Giugno 1916

L'offensiva di Brusilov - The Brusilov offensive

Alessandro Chebat

L’offensiva di Brusilov fu il massimo sforzo delle armate russe nella Grande Guerra. L’attacco giunse quasi a scardinare l’intero fronte orientale, tuttavia le perdite russe furono talmente elevate da innescare quelle forze centrifughe che avrebbero generato la rivoluzione d’Ottobre

Quando Falkenhain concentrò i suoi sforzi contro la Francia dando inizio alla battaglia di Verdun, egli lasciava ad est una Russia fortemente indebolita dai duri scontri del 1914 e 1915. A corto di rifornimenti e logorato da perdite durissime, agli occhi del generale tedesco l’impero zarista non poteva più rappresentare un pericolo.Tale conclusione, tuttavia, peccava di eccessivo ottimismo; nei primi mesi del 1916 le armate zariste in prima linea erano già state riportate alla forza normale di due milioni di unità, scarsamente equipaggiate ma che rappresentavano comunque una forza d’urto considerevole. Gli ufficiali erano saliti dai 40 mila del 1915 agli 80 mila del 1916. Discreta anche la quantità dei proiettili d’artiglieria, circa un migliaio per ogni pezzo.

Già in marzo i russi raccolsero le richieste di  aiuto francesi, scatenando un’offensiva presso il lago Narocz, sia per attenuare la pressione su Verdun che per scongiurare la minaccia di una penetrazione tedesca verso Pietrogrado. Pur risolvendosi in un fallimento l’attacco dimostrò la combattività della Russia e il suo essere un avversario ancora temibile. L’alto comando russo (Stavka) pianificò un nuovo sforzo offensivo in luglio, questa volta più a sud contro le truppe austro-ungariche, nei confronti delle quali le armate russe, generalmente, avevano riscosso maggiori successi. Al comando delle operazioni fu posto il generale Aleksej Brusilov. Egli schierò forze modeste - 38 divisioni russe contro le 37 schierate dagli imperi centrali - celando i propri movimenti e spostando l’artiglieria e le truppe il più vicino possibile alle postazioni avversarie, così da ridurre il balzo tra i due schieramenti e poter contare su un adeguato sostegno di fuoco.

I nuovi appelli all’offensiva lanciati da francesi e italiani (impegnati ad arginare la Strafexpedition), unitamente al trasferimento di alcune delle migliori divisioni austriache in Trentino, spinsero Brusilov ad accelerare i tempi dell’attacco. Il 5 giugno dopo un breve ma violentissimo bombardamento di artiglieria, che distrusse le difese austriache e scompaginò le fanteria (alcuni reparti austro-ungarici di etnia slava si arresero in massa), le truppe d’assalto russe si lanciarono all’attacco: in due giorni esse si erano già aperte un varco, largo 20 chilometri e profondo 75, tra la IV e la II armata austriaca, conquistando l’importante città di Lutsk. Successivamente, dopo la conquista di Czernowitz, il punto più meridionale del fronte austriaco, la penetrazione russa raggiunse circa 100 chilometri.

Dopo questo avvio spettacoloso e inaspettato l’offensiva di Brusilov rallentò di fronte mancato sostegno da parte delle altre armate russe e degli alleati e la maggiore capacità di resistenza offerta dalle truppe tedesche. Per il resto dell’offensiva i russi abbandonarono gli elaborati preparativi di Brusilov (che comunque richiedevano truppe ben addestrate), optando per un approccio più tradizionale, fatto di vigorosi attacchi frontali sostenuti dall’artiglieria. I progressi in questa fase furono più lenti e infine arrestati.

L’arida logica dei numeri assegnerebbe la vittoria ai russi: essi avevano conquistato la Bucovina e buona parte della Galizia orientale, catturando 400 mila prigionieri e infliggendo perdite pari a 600 mila morti e feriti. Circa la metà dell’esercito austro-ungarico era distrutto, subendo un colpo dal quale non si sarebbe più ripreso. Tuttavia le armate zariste avevano pagato la vittoria a caro prezzo - circa un milione di soldati tra morti feriti e dispersi - mentre la combattività delle truppe era ormai minata soprattutto nel morale oltre che nel materiale. Inoltre l’obbiettivo principale, cioè la sconfitta dei tedeschi, fallì completamente e in molti a Pietrogrado iniziarono a mettere in dubbio la possibilità di una vittoria sul fronte orientale.

Tuttavia i risvolti indiretti dell’offensiva di Brusilov furono molti. La Romania, di fronte alla travolgente avanzata russa, entrò in guerra a fianco degli alleati, Falkenhain fu costretto ad arrestare gli sforzi su Verdun rassegnando le dimissioni, mentre Conrad sospese l’offensiva in Trentino. Risultati notevoli, in sintesi il più grande successo alleato dopo la battaglia della Marna, che tuttavia non poteva compensare i sacrifici subiti: la rivoluzione era ormai alle porte.

Divulgazione:

http://www.lagrandeguerra.net/ggfronteorientale.html

http://www.worldwar1.com/tlbruoff.htm

Approfondimento:

http://www.icsm.it/articoli/ri/luck.html

http://www.firstworldwar.com/bio/brusilov.htm (EN)

Letture:

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale 1914-1918, BUR, 1999

Timothy Bowling, The Brusilov offensive, Indiana university press, 2008

The Brusilov offensive was the Russian Army’s greatest feat during the Great War. The attack almost succeeded in dismantling the entire eastern front, although Russian losses were so high as to trigger the centrifugal forces which were behind the October Revolution.

When Falkenhayn concentrated his efforts against France, starting the Battle of Verdun, he left a Russia severely weakened by the fierce fighting in 1914 and 1915 to the east. In the view of the German general, the Tsarist Empire could no longer be dangerous because short of supplies and decimated by heavy losses. 

This conclusion was, however, too optimistic; in the first months of 1916 the Tsarist forces on the frontline had already reached two million units, poorly equipped but still capable of considerable impact. The number of officers had increased from 40,000 in 1915 to 80,000 in 1916. They could also count on a fair amount of artillery shells, about a thousand for each piece.

In March, the Russians accepted the French requests for help, launching an offensive at Lake Narocz, both to lessen the pressure at Verdun and to avert the threat of a German offensive towards Petersburg. Although the attack failed, it demonstrated that Russia was still a formidable opponent full of fighting spirit. The Russian high command (Stavka) planned a new offensive in July, this time further to the south and against the Austro-Hungarian troops, against which the Russian armies had generally had greater success. General Aleksej Brusilov commanded the operation, deploying limited forces (38 Russian divisions against 37 of the Central Powers), concealing their movements and moving artillery and troops as close as possible to the enemy positions, so as to reduce the distance between the two sides and rely on adequate artillery support.

The new requests for an offensive from the French and Italian (Strafexpedition began in May), together with the transfer of some of the best Austrian divisions to Trentino, pushed Brusilov to speed up the attack. On 5th June after a brief but violent artillery bombardment that destroyed the Austrian defenses and threw the infantry into chaos (some Austro-Hungarian divisions of Slavic ethnicity surrendered en masse), the Russian assault troops launched their attack: in two days they had made a breach 20 km wide and 75 km deep between the 4th and 2nd Austrian army, capturing the important city of Lutsk. Later, after capturing Czernowitz, the southern most point of the Austrian lines, the Russian advance had reached 100 kilometres.

After this unexpected and spectacular start the Brusilov offensive slowed down due to the lack of support from other Russian armies and from their allies and because of greater resistance from the German troops. For the rest of the offensive the Russians abandoned Brusilov’s elaborate plans opting for a more traditional approach, consisting in vigorous frontal attacks supported by artillery. Progress in this phase was slower and finally ceased altogether.

The arid logic of numbers would award victory to the Russians: they had conquered Bukovina and most of eastern Galicia, capturing 400,000 prisoners and inflicting losses of 600,000 dead and wounded. About half of the Austro-Hungarian Army was destroyed, suffering a blow from which it would never recover. However, the Tsarist armies had paid dearly for the victory - about one million dead, wounded and missing - and the fighting spirit of the troops was now undermined both from a moral and material viewpoint. Moreover, the main objective, namely the defeat of the Germans, failed completely and many in Petersburg began to question hopes of victory.

However, the indirect implications of the Brusilov offensive were many. Romania, in the face of the overwhelming Russian advance, joined the war alongside the Allies; Falkenhayn was forced to stop his efforts at Verdun and resign; Conrad interrupted the offensive in Trentino. Remarkable results, the greatest Allied success after the Battle of the Marne, which, however, did not compensate for the sacrifices involved: the revolution was just around the corner.

Info:

http://www.lagrandeguerra.net/ggfronteorientale.html

http://www.worldwar1.com/tlbruoff.htm

Further details:

http://www.icsm.it/articoli/ri/luck.html

http://www.firstworldwar.com/bio/brusilov.htm (EN)

Readings:

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale 1914-1918, BUR, 1999

Timothy Bowling, The Brusilov offensive, Indiana university press, 2008