Dicembre 1915

I Dardanelli

Di Alessandro Chebat

"Voluta dal primo lord dell’ammiragliato Winston Churchill, la campagna dei Dardanelli fu una delle più terribili battaglie della Grande guerra. La speranza che una folgorante vittoria decidesse rapidamente il conflitto si scontrò con la logica della mitragliatrice, delle trincea e degli attacchi frontali"

 

Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre del 1915 le ultime truppe dell’Australian New Zeland Army Corps (ANZAC) furono evacuate dalla baia di Suvla. Australiani e neozelandesi concludevano così la lunga e tragica epopea sulla penisola di Gallipoli.

Le operazioni erano iniziate a febbraio con un pesante bombardamento navale che aveva ridotto al silenzio le artiglierie costiere turche. Scopo dell’attacco era conquistare i Dardanelli e indurre alla resa l’Impero ottomano che pur militarmente debole costringeva gli alleati a disperdere numerose forze su fronti minori. Al contempo il controllo degli stretti avrebbe permesso l’apertura di una rapida via di rifornimento per la Russia, in cronica crisi di armamenti.

Già in questa fase la forza di invasione subì un duro colpo con la perdita di tre corazzate che urtarono contro mine posate lungo la costa. L’idea iniziale di conquistare gli stretti con le sole forze della marina e dei suoi fanti fu ben presto abbandonata in favore di una grande operazione anfibia.

L’azione fu però organizzata con superficialità e con un numero relativamente ristretto di uomini a causa della priorità assegnata al fronte occidentale. Il 25 aprile un contingente misto inglese, francese, australiano e neozelandese sbarcò sulle coste attorno a Gallipoli. A pregiudicare dall’inizio la buona riuscita delle operazioni vi fu la totale mancanza dell’effetto sorpresa, giacché i vertici inglesi avevano pubblicizzato il concentramento delle forze di invasione in Egitto. Ora, ad attenderli, vi erano 84 mila soldati turchi formati dalle migliori truppe disponibili, ben armati e dotati di ingenti rifornimenti.

Nonostante ciò, quando i primi contingenti della Mediterranean Expeditionary Force (MEF) presero terra non incontrarono particolare opposizione, tanto che in pochi giorni 75 mila uomini erano pronti ad attaccare le posizioni turche. Inspiegabilmente tale situazione favorevole non fu sfruttata da Sir Ian Hamilton, comandante della MEF, il quale assunse un atteggiamento attendista: le truppe già a terra rimasero inattive sui punti di sbarco, senza nemmeno consolidare con apprestamenti difensivi le teste di ponte conquistate. Tale leggerezza fu aggravata dalla bassa considerazione che i vertici militari britannici nutrivano nei confronti dei turchi: il Ministro della Guerra, Lord Kitchener, definiva l'offensiva dei Dardanelli come "una crociera nel Mar di Marmara". Al contrario, lo stallo delle operazioni fu sfruttato dal comandante delle forze ottomane, il tedesco Otto Liman von Sanders il quale organizzò i primi contrattacchi concentrando le proprie forze nelle aree più a rischio.

Uno di questi settori era la zona antistante la baia di Gaba Tepe, dominata dai rilievi del Sari Bair Range tra cui spiccano Chunuk Bair, Baby 700, Battleship Hill e Hill 971. Qui era previsto un attacco in forze da parte dell’ANZAC, tanto che già nelle prime ore del mattino erano stati sbarcati ottomila australiani. Ad opporsi vi erano solo tre battaglioni di fanteria turchi, rinforzati da una batteria di cannoni. A sei chilometri dalla baia si trovava invece il grosso delle forze di riserva, altri otto battaglioni e tre batterie d’artiglieria, comandate dal giovane e ancora sconosciuto Mustafà Kemal.

Comprendendo l’entità dello sbarco e l’importanza delle alture, Kemal andò incontro all’ANZAC con tutte le forze disponibili. Il contingente turco giunse sul crinale del Chunuk Bair alle 10 del mattino bloccando in breve tempo le avanguardie australiane impegnate nella risalita del monte. Fu a questo punto che iniziò la battaglia che avrebbe condizionato il resto delle operazioni. In sole sei ore di combattimento l’ANZAC perse oltre duemila uomini, stabilendo un fronte precario e discontinuo a ridosso della costa ed esteso per due chilometri quadrati. Pesanti anche le perdite tra le truppe turche che tuttavia riuscirono a stroncare sul nascere i progressi dell’ANZAC. Anche nel settore di capo Helles gli sforzi anglo-francesi contro il villaggio di Krithia, caposaldo delle difese ottomane, fallirono con forti perdite da entrambe le parti. Nonostante i ripetuti e sanguinosi assalti andava ormai delineandosi una linea di fronte che non avrebbe subito variazioni fino al ritiro del corpo di spedizione. Come sul fronte occidentale, anche nei Dardanelli si dimostrò l’impossibilità per la fanteria di piegare difese avversarie ben predisposte e dotate di mitragliatrici e artiglieria.

Per uscire dall’impasse il 10 agosto fu tentato un nuovo sbarco nella baia di Suvla dove 1500 soldati turchi, poi sostenuti da truppe di rinforzo, respinsero l’attacco portato da circa 25 mila soldati alleati. Ugual sorte ebbero i tentativi dell’ANZAC di superare il Sari Bair Range: il fronte rimase immobile mentre la percentuale di perdite raggiunse livelli spaventosi. Giovani, inesperti e non preparati ad una guerra moderna e piena d'insidie, i soldati dell’ANZAC con inutili ma ostinati attacchi si guadagnarono il rispetto degli inglesi, che finora li avevano considerati come soldati di scarso valore.

A fronte alle continue richieste di rinforzi da parte dello staff di Hamilton il governo britannico reagì esonerando il generale: la campagna dei Dardanelli andava concludendosi in un completo fallimento. È indicativo che l’unica operazione condotta con successo fu la ritirata, svoltasi senza intoppi e perdite.

Durante la campagna si erano avute circa mezzo milione di perdite tra alleati e forze turche. I caduti furono oltre 110 mila, divisi in misura eguale tra i due schieramenti. L’ANZAC chiuse la campagna con oltre 35 mila morti, feriti e dispersi su circa 78 mila australiani e neozelandesi sbarcati a Gallipoli. L’epopea dell’Australian New Zeland Army Corps, divenuta simbolo del patriottismo australiano e neozelandese, viene ricordata ogni 25 aprile in occasione dell’ANZAC Day.

 

Testimonianze

Voci da Gallipoli

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Biografie

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