December 1918

Woodrow Wilson: gli Stati Uniti nella Grande Guerra e i 14 punti - Woodrow Wilson: the United States in the Great War and 14 points

Silvia Sartori

Fin dal principio della sua Presidenza, Wilson praticò una politica estera volta al compromesso e al mantenimento della pace, al fine di evitare situazioni conflittuali che potessero danneggiare lo Stato americano. Egli cercò in tutti i modi di mantenere questa linea anche nei difficili anni del Primo Conflitto Mondiale, quando gli scontri imperversavano in Europa, coinvolgendo gran parte delle potenze mondiali e seminando ovunque morte e devastazione. Nel momento in cui però la Germania, dopo varie trattative, decise di dichiarare la guerra sottomarina ad oltranza, con lo scopo di affrettare la fine delle ostilità, gli Stati Uniti non stettero più a guardare: nella speranza di fondare la pace futura sull’accordo di libere Nazioni, il 2 aprile 1917 entrarono ufficialmente in guerra a fianco dell’Intesa. Immediatamente, l’America mobilitò le sue risorse economiche, una flotta militare e mercantile ed un consistente esercito, per poter contribuire con ogni mezzo all’annientamento del militarismo prussiano.

L’intervento degli Stati Uniti fu decisivo nel determinare le sorti del conflitto: portò ad una serie di vittorie che favorirono gli Alleati e che costrinsero invece alla resa le forze degli Imperi centrali.

Altrettanto incisiva fu l’azione esercitata dall’America per quanto concerne la formulazione del trattato di pace. Lontano infatti da pretese di conquista, mosso unicamente dalla volontà di ristabilire l’ordine e di rivendicare il rispetto di libertà e giustizia, lo Stato americano acquistò una sorta di supremazia morale agli occhi dei Paesi belligeranti.

Il Presidente Wilson espose innumerevoli volte nei suoi discorsi la necessità di una pace durevole e giusta, che al momento risultava essere minata dalle mire espansionistiche e dalla sete di potere della Germania. Era l’8 gennaio 1918: egli formulò il programma di pace delle potenze alleate nei suoi famosi 14 punti, fondamento della giustizia internazionale.

1° Convenzioni di pace in piena luce e abolizione di ogni intesa diplomatica particolare e segreta.

2° Libertà dei mari in pace come in guerra, salvo nel caso di un’azione internazionale tendente a far applicare accordi internazionali.

3° Soppressione delle barriere economiche ed eguaglianza di condizioni commerciali per tutte le Nazioni consenzienti alla pace e associantisi nel mantenimento di questa.

4° Riduzione degli armamenti al minimo consentito dalla sicurezza interna.

5° Regolamento definitivo di tutte le rivendicazioni coloniali, tenendo conto degli interessi delle popolazioni in egual misura delle rivendicazioni eque dei Governi.

6° Piena indipendenza della Russia.

7° Restaurazione e sovranità del Belgio.

8° Restituzione dell’Alsazia – Lorena alla Francia.

9° Rettificazione delle frontiere italiane in conformità dei dati chiaramente percettibili del principio di nazionalità.

10° Sviluppo autonomo dei popoli dell’Austria – Ungheria.

11° Reintegrazione della Romania, della Serbia e del Montenegro, nei loro naturali confini con libero accesso al mare per la Serbia; garanzie internazionali di indipendenza politica, economica e d’integrità territoriale per gli Stati balcanici.

12° Garanzie della sovranità e della sicurezza alle regioni turche nell’Impero Ottomano. Apertura dei Dardanelli al commercio libero delle Nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

13° Creazione di uno Stato polacco indipendente con libero accesso al mare.

14° Associazione generale delle Nazioni, costituita in virtù di convenzioni formali stabilenti mutue garanzie di indipendenza politica e d’integrità territoriale ai piccoli come ai grandi Stati.

Per il Presidente Wilson era necessario che la pace fosse assicurata “dal principio dell’equità applicata a tutti i popoli, a tutte le nazionalità, dal diritto di ciascuno a vivere in eguali condizioni di libertà e di sicurezza, gli uni vicino agli altri, siano essi forti o deboli”.

Quando la guerra fu vinta, le potenze alleate sottoscrissero l’armistizio, impegnandosi a costruire un clima di riconciliazione e di concordia in base ai suoi punti e accettando così i principi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli: i confini di ogni Stato avrebbero dovuto comprendere solo genti aventi stessa nazionalità e, in caso di contrasti, le popolazioni avrebbero deciso autonomamente il proprio destino politico e la propria organizzazione statale.

Wilson partecipò personalmente alla Conferenza di Pace, arrivando a Versailles già nel dicembre del 1918 ma, quando fu il momento di tradurre i suoi 14 articoli in condizioni di pace, si trovò in difficoltà. Del resto, l’esigenza di instaurare un regime democratico in ogni Stato aveva come conseguenza l’insorgere di problemi pratici, dal momento che il principio democratico riguardava interamente gli aspetti della vita pubblica e le istituzioni civili di una Nazione. Volse ogni suo sforzo ad ottenere la Società delle Nazioni, un organismo sovranazionale che avrebbe avuto il compito di regolare i rapporti tra le nazioni e di evitare guerre future. Non solo però non vi aderirono la Germania sconfitta e la Russia rivoluzionaria: anche gli Stati Uniti stessi si rifiutarono di entrare a farne parte, nonostante la loro presenza fosse fondamentale per il mantenimento della stabilità mondiale. Dopo la vittoria del partito repubblicano su quello democratico alle elezioni presidenziali del 1921, fu infatti adottata una politica isolazionista, che voleva evitare qualsiasi coinvolgimento nella politica europea.

Per il suo intervento significativo durante le trattative, Wilson fu insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1919.

Tornato in America, nel luglio dello stesso anno presentò al Senato il Trattato di Versailles, ma incontrò una forte opposizione.

Decise così di parlare alle folle, partendo alla volta di numerose città, nelle quali tenne dei discorsi in difesa della Società e della pace mondiale, ma fu colto da un ictus, che lo colpì nuovamente dopo pochi giorni. Da quel momento iniziò per lui una fase di declino: divenuto inabile, insieme alla seconda moglie si allontanò dalla Casa Bianca nel 1921, per andare a vivere in una casa a Washington, dove morì il 3 febbraio 1924.

 

Bibliografia:

Cosentini Francesco, Woodrow Wilson e la sua opera scientifica e politica, Torino, Utet, 1919

www.treccani.it

From the beginning of his presidency, Wilson practiced a foreign policy aimed at compromising and maintaining peace, in order to avoid conflict situations that could harm the American state. He tried in every way to maintain this line even in the difficult years of the worldwide conflict, when the clashes were raging in Europe, involving most of the world powers and sowing death and devastation everywhere. At a time when Germany, after several negotiations, decided to declare the unrestricted submarine warfare with the aim of hastening the end of hostilities, the United States decided to intervene: in the hope of founding future peace on the agreement of free nations, on 2 April 1917 officially entered the war alongside the Entente. Immediately, America mobilized its economic resources, a military and mercantile fleet and a substantial army, to be able to contribute by all means to the annihilation of Prussian militarism.

The intervention of the United States was decisive in determining the fate of the conflict: it led to a series of victories that favored the Allies and that instead forced the forces of the central Empires to surrender.

Equally incisive was the action taken by America regarding the formulation of the peace treaty. Far from pretensions of conquest, moved only by the desire to restore order and to claim respect for freedom and justice, the American state acquired a sort of moral supremacy in the eyes of the belligerent countries.

President Wilson repeatedly stated in his speeches the need for a lasting and just peace, which at the moment was undermined by Germany's expansionist aims and thirst for power. It was 8 January 1918: he formulated the peace program of the allied powers in his famous 14 points, foundation of international justice.

1st - Peace conventions in full light and abolition of any particular and secret diplomatic agreement.

2nd - Freedom of the seas in peace as in war, except in the case of international action tending to apply international agreements.

3rd - Abolition of economic barriers and equality of commercial conditions for all nations consenting to peace and associated in maintaining this.

4th - Reduction of armaments to the minimum allowed by internal security.

5th - Regulation of all colonial claims, taking into account the interests of the peoples in equal measure of the fair demands of the Governments.

6th - Full independence of Russia.

7th - Restoration and sovereignty of Belgium.

8th - Restitution of Alsace - Lorraine to France.

9th - Rectification of the Italian borders according to the clearly perceptible data of the principle of nationality.

10th - Autonomous development of the peoples of Austria-Hungary.

11th - Reintegration of Romania, Serbia and Montenegro, in their natural boundaries with free access to the sea for Serbia; international guarantees of political, economic and territorial integrity for the Balkan States.

12th- Guarantees of sovereignty and security to the Turkish regions in the Ottoman Empire. Opening of the Dardanelles to the free trade of nations under the protection of international guarantees.

13th - Creation of an independent Polish state with free access to the sea.

14th- General Association of Nations, established by virtue of formal agreements establishing mutual guarantees of political independence and territorial integrity for small and large countries.

On 11 February 1918, Wilson emphasized what means and principles should be applied in order to achieve the objectives set out in his 14 articles:

each part of the final regulation had to lay its foundations on justice and develop provisions to guarantee permanent peace;

it was necessary that peoples and territories were no longer traded between Governments as if they were pieces of a game, respecting the balance between the Powers;

no territorial regulation had to be established that did not respond to the advantages of the populations concerned and that instead was the product of compromises deriving from the ambitions of rival states;

it was opportune that every nationality see its aspirations realized, avoiding, however, that these become a source of discord with other States, so as to endanger the peace of Europe and the world again.

In July 1918, the President, in a speech to Washington's grave, once again highlighted the purposes for which the Allies were fighting:

to destroy all power that could disturb world peace;

find a solution either to territorial issues or national sovereignty, or to economic agreements or political relations, making sure that the people concerned freely welcomed this solution;

to reach the consensus of all nations to be guided in their conduct by principles such as honor and respect for the common law of civil society, in order to be able to respect promises and not to plot any conspiracy, nor to cause selfish harm in order to create a climate of mutual trust and respect for the law;

set up a peace organization, in which the power of nations could ensure respect for peace and justice, with the creation of a true tribunal, whose decisions were accepted by all. For President Wilson it was necessary that peace be assured "from the principle of fairness applied to all peoples, to all nationalities, from the right of everyone to live in equal conditions of freedom and security, close to each other, be they are strong or weak ".

When the war was won, the powers signed the armistice, pledging to establish a climate of reconciliation and concord based on the 14 points and thus accepting the principles of nationality and self-determination of the peoples. Wilson personally participated in the Peace Conference, arriving in Versailles as early as December 1918 but, when it was time to translate his 14 articles into peace, he found himself in trouble. He made every effort to obtain the League of Nations, to which the United States did not accept to join, despite their presence being fundamental for the maintenance of world stability.

For his significant intervention during the negotiations, Wilson was awarded the Nobel Peace Prize in 1919.

Back in America, in July of the same year he presented the Treaty of Versailles to the Senate, but he met strong opposition.

He decided to talk to the crowds, giving speeches in defense of the League of Nations and World Peace, but he was hit by two strokes within a few days. From that moment began a period of decline for him: becoming disabled, together with his second wife, he moved away from the White House in 1921, to go and live in a house in Washington, where he died on 3 February 1924.

 

Bibliography:

Cosentini Francesco, Woodrow Wilson e la sua opera scientifica e politica, Torino, Utet, 1919

www.treccani.it