Aprile 1916

La rivolta di Pasqua

Di Jacopo Calussi

 “And what if excess of love - Bewildered them till they died? - I write it out in a verse - MacDonagh and MacBride - And Connolly and Pearse - Now and in time to be - Wherever green is worn, - Are changed, changed utterly: - A terrible beauty is born/ E se l’eccesso d’amore – Li avesse ingannati fino ad ucciderli – Lo trascrivo in un verso – MacDonagh e MacBride – e Connolly e Pearse – D’ora in poi – Ovunque  si indossi il verde – Sono cambiati, cambiati radicalmente – Una bellezza terribile è sorta”

(W. B. Yeats, “Easter 1916”)

 

-450 morti: 132 soldati, 63 insorti, 254 civili; oltre 500 feriti, 16 giustiziati-

Questi i dati semplici e terribili della rivolta dublinese del 1916, sarebbe tuttavia impossibile definire l’Insurrezione di Pasqua (Easter Rising) solo alla luce di questi numeri; tanto più se si confronta il dato con la contemporanea mattanza dei primi anni di Guerra Mondiale. È perciò utile raccontare i punti salienti degli anni che precedono il Rising.

Una buona data da cui partire è il 1913, anno in cui si addensano diversi avvenimenti importanti  per le sorti del popolo d’Irlanda.

Il 1913 è l’anno dell’approvazione del Home Rule Bill ( il terzo progetto di legge sull’autonomia irlandese). Dal 1800 con l’Act of Union (Legge sull’Unione) l’”Isola Verde” era infatti sottoposta alla diretta autorità del parlamento di Westminster.

Le lotte politiche del XIX secolo avevano portato all’emancipazione politica ed economica della maggioranza cattolica, ma la questione del parlamento dublinese rimase lettera morta fin dopo la fine della Grande Guerra. È da notare che questi risultati furono ottenuti attraverso metodi pacifici (è di questi anni l’invenzione del termine “boicottaggio”), ma nello stesso secolo, per volontà di attivisti più violenti, fu fondata una società segreta terroristica, l’Irish Republican Brotherhood. I membri di questa setta verranno chiamati “Feniani” (da Fein, eroe mitologico d’Irlanda) ed avranno un ruolo importantissimo nell’insurrezione.

Nel 1913 il gruppo parlamentare irlandese di Westminster - che rivendicava l’eredità delle mete raggiunte in maniera legale nell’800 - sembrava avere ottenuto un altro successo storico con la collaborazione del governo liberale di Herbert Henry Asquith. Con il già citato Home Rule Bill, il sogno di un parlamento irlandese era infatti a portata di mano.

 

Tuttavia in relazione a questa possibilità, i protestanti del Nord-Irlanda (Ulster), crearono un proprio corpo armato, l’Ulster Volunteer Force. Questo gruppo di pressione, sostenuto da industriali e possidenti anglicani, aveva il fine di mantenere le 6 contee nordirlandesi sotto la giurisdizione di Londra e quindi esentarle dalla riforma dell’Home Rule. In risposta ai volontari “orangisti” (in quanto si richiamavano ai sostenitori di Guglielmo d’Orange, re protestante del XVII secolo), la vecchia setta dei Feniani ed altri attivisti cattolici fondarono gli Irish Volunteers, corpo armato a difesa dei cattolici d’Irlanda.

In occasione della guerra, scoppiata nell’estate del’14, il leader parlamentare irlandese John Redmond spinse i Volontari ad arruolarsi nella British Expeditionary Force, con la prospettiva di velocizzare, come premio, l’autonomia isolana. Gli Orangisti ebbero la stessa pensata - venne infatti formata  la 36th“Ulster” Division - vanificando gli sforzi legali di Redmond.

Sotto la spinta dei Feniani ed in opposizione alle vie parlamentari, nell’aprile del’16 i comandanti dei Volontari rimasti in Irlanda (ca. 13.000 uomini) scelsero di sfruttare il momento di difficoltà bellica della Gran Bretagna.

Patrick Pearse, Thomas Clarke, e Thomas MacDonagh, membri feniani del comitato dirigente dei Volontari, decisero di trasformare la tradizionale parata religiosa di Pasqua in rivolta armata per l’indipendenza. Ad essi si aggiunse il sindacalista James Connolly ed il suo servizio d’ordine (anch’esso armato), l’Irish Citizen Army; l’insurrezione sarebbe scoppiata il lunedì dell’Angelo del 1916.

A causa di divisioni interne al gruppo dirigente dei Volontari, le autorità filo-britanniche in Irlanda non riuscirono a comprendere in tempo cosa stesse per avvenire. Per lo stesso motivo il numero dei ribelli a Dublino raggiunse a malapena i 2.000 uomini e furono ben poche le sollevazioni nel resto dell’isola.

La mattina di lunedì 24 aprile, l’avanguardia degli insorti occupò quello che sarebbe diventato il loro quartier generale: l’edificio della Posta Centrale dublinese. Da qui Pearse, membro dei Feniani e della Lega Gaelica, proclamò la nascita della Repubblica d’Irlanda ed insieme a qualche centinaio di ribelli si preparò per una resistenza senza fini diretti, ma votata al sacrificio.

È da dire che la prima resistenza contro gli insorti provenne dalla cittadinanza di Dublino: la maggior parte della città vide infatti il Rising come una pugnalata alla schiena dell’Inghilterra, impegnata nella più sanguinosa guerra della sua storia. Gli stessi parlamentari irlandesi condannarono in toto l’insurrezione.

Nei giorni successivi al lunedì, le truppe dell’esercito britannico (in particolare gli Sherwood Foresters) si avvicinarono a Dublino, stringendo la città in una morsa che avrebbe portato alla resa gli insorti. La resistenza casa per casa dei ribelli, tuttavia, rallentò l’avanzata delle truppe britanniche, così che ci vollero 5 giorni, 15.000 uomini e svariati pezzi di artiglieria per costringerli alla resa. Le cannonate che si abbatterono sul centro-città fecero “sperare” i rivoltosi in un fantomatico intervento dall’esterno, magari tedesco, che li potesse salvare dal vicolo cieco in cui essenzialmente si erano cacciati da soli.

 Nulla di tutto ciò avvenne, gli Sherwood’s subirono ingenti perdite nei primi giorni di combattimento, ma il sabato obbligarono tutti i distaccamenti “verdi” alla resa.

Come scrisse Yeats, dopo quella settimana “cambiò tutto radicalmente”, ma non a causa della rivolta in sé, quanto per la durissima repressione inglese.

Nei mesi successivi vennero giustiziati 16 leader dell’insurrezione, tutti gli altri adulti vennero internati in campi di detenzione speciali, tra di loro il futuro primo ministro Eamon De Valera. La ferma repressione di Londra rese gli insorti dei martiri, quando il loro stesso piano iniziale difficilmente avrebbe portato alcunché alla causa irlandese.

La maggioranza dell’opinione pubblica dell’isola, fino ad allora molto fiduciosa nei progressi parlamentari dell’Home Rule, non aveva mai visto con favore la violenza del nazionalismo più estremista. I morti ed i prigionieri della Pasqua del’16 porteranno ad un primo rovesciamento di questa impressione. Per arrivare alla piena indipendenza, l’Irlanda dovrà tuttavia passare per violenze continue ed una sanguinosa guerra civile (1922-’23), oltre che per battaglie politiche che porteranno alla costituzione della Repubblica dell’Eire nel 1937. 

Testimonianze

Documenti sulla Rivolta di Pasqua

Gli irlandesi Il 24 Aprile 1916 - Lunedi di Pasqua - dai gradini del General Post Office, in O'Connell Street a Dublino, Patrick Pearse proclamava la Repubblica d'Irlanda. Era iniziata la Rivolta di Pasqua del 1916. In basso è riportato il testo... Leggi tutto