Gennaio 1918

Mitteleuropa

Wojciech Łysek e Joanna Sondel-Cedarmas

"Il nostro sguardo è diretto verso gli spazi dell'Europa centrale dal Mare del Nord e dal Mar Baltico al Mar Adriatico e all'estremità meridionale della pianura del Danubio. Prendi la mappa per mano e guarda i paesi che si trovano tra la Vistola e i Vosgi, tra la Galizia e il Lago di Costanza. Immaginiamo questo spazio come unità, come un paese fraterno, come unione di difesa, come area economica"

(Friedrich Naumann)

L'interesse per la Mitteleuropa, o per l'Europa centrale e orientale, come area di dominio tedesco risale alla metà del XIX secolo. Le radici di questa idea si possono trovare in scrittori e giornalisti del romanticismo politico tedesco, tra gli altri nello scrittore, storico, e politico Ernst Moritz Arndt (1769-1860), nel filosofo Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), nel diplomatico ed economista Friedrich List (1789-1846) e nel teologo protestante e filosofo della cultura orientale Paul de Legarda (1827 -1891).

Un'idea di Europa centrale che, associata al concetto di spazio vitale tedesco con suggestioni romantiche legate alla gloriosa storia della nazione germanica, portarono al convincimento che il ripristino dei confini dell'Impero tedesco medievale avrebbe garantito il ritorno dell'ordine germanico nell'Europa centrale e sud-orientale. Giocò un ruolo fondamentale nella formazione di queste idee, la convinzione, diffusa verso la fine del XIX secolo, che pur essendo la Germania un paese prospero, le sue grandi ambizioni territoriali fossero frustrate dall'essere partita storicamente in ritardo, rispetto alle altre grandi potenze, nella costituzione di un impero coloniale d'oltremare. Pertanto, la sottomissione dell'Europa centrale come base per la costruzione del potere germanico sembrava un'impresa logica e necessaria.

Va notato come già prima del 1914 la Germania avesse mire espansionistiche nella regione del Baltico, abitata da un'alta percentuale di popolazione tedesca, e sulle ricche regioni minerarie dell'Ucraina. Le basi per un'espansione in questa direzione furono gettate alla fine del XIX secolo da due studiosi di geopolitica: Rudolf Kjellen e Friedrich Ratzl. Alla base dell'espansione in questi territori vi era la volontà di moderare e neutralizzare i crescenti antagonismi sociali presenti nel Secondo Reich - l'Impero tedesco (1871-1918). Allo stesso tempo, alla fine del XIX secolo, il tema dell'Europa minacciata dalle nuove potenze mondiali come la Russia, il Giappone e gli Stati Uniti, era molto forte nel pensiero politico tedesco. Questi concetti furono espressi da un professore di economia, Ludwig Brentano, durante una conferenza tenutasi il 20 ottobre 1884. Egli affermava che per contrastare la pressione di superpotenze come il Regno Unito e la Russia, la Germania doveva assumere un ruolo guida sulla scena internazionale creando un'unione doganale con la monarchia asburgica e i paesi balcanici. Tale unione avrebbe portato ad un ampliamentio dei mercati di vendita, aumentando la competitività economica di entrambi i paesi. Allo stesso modo, il cancelliere Leo von Caprivi, in un discorso al Reichstag il 10 dicembre 1891, affermò come di fronte all'espansione dei mercaati mondiali, le potenze europee avrebbero corso il rischio di scendere al rango delle piccole nazioni." Per fermare questo processo occorreva dar vita ad una stretta integrazione economica.

I concetti meglio sviluppati di Mitteleuropa furono elaborati all'inizio del XX secolo. Il volume Mitteleuropa del professore di Breslavia Joseph Partsch, edito nel 1904, ebbe in un ruolo significativo nel definire il concetto di Mitteleuropa.

Il testo, dedicato al territorio che si trova tra i quattro mari: il mare del Nord, il Baltico, il mar Nero e l'Adriatico, rilevava l'esistenza di un territorio a sé stante nel centro Europa, influenzato dalla cultura germanica, dove i tedeschi erano predestinati a svolgere un ruolo di primo piano. I concetti stabiliti da Partsch furono ulteriormente rimarcati nel 1915 da Friedrich Naumann - politico liberale e giornalista, tra i fondatori della Deutsche Demokratische Partei e deputato al Reichstag - nel suo libro nuovamente intitolato Mitteleuropa. Secondo i concetti di Naumann, il nucleo della Mitteleuropa doveva essere costituito dall'impero tedesco e austro-ungarico. Tuttavia, il politico liberale affermava che anche la combinazione di questi due paesi non avrebbe potuto garantire la nascita di una nuova potenza mondiale, auspicando un'espansione verso est della Mitteleuropa attraverso la penetrazione economica. Nella sua elaborazione finale, la Mitteleuropa avrebbe compreso territori della Bulgaria, la Turchia e, dopo il crollo del regime zarista, le zone occidentali dell'ex impero russo dal Mar Bianco al Mar Nero. Naumann era convinto che la creazione di una grande area economica nell'Europa centrale fosse un'esigenza derivante dalla situazione politica globale e una garanzia di sicurezza in quella parte del continente. La costruzione economica della Mitteleuropa avrebbe consentito alla Germania di occupare un posto tra le potenze mondiali, superando, in termini di potere economico, le stesse economie tedesca e austroungarica.

La Mitteleuropa doveva essere un'unione tra degli stati già esistenti, definiti Oberstaadt, con la creazione di un parlamento economico congiunto. Nella Mitteleuropa avrebbe naturalmente prevalso il ”modello economico tedesco”, che avrebbe dovuto portare ad un aumento della prosperità a seguito dell'adozione di metodi tedeschi nella gestione e nei tempi del lavoro. Inoltre, sebbene il nucleo centrale della Mitteleuropa fosse tedesco, così come la lingua principale - "il tedesco globale" -, Naumann sottolineò che anche le lingue delle altre nazioni e stati avrebbero goduto di pari dignità.

Contrariamente alle intenzioni dell'autore, il libro divenne un riferimento importante per i nazionalisti che miravano alla germanizzazione delle terre ad est del Secondo Reich. La Prima guerra mondiale creò le premesse per l'attuazione dell'idea di Mitteleuropa. Il concetto fu utilizzato già nel 1914, quando il cancelliere tedesco Theobald Bethmann-Hollweg nel cosiddetto "Programma di settembre" (Septemberprogramem) introdusse il concetto di ”zona continentale”. Essa prevedeva la costituzione di un'unione economica sotto la guida della Germania con la partecipazione di Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria-Ungheria e Polonia. Va notato che l'allargamento e l'inasprirsi della Grande Guerra cambiò anche i rapporti tra Vienna e Berlino. Come il ministro degli Esteri austriaco-ungherese, Ottokar Czernin, sottolineò nelle sue memorie: "Con lo scoppio della guerra, perdemmo la nostra indipendenza. Fummo trasformati da un soggetto ad un oggetto." Ciò fu confermato dall'aiuto decisivo della Germania nella battaglia di Gorlice (maggio 1915) e dal contenimento dell'offensiva di Brusilov (estate 1916). Le crescenti necessità economiche dell'Impero austro-ungarico portarono all'aumento dell'influenza economica del Secondo Reich. L'integrazione politica di entrambi gli organismi era una questione di tempo e forma.

Nella prima metà del 1916, i politici degli imperi centrali si scontrarono per il futuro delle terre polacche. In base alla legge del 5 novembre 1916, fu deciso di stabilire un regno di Polonia nei territori prima appartenenti alla Russia. In questo modo, la realizzazione della Mitteleuropa, intesa come il "ritiro" della Russia molto ad est, fu avviata separando le sue frontiere occidentali e creando stati cuscinetto subordinati alla Germania. Dopo l'espulsione della Russia dal Regno di Polonia (1915) e le rivoluzioni di febbraio e ottobre nel 1917, la Germania iniziò a mettere in atto il concetto di Mitteleuropa. L'obiettivo era quello di sottoporre permanentemente allo sfruttamento tedesco soprattutto l'Ucraina, la cui separazione dalla Russia avrebbe modificato i rapporti di forza in quella regione. Gli stati baltici dovevano essere connessi alla Germania con un'unione dinastica. Il protettorato avrebbe dovuto essere esteso anche alla Finlandia.

La conclusione del trattato di pace Brest-Litovsk con la Russia bolscevica il 9 febbraio 1918, e il trattato di Bucarest firmato con la Romania il 7 maggio 1918, permise di attuare questi piani. Le terre prussiane, polacche, finlandesi, estoni, lettoni, lituane, bielorusse e del Caucaso meridionale passarono sotto l'amministrazione tedesca. Allo stesso tempo, ebbe luogo una ripresa dei movimenti nazionali nell'Europa centrale e orientale. I nuovi soggetti politici emersi furono retti dai governi dell'amministrazione militare tedesca, i cosiddetti Ober-ost. L'istruzione nelle scuole venne impartita nelle varie lingue nazionali mentre la vita sociale e culturale fu promossa e stimolata. Tali entità politiche sarebbero poi divenute dei territori autonomi associati agli imperi centrali: a partire da marzo 1917 lituani, finlandesi, georgiani e ucraini diedero vita a degli embrioni di stati nazionali. Tuttavia, questi stati fantoccio dovevano sottomettersi alla missione della civiltà tedesca, facilitando la creazione di uno spazio economico comune: in sintesi, la Mitteleuropa doveva sostenere l'industria tedesca durante la guerra con le sue stesse risorse.

Negli anni 1915-1918, gli imperi centrali occuparono i Balcani, l'Ucraina, la Bielorussia e gli Stati baltici, controllando di fatto i territori immaginati dai teorici della Mitteleuropa. Tuttavia, questo fu solo un successo temporaneo. La sconfitta militare della Germania sul fronte occidentale, la rivoluzione di novembre o il trattato di Versailles infransero il mito della Mitteleuropa tedesca.

Bibliografia:

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"Our gaze is directed towards the spaces of Central Europe from the North Sea and the Baltic Sea to the Adriatic Sea and the southern end of the Danubian Plain. Take the map in your hand and look at the countries between the Vistula and the Vosges, between Galicia and Lake Constance. Let us imagine this space as unity, as a fraternal country, as a defensive union, as an economic area"

(Friedrich Naumann)

Interest in Mitteleuropa, or Central and Eastern Europe as an area under ​​German domination, dates back to the mid-19th century. The roots of this idea can be found in writers and journalists of German political romanticism, including, among others, the writer, historian, and politician Ernst Moritz Arndt (1769-1860), the philosopher Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), the diplomat and economist Friedrich List (1789-1846) and the Protestant theologian and orientalist Paul de Lagarde (1827-1891).

It is an idea of ​​Central Europe that, associated with the concept of German living space with romantic evocations linked to the glorious history of the Germanic nation, led to the conviction that the restoration of the borders of the medieval German Empire would guarantee the return of the Germanic order in central and south-eastern Europe. Something that played a fundamental role in the formation of these ideas was the conviction, widespread towards the end of the 19th century, that although Germany was a prosperous country, its great territorial ambitions were frustrated by having historically lagged behind other great powers in the establishment of an overseas colonial empire. Thus, the submission of Central Europe as a basis for the construction of Germanic power seemed a logical and necessary enterprise.

It should be noted that already before 1914 Germany had expansionist ambitions in the Baltic region, which was inhabited by a high percentage of the German population, and on the rich mining regions of the Ukraine. The grounds for expansion in this direction were laid at the end of the 19th century by two geopolitical scholars: Rudolf Kjellen and Friedrich Ratzl. At the base of the expansion in these territories was the desire to moderate and neutralize the growing social antagonisms present in the Second Reich - the German Empire (1871-1918). At the same time, at the end of the 19th century, the theme of Europe threatened by new world powers such as Russia, Japan and the United States, was very strong in German political thought. These concepts were expressed by a professor of economics, Ludwig Brentano, during a conference held on 20 October 1884. He argued that to counter the pressure of superpowers such as the United Kingdom and Russia, Germany had to take a leading role on the international stage by creating a customs union with the Habsburg monarchy and the Balkan countries. This union would lead to an expansion of the sales markets, increasing the economic competitiveness of both countries. Likewise, Chancellor Leo von Caprivi, in a speech to the Reichstag on 10 December 1891, stated that "faced with the expansion of world markets, the European powers would run the risk of declining to the rank of small nations." To stop this process it was necessary to create close economic integration.

The most thorough concepts of Mitteleuropa were developed at the beginning of the 20th century. The book Mitteleuropa by Professor Joseph Partsch of Breslau, published in 1904, played a significant role in defining the concept of Mitteleuropa.

The book, focused on the territory that lies between the four seas: the North Sea, the Baltic, the Black Sea and the Adriatic, noted the existence of a territory in its own right in Central Europe, influenced by Germanic culture, where Germans were predestined to play a leading role. The concepts set out by Partsch were further expounded upon in 1915 by Friedrich Naumann - liberal politician and journalist, one of the founders of the Deutsche Demokratische Partei and a member of the Reichstag - in his book, once more entitled Mitteleuropa. According to Naumann's ideas, the heart of Mitteleuropa was to be made up of the German and Austro-Hungarian empires. However, the liberal politician said that even the combination of these two countries could not guarantee the birth of a new world power, envisaging an expansion to the east of Mitteleuropa through economic penetration. In its final form, Mitteleuropa would include the territories of Bulgaria, Turkey and, after the collapse of the Tsarist regime, the western areas of the former Russian empire from the White Sea to the Black Sea. Naumann was convinced that the creation of a large economic area in Central Europe was a need that arose from the global political situation and a guarantee of security in that part of the continent. The economic construction of Mitteleuropa would have allowed Germany to occupy a position among the world powers, surpassing, in terms of economic power, the German and Austro-Hungarian economies themselves.

Mitteleuropa was to be a union of existing states, called Oberstaaat, with the creation of a joint economic parliament. In Mitteleuropa the "German economic model" would naturally prevail, which would lead to an increase in prosperity following the adoption of German methods for labour management and working times. Moreover, although the central heart of Mitteleuropa would be German, as would be the main language - "universal German" -, Naumann emphasized that the languages ​​of other nations and states would also enjoy equal dignity.

Contrary to the author's intentions, the book became an important reference for the nationalists who aimed at the Germanization of the lands east of the Second Reich. The First World War laid the groundwork for the implementation of the idea of ​​Mitteleuropa. The concept was used as early as 1914, when German chancellor Theobald von Bethmann-Hollweg in the so-called "September Program" (Septemberprogramm) introduced the concept of the "continental zone". It provided for the establishment of an economic union under the leadership of Germany with the participation of France, Belgium, the Netherlands, Denmark, Austria-Hungary and Poland. It should be noted that the escalation and widening of the Great War also changed the relationship between Vienna and Berlin. As the Austrian-Hungarian Foreign Minister, Ottokar Czernin stressed in his memoirs: "With the outbreak of the war, we lost our independence. We were transformed from a subject into an object." This was confirmed by Germany's decisive aid at the Battle of Gorlice (May 1915) and by the containment of the Brusilov offensive (summer 1916). The growing economic necessities of the Austro-Hungarian Empire led to an increase in the economic influence of the Second Reich. The political integration of both bodies was a matter of time and form.

In the first half of 1916, the politicians of the Central Powers clashed over the future of the Polish lands. According to the law of 5 November 1916, it was decided to establish a kingdom of Poland in the territories previously belonging to Russia. In this way, the creation of Mitteleuropa, understood as the "withdrawal" of Russia farther to the east, was initiated by separating its western borders and creating buffer states subordinated to Germany. After the expulsion of Russia from the Kingdom of Poland (1915) and the February and October revolutions in 1917, Germany began to implement the concept of Mitteleuropa. The aim was to permanently subject to German exploitation especially the Ukraine, whose separation from Russia would alter the balance of power in that region. The Baltic states were to be connected to Germany through a dynastic union. The protectorate was also to be extended to Finland.

The conclusion of the Brest-Litovsk peace treaty with Bolshevik Russia on 9 February 1918, and the Treaty of Bucharest signed with Romania on 7 May 1918, allowed these plans to be implemented. The Prussian, Polish, Finnish, Estonian, Latvian, Lithuanian, Byelorussian and Southern Caucasus lands came under German administration. At the same time, a resurgence of national movements took place in Central and Eastern Europe. The new political subjects that emerged were governed by the governments of the German military administration, the so-called Ober Ost. Education in schools was provided in the various national languages, ​​while social and cultural life was promoted and stimulated. These political entities were then to become autonomous territories associated with the Central Powers: starting in March 1917, Lithuanians, Finns, Georgians and Ukrainians created the embryos of national states. However, these puppet states had to submit to the mission of German civilization, facilitating the creation of a common economic space: in short, Mitteleuropa had to support German industry during the war with its own resources.

Between the years 1915-1918, the Central Powers occupied the Balkans, Ukraine, Belarus and the Baltic States, effectively controlling the territories envisioned by Mitteleuropa theorists. However, this was only a temporary success. Germany's military defeat on the western front, the November revolution and the Versailles treaty would break the myth of German Mitteleuropa.

Bibliography:

Eberhardt Piotr, Geneza niemieckiej koncepcji „Mitteleuropy”, „Przegląd Geograficzny” 2005, nr 77.

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