Settembre 1917

La lunga strada per Passchendaele

Di Alessandro Chebat

Confesso di restare aggrappato a questa strategia più perché non riesco a vedere niente di meglio, e perché così mi suggerisce l’istinto, che non perché abbia qualche buona ragione per sostenerla.

(Da una lettera di Sir William Robertson – Capo di stato maggiore imperiale – a Haig)

 

La mattina del 31 luglio 1917, alle 3:50, nove divisioni britanniche balzarono fuori dalle trincee e investirono le alture di Plickem: era iniziata la battaglia di Passchendaele. Lo scontro - più che una battaglia vera e propria - può essere considerato una campagna militare che si frantumò in una serie di operazioni apparentemente indipendenti tra loro. Malgrado la battaglia porti il nome del villaggio di Passchendaele, esso occupava solamente un crinale ad est di Ypres. L’obbiettivo finale dell’operazione era invece il controllo dei crinali orientali e meridionali di Ypres, che nei piani britannici avrebbe condotto alla conquista delle Fiandre.

Alle origini di Passchendaele vi sono una serie di variabili di natura politica, sociale e militare che andarono poi ad influire sugli esiti finali della battaglia. La prima di queste variabili può essere riscontrata nella visione tattico-strategica di Douglas Haig, il comandante in capo delle forze britanniche. Egli da un lato era persuaso che lo scontro che avrebbe deciso le sorti della Grande guerra si sarebbe svolto sul fronte occidentale – nelle Fiandre – dall’altro lato, riteneva che ciò sarebbe avvenuto solo attraverso l’impiego di nuovi mezzi e strategie innovative, mantenendo alta la pressione sul nemico e in stretta collaborazione con le forze francesi.

La buona riuscita dei piani strategici elaborati da Haig fu minata fin da subito dalla profonda crisi attraversata dall’esercito francese dopo la fallimentare e sanguinosa offensiva di Nivelle. Il 27 maggio 1917 quelli che erano cominciati come fenomeni di diserzione si tramutarono in un vero e proprio ammutinamento generale. Le autorità francesi intervennero facendo affluire unità fedeli e bloccando la rivolta sul nascere. Il generale Petain fu nominato comandante dell’esercito, adoperandosi per individuare e punire i colpevoli degli ammutinamenti e al contempo promettendo e attuando miglioramenti nella qualità della vita dei soldati. Petain era altresì conscio di come gli ammutinamenti avessero colpito il 43% delle 113 divisioni di fanteria dell'esercito francese. Il fatto che la crisi morale colpisse principalmente la fanteria (l’arma più sacrificata che aveva subito enormi perdite dall'inizio della guerra) e che i soldati si rifiutassero di tornare all’attacco ma non di difendere le trincee e il suolo nazionale, convinsero Petain a non impiegare più le unità francesi in grandi operazioni per un periodo medio-lungo, mantenendosi sulla difensiva. Il compito di logorare i tedeschi sul campo di battaglia passava perciò agli inglesi, compito che Haig decise di assumersi fino alle estreme conseguenze.

Nonostante il mancato supporto francese Haig, in collaborazione con Reginald Bacon, ammiraglio della Royal Navy, elaborò un piano che prevedeva lo sbarco ad Ostenda di 9000 Royal Marines – supportati da tre divisioni di fanteria – che avrebbero dovuto annientare il fianco destro tedesco nelle Fiandre. L’occupazione delle Fiandre, oltre ad essere considerata come il trampolino di lancio per lo sfondamento delle linee tedesche, era di vitale importanza per il controllo dei porti belgi dai quali (secondo gli inglesi) partivano gli U-Boot tedeschi per le loro micidiali incursioni contro il traffico mercantile alleato.

A seguito del coinvolgimento del colonnello Aymler Hunter-Weston – un veterano di Gallipoli – i piani di sbarco divennero più ambiziosi, con la costruzioni di enormi pontoni galleggianti in grado di trasportare tre divisioni, carri armati e artiglieria. Zona dello sbarco: Middelkerke, nei pressi di Niuwpoort. Per garantire il successo delle operazioni occorreva però occupare i crinali a sud e ad est di Ypres e le linee ferroviarie controllate dai tedeschi. La prima di queste operazioni preparatorie fu la battaglia di Messines, la cui altura era considerata di vitale importanza per congiungere le aree di sbarco di Middelkerke con il fulcro dell’attacco su Ypres. Il comando delle operazioni fu affidato al generale Erbert Plumer. Molto popolare e rigoroso pianificatore, Plumer era un ufficiale estremamente attento a risparmiare la vita dei propri uomini, prediligendo un approccio più cauto volto a indebolire l’avversario cingendolo in una sorta di assedio. La battaglia di Messines si svolse nel giugno 1917, tuttavia la sua panificazione era iniziata già nel 1916, con l’arrivo dei Royal Engineers Tunnelling Companies, i quali scavarono una fitta rete di gallerie e camere di scoppio sotto il crinale di Messines, stipandovi quasi 500 tonnellate di Ammonal – un esplosivo ad alto potenziale – suddiviso in 24 cariche. Le mine furono fatte brillare la mattina del 7 giugno alle 3:10 del mattino - dopo un bombardamento di due settimane da parte dell’artiglieria inglese - creando 19 enormi crateri. La mina di Spanbroekmolen, caricata con oltre 41 tonnellate di esplosivo, creò un cratere di 120 metri di diametro. L’esplosione fu udita fin nei sobborghi di Londra.

A Messines morirono circa 10.000 tedeschi, a cui vanno aggiunti circa 15.000 feriti, dispersi e prigionieri. Cospicuo anche il bottino di armi e materiali tra i quali 65 cannoni, 94 mortai da trincea e circa 300 mitragliatrici. A rendere ancora più devastante l'effetto, giunse il fuoco di oltre 2000 cannoni inglesi che devastarono ulteriormente le posizioni tedesche. Già il 10 giugno i tedeschi si ritirarono dalle posizioni ormai indifendibili, attestandosi 4 chilometri più a est. Quella di Messines può essere considerata come l’azione di maggior successo dell’esercito britannico sul fronte occidentale. Attentamente pianificata e eseguita con cura, l’operazione fu celebrata come una schiacciante vittoria inglese, convincendo molti alti ufficiali britannici della possibilità di ottenere ulteriori successi su larga scala contro le forze tedesche, dimenticandosi come, tuttavia, la battaglia di Messines si prefiggesse obiettivi tattici limitati e non mirasse alla sfondamento strategico del fronte. Un ottimismo che si rivelò fatale due mesi dopo nella più ampia e ambiziosa battaglia di Passchendaele.

In seguito al vittorioso combattimento di Messines, Douglas Haig nominò come comandante della V armata (che avrebbe sopportato il peso dell’imminente offensiva) il generale Hubert Gough, sostituendo Plumer, che tanto bene aveva saputo gestire lo scontro. Ebbe così inizio la seconda fase preparatoria, che in seguito avrebbe generato quell’inferno di fango che caratterizzò la battaglia di Passchendaele. Il 22 luglio, 2300 cannoni di medio e grosso calibro iniziarono un bombardamento delle posizioni tedesche che si sarebbe protratto fino al 31 luglio. Tuttavia, tale massiccio bombardamento non fece altro che sconvolgere il terreno, distruggendo l’antico sistema di drenaggio delle acque che in questa parte delle Fiandre garantiva da secoli il consolidamento dei terreni ed evitava l’impaludamento del territorio. Questo, unito alle forti piogge, trasformò in breve il campo di battaglia in un enorme acquitrino che rallentava i progressi delle truppe. Subito dopo la fine dei bombardamenti, alle 3:50, la fanteria inglese balzò fuori dalle trincee e iniziò ad avanzare su un fronte di 25 chilometri, cogliendo qualche successo iniziale e raggiungendo la linea del fiume Steenbeck. Ciononostante, tutti gli attacchi alla strada di Menin, obbiettivo principale della battaglia, furono respinti dai tedeschi che inflissero agli inglesi dure perdite

Nei due mesi trascorsi dall’attacco di Messines i tedeschi avevano avuto il tempo di rafforzare le proprie difese in vista della probabile offensiva. Non trincee lineari, bensì bunker e casematte isolate, costruiti in cemento armato e ben forniti di mitragliatrici. Contro tale sistema - che ben si adattava al terreno acquitrinoso e permetteva ai tedeschi di difendere ampie porzioni di terreno con relativamente pochi uomini - si dissanguarono le truppe britanniche. Da parte inglese l’impiego massiccio di artiglieria e carri si rivelò inutile: i Tanks affondavano nel fango mentre l’effetto delle granate era ridotto e attutito dal fango. Tuttavia, era l’ostinata resistenza tedesca a limitare i progressi britannici: nella sola battaglia di Quota 70 – ingaggiata per liberare Lens – le truppe canadesi persero quasi 10.000 uomini tra morti, feriti e dispersi. Nella battaglia di Langemarck, tra il 16 e il 18 agosto, le 8 divisioni britanniche impiegate subirono oltre 36.000 perdite. Entrambi gli scontri fallirono nel conseguire i propri obbiettivi. Nella pur vittoriosa battaglia di Pilckem le truppe inglesi pagarono il successo con quasi 32.000 morti e feriti.

Nonostante il grande spiegamento di mezzi e il consumo elevato di munizioni, per oltre un mese gli attacchi settoriali concepiti da Gough su un fronte molto ampio erano stati un fallimento, conseguendo solo successi limitati al costo di perdite elevatissime. Il tempo infame, il terreno impraticabile e lo sfinimento dei soldati spinsero Haig ad un cambio di strategia: il 20 settembre il compito di conquistare l’importante strada di Menin fu affidato a Plumer, il vincitore di Messines, prendendo di fatto il comando delle operazioni. Il peso dell’offensiva fu trasferito dalla martoriata V armata di Gough alla II di Plumer. La tattica utilizzata era però diversa: attacchi di minore entità contro obbiettivi ben precisi - definiti “bite and hold” (letteralmente “mordi e mantieni”) - rimanendo sempre entro il raggio d’azione delle artiglierie britanniche. Tale impiego dell’artiglieria - chiamato “Sbarramento mobile” (Creeping Barrage) - consisteva nel far avanzare i fanti sotto la copertura dei cannoni. Le truppe, una volta conquistato il loro obiettivo, attendevano che l'artiglieria si muovesse in avanti per dare supporto ad ulteriori avanzate e stroncare i micidiali contrattacchi tedeschi. Aiutati da un intenso bombardamento, il 26 settembre, inglesi e australiani riuscirono infine a prendere la strada di Menin con perdite relativamente contenute. Il 3 ottobre occuparono anche il Bosco del Poligono, contro il quale, precedentemente, erano falliti numerosi attacchi.

In generale, questi piccoli “morsi” ideati da Plumer fruttarono cospicue avanzate e ben 10.000 prigionieri. I tedeschi nei loro rapporti registrarono episodi di collasso psicologico in molte loro unità a causa dell’intensità dei combattimenti e delle dure perdite. Ludendorff temeva il crollo del fronte delle Fiandre. In quei giorni egli annotò: «Giornata di aspri combattimenti in cui tutto è sembrato congiurare contro di noi. Forse riusciremo a contrastare la perdita di terreno, ma la nostra capacità di combattere ha subito un altro duro colpo». Tuttavia, nemmeno un brillante generale come Plumer poteva mutare una situazione già compromessa. L’alto comando britannico, convinto ancora di poter effettuare gli sbarchi e imbaldanzito dai risultati positivi conseguiti nella seconda fase, decise di insistere nell’offensiva. Il 28 settembre Haig annotò sul suo diario: «Il nemico vacilla». Tra il 9 e il 26 ottobre furono lanciate tre ondate di attacchi britannici che andarono incontro ad un insuccesso. Il fronte ripiombò nell’inerzia. I tedeschi pur subendo un tremendo attrito di perdite – per la prima volta superiori a quelle britanniche – abbandonarono la difesa rigida e tornarono ad una più elastica. Fu impiegata nuovamente anche l’iprite per respingere gli ostinati attacchi delle truppe britanniche.

In un panorama reso lunare dai bombardamenti, la battaglia si avviava al suo epilogo. Il terreno impraticabile – sul quale la morte giungeva non solo dalle armi ma anche dai crateri colmi di fango nei quali venivano letteralmente risucchiati i soldati – e il progressivo esaurimento delle truppe posero fine alla battaglia. È indicativa la frase pronunciata da un anonimo ufficiale del quartier generale britannico in visita sullo scenario infernale del campo di battaglia di Passchendaele: «Buon Dio, davvero abbiamo mandato degli uomini a combattere qui?». Frase che denota la distanza non solo psicologica ma anche fisica degli alti ufficiali - fautori dell’offensiva ad oltranza - dai propri sottoposti. Il 4 novembre i fanti canadesi conquistarono infine Passchendaele, concludendo la battaglia. Negli ultimi cinque giorni di scontri gli inglesi persero 130 ufficiali, oltre 2000 soldati mentre i feriti furono 8000. Le perdite tedesche furono ancora maggiori. Ad oggi le statistiche riguardanti il “costo umano” di Passchendaele sono dibattute. Le stime più equilibrate parlano di oltre 260.000 morti feriti, dispersi e prigionieri per parte, per un totale compreso tra le 500/600.000 perdite complessive. Tuttavia, statistiche più alte che tengono conto dei numerosi avvicendamenti dei reparti al fronte, dei decessi in ospedale e dei feriti lievi fanno salire il conteggio a oltre 400.000 perdite per contendente

Per concludere, caso piuttosto raro, entrambe le parti in campo considerarono fin da subito Passchendaele come un fallimento e una pagina nera delle rispettive storie militari. La battaglia fu un indubbio successo tattico inglese, tuttavia, sul piano strategico si risolse in un nulla di fatto molto simile ad una débâcle, soprattutto in ragione delle grandi speranze risposte dagli inglesi nell’offensiva. Esse furono infatti esaudite solo in minima parte e non diedero seguito ad alcun sfondamento in profondità, riconfermando il carattere di logoramento della guerra sul fronte occidentale. Anche l’intento secondario di assorbire le riserve tedesche per dare respiro ai francesi si rivelò altrettanto fallimentare, in quanto Passchendaele finì per logorare e consumare principalmente le truppe britanniche, per di più su un tratto di fronte che i comandi tedeschi non consideravano importante. Infine gli inglesi non colsero lo stato di grave logoramento e crisi in cui andò a trovarsi l’esercito del Kaiser dopo la battaglia. Lo stato maggiore tedesco – malgrado le sue truppe avessero arginato l’attacco – affermò che «La Germania era prossima alla distruzione certa dopo la battaglia delle Fiandre nel 1917» e non più in grado di sostenere un assalto di quelle dimensioni ad occidente.

In ogni caso, l’inattività delle truppe francesi, la rotta italiana a Caporetto e il crollo dell’esercito russo avrebbero dato ai tedeschi l’opportunità di riorganizzarsi e preparare la Kaiserschlacht per la primavera del 1918, che secondo i piani avrebbe condotto l’esercito tedesco alla vittoria prima dell’arrivo delle truppe americane.

Il consiglio della Reggenza (12 settembre 1917 - 14 novembre 1918)

di Wojciech Łysek

Il 27 ottobre 1917 il Consiglio della Reggenza proclamò: "Ci rendiamo conto che con la stessa mano dobbiamo asciugare le nostre lacrime, curare le ferite, ovviare alla miseria causata dalla guerra attuale (...) Senza differenza di età, stato e confessione, in nome della patria, chiamiamo tutti a sostenere attivamente il Consiglio di Reggenza. Vi invitiamo, popolo della Polonia, a lavorare insieme per l'amata Polonia.

Fondato nel gennaio 1917, il Consiglio Provvisorio di Stato non mantenne le premesse originarie. Non assunse direttamente l'amministrazione del paese e si indebolì in seguito alla crisi degli attivisti sostenitori degli Imperi centrali. Dopo la Crisi del Giuramento (9-11 luglio 1917), il 24 agosto 1917, i membri del Consiglio Provvisorio di Stato si dimisero. Malgrado l'epilogo, uno dei pochi successi ottenuti fu l'idea di istituire un Consiglio della Reggenza, designato come "rappresentante dello Stato polacco". Nell'agosto 1917 fu avanzata la candidatura del conte Adam Tarnowski, aristocratico austro-ungarico e diplomatico di origine polacca, tuttavia i tedeschi erano riluttanti ad accettare questa nomina, considerandolo un candidato poco capace. I Passivisti, cioè i sostenitori della cooperazione con la Russia e, dopo la Rivoluzione di febbraio, anche con l'Intesa, presentarono la candidatura di Józef Świeżyński, attivista della Lega delle Nazioni. Tuttavia, l'11 settembre 1917, accettarono di affidare questa funzione al leader del conservatorismo liberale, Jozef Ostrowski.
In assenza di sostegno della élite politica polacca, gli imperi centrali considerarono la nomina di un re, ma non erano d'accordo sulla definizione del candidato. Gli imperatori di Germania e Austro-Ungheria, il 12 settembre 1917, in un proclama del governatore generale, esprimevano la loro intenzione di creare uno stato polacco, come già indicato nell'atto del 5 novembre 1916. Tre giorni dopo fu emanato un decreto, in cui i sovrani degli imperi centrali garantivano "la costruzione dello stato polacco" sulla base di "quanto era permesso dalla situazione militare". Durante la delicata scelta del monarca, (che in ultima analisi non avvenne mai) il Consiglio della Reggenza, composto dall'arcivescovo Aleksander Kakowski, e dai proprietari terrieri Zdzisław Lubomirski e Józef Ostrowski, si sarebbe riunito nel Castello Reale di Varsavia. Accanto al Consiglio, della reggenza il decreto prevedeva la creazione di una sorta di parlamento, denominato il Consiglio di Stato .
L'arcivescovo Kakowski divenne reggente come continuatore della tradizione che voleva la presenza del primate di Polonia nella fase dell'interregno. Lubomirski agì come coordinatore dirigendo il Comitato Civico (agosto 1914 - settembre 1915) e divenendo sindaco di Varsavia (agosto 1916 - ottobre 1917). Entrambi, insieme a Ostrowski, erano precedentemente legati ai Passivisti tuttavia, dopo la caduta dello Zar, si avvicinarono alla fazione favorevole agli Imperi centrali. La presidenza del Consiglio dei Ministri fu affidata Jan Kucharzewski, storico e attivista, il 7 dicembre 1917. Il suo gabinetto comprendeva otto capi di dipartimento. Fu altresì creato il dipartimento degli affari politici, che si occupava anche della politica estera.
Secondo il decreto, il Consiglio della reggenza era l'autorità suprema del Regno di Polonia, anche se le sue funzioni in politica estera dovevano essere esercitate solo dopo la fine dell'occupazione, che sarebbe avvenuta solo dopo il trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918 mentre l'emanazione di eventuali leggi doveva essere comunicata al governatore generale, nominato dagli imperi centrali.
Vi erano molti partiti coinvolti nella definizione della composizione del Consiglio di Reggenza. I Passivisti, e soprattutto i democratici, malgrado non volessero essere responsabili delle decisioni degli imperi centrali e temessero che il Consiglio della reggenza diventasse il fulcro del radicalismo sociale, aderirono al Consiglio di Stato. L'Organizzazione militare polacca e il Partito socialista polacco, entrambi associati a Józef Piłsudski, attendevano in disparte senza apparire apertamente al Consiglio. Il 25 ottobre 1918, dopo grandi sforzi, fu formato un governo che avrebbe cercato di influenzare gli eventi in corso. In opposizione al Consiglio, il 15 agosto 1917 a Losanna si insediò il Comitato Nazionale della Polonia, dominato dai Democratici nazionali, che aspirava a diventare l'unico organo rappresentativo del potere politico polacco. Allo stesso modo, i rappresentanti del movimento comunista polacco diedero vita ad iniziative simili.
La cerimonia di insediamento del Consiglio della Reggenza si svolse il 27 ottobre 1917. I suoi membri giurarono su "Dio e la Polonia" che avrebbero "agito in nome del bene comune per la creazione dell'indipendenza della patria".

Il 18 dicembre 1917, il primo ministro Kucharzewski chiese alla Germania e all'Austria-Ungheria l'autorizzazione ad avviare negoziati di pace con la Russia a Brest, in Lituania. Il 9 febbraio 1918, tuttavia, fu annunciato che i colloqui di Brest con il Consiglio centrale dell'Ucraina (Central'na Rada) erano già terminati. Circolarono informazioni circa una clausola segreta per la quale l'Ucraina avrebbe dovuto ricevere la regione storica di Chelm (Chełmszczyzna). Di conseguenza, l'11 febbraio 1918, Kucharzewski si dimise e il 13 febbraio il Consiglio della Reggenza, in un messaggio alla nazione polacca affermò come gli Imperi centrali danneggiassero gli interessi polacchi, in quanto "la regione trasferita all'Ucraina è nella sua maggioranza polacca e cattolica". Questo appello fu un decisivo passo in avanti verso l'emancipazione politica della Polonia, tanto che il Consiglio di stato iniziò la stesura della Costituzione e a l'organizzazione del Senato e della Camera dei Deputati.
Di fronte alla sconfitta della Germania, il 7 ottobre 1918 il Consiglio della Reggenza annunciò "l'istituzione di uno Stato polacco indipendente, sovrano su tutte le terre polacche". Il 12 ottobre 1918, privò il governatore generale Hans von Beselera del comando dell'esercito. I soldati giurarono su Dio fedeltà allo Stato polacco e al Consiglio Reggente “come sostituto temporaneo della futura Polinia". Il 23 ottobre 1918, Józef Świeżyński fu nominato primo ministro.
Il 10 novembre 1918, Piłsudski tornò a Varsavia, ricevendo il comando dell'esercito dal Consiglio della Reggenza. Il 14 novembre 1918, il Consiglio si sciolse, dando pieni poteri politici a Pilsudski. I decreti del Consiglio di Reggenza furono la base per il funzionamento dell'amministrazione centrale della Polonia indipendente.

 

Bibliografia:

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Zdzisław J. Winnicki, Rada Regencyjna Królestwa Polskiego i jej organy (1917-1918), Wrocław, Wydawnictwo „Wektory”, 1991.

The Regency Council (12 September 1917 - 14 November 1918)

by Wojciech Łysek

On 27 October 1917, the Regency Council proclaimed: "We realize that with the same hand we must dry our tears, treat our wounds and relieve the misery caused by the war being waged (...) We call on everyone, whatever their age, status or confession, in the name of the fatherland, to actively support the Regency Council. We invite you, the people of Poland, to work together for our beloved Poland.

The Provisional Council of State, established in February 1917, did not keep its original promises. It did not take over the running of the country directly and was weakened as a result of the crisis brought about by the activists that supported the Central Powers. After the Oath Crisis (9-11 July 1917), on 24 August 1917, the members of the Provisional Council of State resigned. Despite the way it ended, one of the few successes it achieved was the idea of setting up a Regency Council to "represent the Polish state". In August 1917, Count Adam Tarnowski, an Austro-Hungarian aristocrat and diplomat of Polish descent was put forward as a candidate; the Germans however were reluctant to accept this nomination, considering him inadequate. The Passivists, or those who were in favour of co-operating with Russia and, after the February Revolution, with the Entente as well, proposed the candidature of Józef Świeżyński, an activist for the League of Nations. However, on 11 September 1917, they accepted the leader of liberal conservatism, Jozef Ostrowski, for this role.
With no support from the Polish political élite, the Central Powers considered appointing a king but did not agree on the definition of the candidate. The Emperors of Germany and Austro-Hungary, on 12 September 1917, in a declaration from the Governor General, expressed their intention to create a Polish state, as already indicated in the Act of 5 November 1916. Three days later, a decree was issued in which the Central Power sovereigns guaranteed "the construction of the state of Poland" on the basis of "the extent that the military situation allowed it". During the delicate choice of the monarch, (which in the final analysis was never made) the Regency Council, composed of Archbishop Aleksander Kakowski and the landowners Zdzisław Lubomirski and Józef Ostrowski, allegedly met in the Royal Castle in Warsaw. Alongside the Regency Council, the decree provided for the creation of a sort of parliament known as the State Council.
Archbishop Kakowski became regent continuing the tradition of the Primate of Poland being present in the interregnum stage. Zdzislaw Lubomirski acted as co-ordinator running the Civic Committee (August 1914 - September 1915) and becoming the Mayor of Warsaw (August 1916 - October 1917). Both, together with Ostrowski, had been previously linked with the Passivists but after the downfall of the Tsar, moved closer to the faction favourable to the Central Powers. The historian and activist Jan Kucharzewski became President of the Council of Ministers on 7 December 1917. His cabinet comprised eight heads of departments. A department of political affairs was created as well, which also carried out foreign policy.
According to the decree, the Regency Council was the highest authority in the Kingdom of Poland, even though it was only to carry out foreign policy after occupation had ended, which was not until after the treaty of Brest-Litovsk was signed on 3 March 1918. The Governor General, appointed by the Central Powers, on the other hand, had to be informed of the issuing of any laws.
There were many parties involved in deciding who would sit on the Regency Council. The Passivists, and the Democrats in particular, joined the State Council although that they did not want to be held responsible for the decisions of the Central Powers and feared that the Regency Council would become a hub for social radicalism. Polish military organisation and the Polish Socialist Party, both associated with Józef Piłsudski, adopted a wait-and-see-attitude and did not feature openly in the Council’s discussions. On 25 October 1918, after huge effort, a government was formed that was to attempt to influence the events unfolding. In opposition to the Council, on 15 August 1917 the Polish National Committee, dominated by the National Democrats, was established in Lausanne and aspired to become the only body to represent Polish political powers. Representatives of the Polish Communist movement set up similar initiatives.
The ceremony for the installation of the Regency Council took place on 27 October 1917. Its members swore on oath to "God and Poland" that they would "act on behalf of the common good to bring about independence for their homeland".

On 18 December 1917, Prime Minister Kucharzewski asked Germany and Austria-Hungary for permission to enter peace negotiations with Russia in Brest, Lithuania. On 9 February 1918, however, it was announced that the talks in Brest with the Central Council of Ukraine (Central'na Rada) had already ended. Information was circulating about a secret clause through which the Ukraine was to acquire the historic region of Chelm (Chełmszczyzna). Consequently, on 11 February 1918, Kucharzewski resigned and on 13 February, the Regency Council, in a message to the Polish nation claimed that the Central Powers were damaging Polish interests, as "in the region transferred to the Ukraine there was a majority of Poles and Catholics". This plea was a decisive step forward towards Poland’s political emancipation, to the point that the State Council started drawing up the Constitution and organising the Senate and the Chamber of Deputies.
Faced with the defeat of Germany, on 7 October 1918, the Regency Council announced "the establishment of an independent state of Poland sovereign over all Polish lands". On 12 October 1918, the Council removed the Governor-General Hans von Beseler from command of the army. The soldiers swore allegiance on God to the Polish state and the Regency Council “as a temporary replacement of future Poland". On 23 October 1918, Józef Świeżyński was appointed Prime Minister.
On 10 November 1918, Piłsudski returned to Warsaw and took over command of the army from the Regency Council. On 14 November 1918, the Council dissolved itself and granted Pilsudski full political powers. The decrees of the Regency Council laid the foundations for the functioning of the central administration of independent Poland.

 

Bibliography:

Andrzej Ajnenkiel, Formowanie się centralnych ośrodków władzy w Polsce w listopadzie-grudniu 1918 roku [w:] Rok 1918. Odrodzona Polska w nowej Europie, pod red. Andrzeja Ajnenkiela, Warszawa, Wydawnictwo NERITON, Instytut Historii PAN, 1999.

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Testimonianze

Voci dall'inferno di fango

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Biografie

Lev Trotsky

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