.it/IT/prima-guerra-mondiale/verdun.html

http://www.lagrandeguerra.net/ggvbattaglia.html

Approfondimento:

http://www.icsm.it/articoli/ri/grandeguerrafranciaparte4.html

http://www.wereldoorlog1418.nl/battleverdun/ (EN)

Musei:

http://www.lesfrancaisaverdun-1916.fr/histo-verdun-bilan.htm (FR)

http://www.memorialdeverdun.fr/index.php/accueil.html (FR)

http://ww1centenary.oucs.ox.ac.uk/space-into-place/verdun-1916/ (EN)

Letture:

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale (1914-1918), BUR, 2006

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Alistair Horne, Il prezzo della gloria. Verdun 1916. La più grande battaglia di annientamento, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003

Verdun and the strategy of attrition

France has almost reached the end of its war effort. If we can make it clear to the French people that from a military viewpoint there is nothing to hope for, the situation will reach a breaking point, and England will lose its best sword

(Erich von Falkenhayn)

 

The Eastern front, which had absorbed resources and monopolized the main operations, had been the focus of the Great War throughout 1915. After the failure of the Dardanelles campaign and the blows suffered by the Tsarist armies, the centre of operations returned to the West. Over Christmas 1915, General Erich von Falkenhayn showed the Kaiser an operations plan which included an offensive to the west. In Falkenhayn’s opinion, France was no longer able to keep up the war effort, while the military initiatives of Britain, Russia and Italy had negligible strategic value in the economy of war. The purpose of the military operation was to wear down the Armée and hence convince the French people of the impossibility of continuing the war. According to Falkenhayn’s plans, a series of limited attacks, carried out with a relatively small number of men, would force Joffre to react with counterattacks within the range of German heavy artillery which would inflict such heavy losses on the infantry that France would be unable to continue the war. Moreover, the likelihood of a sudden collapse by France was anything but remote: Joffre’s troops had born the main brunt of the war effort against the Germans since September 1914, and the losses incurred so far had greatly weakened the morale of the soldiers.

The German bombardment began in the morning on 21st February, on a front of 25 kilometres, supported by all the heavy artillery available, including the 38 cm Krupp naval guns and the 42cm howitzers: the objective was the Verdun fortress. In the afternoon, the infantry came out of their trenches and launched their attack, gradually starting to wear away at the French defences. The German offensive gave mediocre results in its early stages. However, after the bombardment, French morale was so low as to lead to fears of a collapse of the troops. Of the 2000 men in the two Chasseurs battalions under the command of Colonel Driant only 200 survived.

On 25th February, a Brandenburg infantry regiment captured Fort Douaumont, defended by fifty artillerymen and a few gunners. In fact, the French, believing they could not resist the power of the modern German heavy artillery, had started to disarm the Verdun forts. When the Brandenburg infantry reached the fort, most of the small garrison had already gone to the lower levels of the fort to escape the shelling, and indeed many sources report that the important fort was captured by a handful of combat engineers who surprised the French in their sleep. A series of bureaucratic hitches between French commands made capturing the fort even easier: General Chrétien, commander of the right sector of Verdun on 24th February, had already ordered that the forts should be defended to the bitter end, but a series of delays meant that the orders were conveyed only at 9.45 a.m. the following day.

After the initial underestimation of the attack, on 25th February Joffre decided to send General Édouard de Castelnau to Verdun. He appointed General Philippe Pétain sector commander, with orders to keep the right bank of the Meuse at all costs. After the insult of Douaumont, Verdun could not be allowed to fall. The proposal of General Langle de Cary to retreat to reorganize the defence, although the best solution, was deemed unacceptable.

Under the leadership of the charismatic Petain, and driven by rallying cries such “Ils ne passeront pas”, French troops launched into a series of furious counterattacks. Verdun had now become a symbol of the honour and the will of French resistance. The battle was fuelled by a constant flow of soldiers through the Voie Sacrée, with up to twenty thousand people transiting per day, despite the shelling. Faced with this unexpected resistance, the German offensive began to slow down, with losses increasing more and more. At the end of March total losses already amounted to more than 81,000 Germans and 89,000 French. Falkenhayn, faced with the choice of suspending the attack or extending it, decided to insist in a strategy of attrition, keeping Verdun as the objective and using all available reserves in the battle. German pressure led to the conquest, in May, of the heights of the Mort-Homme, while Fort Vaux, a cornerstone of French defence, was captured on 7th June. The Germans seemed about to capture Verdun.

However, the French forces were now determined to resist, and were now able to count on substantial (though still insufficient) artillery support, while the German batteries were worn out by intense use, leading to accidental explosions and inaccurate shelling. The continuous influx of British troops, who were preparing to launch the first major attack on the Somme, made German success even more difficult. On other fronts, initial Austrian successes in Trentino had been thwarted by Italian counterattacks, while the revival of the Russian army with Brusilov meant that the positions of the Central Powers on the Eastern Front had to be reconsidered.

The high losses and the prolongation of the battle led the Kaiser to replace von Falkenhayn with von Hindenburg and Ludendorff: the German pressure on Verdun began to loosen. Petain, who had became a national hero, was promoted to Army Chief of Staff and replaced by Nivelle. The turning point arrived on 24th October: Moroccan troops recaptured Douaumont Fort, and in the following days the French infantry advanced three more kilometres, quickly regaining all the land occupied in months of bloody attacks. Vaux Fort was recaptured in November: the German offensive had failed, while the French moral victory was clear. With losses that according to some estimates exceed 900,000 dead, wounded and missing, the battle of Verdun was one of the bloodiest of the First World War.

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Background:

http://www.storiaxxisecolo.it/grandeguerra/gmbattag1.htm

http://www.sulleormedellastoria.it/IT/prima-guerra-mondiale/verdun.html

http://www.lagrandeguerra.net/ggvbattaglia.html

Further information:

http://www.icsm.it/articoli/ri/grandeguerrafranciaparte4.html

http://www.wereldoorlog1418.nl/battleverdun/ (EN)

Museums:

http://www.lesfrancaisaverdun-1916.fr/histo-verdun-bilan.htm (FR)

http://www.memorialdeverdun.fr/index.php/accueil.html (FR)

http://ww1centenary.oucs.ox.ac.uk/space-into-place/verdun-1916/ (EN)

Readings:

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale (1914-1918), BUR, 2006

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Alistair Horne, Il prezzo della gloria. Verdun 1916. La più grande battaglia di annientamento, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003