Giugno 1917

La battaglia dell'Ortigara

Di Alessandro Chebat

Sull’Ortigara si svolse la battaglia che - secondo Cadorna - avrebbe segnato la riscossa italiana in Trentino dopo la battuta d’arresto della Strafexpedition. Nonostante l’abbondanza di uomini e mezzi l’attacco all’Ortigara si trasformò in un sanguinoso nulla di fatto. Il sacrificio cui furono sottoposti gli Alpini sancì la nascita del mito di queste truppe da montagna.

 

Il riassestamento del fronte dopo la Strafexpedition aveva lasciato gli austriaci su posizioni ben difendibili e dalle quali era possibile lanciare nuove offensive verso le truppe italiane stanziate in Carnia e nel Cadore. Il settore che più preoccupava il comando supremo era la linea che dal torrente Assa giungeva all'estremità orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni, passando per i monti Rasta, Zebio, Colombara, Forno, Chiesa, Campigoletti e Ortigara.

Secondo il generalissimo Cadorna, perciò, era di capitale importanza rioccupare le posizioni perse l’anno prima così da rendere più sicura la linea di fronte. Obbiettivo dell’offensiva era il monte Ortigara e le alture circostanti che chiudevano le postazioni austriache sull’altopiano di Asiago e la cui conquista avrebbe permesso alle truppe italiane di aggirare da nord lo schieramento nemico.

La conquista del monte fu affidata alla VI° armata del generale Ettore Mambretti, fornita di un enorme parco d’artiglieria: 1072 cannoni e 569 bombarde, vale dire una bocca da fuoco ogni nove metri, posti su un terreno montagnoso tra i 1000 e 2000 metri di quota. Con circa trecentomila soldati italiani schierati, quella dell’Ortigara si apprestava ad essere la più grande battaglia in alta quota mai combattuta.

I giorni che precedettero l’offensiva non furono di buon auspicio: mancò totalmente l’effetto sorpresa, mentre il tempo pessimo e l’esplosione accidentale di una mina che uccise molti ufficiali della brigata Catania lasciavano poco spazio all’ottimismo. L’attacco fu sferrato il 10 giugno del 1917, preceduto da un grande bombardamento di artiglieria. Malgrado il supporto d’artiglieria raggiungesse - per numeri e densità di fuoco - i livelli da fronte occidentale, l’aumento quantitativo dei materiali non fu affiancato dalla qualità della pianificazione. Il tiro delle artiglierie fu impreciso e lasciò intatti i ricoveri e i trinceramenti in grotta degli austriaci. Altrettanto inefficiente fu il servizio informazioni che non riuscì a stabilire l’entità delle difese nemiche, rafforzatesi durante la lunga pausa invernale con numerosi nidi di mitragliatrici. L’accanita resistenza incontrata, il maltempo e il preciso tiro dell’artiglieria austro-ungarica fecero fallire tutti gli attacchi già nei primi giorni delle operazioni con perdite stimabile in 6800 morti, feriti e dispersi. Il fatto che in un solo giorno le truppe austriache consumarono diverse tonnellate di munizioni per armi leggere può rendere l’idea dell’intensità dello scontro. Solo gli Alpini riuscirono a compiere qualche progresso, giungendo fino alla cresta nord dell’Ortigara e difendendola dai furiosi contrattacchi austro-ungarici.  

Il 19 giugno fu lanciato un nuovo attacco su un fronte di 14 chilometri, sostenuto persino da diversi bombardieri Caproni, che vide impegnati nuovamente gli Alpini. Essi riuscirono a prendere finalmente la vetta dell’Ortigara, una cima spoglia ed esposta al tiro dell’artiglieria avversaria piazzata sulle montagne circostanti. Tuttavia il successo non fu sfruttato a dovere dai comandi italiani, i quali preferirono trincerarsi sulla vetta della montagna, difficile da difendere e ancor più da mantenere. Come afferma la Relazione Ufficiale austriaca «la tenacia e la volontà di vincere delle potenti forze di cui disponeva il comando italiano, quel giorno vennero meno; con la sola eccezione della 52° divisione che combatteva sull’Ortigara; ma anche in questo settore il comando stesso non seppe, come già era successo il 10 giugno, sfruttare i successi ottenuti mediante le forti spinte della fanteria». A rendere ancora più precaria la posizione degli Alpini giungeva il fatto che nonostante la conquista della cima, l’offensiva italiana era fallita in tutti gli altri settori del fronte d’attacco.

Il 25 giugno un contrattacco austriaco si concentrò sulla cima della montagna e costrinse gli Alpini ad una precipitosa ritirata. Tutti i tentativi per recuperarla fallirono, dissanguando battaglioni già provati da settimane di scontri. Il 29 giugno cadde l’ultima postazione italiana poco sotto la vetta. La battaglia dell’Ortigara si concludeva in un clamoroso fallimento tattico e strategico.

Le responsabilità della debacle furono addebitate al Mambretti, tuttavia le colpe andavano estese all’intero comando supremo che con sorprendente passività concesse uomini e mezzi, senza avere un reale controllo delle operazioni. Nel complesso mancò il coraggio da parte dei comandi italiani di riconoscere fin dal 10 giugno l’insuccesso dell’attacco, bloccandolo repentinamente. Il generale Luca Montuori, un sottoposto del Mambretti, affermò: «Facciamo questa operazione perché mi è stata ordinata. Io non ho nessuna fiducia che riesca ma così vogliono».

Le perdite ammontarono a venticinquemila italiani e novemila austriaci, quelle più rilevanti si ebbero tra gli Alpini, tanto che la 52° divisione perse circa la metà dei suoi effettivi. Nel complesso le truppe si comportarono bene, attaccando con grande slancio e combattività posizioni che in definitiva erano da ritenersi imprendibili, tuttavia, le conclusioni tratte da Cadorna addebitarono l’insuccesso alla diminuita combattività delle truppe e non alla scarsa preparazione della battaglia.

All’interno del corpo degli Alpini, la battaglia dell’Ortigara divenne una sorta di mito fondativo. Ad essa è dedicata Tapum, una delle più belle canzoni della Grande guerra, il cui testo descrive la violenza degli scontri, gli enormi vuoti aperti nelle file italiane, la durezza della guerra in montagna e la spietata logica dei comandi italiani ("Venti giorni sull’Ortigara senza il cambio per dismontà" recita la prima strofa). Nel settembre del 1920, sulla montagna si tenne la prima Adunata nazionale degli Alpini, dove duemila ex combattenti si riunirono sulla cima deponendovi una colonna mozza che riportava la scritta: Per non dimenticare. 

L’offensiva Kerensky

Di Wojciech Łysek

Orlando Figes la cita come la "tragedia della nazione": il Generale Aleksiej Brusilow rivolgendosi ai soldati nel giugno 1917 disse, durante una visita al fronte, che i tedeschi avevano distrutto "uno dei beni più grandi del popolo francese, gli splendidi vigneti".  Un soldato infuriato rispose che "per tre anni la nazione aveva sparso sangue" e "se il generale voleva combattere per lo champagne, lo lasciava andare a spargere il suo di sangue".

Il governo del principe Gregory Lvov, esercitando il potere dopo la rivoluzione di febbraio, decise di riprendere l'offensiva contro gli imperi centrali. Nonostante fosse un sostenitore della pace senza “annessioni e indennità” questa azione era considerata necessaria per cacciare le truppe nemiche dal suolo russo. La maggior parte dei comandanti convenne che non era possibile avviare l'azione prima del giugno 1917. Fin dalla Conferenza di Chantilly del dicembre 1915, la Russia era sotto pressione da parte degli alleati, che insistevano per una nuova offensiva sul fronte orientale. Il 1917 doveva essere l'anno della vittoria finale. L'offensiva estiva doveva essere un attacco preventivo per poi lasciare l'iniziativa agli imperi centrali, tale idea era dovuta alla convinzione prevalente nei ranghi russi per cui gli effetti di una difesa senza successo erano molto più pericolosa di un attacco fallito.

Secondo il piano operativo del generale Vasily Alexeyev del febbraio 1917 il colpo più importante si sarebbe dovuto assestare sul fronte sud-occidentale: rompendo la linea del fronte in Galizia a Lwow e nella zona di Dobrohovych. Sugli altri fronti (occidentale, settentrionale e rumeno) si sarebbe dovuto agire per distrarre il nemico. La Germania apprese della concentrazione di soldati e fece affluire a est numerose divisioni e sei cannoni pesanti dal fronte francese.

Il socialista Aleksander Kiereński (ex ministro della giustizia) assunse il ruolo di ministro della Guerra e della Marina il 18 maggio 1917, insieme al generale Brusilow (comandante supremo dell'esercito russo) dal 4 giugno cominciarono a organizzare l'offensiva. Kiereński andò personalmente al fronte, dove si esibì in discorsi infuocati. Ovunque venne accolto come un eroe, attraverso l'adulazione si diffuse la falsa convinzione che i soldati erano disposti a combattere. Nel frattempo agli incontri partecipavano soprattutto gli ufficiali – l'inteligencja in divisa. Più scettici e seri, con essi in privato fece riferimento alla continuazione della guerra.

Dopo un bombardamento d’artiglieria il 29 giugno, l'esercito russo si precipitò all'attacco sul fronte in Galizia il primo luglio. All'attacco parteciparono la VII, VIII e l'XI armata russa, le quali ammontavano ad un totale di 61 divisioni di fanteria e 10 di cavalleria. I russi contavano di avere il doppio di unità rispetto a quelle schierate dagli austriaci e dalla Germania, che potevano contare solo su 26 divisioni di fanteria e 2 a cavallo.

I successi iniziali ricordarono l'offensiva di Brusilov nell'estate del 1916. L'VIII divisione, comandata dal generale Lawra Korniłowa riuscì a fare breccia tra le linee austriache mentre le altre due divisioni erano impegnate verso Lwow. L'attacco continuò per due giorni. I giornali patriottici già inneggiavano al “trionfo della libertà”, ma solo l'VIII armata avanzando da Stanisławowa era riuscita a prendere Halicz e Kalush. I rinforzi tedeschi impedirono la rottura delle difese nella zona di Dobrohovych, gli attacchi successivi russi non andarono ebbero successo anche a causa del rifiuto da parte di alcune unità di obbedire agli ordini. Dopo dieci giorni l'offensiva si arrestò. I migliori risultati furono colti dai soldati cecoslovacchi. I reggimenti cechi vennero iscritti nelle liste eroiche per la loro partecipazioni alla battaglia di Zborow del 2 Luglio 1917. Il successo iniziale provocò grande entusiasmo tra i soldati russi, ma quando i tedeschi diedero sostegno agli austriaci l'offensiva russa si arenò, in parte anche a causa degli errori dell'esercito russo. Le unità erano state mandate al fronte senza mitragliatrici e i soldati inesperti erano stati equipaggiati con bombe a mano, da cui ne uscirono continui incidenti e infortuni. Ma la ragione principale del fallimento fu la riluttanza dei soldati a combattere. Essi avanzavo pochi chilometri per poi rifiutarsi di proseguire oltre l’offensiva. Molti soldati preferirono puntare le armi contro i propri comandanti. Negozi saccheggiati, donne violentate ed ebrei uccisi. Il ritiro si trasformò così in un caos. L'attacco in direzione di Lwow si bloccò quando nella città di Koniuchy l'esercito andò nel magazzino dell'alcool. Ci vollero tre giorni per recuperare i soldati dalla sbornia, così che i soldati tedeschi li costrinsero alla ritirata. A partire dal 19 luglio 1917 iniziò la controffensiva lungo il fronte della Galizia. Attaccarono Ternopil e riconquistarono Chernivtsi Stanisławów. Sul settore settentrionale del fronte le truppe tedesche, nel mese di settembre, occuparono Riga, la maggior parte della Lettonia, l'isola Moon e Dago Oesel (sede di un’importante base della flotta russa).

Le cause del fallimento dovrebbero essere ricercate anche nell'eccessivo ottimismo dei leader russi. Le perdite russe non furono di 6.000 uomini – come previsto – ma di 130.000 tra morti e feriti. Il numero dei disertori molto probabilmente superò la cifra ufficiale di 170.000 soldati. L'esercito russo non fu più capace di intraprendere un'azione offensiva. Il 18 luglio il generale Brusilow venne sostituito dal generale Korniłow. L'offensiva di Kerenskji nel mese di luglio 1917, conosciuta anche come l'offensiva d'estate o della Galizia, spinse i soldati verso la rivoluzione e i bolscevichi – i quali sostenevano un’uscita immediata dalla guerra. Anche in termini politici i costi furono alti. Le notizie sulle perdite causarono uno nuovo scoppio di proteste a Pietrogrado (le cosiddette giornate di luglio, 16-17 luglio 1917). Di conseguenza, dopo l'elezione a primo ministro il 21 luglio di Kerenski, questi iniziò a considerare una soluzione diplomatica e non militare della guerra. Tuttavia l’effetto più evidente dell'offensiva del luglio 1917 fu l’inizio di una crisi politica che si avrebbe portato alla presa del potere da parte dei bolscevichi.

Bibliografia:

Andrzej Andrusiewicz, Romanowowie. Imperia i familia, Kraków, Wydawnictwo Literackie, 2014.

Ludwik Bazylow, Paweł Wieczorkiewicz, Historia Rosji, tłum. Irena Scharoch, Wrocław-Warszawa-Kraków, Zakład Narodowy im. Ossolińskich, 2005.

Andrzej Chwalba, Samobójstwo Europy. Wielka Wojna 1914-1918, Warszawa, Wydawnictwo Literackie, 2014.

Orlando Figes, La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924, Milano, Mondadori, 2016

The Kerensky Offensive

By Wojciech Łysek

Orlando Figes referred to it as the "nation's tragedy": in June 1917, General Aleksiej Brusilow, addressing the soldiers during a visit to the front, said that the Germans had destroyed "one of the greatest assets of the French people, the beautiful vineyards." An angry soldier replied that "for three years the nation had scattered blood" and "if the general wanted to fight for champagne, let him go and shed his blood."

The government of Prince Gregory Lvov, that come to power after the February Revolution, decided to resume the offensive against the Central Empires. Although he was a supporter of peace without "annexations and compensations", this action was deemed necessary to drive out the enemy troops from Russian soil. Most of the commanders agreed that it was not possible to launch the action before June 1917. Since the December 1915 Chantilly Conference, Russia was under pressure from the Allies, insisting on a new offensive on the Eastern Front. 1917 was considered the year of the final victory. The summer offensive had to be a preventive attack designed to leave then the initiative to the Central Empires. This idea was due to the prevailing conviction in the Russian ranks that the effects of an unsuccessful defence were much more dangerous than a failed attack.

According to the plan of General Vasily Alexeyev of February 1917, the most important blow would have to hit the southwest front to break the front line in Galicia at Lwow and Dobrohovych. Diversive and distracting actions should have been conducted on the other fronts.  (western, northern, and Romanian) Germany, alarmed by the concentration of soldiers, moved several divisions and six heavy cannons from the French front to the East.

The Socialist Aleksander Kiereński (former Minister of Justice) assumed the role of Minister of War and Navy on 18 May 1917; he began, together with General Brusilow (Supreme Commander of the Russian Army), organizing the offensive on 4 June. Kiereński went personally to the front, where he performed inspiring and passionate speeches. Everywhere, he was welcomed as a hero and the adulation persuaded him that the soldiers  were willing to fight. Meanwhile, the officials - the inteligencja in uniform - attended to this meetings. More skeptical and serious, with them in private he referred to the continuation of the war.

Following an artillery bombing on 29 June, the Russian army rushed to attack on the front in Galicia on 1st July. The Russian Seventh, Eighth and Eleventh Army joined the action with a total of 61 infantry and 10 cavalry divisions. They claimed to have twice of units compared to the Austrians and Germans, who could only deploy 26 infantry and 2 cavalry divisions. Initial successes reminded of Brusilov's offensive in the summer of 1916. The Eighth Division, led by General Lawra Korniłowa, could break through the Austrian lines, while the other two divisions were engaged along the road to Lwow. The attack continued for two days. The patriotic newspapers were already celebrating the "triumph of freedom", but only the 8th Army advancing from Stanisławowa managed to take Halicz and Kalush. German reinforcements prevented the breaking of the defences in the Dobrohovych area, The subsequent Russian attacks were also not successful due to the refusal by some units to obey orders. After ten days the offensive stopped. The best results were achieved by Czechoslovak soldiers. Czech regiments entered in the lists of heroes for their participation in the Zborow Battle of 2 July 1917. The initial success raised great enthusiasm among Russian soldiers, but when the Germans supported the Austrians, the Russian offensive fled, partly because of the Russian army's mistakes. The units were sent to the front without machine guns and inexperienced soldiers were equipped with hand grenades, resulting in continuous accidents and injuries. However, the main reason for the failure was the reluctance of soldiers to fight. They went a few miles away and then refused to continue the offensive. Many soldiers preferred to point their weapons against their commanders: shops were plundered, women raped and Jews killed. The retreat turned into a chaos. The attack in Lwow's direction stopped when the army reached Koniuchy and found the storehouse of alcohol. It took three days to sober up the soldiers , so that the German soldiers forced them to retreat. From 19 July 1917, the Central Powers counter-offensive began along the Galicia's Front. They attacked Ternopil and regained Chernivtsi Stanisławów. On the northern side of the front, the German troops, in  September, occupied Riga, most of Latvia, the Moon Island and Dago Oesel (home of an important base of the Russian fleet). The causes of the failure should also be sought in the over-optimism of Russian leaders. The Russian losses –went beyond the expected 6000 men and amounted to 130,000 dead and wounded. The number of deserters most likely exceeded the official figure of 170,000 soldiers. The Russian army was no longer able to undertake an offensive action. On 18 July, General Korniłow replaced General Brusilow.

Kerenskji's offensive in July 1917, also known as the Summer or Galician offensive, pushed soldiers towards the Revolution and the Bolsheviks - who supported an immediate withdrawal from the war. Also in political terms the costs were high. News of the losses caused a new outbreak of protests in Pietrograd (the so-called July Days, 16-17 July, 1917). Consequently, after the Kerenski’s election to Prime Minister on 21 July, he began to consider a diplomatic and non-military solution to the war. However, the most obvious effect of the July 1917 offensive was the beginning of a political crisis that would have led to the Bolsheviks’ rise to power.

Bibliography:

Andrzej Andrusiewicz, Romanowowie. Imperia i familia, Kraków, Wydawnictwo Literackie, 2014.

Ludwik Bazylow, Paweł Wieczorkiewicz, Historia Rosji, tłum. Irena Scharoch, Wrocław-Warszawa-Kraków, Zakład Narodowy im. Ossolińskich, 2005.

Andrzej Chwalba, Samobójstwo Europy. Wielka Wojna 1914-1918, Warszawa, Wydawnictwo Literackie, 2014.

Orlando Figes, A People's Tragedy: The Russian Revolution, Random House, 2017

 

Testimonianze

L'Ortigara nelle parole dei soldati

La perdita dell’effetto sorpresa Gli austriaci non sapranno il giorno preciso in cui comincia l’azione sull’Altopiano: ma che un’azione ci sia lo sanno benissimo. (Colonnello Angelo Gatti, 4 giugno 1917.)   Non è escluso che fra... Leggi tutto

Biografie

Gottfried von Banfield

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