Giugno 1918

L'ultimo assalto austriaco: la battaglia del Solstizio - The last Austrian assault: the battle of the Solstice

Alessandro Salvador

Non c'è più se non un fiume in Italia, il Piave; la vena maestra della nostra vita. Non c'è più in Italia se non quell'acqua, soltanto quell'acqua, per dissetar le nostre donne, i nostri figli, i nostri vecchi e il nostro dolore

(Gabriele D’Annunzio)

 

Dopo aver sconfitto l’Italia nel corso della dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio nota come la disfatta di Caporetto, l’esercito austroungarico era stato bloccato su un fronte che, dall’area del Lago di Garda, si estendeva fino al massiccio del Grappa e poi ridiscendeva lungo il corso del fiume Piave fino alla sua foce sull’Adriatico.

Lo stato maggiore austriaco era convinto di poter proseguire l’offensiva e ottenere una vittoria finale sull’Italia. Questa determinazione era incarnata dal nuovo capo di stato maggiore, Arthur Arz von Straussenberg, che aveva sostituito Conrad von Hötzendorf. Quest’ultimo, assieme a Svetoyar Borojevic von Bojna, comandava uno dei due Gruppi d’Armata sul fronte italiano.

I piani per un’offensiva decisiva nei confronti dell’Italia iniziarono ad essere preparati nel febbraio del 1918, anche su pressione dello Stato Maggiore tedesco, che voleva in questo modo tentare di distogliere forze inglesi e francesi dal fronte occidentale.

L’Austria-Ungheria aveva un vantaggio temporale derivato dalla disponibilità di truppe da dispiegare dopo la chiusura del fronte orientale in seguito alla pace di Brest-Litovsk. D’altro canto, però, l’esercito austroungarico aveva carenza di materiali e munizioni e le truppe in Italia erano malnutrite da diverso tempo.

Al contrario, dopo l’opera di ammodernamento svolta dal generale Armando Diaz, l’esercito italiano si presentava meglio organizzato e ben equipaggiato, anche grazie a consistenti rifornimenti ricevuti dagli alleati dell’Intesa.

Ciononostante, lo Stato Maggiore austroungarico era deciso a lanciare un’offensiva totale, sulla quale però mancava un accordo tra i generali sul campo in merito alla strategia. Hötzendorf e Borojevic, in particolare, erano divisi da profonde divergenze personali. Il primo sosteneva che l’attacco dovesse partire dal Tirolo meridionale lungo l’altopiano di Asiago, similmente alla Strafexpedition del 1916; il secondo, dapprima riluttante all’idea stessa di un’offensiva totale, si convinse poi dell’opportunità di fare del suo settore di comando il fulcro dell’attacco, assalendo le linee lungo il Piave e puntando su Treviso.

L’incapacità e la scarsa volontà del capo di Straussenberg e dell’imperatore Carlo I di decidere a quale dei due generali dare ragione, generò un piano d’attacco a tenaglia su entrambi i settori del fronte, con la conseguenza di una frammentazione delle truppe su un fronte troppo ampio che, alla fine, si rivelerà deleteria.

Una terza direzione d’attacco, lungo il passo del Tonale e verso Brescia, fu declassata ad attacco diversivo.

Sul versante italiano del fronte, vi erano state a loro volta pressioni da parte dell’Intesa per un’offensiva contro le linee austroungariche, allo scopo di ridurre la pressione tedesca sul fronte occidentale. Tuttavia, le forze italiane, riorganizzate da Diaz dopo la disfatta di Caporetto, erano state predisposte per un sistema di difesa flessibile e non erano in grado di compiere un attacco coordinato su larga scala. La nuova dottrina di difesa prevedeva larga autonomia decisionale per le singole unità, l’abbandono del trinceramento totale e la definizione di punti chiave che sarebbero stati difesi con l’ausilio di almeno 13 divisioni di riserva autotrasportate e pronte a intervenire dove richiesto.

A pregiudicare il successo dell’offensiva austroungarica fu anche il fatto che i seervizi d’informazione italiani furono in grado di conoscere l’esatta ora di inizio della stessa, le tre del mattino del 15 giugno.

Due giorni prima di quella data venne lanciato l’attacco diversivo sul Passo del Tonale, che si risolse in un fallimento completo. Nonostante questo l’offensiva principale non fu interrotta e trovò ad attenderla l’artiglieria italiana che, con un pesante fuoco di sbarramento sulle trincee austroungariche gremite di soldati, provocò pesanti perdite.

L’assalto del Gruppo d’Armata di Hötzendorf lungo l’Altopiano di Asiago non riuscì a conseguire i risultati sperati. Dopo una prima avanzata, la resistenza italiana si rivelò troppo forte e costrinse gli attaccanti a tornare sulle posizioni di partenza. Nei giorni successivi vi furono ripetuti tentativi di assalto, che provocarono anche pesanti critiche da parte di Borojevic, senza alcun successo.

Già dal primo giorno risultò chiaro che l’offensiva si appoggiava ormai solo sul Gruppo d’Armata di Borojevic e sulla direttrice d’attacco contro il fronte del Piave. Grazie al fuoco di copertura dell’artiglieria, gli austroungarici riuscirono ad allestire dei ponti temporanei in diversi punti del fiume permettendo un’avanzata che creò una testa di ponte ampia 24 km e profonda 8 km. Nonostante questo, però, il contrattacco italiano obbligò anche queste forze alla ritirata.

Il giorno successivo l’offensiva riprese, ma l’artiglieria italiana aveva distrutto buona parte dei ponti. Le truppe imperiali riuscirono comunque a raggiungere l’altra sponda, ma il Piave, rigonfio, creò difficoltà isolò diverse unità esponendole al fuoco italiano. Circa 20.000 soldati austroungarici annegarono. La mancanza di ponti, poi, tagliò le linee di rifornimento e non consentì il consolidamento della posizione.

I combattimenti durarono diversi giorni, ma la difesa italiana diede buona prova di sé e il 20 giugno fu l’imperatore stesso ad assumere il comando delle truppe, ordinando la ritirata. Il 23 giugno l’esercito italiano aveva recuperato le posizioni perdute durante l’offensiva.

A quel punto i comandanti dell’Intesa chiesero a Diaz di proseguire l’offensiva, con la speranza di infliggere una sconfitta decisiva alle truppe imperiali. Le forze italiane, però, erano scombinate e disperse, come risultato dell’applicazione della dottrina della difesa mobile, e non potevano condurre un’offensiva massiccia. Vennero tuttavia effettuati attacchi mirati allo scopo di acquisire posizioni migliori in vista di una futura offensiva generalizzata.

L’esercito austroungarico aveva interpretato questa offensiva come un’operazione su larga scala e con l’uso di tutte le risorse disponibili. Alla fine, senza aver ottenuto risultati di rilievo, si ritrovava con ingenti perdite, un esercito sfinito e in una posizione di maggiore vulnerabilità in caso di offensive italiane.

Link:

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/piave_battles_of

https://www.wintersonnenwende.com/scriptorium/deutsch/archiv/weltkampf/w...

http://cultura.biografieonline.it/battaglia-solstizio/

http://www.grandeguerra.rai.it/articoli/la-battaglia-del-solstizio/28761...

Bibliografia:

John Gooch, The Italian Army and the First World War, Cambridge, Cambridge University Press, 2014.

Pierluigi Romeo di Colloredo, La Battaglia del Solstizio - Giugno 1918, Associazione Culturale Italia, 2008.

Manfried Rauchensteiner, Der Tod des Doppeladlers, Österreich-Ungarn und der Erste Weltkrieg, Graz/Wien/Köln, Styria Verlag, 1993.

Mario Bernardi, Di qua e di là dal Piave, Milano, Mursia, 1989.

Peter Fiala, Die letzte Offensive Altösterreichs. Führungsprobleme und Führerverantwortlichkeit bei der österreichisch-ungarischen Offensive in Venetien, Juni 1918, Boppard am Rhein, Boldt, 1967.


Now there is only one river in Italy, the Piave; the master vein of our life. There is no more in Italy but that water, only that water, to quench our women, our children, our elderly and our pain 

(Gabriele D'Annunzio)

After defeating Italy during the twelfth battle of the Isonzo, better known as the defeat of Caporetto, the Austro-Hungarian army had been blocked on a front that extended from the area of Garda Lake to the Grappa massif and descended along the river Piave up to its mouth on the Adriatic.

The Austrian general staff was convinced that he could continue the offensive and obtain a final victory over Italy. This determination was embodied by the new chief of staff, Arthur Arz von Straussenberg, who had replaced Conrad von Hötzendorf. The latter, together with Svetoyar Borojevic von Bojna, commanded one of the two Army Groups on the Italian front.

Plans for a decisive offensive against Italy began to be prepared in February 1918, also under pressure from the German General Staff, who wanted in this way to try to divert British and French forces from the Western front.

Austria-Hungary had the temporal advantage derived from the availability of troops to deploy after the closure of the eastern front following the peace of Brest-Litovsk. On the other hand, however, the Austro-Hungarian army lacked materials and ammunition and the troops in Italy had been malnourished for some time.

On the contrary, after the modernization work carried out by General Armando Diaz, the Italian army presented itself better organized and well equipped, also thanks to substantial supplies received from the Entente's allies.

Nevertheless, the Austro-Hungarian General Staff was determined to launch a total offensive on which, however, there was no agreement among generals regarding the strategy. Hötzendorf and Borojevic, in particular, were divided by profound personal differences. The first claimed that the attack should start from the southern Tyrol along the Asiago plateau, similar to the Strafexpedition of 1916; the second, initially reluctant to the idea of ​​a total offensive, then became convinced of the opportunity to make his command sector the focus of the attack, assaulting the lines along the Piave and focusing on Treviso.

The inability and unwillingness of Straussenberg and of Emperor Charles I to decide which of the two generals to agree, generated a pincer attack plan on both sectors of the front, with the result of fragmenting troops on a front too broad that, in the end, it will prove to be deleterious.

A third direction of attack, along the Tonale pass and towards Brescia, was downgraded to diversion attack.

On the Italian front, there were also pressures by the Entente for an offensive against the Austro-Hungarian lines, with the aim of reducing German pressure on the western front. However, the Italian forces, reorganized by Diaz after the defeat of Caporetto, had been set up for a flexible defense system and were not able to carry out a large-scale coordinated attack. The new defense doctrine provided for large decision-making autonomy for the single units, the abandonment of the total entrenchment and the definition of key points that would have been defended with the help of at least 13 reserve divisions and ready to intervene where required.

The success of the Austro-Hungarian offensive was immediately compromised by the fact that the Italian information services knew the exact time at which it began, 3 AM of the 15 June.

Two days before that date the diversion attack was launched on the Tonale Pass, which resulted in a complete failure. Despite this, the main offensive was not interrupted and found waiting for it the Italian artillery which, with a heavy barrage of fire on the Austro-Hungarian trenches full of soldiers, caused heavy losses.

The assault of the Hötzendorf Army Group along the Asiago plateau failed to achieve the desired results. After a first advance, the Italian resistance proved too strong and forced the attackers to return to their starting positions. In the following days there were repeated attempts to assault, which also caused heavy criticism from Borojevic, without any success.

From the very first day it became clear that the offensive was now supported only on the Borojevic Army Group and on the attack front against the Piave front. Thanks to the artillery cover fire, the Austro-Hungarians managed to set up temporary bridges at different points of the river, allowing an advance that created a 24 km wide and 8 km deep bridgehead. Despite this, however, the Italian counterattack pushed also these forces to retreat.

The next day the offensive resumed, but the Italian artillery had destroyed most of the bridges. However, the Imperial troops managed to reach the other shore, but the Piave in flood, created difficulties isolating several units and exposing them to Italian fire. About 20,000 Austro-Hungarian soldiers drowned. The lack of bridges then cut supply lines and did not allow the consolidation of the position.

The fighting lasted several days, but the Italian defense gave good proof of itself and on June 20 was the emperor himself to take command of the troops, ordering the retreat. On 23 June the Italian army had recovered its lost positions during the offensive.

At that point the commanders of the Entente asked Diaz to continue the offensive, with the hope of inflicting a decisive defeat on the imperial troops. The Italian forces, however, were messed up and scattered, as a result of the application of the mobile defense doctrine, and could not conduct a massive offensive. Targeted attacks were however carried out in order to acquire better positions in view of a future generalized offensive.

The Austro-Hungarian army had interpreted this offensive as a large-scale operation using all the latest available resources. In the end, without having obtained significant results, it found itself with huge losses, an exhausted army and in a position of greater vulnerability in case of Italian offensives.

Link:

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/piave_battles_of

https://www.wintersonnenwende.com/scriptorium/deutsch/archiv/weltkampf/w...

http://cultura.biografieonline.it/battaglia-solstizio/

http://www.grandeguerra.rai.it/articoli/la-battaglia-del-solstizio/28761...

Bibliography:

John Gooch, The Italian Army and the First World War, Cambridge, Cambridge University Press, 2014.

Pierluigi Romeo di Colloredo, La Battaglia del Solstizio - Giugno 1918, Associazione Culturale Italia, 2008.

Manfried Rauchensteiner, Der Tod des Doppeladlers, Österreich-Ungarn und der Erste Weltkrieg, Graz/Wien/Köln, Styria Verlag, 1993.

Mario Bernardi, Di qua e di là dal Piave, Milano, Mursia, 1989.

Peter Fiala, Die letzte Offensive Altösterreichs. Führungsprobleme und Führerverantwortlichkeit bei der österreichisch-ungarischen Offensive in Venetien, Juni 1918, Boppard am Rhein, Boldt, 1967.