Maggio 1916

La Strafexpedition

Di Giuliano Casagrande

“Aprile volge alla fine. I battaglioni nemici […] schierati di fronte alla I° Armata sono più di duecento; i cannoni, fra cui moltissimi di grosso e medio calibro, più di mille. Una immane valanga”

(Capitano Cesare Pettorelli Lalatta, ufficio Informazioni della I° Armata)

Tra il 15 maggio e il 26 giugno del 1916 l’Austria-Ungheria scatenò la prima importante offensiva contro il settore trentino del fronte italiano. Non vi erano precedenti per un’azione di così vasta portata condotta in territorio alpestre. Circa 380.000 soldati imperialregi, supportati, a seconda delle fonti, da poco più di 1000 a 1500 pezzi d’artiglieria (tra i  quali si contavano tre temibili obici da 420 mm), erano riusciti a cogliere impreparate le truppe italiane, le quali, alla data dell’attacco, erano ancora attestate su posizioni offensive. Era trascorso meno di un anno dall’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Intesa.

Sebbene il cambio di fronte non avesse colto di sorpresa la monarchia danubiana, l’apertura delle ostilità da parte italiana contro la sola Austria-Ungheria fu vissuta dall’Impero come una pugnalata alle spalle. La rabbia per l’accaduto sfociò in violenze contro i sudditi italiani, come quelle che si registrarono a Trieste in concomitanza della dichiarazione. Nel Natale del 1915 gli Imperi centrali si erano riorganizzati in fase offensiva sfruttando le vittorie colte sui fronti orientale e balcanico. Conrad von Hötzendorf, capo di stato maggiore austroungarico, credeva che l’Italia fosse il solo nemico che si potesse piegare con un’azione risolutiva. Infatti il fronte italiano era profondamente sbilanciato: la famosa “S coricata”, disegnata dalle linee di combattimento, vedeva il saliente trentino incunearsi alle spalle del grosso del Regio Esercito, schierato lungo l’Isonzo e sul Carso. I piani austroungarici contro l’Italia prevedevano sin dal 1908 di  attaccare dalla zona trentina, ma l’Impero, impegnato militarmente su quasi tutti i suoi confini, non disponeva della truppe necessarie per realizzare autonomamente l’operazione.

Von Hötzendorf  domandò a più riprese sostegno al capo di stato maggiore tedesco von Falkenhayn per realizzare l’offensiva nel “Sud Tirolo”. Le motivazioni dei netti rifiuti tedeschi erano molto precise: il fronte italiano non era decisivo per il conflitto ed estromettere l’Italia non avrebbe permesso di conseguire la vittoria finale. Inoltre i tedeschi programmavano parallelamente l’offensiva di Verdun, che, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto travolgere la Francia. Curiosamente, da parte italiana, Cadorna non credette mai ad una possibile offensiva nel settore trentino per motivi affini a quelli esposti da von Falkenhayn. Von Hötzendorf, privo del sostegno alleato, si risolse a fare da solo sottraendo truppe dalla Galizia e dal settore isontino. I preparativi cominciarono in febbraio con termine programmato all’11 aprile 1916. La rete ferroviaria tirolese, sebbene valevole, non era però in grado di sopportare un così grande movimento di uomini e materiali. A questo fattore si aggiunse quello meteorologico: il tempo fu inclemente bloccando le ferrovie con abbondanti nevicate e piogge. Il 15 maggio, circa un mese più tardi rispetto ai programmi,  tutto era pronto. Nel frattempo voci di una prossima azione in grande stile erano trapelate sia dai disertori austroungarici che dal servizio informazioni italiano. Fu in questo frangente che comparve la parola Strafexpedition (Spedizione punitiva), mai utilizzata in ambito ufficiale. Evidentemente il nome circolava ufficiosamente tra la truppa austriaca mentre in Italia il termine acquisì fama solamente dopo la fine del conflitto in epoca fascista.

 

Cadorna, che non credeva a queste voci, aveva comunque preventivato di arretrare la linea su posizioni difensive. Durante un sopralluogo condotto il 26 aprile scoprì che i suoi ordini erano stati elusi dal Generale Brusati. Quest’ultimo, comandante della I° Armata, aveva tentato, fallendo, di occupare cime e settori utili a contenere un possibile attacco austriaco senza perdere terreno. Cadorna, soltanto 6 giorni prima dell’offensiva, esonerò dal comando Brusati. Il 15 maggio gli austroungarici travolsero le truppe italiane. Supportati da una salda linea di forti gli imperialregi sconvolsero le posizioni italiane con formidabili tiri da’artiglieria, per poi occuparle con la fanteria. In breve tempo caddero punti strategici fondamentali come l’altipiano di Tonezza e Bocchetta Portule: quest’ultima decisiva per il controllo dell’Altipiano di Asiago.

Già alla fine di maggio il monte Cimone era stato perduto insieme alle città di Asiago e Arsiero: l’attacco culminò il 3 giugno con la conquista da parte austroungarica del Monte Cengio, difeso strenuamente dai Granatieri di Sardegna. Nonostante gli scontri non diminuissero d’intensità (ad esempio quelli avvenuti sui Monti Fior e Lemerle), la parallela offensiva Brussilov in Russia obbligò lo stato maggiore austroungarico a trasferire nuovamente truppe e artiglierie in Galizia. A sollecitare gli alleati russi era stato proprio Cadorna che, oltre a domandare aiuto, aveva fatto affluire le riserve e altri rinforzi dall’Isonzo. L’accanita resistenza italiana, segnata dalla costante inferiorità d’artiglierie, riuscì comunque a spegnere l’offensiva nemica giusto alle porte della pianura vicentina. Il 28 maggio, in una delle sue lettere, lo stesso Cadorna aveva scritto “Sto facendo un trasporto grandioso […] destinato a salvare la situazione. Purché gli austriaci non mandino altre forze, oltre alle presenti, poiché in tal caso sarei costretto a prendere assai più gravi deliberazioni”. I soldati italiani non credettero ai loro occhi quando scoprirono che l’ondata austro-ungarica stava rientrando. L’immediata controffensiva che seguì riuscì a riconquistare molte delle posizioni  perse nemmeno un mese prima. L’attacco tanto voluto da Hötzendorf era stato contenuto e respinto. Ad un soffio della pianura si era scongiurato il disastro.

Sebbene il fronte italiano a livello europeo fosse ritenuto secondario, il fallimento della Strafexpedition comportò conseguenze di primaria importanza: Brussilov, grazie allo scompenso di truppe interno all’Impero austroungarico, colse una vittoria decisiva che minò alle sue basi l’esercito imperialregio. La Germania, viste le gravi condizioni in cui versava l’alleato, si vide costretta ad aiutarlo sottraendo truppe al fronte occidentale per tamponare le falle apertesi ad Est. Oltre alla ingenti perdite, in Italia si ebbero conseguenze principalmente sul versante politico, con le dimissioni del Governo Salandra. Nonostante ciò le difficoltà strutturali dell’esercito italiano rimasero intatte. Per certi versi la resistenza ad oltranza offerta dalle nostre truppe non aveva permesso di risolvere le criticità interne al Regio Esercito. Queste sarebbero riemerse tragicamente un anno e tre mesi più tardi a Caporetto.


Nicole-Melanie Goll

“Frühjahrsoffensive“

1915 entstand ein neuer Kriegsschauplatz, der sich von der Schweizer Grenze bis an den Gardasee, durch die Dolomiten, die Karnischen und die Julischen Alpen, quer durch das Isonzotal bis an die obere Adriaküste zog. Der Großteil der Front verlief damit über Gletscher und hochalpines Gelände, erreichte Höhen über 3.000m und stellte enorme Anforderungen an Mensch und Material. Die schroffen Geländeformen mit steilen Flanken und tiefen Tälern schränkten die Bewegungsmöglichkeiten größerer Truppenverbände erheblich ein. In der Folge entwickelte sich ein defensiver Stellungskrieg, der nur durch einzelne Offensiven unterbrochen wurde. Im Frühjahr 1916 unternahm die k.u.k. Armee eine Offensive, die den erwünschten Durchbruch erbringen sollte. Doch war auch diese letztlich zum Scheitern verurteilt.

 

Im Frühjahr 1916 verlagerte sich zur Entlastung der Isonzofront das Schwergewicht kurzzeitig nach Südtirol. Die Südtirol-Offensive (in Italien „Strafexpedition“ genannt) sollte der k.u.k. Armee den erhofften Durchbruch über das Gebirge in die venezianische Tiefebene bis zum Meer erbringen. Generalstabschef Conrad von Hötzendorf suchte bei seinem deutschen Pendant Erich von Falkenhayn um Waffenhilfe an, die nicht zustande kam, da die deutschen Kräfte in Verdun gebunden waren. Österreich-Ungarn musste in der Folge Truppen von der Ostfront, dem Balkan und der Südwestfront abziehen. Generaloberst Erzherzog Eugen oblag als Kommandanten der Südwestfront die Verantwortung für die Gesamtoperation, die für Ende März 1916 geplant wurde. Der Hauptstoß sollte durch die neu gebildete 11. Armee unter Generaloberst Viktor Dankl erfolgen. Die Planung und Durchführung der Offensive warf von Beginn an Probleme auf: der Transport von Truppen, schwerer Artillerie, Verpflegung, Material und Munition sollte unter äußerster Geheimhaltung erfolgen. Für den Transport aus dem Osten stand nur die Westbahn zur Verfügung, daneben gab es noch die Pustertalbahn, die Franzensfeste mit Innichen verband. Manche Truppentransporte erfolgten über Umwege: sie wurden von der Ostfront über die Slowakei, Oberösterreich, Schwarzach-St. Veit, Wörgl, Innsbruck über den Brenner in den Operationsraum geführt. Für die Herbeischaffung der notwendigen Truppenteile und des Materials wurden 1.450 Züge berechnet. Eine Zahl, die die Möglichkeiten der Bahn schnell erschöpften. Auch die vorhandenen Straßen, Seilbahnen und Bahninfrastrukturen, wie Verladestationen, waren für ein derartiges Unternehmen zu klein bemessen und mussten zuerst ausgebaut werden. Zudem mussten die in der „Frühjahresoffensive“ eingesetzten Truppenteile bis zur Verwendung versorgt und untergebracht werden. Aufgrund der Enge des Etschtales wurden diese auf die umliegenden Täler verteilt. Dies hatte schließlich auch Auswirkungen auf ihren Einsatzradius, denn so mussten die Soldaten von den angrenzenden Tälern zurück ins Etschtal und von dort aus über das Werk Serrada, über Folgaria und Vattaro auf die Hochfläche von Lavarone in ihre Bereitschaftsräume marschieren.

Auch das Wetter im Gebirge stellte in vielfacher Hinsicht ein Problem dar. Durch den einsetzenden Schneefall musste der für März geplante Angriff immer wieder verschoben werden. Die Zeit wurde von den k.u.k. Truppen zur Instandsetzung und Bau der notwendigen Infrastruktur, zur Aufklärung, Ausbildung (Märsche im Gelände) bzw. Schulung genutzt. Bis 11. April konnten 72 schwere und 97 Feld- und Gebirgsbatterien von der k.u.k. Armee in Stellung gebracht werden. Eine 10,4cm Belagerungskanone wurde dabei in einer Kaverne unterhalb des 1.900m hohen Gipfels des Cima di Vezzena untergebracht. Zwei 38cm Belagerungshaubitzen L/17 fanden unweit des Werkes Lusern bzw. im Etschtal Verwendung. Dass der Transport schwerer Geschütze die ohnehin engen Straßen blockierte, versteht sich von selbst. Bis Mitte April hatte man auch über 10.000 Tonnen Munition auf die Hochflächen geschafft.

Am 13. Mai wurde der Angriffsbefehl für den 15. Mai 1916 verkündet. Vor Beginn der Offensive wurde von Erzherzog Karl, Kommandant des XX. Korps folgende Order erteilt: „Es ist mit dem für uns kostbaren Menschenmaterial zu sparen. Es ist besser, ein Angriff dauert länger, führt mit geringeren Verlusten zum Ziele, als er wird in kurzer Zeit durchgeführt und kostet schwere eigene Verluste. Der richtige Führer muss sich nicht durch den schnellen Erfolg blenden lassen, er muss auch auf die volle Schlagfertigkeit seiner Truppe in Zukunft bedacht sein.“

Mit einem Vorbereitungsfeuer an der gesamten Angriffsfront wurde die Offensive um 6.00h morgens mit vier Korps (VIII., XX., III., XVII. Korps) mit insgesamt 157.000 Mann gestartet. Das VIII. Korps sollte dabei den rechten Flügel übernehmen und aus ihrem Bereitschaftraum Rovereto – Moietto –Monte Finonchio in Richtung Vallarsa, über den Monte Zugna, Col Santo, Passo della Borcola und Pian delle Fugazze in Richtung Schio vorstoßen. Das Zentrum des Angriffs hatten das XX. und III. Korps zu bilden. Sie sollten von Lavarone bzw. Lusern über die Hochfläche der Sieben Gemeinden und das Val d‘Astico bzw. über den Monte Kempel und Cima de Portule durch das Val d‘Assa in Richtung Thiene bzw. Asiago durchbrechen. Den linken Flügel übernahm das XVII. Korps, das über das Valsugana nach Primolano vorstoßen sollte. Unterstützt wurden die Korps von zugeteilten Fliegerkompanien, die taktische Aufklärung und Artilleriebeobachtung durchführten und einzelne Ziele bombardierten.

Nach anfänglichen Erfolgen wurde der Vormarsch durch rasch von der Isonzofront herangebrachte italienische Truppen erheblich gebremst. Hinzu kamen der Mangel an Munition, der die österreichisch-ungarische Artillerie zum sparsamen Umgang mit derselben zwang, Engpässe in der Versorgung, das schlechte Wetter (Kälte und Schnee) und fehlende bzw. zerstörte Infrastruktur, sodass die Offensive ab 23. Mai stecken blieb. Zwar konnten einige Erfolge wie etwa die Eroberung des Monte Pasubios, Monte Kempel (23. Mai) oder Monte Meletta (7. Juni) – teils unter erheblichen Verlusten – verbucht werden, doch täuschten diese nicht über die schwierige Situation hinweg. Dennoch überschlugen sich die Zeitungen Österreich-Ungarns mit Erfolgsmeldungen. Joseph Redlich kommentierte die Erfolge in seinem Tagebuch mit: „Was das alte Österreich nach zweijährigem Krieg noch fertig bringt!“

Generell konnte die 11. Armee dort die größten Erfolge verbuchen, wo die meiste Artillerie eingesetzt wurde. Dennoch stellte das Kampfgebiet, die zahlreichen tiefen und steilen Schluchten sowie unzugängliche Felswände, die es zu überwinden galt, gewaltige Hindernisse dar, deren Bezwingung mühsam und mit enormer Kraftanstrengung verbunden war. So scheiterte ein letzter Angriffsversuch am 16. Juni. Als schließlich auch noch Truppen von Südtirol an die Ostfront verlegt werden mussten, um diese im Zuge der Brussilow-Offensive zu stützen, wurde am 18. Juni der Befehl zum Rückzug erteilt. Einzelne Geländegewinne wie im Bereich der Sieben Gemeinden wurden wieder aufgegeben, die Front zwischen 24. und 26. Juni drei bis vier Kilometer – von den Italienern anfangs unbemerkt – nach hinten verlegt, sodass sich die Verteidigungslinie nun vom Etschtal über die Zugna Torta – Valmorbia – Monte Testo – Pasubio – Borcolapass – Monte Tormento – Monte Cimone – Casaratti – Casteletto – Roana – Interotto – Monte Dolore – Rücken zur Cima dell’Arsenale – Cima dieci – Salubio bis Setole erstreckte. Der Monte Pasubio und Monte Cimone wurde von den k.u.k. Truppen nicht aufgegeben. Eine von den italienischen Truppen zwischen 26. Juni und 8. Juli gestartete Offensive erzielte keine Geländegewinne.

Mit dem Ende Juni eingeleiteten Rückzug war die erste Großoffensive im Hochgebirge des Ersten Weltkrieges zu Ende gegangen. Das Zusammenspiel von zögerlichem Vorgehen der militärischen Führung der k.u.k. Armee sowie unzureichenden Planungen, die eigenen Truppen ausreichend mit Nachschub, vor allem Munition und Verpflegung zu versorgen, gepaart mit den natürlichen Gegebenheiten des hochalpinen Raumes sowie der fehlenden Unterstützung des deutschen Bündnispartner und das Herauslösen wichtiger Truppenteile und deren Transferierung zur Ostfront waren Faktoren, die die „Frühjahrsoffensive“ schließlich scheitern ließen.

 

Readings:

Artl, Gerhard. Die „Strafexpedition“. Österreich-Ungarns Südtiroloffensive 1916, Brixen 2015

Überegger, Oswald. Erinnerungskriege. Der Erste Weltkrieg, Österreich und die Tiroler Kriegserinnerung in der Zwischenkriegszeit, Innsbruck 2011

Mondini, Marco. Kriegsführung: die italienische Gebirgsfront, in: Kuprian Hermann J.W./Überegger Oswald (Hrsg.), Katastrophenjahre. Der Erste Weltkrieg und Tirol, Innsbruck 2014, S. 367-384.

Nicole-Melanie Goll

"The Spring Offensive"

In 1915 a new theatre of war was created stretching from the Swiss border to Lake Garda, over the Dolomites, the Carnian and Julian Alps and straight through the Isonzo valley as far as the northern Adriatic coast. As a result, most of the front ran over glaciers and high altitude Alpine terrain, reaching heights of over 3000 m and placed tremendous demands on men and materials. The rugged terrain with steep sides and deep valleys severely restricted the movement capabilities of the larger military units. Subsequently, defensive trench warfare set in, which was only interrupted by individual offensives. In spring 1916 the Austro-Hungarian army mounted an offensive, which was to bring the breakthrough they were hoping for. This offensive also however was ultimately doomed to fail.

 

In the spring of 1916, the focus of attention shifted temporarily from the Isonzo area to South Tyrol in order to relieve the Isonzo front. The South Tyrol Offensive (called the “Punitive Expedition” in Italy) was to bring the Austro-Hungarian army the breakthrough they were hoping for over the mountains and down onto the Venetian plain as far as the sea. Chief of the Austro-Hungarian General Staff Conrad von Hötzendorf requested military assistance from his German counterpart, Erich von Falkenhayn, which did not materialise as the German forces were tied up in Verdun. Austria Hungary was as a result forced to withdraw troops from the eastern front, the Balkans and the south-west front. Responsibility for the entire operation, which was planned for the end of March 1916, was left to Colonel General Archduke Eugen, in his capacity as Commander of the south-west front. The main attack was to be carried out by the newly-formed Austro-Hungarian 11th Army under Colonel General Viktor Dankl. The planning and mounting of the offensive posed problems right from the beginning: the transportation of troops, heavy artillery, food, materials and ammunition had to be carried out in utmost secrecy. Only the Westbahn (Austria’s main east-west railway line) was available for transportation from the East, along with the Val Pusteria railway, which connected Franzenfeste (Fortezza) with Innichen (San Candido). Some troops were even transported from the eastern front by means of a detour through Slovakia, Upper Austria, Schwarzach-St. Veit, Wörgl and Innsbruck over the Brenner Pass to the area of operation. It was calculated that 1,450 trains were required to bring in the units and materials, a number that soon exhausted the railway’s capabilities. It also emerged that the existing roads, ropeways and railway infrastructure, such as loading stations did not have the capacity for such an operation and first had to be upgraded. Moreover, the units assigned to mount the “spring offensive“ required provisions and accommodation until the time they went into action. As the Adige valley was so narrow, forces were distributed over the surrounding valleys. This ultimately had an impact on the deployment radius, as the soldiers had to return to the Adige Valley from the neighbouring valleys and march from there over Forte Dosso del Sommo, Folgaria and Vattaro onto the Lavarone Plateau to their assembly areas.

The mountain weather in many respects also presented issues. The attack planned for March had to be repeatedly postponed due to nascent snowfall. The Austro-Hungarian forces used the time they had on their hands to repair and construct the infrastructure they needed, for reconnaissance, drills (marching over terrain) or training. By 11th April the Austro-Hungarian army had managed to deploy 72 heavy and 97 field and mountain artillery batteries. A 10.4 cm siege cannon was housed in a cave under the 1,900 m high summit of Cima di Vezzena. Two 38cm L/17 siege howitzers were used not far from Forte Luserna and in the Adige valley. It goes without saying that the transportation of heavy cannons blocked the narrow roads. By mid April over 10,000 tonnes of ammunition had been stockpiled on the plateaux.

On 13 May 1916 the order to attack was announced for 15 May. Before the offensive started, the following order was issued by Archduke Karl, Commander of the 20th Corps: “It is to save what is to us precious manpower. It is better for an offensive to last longer and the objective be achieved with fewer losses than for it to be accomplished more quickly yet cost us dearly in casualties. A just leader must not let himself be blinded by rapid success, he must ensure his troops maintain complete readiness for future action.”

Once the offensive was prepared with preliminary fire along the entire front of attack, the offensive was launched at 6.00 am by four Corps (the 8th, 20th, 3rd and 17th) totalling 157,000 men. The 8th Corps was to take over the right wing and advance out of their assembly areas in Rovereto – Moietto –Monte Finonchio in the direction of Vallarsa, and over Monte Zugna, Col Santo, Passo della Borcola and Pian delle Fugazze in the direction of Schio. The 20th and 3rd Corps formed the centre of the attack. These were to move forwards from Lavarone or Luserna over the Asiago Plateau and Val d‘Astico and break through over Monte Kempel and Cima de Portule through Val d‘Assa in the direction of Thiene or Asiago. The 17th Corps took over the left wing, which was to advance along the Valsugana valley to Primolano. The Corps was supported by companies of aircraft assigned to carry out tactical reconnaissance and artillery observation and bomb individual targets.

After some initial success, the advance was slowed down considerably by Italian troops brought in quickly from the Isonzo front. In addition to this, ammunition was in short supply, forcing the Austro-Hungarian artillery to economise, which along with bad weather (freezing temperatures and snow) and the absence or destruction of infrastructure, brought the offensive to a halt from 23rd May. Although they were able to chalk up some successes, such as seizing Monte Pasubio, Monte Kempel (23 May) or Monte Meletta (7 June) – at times with considerable casualties –, these did not turn the difficult situation around. Nevertheless the Austro-Hungarian newspapers were filled with glowing reports of success. Joseph Redlich commented these as follows: “Just look what old Austria is still accomplishing after two years of war!”

In general the 11th Army achieved it greatest successes at the points where the most artillery was implemented. Nonetheless the battle zone, the large number of steep sided, deep ravines as well as impenetrable rock faces that had to be crossed, represented formidable barriers, which were extremely arduous to conquer and required enormous physical exertion. Thus a final attempt at attack on 16th June failed. Finally, when troops from South Tyrol had to be deployed on the eastern front in order to support the Broussilov Offensive, on 18th June the order was given to withdraw. Several territorial gains, such as those on the Asiago Plateau were given up once again; between 24th and 26th June the front moved back three to four kilometres – initially unnoticed by the Italians – so that the line of defence now extended from the Adige valley over Zugna Torta – Valmorbia – Monte Testo – Pasubio – Passo della Borcola – Monte Tormento – Monte Cimone – Casaratti – Casteletto – Roana – Interotto – Monte Dolore – the ridge leading to Cima dell’Arsenale – Cima Dieci – Salubio as far as Setole. The Austro-Hungarian forces did not give up Monte Pasubio or Monte Cimone. An offensive started by Italian troops between 26 June and 8 July did not result in any ground being gained.

With the retreat, which began at the end of June, the first major high-altitude offensive of the First World War came to an end. Hesitant action by the Austro-Hungarian military command along with insufficient planning and failure to supply their own troops with reinforcements, ammunition and food in particular, combined with the natural features of high altitude terrain as well as lack of support from their German allies and the detachment of important units for transferral to the eastern front were factors which ultimately led to the failure of the “spring offensive”.

 

Readings:

Artl, Gerhard. Die „Strafexpedition“. Österreich-Ungarns Südtiroloffensive 1916, Brixen 2015

Überegger, Oswald. Erinnerungskriege. Der Erste Weltkrieg, Österreich und die Tiroler Kriegserinnerung in der Zwischenkriegszeit, Innsbruck 2011

Mondini, Marco. Kriegsführung: die italienische Gebirgsfront, in: Kuprian Hermann J.W./Überegger Oswald (edited by), Katastrophenjahre. Der Erste Weltkrieg und Tirol, Innsbruck 2014, pages 367-384.

Matthias Egger

Franz Graf von Conrad Hötzendorf

(Penzing, Vienna 1852 - Bad Mergentheim 1925)

Il Feldmaresciallo Conte Franz Conrad von Hötzendorf nacque l'11 novembre 1852 a Penzing nei pressi di Vienna, figlio del colonnello in pensione Franz Xaver Conrad e di sua moglie, Barbara. La sua carriera militare iniziò nel 1863 quando entrò nell'istituto dei cadetti di Hainburg. In seguito frequentò l’Accademia Militare Teresiana di Wiener Neustadt (1867-1871) e la Scuola di Guerra di Vienna (1874-1876), completando gli studi con il massimo dei voti. Prese parte alla Campagna di occupazione del 1878-1879 come Generale di stato maggiore della IV Divisione di fanteria. Questa - oltre alla soppressione di un’insurrezione in Dalmazia (1882) – fu di fatto la sola esperienza di guerra di Conrad prima del 1914.

Nel corso dei decenni successivi si guadagnò una reputazione eccellente nei circoli militari come professore presso la Scuola di Guerra, scrittore di opere militari e, infine, come comandante di reggimento. Solo sette anni dopo aver rinunciato al comando di reggimento per divenire Generale della 55° Brigata di Fanteria di Trieste, fu nominato Capo di stato maggiore generale austroungarico (18 novembre 1906).

Negli anni successivi Conrad produsse un gran numero di memorie, memorandum e piani di guerra, in cui sostenne un riarmo su larga scala e paventando ripetutamente una guerra preventiva contro la Serbia, l'Italia e/o la Russia. Le sue richieste di guerra preventiva riflettevano da un lato la sua visione del mondo basata sul darwinismo sociale, dall’altro, considerava la guerra preventiva come un efficace strumento per eliminare singolarmente i potenziali oppositori alla monarchia, evitando in tal modo lo scenario di una guerra su tre fronti contro la Serbia (e il Montenegro), la Russia e l'Italia. Tuttavia Conrad non fu mai in grado di trovare vasti consensi per la sua politica aggressiva – tanto che a causa della sua costante ingerenza nella politica estera dovette dimettersi temporaneamente dal suo incarico (dicembre 1911-dicembre 1912).

Durante la crisi di luglio Conrad svolse un ruolo chiave nello scatenare lo scoppio della Prima guerra mondiale, pur essendo estremamente pessimista sulle possibilità di successo della monarchia: "Nel 1908-1909 sarebbe stata una partita giocata alla luce del sole, nel 1912 un gioco con pari possibilità, ora è un gioco d'azzardo", disse il Capo di stato Maggiore Generale nel luglio 1914. Tuttavia egli sostenne con veemenza la guerra contro la Serbia, pur essendo consapevole che questa avrebbe potuto portare alla guerra con la Russia e in seguito ad un conflitto europeo. Egli si rivelò non all'altezza delle esigenze di una guerra su scala europea: la mobilitazione fu caotica e il risultato delle campagne iniziali disastroso. Fu evidente che "la pianificazione strategica e operativa [erano] carenze di Conrad e quando si trattò di mettere in pratica la teoria, il suo eterno problema, di pensare concettualmente, lasciò un vuoto ai vertici della AOK (Armee Ober Komman - il quartier generale dell'esercito austro-ungarico).

Secondo il suo biografo Lawrence Sondhaus, ulteriori ostacoli giunsero in conseguenza allo stress e all'età, “egli non fu in grado di applicare in pratica la sua conoscenza della storia militare, che egli stesso aveva esposto nelle varie opere da lui scritte ". Tuttavia, Conrad ha continuò a godere della fiducia di Francesco Giuseppe e della maggior parte del corpo ufficiali. La ragione di tale incontrastata fiducia potrebbe essere anche la apparente di validi candidati rivali. Conrad fu così in grado di mantenere il suo incarico fino alla fine di Febbraio del 1917.

Dopo essere stato rimosso da Capo di Stato Maggiore Generale, su richiesta personale dall'imperatore Carlo, Conrad assunse il comando del gruppo d’armate del Sud Tirolo; posizione per la quale, secondo un suo biografo "in generale, era il più adatto". Durante la battaglia dell’Ortigara (giugno 1917) Conrad riuscì a respingere gli italiani non disponendo tuttavia di truppe sufficienti per effettuare una offensiva. La strategia del AOK prevedeva infatti di concentrare tutte le risorse sulla linea dell’Isonzo. Pertanto, anche dopo la svolta a Flitsch-Tolmein (Caporetto) egli non fu in grado di avanzare dal Tirolo verso la pianura italiana, spingendosi in avanti di soli 20 km. Nella primavera del 1918 fece pressioni presso l'AOK per una nuova, decisiva offensiva nel Sud Tirolo. L’idea era quella di seguire i piani della "spedizione punitiva", senza ripeterne gli errori. Conrad stesso ne avrebbe assunto il comando.

Tuttavia, al contempo, il maresciallo Svetozar Boroevic von Bojna (1856-1920) elaborava un'offensiva sul Piave e dal momento che né l'AOK, né l'imperatore erano in grado di decidere quale delle due operazioni intraprendere, le truppe disponibili furono suddivise tra Conrad e Boroevic. Ciò ebbe conseguenze disastrose. Nessuno dei due attaccanti aveva forze sufficienti per sfondare, e la cosiddetta "Battaglia di Giugno in Veneto" (in Italia conosciuto come battaglia del Solstizio o del Piave) finì in un disastro per la monarchia asburgica. Anche se le cause della disfatta vadano ricercate in primo luogo nella monarchia e nell’AOK, Conrad fu ritenuto tra i maggiori responsabili. Il 15 luglio 1918 l'imperatore Carlo lo sollevò dal comando, nominandolo colonnello a vita delle guardie imperiali e concedendogli il titolo di conte (era già stato nobilitato a Barone nel 1910). Conrad andò in congedo il 1 dicembre 1918.

Negli anni del dopoguerra Conrad partecipò attivamente a dibattiti pubblici sulla guerra e le sue cause, nei quali negò ogni responsabilità degli imperi centrali e soprattutto di sé stesso personalmente nella deflagrazione del conflitto nel luglio 1914. Tuttavia, contemporaneamente, egli fornì un ritratto di sé come colui che avrebbe potuto salvare l'Austria-Ungheria se solo l'imperatore e il governo avessero ascoltato le sue richieste per una guerra preventiva.

Franz Graf Conrad von Hötzendorf morì il 25 agosto 1925 a Bad Mergentheim, nel Baden Württemberg, durante un soggiorno per cure termali.

Bibliografia:

Hötzendorf, Franz Conrad von. Die Gefechtsausbildung der Infanterie. Wien: Verlag von L.W. Seidl & Sohn, k.u.k Hof-Buchhandlung, 1900.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Aus meiner Dienstzeit 1906 - 1918. 5 Bde. Wien, Leipzig, München: Rikola Verlag, 1922/23.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Mein Anfang. Kriegserinnerungen aus der Jugendzeit 1878-1882. Berlin: Verlag für Kulturpolitik, 1925.

Hötzendorf, Gina Gräfin Conrad von. Mein Leben mit Conrad von Hötzendorf. Sein geistiges Vermächtnis. Leipzig: Grethlein & Co., Nachf., 1935.

Pantenius, Hans Jürgen. Der Angriffsgedanke gegen Italien bei Conrad von Hötzendorf. Ein Beitrag zur Koalitionskriegsführung im Ersten Weltkrieg. 2 Bde., Dissertationen zur Neueren Geschichte. Köln, Wien: Böhlau Verlag, 1984.

Skřivan, Aleš. "Der Höhepunkt des Streits Aehrenthal – Conrad im Herbst 1911." Prague Papers on the History of International Relations 2009 (2009): 299–307.

Sondhaus, Lawrence. Franz Conrad von Hötzendorf. Architekt der Apokalypse. Wien, Graz: neuer wissenschaftlicher Verlag, 2003.

Matthias Egger

Franz Graf Conrad von Hötzendorf

(Penzing, Vienna 1852 – Bad Mergentheim 1925)

Field Marshall Count Franz Conrad von Hötzendorf was born on 11 November 1852 in Penzing near Vienna, the son of retired Colonel Franz Xaver Conrad and his wife, Barbara. His military career began in 1863 when he attended the cadet institute in Hainburg. From there he went on to the Theresian Military Academy in Wiener Neustadt (1867–1871) and the War School in Vienna (1874–1876), where he graduated the top of his class. He took part in the Occupation Campaign of 1878/79 as General Staff Officer with the Fourth Infantry Division. This – in addition to taking part in the suppression of an insurrection in Dalmatia (1882) – was to remain Conrad’s only experience of war before 1914.

Over the following decades he earned himself an excellent reputation in military circles as a professor at the War School, a writer of military books and lastly also as regimental commander. Just seven years after he had handed over command of his regiment in order to take over as newly appointed General Major of the 55th Infantry Brigade in Trieste, he was appointed Chief of the Austro-Hungarian General Staff (18 November 1906).

In the ensuing years Conrad produced a large number of memoirs, memoranda und plans, in which he advocated large-scale re-armament and repeatedly called for a preventive war against Serbia, Italy and/or Russia. His demands for preventive war reflected on the one hand his worldview based on social Darwinism. On the other hand, he saw pre-emptive warfare as an effective instrument for taking on potential opponents to the monarchy individually and thereby avoiding the scenario of a war on three fronts against Serbia (and Montenegro), Russia and Italy which was all by all means possible. However Conrad was not able to find a majority for his aggressive policy – and on account of his constant meddling in foreign politics even had to resign from his post temporarily (December 1911 to December 1912).

During the July Crisis Conrad played a key role in triggering the outbreak of World War I, even though he was extremely pessimistic about the monarchy’s chances of success: “In 1908/09 it was a game played above board, in 1912 a game with equal chances, now it’s a gamble”, said the Chief of the General Staff in July 1914. Nevertheless he vehemently called for war against Serbia, though he was well aware that this could lead to war with Russia and subsequently to a European conflict. He turned out however not to be up to the demands of such a war on a European scale. To start with, mobilisation was chaotic and the outcome of the initial campaigns was disastrous. It became evident that “strategy and operational planning [were] Conrad’s shortcomings and when it came to putting theory into practice, his eternal problem, to think conceptually, left a vacuum at the top of the AOK [Armeeoberkommando- German and Austro-Hungarian army headquarters]. Further hindered by the consequences of stress and age, he was unable to apply in practice his knowledge of military history, which he himself had expounded in earlier writings”, according to his biographer Lawrence Sondhaus. Nevertheless, Conrad continued to enjoy the trust of Franz Joseph and the majority of the officer corps. The reason for this might have been also that (apparently) there were  “no valid rival candidates”. Hence Conrad was able to maintain his tenure until the end of February 1917.

After being dismissed from his post as Chief of the General Staff, on personal request by Emperor Charles, Conrad took over command of the Army Group South Tyrol; a position for which, according to one biographer “generally speaking, he was best suited to”. During the Battle of Mount Ortigara (June 1917) Conrad managed to fend off the Italian assault, however he had insufficient troops to carry out an offensive– the AOK was concentrating these along the Isonzo line. Therefore even after the breakthrough at Flitsch-Tolmein he was unable to advance out of Tyrol and down onto the Italian plain, but could only push the front forwards 20 km. In the spring of 1918 he campaigned with the AOK for a new, decisive offensive out of South Tyrol. This was to follow the plans of the “punitive expedition“, though without repeating its mistakes. Conrad wanted to take over command himself. However at the same time Field Marshall Svetozar Boroević von Bojna (1856–1920) was also planning an offensive on the Piave and since neither the AOK nor the Emperor was able to decide on which of the two operations to undertake, the troops available were divided between Conrad and Boroević. This had disastrous consequences. Neither attacker had sufficient forces, and the so-called “June Battle in Veneto” ended in disaster for the Habsburg monarchy. Although responsibility lay primarily with the monarchy and the AOK, Conrad was blamed. On 15 July 1918 Emperor Charles relieved him of his command, appointed him Colonel of all Life Guards and granted him the title of Count – he had already been ennobled Baron in 1910. Conrad retired on 1 December 1918. 

In the post-war years Conrad actively took part in public debates over the war and its causes, in which he denied all responsibility of the Central Powers– and especially of himself personally – for the outbreak of the war in July 1914. However at the same time he portrayed himself as the one who could have saved Austria-Hungary if only the Emperor and Government had heeded his calls for a preventive war.

Franz Graf Conrad von Hötzendorf died on 25 August 1925 in Bad Mergentheim, Baden Württemberg, where he was undergoing spa treatment. 

Bibliography:

Hötzendorf, Franz Conrad von. Die Gefechtsausbildung der Infanterie. Wien: Verlag von L.W. Seidl & Sohn, k.u.k Hof-Buchhandlung, 1900.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Aus meiner Dienstzeit 1906 - 1918. 5 Bde. Wien, Leipzig, München: Rikola Verlag, 1922/23.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Mein Anfang. Kriegserinnerungen aus der Jugendzeit 1878-1882. Berlin: Verlag für Kulturpolitik, 1925.

Hötzendorf, Gina Gräfin Conrad von. Mein Leben mit Conrad von Hötzendorf. Sein geistiges Vermächtnis. Leipzig: Grethlein & Co., Nachf., 1935.

Pantenius, Hans Jürgen. Der Angriffsgedanke gegen Italien bei Conrad von Hötzendorf. Ein Beitrag zur Koalitionskriegsführung im Ersten Weltkrieg. 2 Bde., Dissertationen zur Neueren Geschichte. Köln, Wien: Böhlau Verlag, 1984.

Skřivan, Aleš. "Der Höhepunkt des Streits Aehrenthal – Conrad im Herbst 1911." Prague  Papers on the History of International Relations 2009 (2009): 299–307.

Sondhaus, Lawrence. Franz Conrad von Hötzendorf. Architekt der Apokalypse. Wien, Graz: neuer wissenschaftlicher Verlag, 2003.

Stone, Norman. "Moltke-Conrad. Relations between the Austro-Hungarian and German General Staffs 1909-1914." The Historical Journal 9, Nr. 2 (1966): 201-228.

Wank, Solomon. "Some Reflections on Conrad von Hötzendorf and His Memoirs based on Old and News Sources." Austrian History Yearbook 1 (1965): 74-89.

Matthias Egger

Franz Graf Conrad von Hötzendorf

(Penzing bei Wien 1852 – Bad Mergentheim 1925)

Feldmarschall Franz Graf Conrad von Hötzendorf wurde am 11. November 1852 in Penzing bei Wien als Sohn des Oberst a.D. Franz Xaver Conrad und dessen Gattin Barbara geboren. Mit dem Eintritt in das Kadetteninstitut in Hainburg im Jahr 1863 begann er seine militärische Laufbahn. In weiterer Folge besuchte er die Theresianische Militärakademie in Wiener Neustadt (1867–1871) und die Kriegsschule in Wien (1874–1876); letztere beendete er als Erster seines Jahrgangs. Den Okkupationsfeldzug 1878/79 machte er als Generalstabsoffizier bei der 4. Infanteriedivision mit. Es sollte dies – neben der Teilnahme an der Niederschlagung eines Aufstandes in Dalmatien (1882) – Conrads einzige Kriegserfahrung vor 1914 bleiben.

In den darauffolgenden Jahrzehnten erwarb er sich als Lehrer an der Kriegsschule,  Autor von militärischen Fachbüchern und schließlich auch als Regimentskommandant einen ausgezeichneten Ruf in Armeekreisen. Nur sieben Jahre nachdem er sein Regimentskommando abgegeben hatte, um als frischgebackener Generalmajor die 55. Infanteriebrigade in Triest zu übernehmen, folgte seine Ernennung zum Chef des k. u. k. Generalstabs (18. November 1906).

Conrad produzierte in den folgenden Jahren eine Flut an Denkschriften, Memoranden und Plänen, in denen er für eine massive Aufrüstung plädierte und wiederholt Präventivkriege gegen Serbien, Italien und/oder Russland forderte. Diese Präventivkriegsforderungen spiegelten einerseits sein sozialdarwinistisches Weltbild wider. Anderseits schienen ihm Präventivkriege als ein probates Instrument, um die potentiellen Gegner der Monarchie einzeln zu schlagen und so das – durchaus mögliche – Szenario eines Dreifrontenkrieges gegen Serbien (und Montenegro), Russland und Italien zu vermeiden. Allerdings fand Conrad für seine aggressive Politik keine Mehrheit – und musste wegen seiner ständigen Einmischung in die Außenpolitik sogar seinen Posten kurzzeitig räumen (Dezember 1911 bis Dezember 1912).

In der Julikrise spielte Conrad eine zentrale Rolle bei der Entfesselung des Weltkrieges, und dass, obwohl er die Erfolgsaussichten für die Monarchie äußerst pessimistisch beurteilte: „1908/09 war es ein Spiel mit ausgelegten Karten, 1912 ein Spiel mit gleichen Chancen, jetzt ist es ein Hasardspiel“, so der Generalstabschef im Juli 1914. Dennoch forderte er vehement einen Krieg gegen Serbien, wohl wissend, dass dieser zu einem Krieg mit Russland und in weiterer Folge zu einem europäischen Konflikt führen konnte. Den Anforderungen eines solchen europäischen Krieges zeigte er sich nicht gewachsen. Schon die Mobilmachung verlief chaotisch und die Bilanz der Einleitungsfeldzüge fiel vernichtend aus. Es zeigte sich, dass „Strategie und operative Planung Conrads eigene Schwachpunkte [waren], und wenn es darum ging, die Theorie in die Praxis umzusetzen, hinterließ sein ewiges Problem, konzeptiv zu denken, ein Vakuum an der Spitze des AOK [Armeeoberkommando]. Durch die Auswirkungen von Stress und Alter noch weiter behindert, gelang es ihm nicht, Erkenntnisse aus der Militärgeschichte, die er selbst in früheren Schriften dargelegt hatte, praktisch anzuwenden“, so sein Biograph Lawrence Sondhaus. Dennoch genoss Conrad weiterhin das Vertrauen Franz Josephs und der Mehrheit des Offizierskorps, was auch daran gelegen haben mag, dass (scheinbar) „keinen vernünftigen Gegenkandidaten“ gab. So konnte sich Conrad bis Ende Februar 1917 im Amt halten.

Nach seiner Absetzung als Generalstabschef übernahm Conrad auf ausdrücklichen Befehl Kaiser Karls das Kommando über eine Heeresgruppe in Tirol; ein Amt für das er nach Ansicht eines Biografen „allgemein betrachtet, am besten geeignet war“. Während der Ortigara-Schlacht (Juni 1917) gelang es Conrad die italienischen Angriff abzuwehren. Für eine Offensivaktion fehlten ihm allerdings die Truppen – das AOK zog diese am Isonzo zusammen. Deshalb konnte er auch nach dem Durchbruch von Flitsch-Tolmein nicht aus Tirol in die italienische Ebene vorstoßen, sondern die Front nur um 20 km nach vorne verschieben. Im Frühjahr 1918 warb er beim AOK für eine neue, entscheidende Offensive aus Südtirol heraus. Diese sollte sich an den Plänen der „Strafexpedition“ orientieren, allerdings ohne deren Fehler zu wiederholen. Conrad selbst wollte das Kommando übernehmen. Nachdem aber gleichzeitig Feldmarschall Svetozar Boroević von Bojna (1856–1920) eine Offensive an der Piave plante und sich weder das AOK noch der Kaiser für eine der beiden Operationen entscheiden konnten, wurden die vorhandenen Truppen unter Conrad und Boroević aufgeteilt. Dies hatte verheerende Folgen. Keine der beiden Angreifer verfügte über ausreichende Kräfte, und die sogenannte „Junischlacht in Venetien“ endete für die Habsburgermonarchie in einem Desaster. Obwohl die Hauptverantwortung dafür beim Monarchen und dessen AOK lag, wurde Conrad verantwortlich gemacht. Am 15. Juli 1918 enthob ihn Kaiser Karl von seinem Kommando, ernannte ihn zum Obersten aller Leibgarden und erhob ihn – nachdem er bereits 1910 in den Freiherrnstand erhoben worden war – in den Grafenstand. Mit 1. Dezember 1918 wurde Conrad pensioniert.  

In den Nachkriegsjahren beteiligte sich Conrad aktiv an den publizistischen Debatten über den Krieg und seine Ursachen, wobei er für die Mittelmächte – und insbesondere für seine Person – jede Verantwortung für den Ausbruch des Krieges im Juli 1914 abstritt. Zugleich inszenierte er sich als die Person, die Österreich-Ungarn hätte ‚retten‘ können, wenn Kaiser und Regierung auf seine Präventivkriegsforderungen eingegangen wären.

Franz Graf Conrad von Hötzendorf starb am 25. August 1925 in Bad Mergentheim, Baden Württemberg, wo er sich zur Kur befand.  

Literatur:

Hötzendorf, Franz Conrad von. Die Gefechtsausbildung der Infanterie. Wien: Verlag von L.W. Seidl & Sohn, k.u.k Hof-Buchhandlung, 1900.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Aus meiner Dienstzeit 1906 - 1918. 5 Bde. Wien, Leipzig, München: Rikola Verlag, 1922/23.

Hötzendorf, Franz Graf Conrad von. Mein Anfang. Kriegserinnerungen aus der Jugendzeit 1878-1882. Berlin: Verlag für Kulturpolitik, 1925.

Hötzendorf, Gina Gräfin Conrad von. Mein Leben mit Conrad von Hötzendorf. Sein geistiges Vermächtnis. Leipzig: Grethlein & Co., Nachf., 1935.

Pantenius, Hans Jürgen. Der Angriffsgedanke gegen Italien bei Conrad von Hötzendorf. Ein Beitrag zur Koalitionskriegsführung im Ersten Weltkrieg. 2 Bde., Dissertationen zur Neueren Geschichte. Köln, Wien: Böhlau Verlag, 1984.

Skřivan, Aleš. "Der Höhepunkt des Streits Aehrenthal – Conrad im Herbst 1911." Prague  Papers on the History of International Relations 2009 (2009): 299–307.

Sondhaus, Lawrence. Franz Conrad von Hötzendorf. Architekt der Apokalypse. Wien, Graz: neuer wissenschaftlicher Verlag, 2003.

Stone, Norman. "Moltke-Conrad. Relations between the Austro-Hungarian and German General Staffs 1909-1914." The Historical Journal 9, Nr. 2 (1966): 201-228.

Wank, Solomon. "Some Reflections on Conrad von Hötzendorf and His Memoirs based on Old and News Sources." Austrian History Yearbook 1 (1965): 74-89.

Testimonianze

Voci dalla Strafexpedition

Fritz Weber (1895-1972), ufficiale dell’esercito austro-ungarico, fu a forte Verle (oggi in Trentino), combatté sull’Altipiano dei Sette Comuni, sul Pasubio e sul Carso. Dalla sua opera, Tappe della disfatta, sono tratte queste... Leggi tutto