Aprile 1917

La battaglia dello “Chemin des Dames” - The Second Battle of the Aisne

Helena Trnkova

Per tutta la durata della Grande Guerra, le armate francese e tedesca si contendevano uno stretto sentiero situato a nord-est della Francia, noto come lo “Chemin des Dames”. Durante i combattimenti, che raggiunsero l’apice con l’offensiva Nivelle del 16 aprile 1917, caddero trecentomila uomini. Per queste ragioni, il settore è ricordata come una delle peggiori del fronte occidentale.

«Se scavassimo una fossa comune che va da La Malmaison a Craonne, quel tratto [lo “Chemin des Dames”] dovrebbe essere dieci volte più largo per poter contenere tutti i morti che è costato. Eccoli, trecentomila, tedeschi e francesi, i loro battaglioni stretti insieme in un indissolubile ed eterno abbraccio» scrive Roland Dorgelès nel suo romanzo dedicato allo Chemin des Dames.

Questo sentiero, situato nel dipartimento francese di Aisne tra Soissons, Laon e Reims, si snoda per 25,9 km tra Aizy-Jouy e Corbeny. Creato verso il 1780 per agevolare i viaggi delle figlie di Luigi XV, data la sua posizione strategica ben presto divenne luogo di scontri ricorrenti. Nel marzo 1814 Napoleone vince qui la battaglia contro i prussiani; ancora, nel 1914-1918 questa stradicciola fa da scenario agli scontri ma anche alla convivenza – protrattasi per lunghi mesi in immediata vicinanza, nelle caverne scavate nel terreno roccioso– di francesi e tedeschi.

L’attività militare raggiunge il culmine con l’offensiva francese dell’aprile-maggio 1917 sferrata dal generale Robert Nivelle che le ha dato il nome, il 16 aprile 1917 a Craonne. Sperando di poter fare breccia con uno sfondamento decisivo che permettesse di rilanciare una guerra di movimento, quest’ultimo prefigura un’operazione su ampia scala che non risparmia risorse materiali né forze umane. Le unità presenti constano di due armate d’assalto (la VIa e la Va armata) e di una di rincalzo (la Xa armata), equivalenti a 53 divisioni. La vastità dell’operazione è percepita dagli stessi soldati. Louis Désalbres li rammenta nel suo taccuino come «la marea umana che risale lentamente verso le linee». In effetti, il mattino del 16 aprile, circa 180.000 uomini sono radunati ai piedi delle posizioni tedesche. La seconda linea conta 100.000 soldati di fanteria, ma anche quasi tutta l’artiglieria e i reggimenti territoriali a supporto dei corpi d’armata di testa: in totale, circa 250.000 uomini. La terza linea è composta da circa 120.000 uomini. La quarta linea, dispiegata tra Aisne e Vesle, 180.000 e la quinta, sulla Marna, intorno a Château-Thierry, dispone di altri 55.000 uomini. Se allarghiamo il perimetro e includiamo gli attacchi del 17 aprile, si aggiungono a questo elenco alcune altre unità. Per quest’operazione, nel complesso, viene schierato un milione di uomini in un settore del fronte di 40 km circa.

La posizione francese è sfavorevole. I “poilus” [denominazione per i fanti francesi al fronte] occupano le posizioni più basse, ai piedi delle colline dominate dai tedeschi trincerati nelle loro linee ben strutturate e fortificate. Presenti sul territorio dal 1914, hanno scavato nel terreno roccioso un dedalo di gallerie e caverne (le “creutes”), adatte per resistere agli assalti dell’artiglieria francese. Inoltre, grazie alla loro posizione sopraelevata, i soldati francesi che tentano di scalare a fatica quel ripido pendio diventano facili bersagli.

Il tempo non gioca più a favore dei francesi. A metà aprile, la pioggia e il nevischio trasformano il terreno in un lago di fango, rallentando ancora di più ogni tentativo di movimenti rapidi e provocando, al contempo, un vero e proprio disastro sanitario.

L’offensiva è lanciata all’alba. I racconti dei testimoni narrano di una breve fase di avanzamento, stroncata sul nascere dalla comparsa delle mitragliatrici. Sebbene l’efficacia di queste ultime varii a seconda del settore, data la solidità della resistenza tedesca, il fallimento si fa certezza nel giro di poco tempo. Nonostante i numerosi tentativi di rilancio degli assalti –tre il 16 da parte del 1° battaglione di fronte a Craonne, uno il 17 e un altro il 19 aprile–, lo slancio offensivo finisce per sgretolarsi ovunque con l'attacco alle prime linee tedesche. Riprende e si protrae per mesi la guerra di posizione. I tedeschi realizzarono uno sfondamento decisivo il 27 maggio 1918 che consente loro di prendere il controllo su tutta la regione. Il loro slancio, però, viene fermato agli inizi di giugno. Il contrattacco francese del mese successivo –luglio 1918– porta alla sconfitta definitiva delle armate tedesche sul fronte occidentale.

Il bilancio dell’operazione di aprile 1917 è raccapricciante: secondo J. F. Jagielski, fra il 16 e il 25 aprile cadono in battaglia 30.000 uomini, oltre a 100.000 sono feriti e 4.000 dispersi. In dieci giorni, 134.000 uomini vengono messi fuori combattimento. La cocente sconfitta dell’operazione contribuisce a minare le speranze di una rapida fine della guerra, causando un diffuso sgomento in seno all’esercito. Il 15 maggio Nivelle viene sostituito dal generale Philippe Pétain come comandante in capo all’armata francese, che in quel momento era attraversata da ampi movimenti di protesta.

L’offensiva dello Chemin des Dames diventa la metafora della violenza dei combattimenti e delle sofferenze inflitte ai soldati. Nella cultura popolare francese, la Chanson de Craonne è il simbolo che incarna le aspirazioni antimilitariste. Tuttavia, il suo ricordo fatica ad aprirsi un varco nei discorsi ufficiali. All’epoca dei fatti, l’evidenza del fallimento dell’offensiva è minimizzata tanto quanto erano state propagandate le aspettative che aveva suscitato. La commissione d’inchiesta riesce persino a trasformare questa sconfitta in una parziale vittoria; in altre occasioni, viene semplicemente negata. Ancora oggi la battaglia dello Chemin des Dames è poco presente nella storiografia, cancellata per lasciare spazio ad altre grandi operazioni militari condotte sul fronte occidentale, come Verdun o la Somme. L’unico monumento eretto in quest’area, la Cappella di Cerny, è stata inaugurata solo nell’aprile 1951. Il noto film di Stanley Kubrick del 1957, Orizzonti di gloria, in parte ispirato a questi avvenimenti, ha dovuto attendere il 1975 per essere proiettato nelle sale francesi.

Link:

http://fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu05903/discours-de-lionel...

https://www.reseau-canope.fr/cndpfileadmin/pour-memoire/les-fusilles-de-...

https://www.crid1418.org/doc/pedago/dossier_cdd_loez_05.pdf

Bibliografia:

Nicolas Offenstadt (dir.), Le Chemin des Dames, Paris, Perrin, 2004.

Throughout the Great War, the French and German armies contended a narrow pathway in the north-east of France known as the Chemin des Dames. Three hundred thousand men lost their lives in the fighting, which culminated in the Nivelle Offensive of 16 April 1917. This sector was recorded as one of the most gruelling on the Western Front.

“If one had dug a mass grave there, from La Malmaison to Craonne, it [the pathway] would have needed to be ten times wider in order to hold all the casualties it had inflicted. There they are, three hundred thousand Germans and Frenchmen, their battalions intertwined in a supreme embrace that will now never be unravelled,” writes Roland Dorgelès in his novel on the Chemin des Dames.

Located in the French département of Aisne between Soisson, Laon and Reims, the Chemin des Dames route runs some 25.9 kilometres from Aizy-Jouy to Corbeny. Created around 1780 for the daughters of Louis XV [to facilitate their travels; translator's note], it soon became a place of recurrent fighting due to its strategic position. In March 1814, Napoleon secured a victory over the Prussians here; in 1914-1918 once again it saw the French and the Germans confront each other but also live together in the close proximity of the shelters carved out of the rocky terrain during the long months of fighting.

The hostilities culminated with the French offensive in April-May 1917 launched by the General after whom it was named, Robert Nivelle, on 16 April 1917 at Craonne. Hoping to achieve a decisive breakthrough that would enable them to reactivate a movement war, Nivelle envisaged a large-scale operation that spared neither equipment nor manpower. Two units of breakout forces (the Fifth and Sixth Armies) and one of pursuit forces (the 10th Army) took part with the equivalent of 53 divisions. The immensity of the operation was sensed by the soldiers. Louis Désalbres describes in his notebook “the human tide rising slowly towards the lines”. Indeed, on the morning of 16 April, about 180 000 men assembled below the German positions. The second line comprised 100 000 infantrymen as well as almost all the artillery and territorial regiments attached to the head armoured corps giving a total of 250 000 men. The third line counted around 120 000 men; the fourth, lying between Aisne and Vesle, 180 000 and the fifth, along the Marne, around Château-Thierry, numbered 55 000 men. If one extends the perimeter and includes the attacks of 17 April, other units can be added to the list giving a total of one million men assembled for this operation in a sector of around 40 km.

The French position was at a disadvantage. The “poilus” [French infantrymen]  occupied positions below, at the foot of the hills dominated by the Germans entrenched in their highly organised, fortified lines. Having been in this sector since 1914, the Germans had cut a labyrinth of tunnels and caves (creutes) into the rocky terrain, suitable to withstand the assaults of the French artillery. Moreover, the French soldiers found it difficult to climb the steep hillsides and became easy targets from the German positions high up.

The weather was no longer favourable to the French. In mid April rain and snow transformed the terrain into a sea of mud that slowed down even further every attempt to move rapidly and at the same time caused a veritable health disaster.

The Offensive was launched at dawn. The accounts of eyewitnesses noted a short period of progress, which was quickly checked by the emergence of machine guns. Although effectiveness differed from one sector or another, realisation of the strength of German resistance led to conviction that defeat was inevitable. Despite several attempts to re-launch attacks: three on the 16th by the I Corps in front of Craonne, one on the 17th and one on the 19th April, the Offensive was crushed on the first German lines. A war of position resumed and lasted many months. The Germans accomplished a decisive breakthrough on 27 May 1918, which allowed them to take control over the entire area. Their momentum however came to a halt in early June. The French counter-attack in the following month, July 1918, led to the final defeat of the German armies on the Western Front.

The results of the operation in April 1917 were devastating. According to J. F. Jagielski, between 16 and 25 April 30 000 men were killed, 100 000 were wounded and 4 000 went missing. In ten days, 134 000 troops were immobilised. The disastrous failure of the operation contributed to undermining the hope of an end to a quick war, causing widespread turmoil within the army. On 15 May, Nivelle was replaced by General Philippe Pétain as Chief of the General Staff of the French Army, which had suffered widespread mutinies.

The Second Battle of the Aisne offensive became the metaphor for the violence of the fighting and suffering inflicted on the soldiers. In French popular culture, the Chanson de Craonne inspired by the Battle embodied antimilitarist aspirations. Nevertheless, the story it tells was just starting to make its way into official statements. At the time, the reality of the failed attack was played down proportionally to the publicity of the hopes it had raised. The investigation committee even managed to transform it into a partial victory, otherwise it was quite simply denied. Still today, the Second Battle of the Aisne is poorly represented in historiography, deleted in favour of other major operations on the Western Front such as Verdun or the Somme. The only covered monument on the sites – the Chapel of Cerny-en-Laonnois – was not inaugurated until April 1951. The Paths of Glory, a major 1957 film by Stanley Kubrick, partially inspired by the event, had to wait until 1975 to be aired in France.

Links:

http://fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu05903/discours-de-lionel...

https://www.reseau-canope.fr/cndpfileadmin/pour-memoire/les-fusilles-de-...

https://www.crid1418.org/doc/pedago/dossier_cdd_loez_05.pdf

Bibliography:

Nicolas Offenstadt (edit.), Le Chemin des Dames, Paris, Perrin, 2004.

Durant toute la Grande Guerre, les armées française et allemande se disputèrent un sentier étroit dans le Nord-Est de la France: le Chemin des Dames. Les combats, ayant culminé avec l'offensive Nivelle du 16 avril 1917, y fauchèrent trois cent mille hommes. Ce secteur s’inscrit parmi les pires du front occidental.

"Si l'on y creusait, de la Malmaison à Craonne, une fosse commune, il le [le chemin] faudrait dix fois plus large pour contenir tous les morts qu'il a coûtés. Ils sont là, trois cent mille, Allemands et Français, leurs bataillons mêlés dans une suprême étreinte qu'on ne dénouera plus", écrit Roland Dorgelès dans son roman sur le Chemin des Dames.

Ce chemin, situé dans le département français de l'Aisne entre Soisson, Laon et Reims, s'étend sur 25,9 kilomètres entre Aizy-Jouy et Corbeny. Créé autour de 1780 pour les filles de Louis XV, il devînt rapidement, au vu de sa position stratégique, un lieu de combats récurrents. En mars 1814 Napoléon y remporte la victoire sur les Prussiens ; en 1914-1918 de nouveau, il voit s'affronter mais aussi cohabiter pendant de longs mois dans une grande proximité des abris taillés dans le terrain rocheux, les Français et les Allemands.

L'activité guerrière atteint son pic culminant lors de l'offensive française d'avril-mai 1917 lancée par son général éponyme Robert Nivelle le 16 avril 1917 à Craonne. En espérant d'effectuer une percée décisive permettant de relancer une guerre de mouvement, ce dernier prévoit une opération de grande envergure n'épargnant ni ressources matérielles ni forces humaines. Les unités présentes sont les deux armées de rupture (VIe et Ve armées) et l'armée de poursuite (Xe armée) avec l'équivalent de 53 divisions. L'immensité de l'opération est ressentie par les combattants-mêmes. Louis Désalbres évoque ainsi dans son carnet « la marée humaine qui monte lentement vers les lignes ». En effet, le 16 avril au matin, environs 180 000 hommes rassemblés au pied des positions allemandes. La seconde ligne compte 100 000 fantassins, mais aussi presque toute l'artillerie et les régiments territoriaux attachés aux corps armés de tête : quelques 250 000 hommes au total. La troisième ligne compte environ 120 000 hommes. La quatrième ligne, située entre Aisne et Vesle 180 000 et la cinquième, sur la Marne, autour de Château-Thierry, compte 55 000 hommes. En élargissant le périmètre et en incluant les attaques du 17 avril, d'autres unités s'ajoutent à la liste. Au total, un million d'hommes est rassemblé pour cette opération dans un secteur de 40 km environs.

La position française est désavantageuse. Les « poilus » occupent des positions en contre-bas, au pied des collines dominées par les Allemands retranchés dans leurs lignes bien organisées et fortifiées. Présents dans le secteur depuis 1914, ils ont taillé dans le terrain rocheux un dédale de galléries et de cavernes (creutes), résistant aux assauts de l'artillerie française. De plus, de leur position en hauteur, les combattants français montant avec peine la pente abrupte, deviennent des cibles faciles.

Le temps non plus ne joue pas en faveur des Français. Mi-avril, la pluie et la neige transforme le terrain en un réservoir de boue, ce qui freine, encore davantage, toute tentative d'un mouvement rapide et provoque, en même temps, un véritable désastre sanitaire.

L'offensive est lancée à l'aube. Les récits des témoins notent une courte phase de progression bloquée rapidement par l'apparition des mitrailleuses. Bien que leur efficacité diffère selon le secteur, au vu de la force de la résistance allemande, la certitude de l'échec s'impose sous peu de temps. Malgré plusieurs tentatives de relance des assauts : trois le 16 par le 1er corps devant Craonne, une le 17 et une le 19 avril, l'élan offensif finit par être brisé partout sur les premières lignes allemandes. C’est la guerre de position qui reprend pendant de longs mois. Les Allemands accomplissent une percée décisive le 27 mai 1918 qui leur permet de prendre le contrôle sur toute la région. Leur élan est toutefois stoppé début juin. La contre-attaque française du mois suivant, juillet 1918, mène à la défaite finale des armées allemandes sur le front ouest.

Le bilan de l'opération d'avril 1917 est sinistre : selon J. F. Jagielski entre le 16 et 25 avril 30 000 hommes sont tués, 100 000 blessés et 4 000 disparus. En dix jours, 134 000 hommes sont alors mis hors combats. L'échec cuisant de l'opération contribue à ébranler l'espoir d'une fin de la guerre rapide, provoquant un désarroi généralisé au sein de l'armée. Le 15 mai Nivelle est remplacé par le général Philippe Pétain comme commandant en chef de l'armée française, secouée par un mouvement de contestation généralisé.

L'offensive du Chemin du Dames devient la métaphore de la violence des combats et des souffrances infligées aux combattants. Dans la culture populaire française, la Chanson de Craonne qu'elle a inspirée incarne les aspirations antimilitaristes. Pourtant, son récit peine à se frayer le chemin dans les discours officiels. Au moment des faits, la réalité de l'échec de l'offensive est minimisée proportionnellement à la publicité des espoirs qu'elle avait suscités. La commission d'enquête parvient même à le transformer en une victoire partielle, sinon elle est niée tout simplement. Aujourd'hui encore la bataille du Chemin des Dames est peu présente dans l'historiographie, effacée au profit d'autres grandes opérations du front occidental tel Verdun ou la Somme. Le seul monument couvert sur les lieux – la Chapelle de Cerny – a été inauguré seulement en avril 1951. Le grand film de Stanley Kubrick de 1957 Les Sentiers de la gloire, inspiré partiellement par l'événement, a dû attendre 1975 pour être diffusé en France.

Links:

http://fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu05903/discours-de-lionel...

https://www.reseau-canope.fr/cndpfileadmin/pour-memoire/les-fusilles-de-...

https://www.crid1418.org/doc/pedago/dossier_cdd_loez_05.pdf

Bibliographie:

Nicolas Offenstadt (dir.), Le Chemin des Dames, Paris, Perrin, 2004.