Dicembre 1918

La posizione del governo francese alla Conferenza di Parigi - The position of the French Government at the Paris Conference

Helena Trnkova

La conferenza di pace si tenne a Parigi dal 12 gennaio al 28 giugno 1919. Pur coinvolgendo trenta nazioni, il potere decisionale fu monopolizzato dalle "grandi cinque" potenze vincitrici: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone, ognuna delle quali difese in primo luogo i propri interessi particolari.

 

Alla Conferenza convocata a Parigi per negoziare e ratificare i trattati di pace con i paesi sconfitti nella Prima Guerra Mondiale, la Francia, come una delle principali potenze alleate, fece pr te dei grandi cinque e membro dell'organo decisionale principale: il Consiglio dei quattro. Uniti nella lotta contro le Potenze Centrali durante la guerra, non appena le armi tacquero gli alleati si trovarono ben presto su posizioni discordanti. Le differenze emersero per quanto riguardava le condizioni dei trattati, la futura organizzazione di alcuni territori e le misure punitive da imporre agli sconfitti, tra cui la Germania, comunemente considerata responsabile nell'innescare il disastro, le sofferenze e gli orrori della grande guerra.

Due principali visioni si scontrarono: quella anglosassone e quella francese. La prima, che si basava su un ordine del giorno del presidente degli Stati Uniti Wilson riassunto nei "quattordici punti", venne resa pubblica l'8 gennaio 1918. D'ispirazione liberale, sia economicamente che politicamente, Wilson sosteneva l'autodeterminazione dei popoli, l'abbandono della diplomazia segreta, la libertà dei mari e del commercio, il disarmo generale e "garanzie reciproche di indipendenza politica e l'integrità territoriale" da parte di una lega delle nazioni. Guardando al futuro, il progetto statunitense mirava a indebolire le ex potenze coloniali e il sistema del loro dominio, compresa la Francia, a beneficio del libero commercio e degli Stati Uniti. Nei negoziati di pace, gli Stati Uniti sostennero una linea moderata nei confronti dei paesi sconfitti al fine di mantenere un equilibrio duraturo e arginare la minaccia rivoluzionaria in Europa. D'altra parte, la Russia comunista fu completamente esclusa dalla Conferenza.

La politica americana trovò forte sostegno nella Gran Bretagna, fedele alla sua vecchia linea diplomatica di mantenere un equilibrio di potere nel continente. L'italiano Orlando ebbe solo di un'influenza minore. Il destino della Germania fu deciso tra gli anglosassoni, Wilson e Lloyd George e il francese Clemenceau. Tuttavia, la posizione francese era diversa. Essa si basava su due principi generali: da una parte la paura di una Germania troppo forte, in grado di riprendere il conflitto, dall'altra le dure e umilianti condizioni di pace inflitte alla Francia in seguito alla guerra franco-prussiana del 1870. Georges Clemenceau, presidente del Consiglio dei ministri e ministro della guerra dal 16 novembre 1917 al 18 gennaio 1920, si impegnò così a garantire la sicurezza della Francia e il suo ruolo dominante in Europa.

La Germania dovette restituire l'Alsazia-Lorena, le due regioni francesi annesse nel 1870, disarmare e abbandonare le fortezze. Inoltre, chiese alla Germania di pagare una pesante indennità di guerra.

Ma anche in campo francese, le opinioni variavano a seconda del grado di severità nei confronti della Germania. Il maresciallo Foch e il presidente Poincaré, in nome della futura sicurezza, sostennero la necessità di annettere la riva sinistra del Reno e la creazione di uno stato cuscinetto ostile alla Germania sotto egida francese, richiedendo altresì riparazioni molto pesanti e il loro pagamento completo. Posizioni diametralmente opposte a quanto proposto dall'economista britannico John Maynard Keynes, secondo il quale in termini politici ed economici, era meglio fidarsi della Germania democratica, rinunciare ad esigere troppi tributi e assicurare appena possibile la sua pacifica presenza in un'Europa fondata sull'equilibrio tra le potenze. Clémenceau, nel frattempo, assumeva una posizione intermedia. Pur essendo persuaso del fatto che la Germania fosse l'unica responsabile della guerra, egli tese a limitare la occupazioni territoriali, richiedendo solo un'occupazione temporanea di quindici anni. Più realistico dei suoi compatrioti, egli ritenne pericoloso creare una sorta di nuovo caso Alsazia-Lorena. Così scrisse sulle sue memorie: "Il vero compito - assolutamente nuovo - è stato il tentativo di creare un'Europa giusta. [...] Non è stato consentito definire il trattato come "crudele, molto crudele" perché non abbiamo giustificato storicamente il rapimento germanico del 1871 annettendo, dopo la nostra vittoria, un territorio tedesco», e proseguendo chiedendosi - in riferimento alle ambizioni francesi sulla Renania - «che ne sarebbe stato di quei cinque milioni e mezzo di abitanti, dei quali, sulla base dei principi della Rivoluzione francese, si sarebbe disposto senza una consultazione preventiva il cui esito era indubbio?». Clemenceau accusò Foch e Poincaré di spirito di conquista, pericoloso e fuori luogo. Il sostegno all'indipendenza degli stati successori degli imperi vinti si sposò perfettamente con la stessa linea politica mirante all'indebolimento del potere tedesco in Europa.

Il trattato finale, firmato con la Germania a Versailles il 28 giugno 1919, fu il risultato di lunghe negazioni, molti scontri e compromessi sia all'interno di ciascuna delegazione che tra gli alleati. Tuttavia, esso si rivelò ben presto troppo duro per la Germania. Sotto il peso delle riparazioni, la sua economia crollò, aprendo le porte all'instabilità politica. La visione anglosassone si impose poi definitivamente con i due piani di alleggerimento dell'indennità (Dawes 1924 e Young 1929). Tuttavia, la pace in Europa non sarebbe stata al sicuro per molto tempo.

 

Links:

http://www.cndp.fr/crdp-reims/memoire/bac/1GM/connaissances/conference.htm

http://ehne.fr/article/humanisme-europeen/pratiques-diplomatiques/confer...

http://www.lefigaro.fr/histoire/centenaire-14-18/2014/11/10/26002-201411...

 

Bibliografia:

Pierre Milza, De Versailles à Berlin. 1919-1945, Paris, Masson, 1990.

Georges-Henri Soutou, La Grande illusion : quand la France perdait la paix, 1914-1920, Paris, Tallendier, 2015.

Claude Carlier, Georges-Henri Soutou, 1918-1925, comment faire la paix?: actes du colloque international organisé à Vincennes les 26 et 27 novembre 1999, Paris, Editions Economica, 2001.

Georges Clemenceau, Grandeurs et misères d’une victoire, Paris, Perrin, 2010. (Publié la première fois en 1930 en réaction à la publication posthume des Mémoires du général Foch.)

The peace conference was held in Paris from 12 January to 28 June 1919. Although thirty nations were involved, decision-making authority was monopolized by the "five major" victorious powers: the United States, Great Britain, France, Italy and Japan, each of which primarily defended its own particular interests.

 

At the Conference convened in Paris to negotiate and ratify the peace treaties with the countries defeated in the First World War, France, as one of the main allied powers, was one of the five major powers and a member of the main decision-making body: the Council of the Big Four. Though united in the struggle against the Central Powers during the war, as soon as the weapons were silent the Allies soon found themselves in conflicting positions. Differences emerged with regard to the conditions of the treaties, the future organization of some territories and the punitive measures to be imposed on the vanquished, including Germany, commonly held responsible for triggering the disaster, the suffering and the horrors of the Great War.

Two main visions clashed: that of the Anglo-Saxons and that of the French. The first, which was based on an agenda of US President Wilson summarized in his "Fourteen Points", was made public on 8 January 1918. Liberally inspired, both economically and politically, Wilson advocated the self-determination of peoples, the abandonment of secret diplomacy, freedom of the seas and trade, general disarmament and "mutual guarantees of political independence and territorial integrity" by a league of nations. Looking to the future, the US project aimed to weaken former colonial powers and the system of their domination, including France, for the benefit of free trade and the United States. In the peace negotiations, the United States supported a moderate line towards the defeated countries in order to maintain a lasting balance and curb the revolutionary threat in Europe. On the other hand, Communist Russia was completely excluded from the Conference.

The American policies found strong support in Britain, which remained faithful to its old diplomatic line of maintaining a balance of power on the continent. Italy's Orlando had only a small influence. The fate of Germany was decided between the Anglo-Saxons, Wilson and Lloyd George, and the French Clemenceau. However, the French position was different. It was based on two general principles: on the one hand, fear of a Germany that was too strong, capable of resuming the conflict and, on the other hand, the harsh and humiliating conditions of peace inflicted on France following the Franco-Prussian war of 1870. Georges Clemenceau, president of the Council of Ministers and Minister of War from 16 November 1917 to 18 January 1920, committed himself to guaranteeing the security of France and its dominant role in Europe.

Germany had to return Alsace-Lorraine, the two French regions annexed in 1870, disarm and abandon the fortresses. Moreover, he asked Germany to pay a hefty war indemnity.

But even in the French camp, opinions varied according to the degree of severity towards Germany. Marshal Foch and President Poincaré, in the name of future security, supported the need to annex the left bank of the Rhine and the creation of a buffer state hostile to Germany under French rule, also requesting very high reparations and full payment. This was diametrically opposed to what was proposed by the British economist John Maynard Keynes, according to whom, in political and economic terms, it was better to place faith in a democratic Germany, renounce demanding too many reparations and, as soon as possible, ensure its peaceful presence in a Europe based on a balance among the powers. Clémenceau, meanwhile, took an intermediate position. Although he was persuaded that Germany was the only one responsible for the war, he aimed at limiting territorial occupation, requesting a temporary occupation of only fifteen years. More realistic than his compatriots, he thought it dangerous to create a sort of new Alsace-Lorraine situation. As he wrote in his memoirs: "The real task - absolutely new - was the attempt to create a just Europe. [...] It was not permissible to define the treaty as "cruel, very cruel" because we did not historically justify the Germanic seizure of 1871 by annexing, after our victory, a German territory", and continuing, he asked - in reference to French ambitions on the Rhineland - "what would have happened to those five and a half million inhabitants, for whom, on the basis of the principles of the French Revolution, arrangements would have been made without a prior consultation whose outcome was uncertain?" Clemenceau accused Foch and Poincaré of having a spirit of conquest, dangerous and out of place. Support for the independence of the successor States of the vanquished empires was perfectly combined with the political line aimed at the weakening of German power in Europe.

The final treaty, signed with Germany in Versailles on 28 June 1919, was the result of long negations, many clashes and compromises both within each delegation and among the Allies. However, it soon proved too harsh for Germany. Under the weight of the reparations, its economy collapsed, opening the door to political instability. The Anglo-Saxon vision finally became established through two plans to lighten the indemnity (Dawes in 1924 and Young in 1929). However, peace in Europe would not be secure for very long.

 

Links:

http://www.cndp.fr/crdp-reims/memoire/bac/1GM/connaissances/conference.htm

http://ehne.fr/article/humanisme-europeen/pratiques-diplomatiques/confer...

http://www.lefigaro.fr/histoire/centenaire-14-18/2014/11/10/26002-201411...

 

Bibliography:

Pierre Milza, De Versailles à Berlin. 1919-1945, Paris, Masson, 1990.

Georges-Henri Soutou, La Grande illusion : quand la France perdait la paix, 1914-1920, Paris, Tallendier, 2015.

Claude Carlier, Georges-Henri Soutou, 1918-1925, comment faire la paix?: actes du colloque international organisé à Vincennes les 26 et 27 novembre 1999, Paris, Editions Economica, 2001.

Georges Clemenceau, Grandeurs et misères d’une victoire, Paris, Perrin, 2010. (Publié la première fois en 1930 en réaction à la publication posthume des Mémoires du général Foch.)