Novembre 1917

La Rivoluzione d'Ottobre

Di Joanna Sondel-Cedarmas

Tra il 25 e il 26 ottobre 1917 si consumò l'atto finale e decisivo della rivoluzione russa, iniziata nel febbraio dello stesso anno. Il governo provvisorio fu abbattuto in modo realtivamente incruento, tuttavia, l'instaurazione della Repubblica sovietica sarebbe passata attraverso le terribili vicende della guerra civile.

La Rivoluzione d'Ottobre, che portò alla caduta del governo provvisorio il 25 ottobre 1917 e la presa da parte dei bolscevichi in Russia, fu significativamente diversa dalla rivoluzione del febbraio 1917. Come notato dagli storici americani Richard Pipes, essa fu infatti un classico colpo di stato, attuata con l'apparente concorso delle masse, ma senza la loro effettiva partecipazione.

Nella rivoluzione bolscevica si distinguono due fasi: nella prima, che durò dal ritorno di Lenin a Pietrogrado nell'aprile 1917 fino al luglio 1917, fu tentato il rovesciamento del governo provvisorio attraverso continue dimostrazioni di strada; nella seconda, si passò alla deligittimazione del governo provvisorio. Lenin, in un discorso pronunciato agli attivisti bolscevici il 4 aprile (le Tesi di aprile), si rifiutò di sostenere il governo provvisorio, chiedendo il trasferimento di tutte le autorità ai Soviet e annunciando la necessità di passare alla seconda fase della rivoluzione. Il primo tentativo dei bolscevichi di prendere il potere giunse alla fine di aprile, con il pretesto di una controversia tra il governo e il Soviet di Petrogrado sulla conduzione della guerra. Il Soviet intendeva continuare la guerra fino alla vittoria, ma concludendola con una pace senza annessioni e indennità, mentre il ministro degli Esteri Pawel Milukow intendeva rivendicare i territori turchi e Costantinopoli, promessi dagli alleati nel 1915. I bolscevichi si unirono alle manifestazioni di strada dei militari, incitati da giovani funzionari, con slogan inneggianti le dimissioni del governo e la cessione del potere al Soviet

Come fu riferito dal comandante del distretto militare di Pietrogrado, generale Lavr Kornilov, il governo si rifiutò di sopprimere la manifestazione con forza e infine l'ordine fu ripristinato solo grazie all'accordo raggiunto con il Comitato esecutivo centrale panrusso. Le proteste di aprile scatenarono una crisi all'interno del governo, che portò alla creazione di un nuovo governo di coalizione, guidato da Giergiy L'vov, con la partecipazione dei rappresentanti socialisti del Soviet di Pietrogrado. I bolscevichi rimasero al di fuori del governo, cogliendo l'opportunità di presentarsi come l'unica alternativa al potere borghese, ergendosi a veri guardiani della rivoluzione. Sebbene potessero contare su un sostegno molto meno forte rispetto ad altri partiti socialisti, avevano la migliore organizzazione paramilitare (le Guardie rosse) e un preciso programma politico.

Grazie alla campagna di propaganda di Lenin nei comitati di fabbrica e tra i militari, ci fu un forte aumento dei consensi tra operai e soldati. Il 10 giugno i bolscevichi decisero di organizzare una manifestazione di massa con la presenza di militanti armati, annullata poi su richiesta del Soviet di Petrogrado. Un altro tentativo del colpo di stato bolscevico vi fu nel luglio 1917, cavalcando il malcontento dei soldati di fronte alla decisione del governo di inviare al fronte diverse unità di stanza a Petrogrado. Le rivolte guidate dall'organizzazione militare bolscevica, pur risolvendosi in un disastro, minarono la base del governo e contribuirono all'ulteriore consolidamento dei ranghi bolscevichi.

Dopo gli eventi di luglio L'vov si dimise, e il portafoglio del primo ministro passò ad Alexander Kerensky. Secondo Pipes, il nuovo primo ministro era maggiormente preccupato di una controrivoluzione monarchica rispetto ad un possibile colpo di stato bolscevico, sottostimando la forza del movimento di Lenin. A causa di una controversia con il comandante supremo dell'esercito Lavr Georgievič Kornilov, che alla fine di agosto 1917 fu accusato di tradimento e di aver tentando di assumere il potere, Kerensky sciolse i circoli liberali e conservatori nelle forze armate. Allo stesso tempo, in un paese in preda all'anarchia e minacciato da una nuova offensiva della Germania, cresceva il sostegno popolare nei confronti dei bolscevichi, che a metà settembre guadagnarono la maggioranza tra i componenti militari dei Soviet di Petrogrado e Mosca. Nel settembre 1917 Lev Trotsky divenne presidente del Soviet di Petrogrado. Tuttavia, egli evitò di prendere parte in prima persona alle agitazioni rivoluzionarie, al fine di dare l'impressione che l'insurrezione fosse una diretta emanzione del Soviet di Petrogrado. La sua posizione differiva dall'idea di Lenin il quale, dal 29 luglio rifugiatosi in Finlandia, incitava alla rivolta armata. Infine, fu deciso che il colpo avrebbe avuto luogo alla vigilia del secondo Congresso del Soviet il 25 ottobre mentre all'Assemblea sarebbe stato chiesto di approvare senza opporsi il nuovo stato di cose. Il 21-22 ottobre il Comitato militare-rivoluzionario (Milrewokom) a nome del Soviet di Petrogrado assunse il controllo della guarnigione militare della città.

L'atto ultimo della rivolta ebbe inizio la mattina del 24 ottobre, quando una piccola forza filogovernativa decise di opporsi all'attacco bolscevico mettendosi a guardia del Palazzo d'Inverno, sede del Primo ministro e del governo provvisorio. Tali deboli forze annoveravano solo alcuni membri della piccola nobiltà, 140 soldatesse del battaglione femminile della morte, un gruppo di cosacchi, un'unità di soldati ciclisti e 40 invalidi di guerra. Lo stesso giorno fu emesso un ordine per l'arresto dei commissari bolscevici. Nella notte del 24-25 ottobre, le unità bolsceviche assunsero il controllo dei principali punti strategici della città senza incontrare resistenza. Lenin, che nel frattempo aveva fatto ritorno a Pietrogrado, stilò un documento di rivendicazione della presa del potere (Ai cittadini russi!).

 

Il governo provvisorio fu rovesciato e l'amministazione statale passò nelle mani dei rappresentanti dei lavoratori e dei soldati di Petrogrado.Ma essi non acconsentirono all'apertura del congresso del Soviet, fintanto che i membri del governo non fossero tutti arrestati. Alle 18:30 del 25 ottobre il Comitato militare rivoluzionario chiese la resa del governo. Alle 21.40, dalla fortezza di Petropavlovsk e dall'incrociatore Aurora, ancorato a Novaya, partirono le prime salve di artiglieria contro il Palazzo d'Inverno. Tuttavia i soldati sparaono alla cieca. Gli artiglieri della fortezza di Petropavlovsk colpirono con solo due colpi i piani superiori del palazzo, pur avendone sparati oltre trenta.

Il 26 ottobre alle 2:10, i bolscevichi travolsero la barricata dei nobili e conquistarono il Palazzo d'inverno, arrestando i membri del governo presenti. Kerensky era intanto fuggito da Pietrogrado già al mattino, nel vano tentativo di convincere il Corpo di Cavalleria, stazionato fuori città, ad intervenire in difesa del governo.

Nel frattempo, nella Sala delle colonne dell'Istituto Smol'nyj, fu aperto il Secondo Congresso Panrusso dei Delegati dei Lavoratori e dei Soldati che approvò due decreti di Lenin riguardanti la pace e la distribuzione delle terre. Il Secondo Congresso si concluse con la nomina di un nuovo governo - il Consiglio dei Commissari del Popolo (Sovnarkom) - guidato da Lenin.

L'Onta di Caporetto

a cura di Giuliano Casagrande

Cosa accadde a Caporetto? Tradimento o catastrofe militare? Le analisi, le letture militari, politiche o sociali si sono alternate cercando di comprendere il come e il perché di quella immane tragedia. Già allora, nel dicembre del 1917, il parlamento discuteva sulle ragioni della rotta. Dai verbali della Camera emergono nitide le ipotesi e i giudizi che avrebbero dominato il dibattito lungo tutto il Novecento. Si ritrova in quei discorsi il sincero interesse per la salvezza dello stato, nell’impossibilità di ricomporre le distanze tra le fazioni politiche. A quel tempo però recriminazioni e accuse pesavano molto di più: il nemico non era ancora stato sconfitto, era avanzato di cento chilometri e il Piave, non ancora sacro alla Patria, veniva considerato “l’orlo dell’abisso”.

La domanda

“Caporetto! L’immensurabile disastro militare o l’incredibile rotta morale? La tremenda disfatta strategica e tattica, o l’abietto crollo, come lo hanno chiamato i giornali tedeschi, (…) dinanzi al mondo ed alla storia? La sventura delle armi o l’infamia dei nostri armati? Un esercito travolto dopo trenta mesi di pugne gloriose, o l’onore del popolo italiano trascinato nell’ignominia della viltà, del tradimento? (…) Ecco quanto il popolo d’Italia domanda, pretende di conoscere”

On. Pietravalle. Legislatura XXIV – 1° sessione – discussioni – tornata del 21 dicembre 1917 pp. 15335

La dittatura del comando militare

“Il Comando Supremo ha esercitato una innegabile dittatura entro i limiti dell’azione militare. (…) Di fatto si era costituito in Italia uno Stato nello Stato, un Governo sopra il Governo, ad una capitale politica si era sovrapposta una capitale militare: Udine. (…) L’opera della Camera si riduceva a riconfermare o negare la fiducia al Ministero. Troppo poco per tempi così grossi, così irti di problemi, di difficoltà e di pericoli di ogni genere. Questo regime della completa delegazione dei poteri del Parlamento al Governo e – per la parte militare – dal Governo al Comando Supremo ha fatto la sua esperienza. In 30 mesi di prova ha dimostrato i suoi vantaggi e i suoi danni, Non vi è nessuno che oggi osi dichiararsene soddisfatto. La delegazione integrale dei poteri ha prodotto il rilassamento dell’azione, l’addormentamento generale. Il risveglio è avvenuto a Caporetto ed è stato dolorosissimo e poteva riuscire fatale”.

Relazione dell’On. Bevioni citata nell’intervento dell’On. Sanarelli. Legislatura XXIV – 1° sessione – Discussioni – Tornata del 18 dicembre 1917 pp. 15193-15194

I socialisti capro espiatorio

Onorevoli colleghi, noi socialisti riprendiamo un discorso che in verità non credevamo di dover riprendere. Sono i fatti che ci obbligano a fare ciò, che ci suggeriscono una specie di Heri dicebamus. Noi dicevamo: Se i fatti premeranno più fortemente, noi saremo i più fortemente premuti. (…) Onorevoli colleghi, la notizia della disfatta corse, seguita immediatamente dall’accusa contro di noi. (…) Si ignorava ancora tutto quello che si sa adesso, si ignorava ancora e si giudicava e si condannava. La colpa è dei socialisti! L’anima collettiva ha un fondo di infantilità che è la fortuna di tutte le bugie e di tutti i bugiardi. Si disse: complotto per Caporetto, come si era detto: Tradimento per il Trentino (Strafexpedition N.d.r.). Due bugie, e i bugiardi erano coloro che si rifiutavano di credere, coloro che si facevano complici della bugia! Caporetto, Trentino, Ortigara sono le tre croci su cui si è crocifissa la verità e donde bisogna sconficcarla con coraggio.

On. Bentini Legislatura XXIV – 1° sessione – discussioni – Tornata del 19 dicembre 1917 pp. 15254 e 15257

Cadorna unico responsabile?

“Gravi, senza dubbio, furono gli errori del Comando Supremo o, se si voglia personificare quest’organo, di Cadorna; ma io che non l’ho mai conosciuto, che sono a suo riguardo «vergin di servo encomio e di codardo oltraggio» (rumori da sinistra), ho sentito con un certo stupore dai suoi critici e perfino dai suoi laudatori di ieri demolire completamente nell’ora dell’insuccesso la figura di quel Generalissimo, che pure per due anni e mezzo aveva portato a grande altezza il nome d’Italia, e sulla fronte Giulia e sul Carso aveva fatto sventolare vittorioso il vessillo della Patria nostra. (Vive approvazioni). Negarne i meriti significherebbe non poterne valutare adeguatamente le colpe: e tutto ciò sarebbe assurdo. Come sarebbe ingiusto dubitare del valore e delle virtù dell’esercito italiano sol perché in un momento di follia, facendoci perdere le terre sanguinosamente redente e facendo perfino invadere due nostre provincie, ha inferto un terribile colpo al nostro Paese. Caporetto non può cancellare le sublimi pagine di eroismo scritte dai nostri soldati lungo il ceruleo Isonzo o sul verde Carso o sulle nevose vette delle montagne: quegli atti di abnegazione e di sacrificio, che per sì lungo tempo ci consentirono di rintuzzare l’orgoglio del secolare nemico quando volle misurarsi da solo con noi, sono acquisiti alla storia e rifulgeranno nei secoli di purissima luce senza che alcun contrario evento possa offuscarli o velarli. (Approvazioni vivissime).

On. Abisso Legislatura XXIV – 1° sessione – discussioni – Tornata del 19 dicembre 1917 pp.15266-15267

Sciopero militare

“Io affermo ora, (…) che un nesso logico esiste fra la dimostrazione delle donne a Milano, nel maggio scorso, fra i fatti di Torino e i fatti di Caporetto: sciopero di Milano, sciopero di Torino, sciopero militare a Caporetto. (…) Accuso gli italiani di essersi imbevuti delle vuote formule di quella rivoluzione, alla quale in quest’aula inneggiammo da tutte le parti, perché credevamo che avesse potuto assumere la funzione propulsiva che ebbe la rivoluzione francese, la quale non gettò le armi, ma riorganizzò i suoi eserciti per affermare attraverso l’Europa il nuovo diritto del cittadino”

On. Pirolini Legislatura XXIV- 1°sessione – discussioni – tornata del 20 dicembre 1917 p. 15317

Coefficiente di resistenza

“Della rotta di Caporetto fu parlato a lungo, dal dibattito emerse che le responsabilità di essa si distribuivano equamente fra tutti. Non addurrò in proposito che un argomento che mi fu suggerito da un’espressione del collega Albertelli in una seduta del gruppo cui appartengo. L’Albertelli, ingegnere, ci diceva che nell’ingegneria, nella meccanica, si conosce una legge che va col nome di coefficiente di resistenza. Esiste un punto oltrepassando il quale una vòlta, un pilastro, un edifizio può crollare. Che dunque non si oltrepassa senza pericolo. La ragione vera, profonda della rotta di Caporetto, per la parte che riguarda la truppa, è che nel misurare la sua solidità dopo quasi tre anni di sforzo non si è tenuto conto del coefficiente di resistenza.

On. Morgari Legislatura XXIV – 1° sessione – discussioni – tornata del 21 dicembre 1917 pp. 15362-15363

Tutti uniti

“Anche tra le masse operaie (Rumori vivissimi all’estrema sinistra) si è ormai fatta strada la convinzione della giustizia della guerra, e della necessità della difesa nazionale. (…) Del resto, eleviamoci tutti al di sopra di queste recriminazioni sterili e perniciose. Mentre gli austro-germanici sono davanti la Piave non vi può più essere, da Torino a Trapani, che un solo pensiero, quello di difendere la Patria, di cacciare il nemico (Applausi vivissimi a destra ed a sinistra – Rumori all’estrema sinistra).”

On. Daneo Legislatura XXIV – 1° Sessione – discussioni – tornata del 20 dicembre 1917 p. 15322

Gli interventi sono disponibili al sito http://storia.camera.it/lavori/regno-d-italia/leg-regno-XXIV#nav

The shame of Caporetto

Ed. By. Giuliano Casagrande

What happened at Caporetto? Betrayal or military catastrophe? Analyses have alternated with military, political and social interpretations in an attempt to understand how and why this immense tragedy occurred. As early as December 1917, the Italian parliament was already discussing the reasons for the defeat. From the Minutes of the Meetings of the Chamber of Deputies clearly emerge hypotheses and opinions that were to dominate the debate for the whole of the twentieth century.  These speeches reveal a sincere concern for the country’s salvation along with the impossibility of cancelling the distances between the political factions. At the time however, recriminations and accusations weighed much more heavily: the enemy, still not defeated, had advanced one hundred kilometres and the Piave, not yet the Sacred River of the Homeland, was considered the “brink of the abyss”.

The question

“Caporetto! An immeasurable military disaster or an unbelievable moral breakdown? A tremendous strategic and tactical defeat, or an abject collapse, as the German newspapers called it, (…) before the world and in the face of history? Unfortunate weaponry or the infamy of our soldiers? An army swept away after thirty months of glorious fighting or the honour of the Italian people dragged into the ignominy of cowardice, of betrayal? (…) This is what the people of Italy are asking, demanding to know”

Pietravalle MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 21 December 1917 page 15335

Dictatorship by the Military Command

“The Supreme Command has exercised an undeniable dictatorship within the limits of military action. (…) Indeed in Italy a State had been constituted within the State, a Government above the Government, and a military capital had been superimposed on a political capital: Udine. (…) The work of the Chamber was reduced to confirming or denying the Ministry confidence. Too little for such devastating times, so fraught with problems, difficulties and dangers of all kinds. This regime, which has delegated all Parliament’s powers to the Government  – and as far as military matters are concerned – from the Government to the Supreme Command, has run its course. In this probationary period of 30 months, it has demonstrated its advantages and the damage it has done, Today there is no one who dare declare himself satisfied. The complete delegation of power has led to a slackening in operations, somnolence prevailing. The re-awakening came at Caporetto and it was extremely painful and could have been fatal”.

Report by Bevioni MP cited in the speech by Sanarelli MP. 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 18 December 1917 pages 15193-15194

Socialists as scapegoats  

Honourable colleagues, we Socialists take up a matter that, to tell the truth, we didn’t think we would have to deal with again. It is the facts that require us to do so, that suggest to us a sort of Heri dicebamus. We said: If the events come to a head, we will be the ones most seriously affected. (…) Honourable colleagues, the news of the defeat travelled fast, followed immediately by the accusation against us. (…)  Everything we know now was still unknown then, they still did not know and they judged and condemned. The Socialists are to blame! The collective soul has an undertone of childishness that is the fortune of all lies and liars. They said: Caporetto was a conspiracy, as they had said: Trentino (punitive expedition, Ed.) was treason. Two lies, and the liars were those who refused to believe, those who made themselves accomplices of the lie! Caporetto, Trentino, Mount Ortigara are the three crosses on which the truth has been crucified and from where it must be bravely uprooted.

Bentini MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 19 December 1917 pages 15254 and 15257

Was Cadorna the only person responsible?

“The errors committed by the Supreme Command were undoubtedly serious, or if we want to personify this organisation, by Cadorna; but I, who have never met him, who as far as he is concerned am «Virgin of end-serving praise and the coward’s safe outrage» (noises from the left), was surprised to hear how his critics, and even those who till yesterday praised the figure of that Generalissimo, destroyed him completely in his hour of failure, a man who for two and a half years had held the name of Italy high, and on the Julian Alps front and on the Karst Plateau had waved the standard of our Homeland in victory. (Hearty approval). To deny him these merits would mean being unable to establish who is at fault: and that would be absurd. Likewise it would be unfair to doubt the valour and virtues of the Italian army just because in a moment of madness, by losing for us those lands we had redeemed with blood and letting them go as far as to invade two of our provinces, it has inflicted a devastating blow on our country. Caporetto cannot delete the sublime pages of heroism written by our soldiers along the blue River Isonzo or on the green Karst Plateau or on the snow-clad mountain peaks: those acts of self-denial and sacrifice, which for so long allowed us to keep our pride in the face of our long-standing enemy when he wanted to challenge us alone, are part of history and will shine with pure bright light through the centuries without any incident to the contrary being able to tarnish or overshadow them. (Very hearty approval).

Abisso MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 19 December 1917 pp.15266-15267

Soldiers’ strike

“I state now, (…) that a logical link exists between the women’s demonstration in Milan last May, the events in Turin and what occurred at Caporetto: strike in Milan, strike in Turin, soldiers’ strike at Caporetto. (…) I accuse the Italians of being imbibed with the hollow phrases of that revolution which we, in this House, praised on all sides, because we believed that it would provide the propulsive function that the French Revolution had, which did not lay down its weapons but re-organised its armies in order to uphold the new citizen’s right across Europe”

Pirolini MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 20 December 1917 page 15317

Coefficient of resistance

“The defeat at Caporetto has been discussed at length; it emerged from the debate that the responsibility lay equally amongst everyone. I shall not adduce a topic in this regard suggested to me by my colleague Albertelli in a session of the group to which I belong. Albertelli, an engineer, told us that in engineering and mechanics there is a law that goes by the name of coefficient of resistance. There exists a point which, when exceeded, may cause a pillar, a building, to collapse. So it is dangerous to exceed this point. The fundamental reason for the defeat at Caporetto, as far as the soldiers are concerned, is that the coefficient of resistance was not taken into account when gauging their resilience after almost three years of exertion.

Morgari MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 21 December 1917 pages 15362-15363

All united

“Even amongst the working masses (loud noises from the extreme left) people have now become convinced of the justness of the war, and the need for national defence. (…) For the rest, let us all rise above these sterile and pernicious recriminations. While ever the Austrians and Germans are facing the River Piave there can only be one thought in our minds, from Turin to Trapani, that is, to defend the Homeland, to chase out the enemy (Enthusiastic applause from the right and left  – Noises from the extreme left).”

Daneo MP 24th Term – 1st Session – Round of Discussions 20 December 1917 page 15322

The speeches are available on the website http://storia.camera.it/lavori/regno-d-italia/leg-regno-XXIV#nav

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