Giugno 1915

Le prime offensive sull'Isonzo

Di Alessandro Chebat

"I primi mesi di guerra sul fronte italiano si risolsero in sanguinosi e inutili attacchi frontali. Anche sull’Isonzo il conflitto assumeva le caratteristiche della guerra di trincea, resa più difficoltosa dal terreno montuoso. Gorizia divenne una meta sognata e odiata dai soldati"

La vallata dell’Isonzo fu il fronte lungo il quale gli italiani profusero più sforzi per aprirsi una breccia tra le difese austro-ungariche. La linea di combattimento partiva dal Monte Tolmino giungendo fino al mare. Proprio il Tolmino, saldamente controllato dagli austro-ungarici, sbarrava agli italiani l’uscita del fiume dalle montagne. Infatti l’Isonzo scorreva incassato tra due alti ciglioni sui quali si erano attestai gli schieramenti avversari. Gli italiani erano riusciti a varcarlo solo in corrispondenza di Plava, garantendosi il controllo di una piccola testa di ponte, mentre gli imperial-regi tenevano saldamente i due lati del fiume alle porte di Gorizia. Oltre l’Isonzo si aprivano una serie di altopiani e basse montagne come la Bainsizza, il Sabotino e il Calvario. Al comando delle truppe austro-ungariche vi era il generale croato Svetozar Borojević von Bojna, il quale aveva fatto arretrare le sue truppe sulla frontiera militare, così da occupare posizioni dominanti meglio difendibili. Fu contro questo fronte che tra il 23 giungo e il 2 dicembre del 1915 si infransero le prime quattro offensive italiane.

Ai suoi esordi la guerra di Cadorna fu condotta sempre con gli stessi metodi nonostante l’assenza di risultati significativi. Gli attacchi erano preceduti da un intenso fuoco delle artiglierie da 75 mm che si rivelarono insufficienti a neutralizzare le difese avversarie. Queste ultime, anche se improvvisate e tutt’altro che munite, erano situate in posizioni dominati, ben piazzate e difese da truppe esperte. Dopo il bombardamento le truppe si lanciavano all’assalto in settori limitati, per poi allargare l’attacco su un fronte più ampio. La potenza delle artiglierie italiane era insufficiente a distruggere i reticolati e rimuoverli con le pinze tagliafili in dotazione non faceva che aumentare le perdite. Dal canto loro i tubi di gelatina, pur praticando dei varchi nel filo spinato, facevano sì che gli attacchi si incanalassero di fronte alle mitragliatrici austriache.

Alla fine delle prime quattro battaglie Cadorna aveva perso circa 183 mila uomini, Gorizia e Trieste rimanevano austriache e, nonostante il notevole salasso di perdite e il valore dei reparti, nessun obbiettivo significativo era stato raggiunto. Unico elemento “positivo” nella triste logica della guerra di logoramento erano i circa 124 mila morti, feriti e dispersi inflitti agli avversari. Perdite che pur essendo inferiori, erano state comunque elevate e difficilmente rimpiazzabili, in quanto l’imperial-regio esercito aveva meno riserve umane degli italiani.

 

I primi sei mesi di guerra si conclusero con “l’esaurimento” delle truppe italiane e il sostanziale fallimento di tutti gli attacchi nonostante la netta superiorità numerica. Le ragioni del mancato successo sono molteplici. La mobilitazione del regio esercito fu lenta e caotica, tanto da compromettere una rapida avanzata sfruttando le difficoltà incontrate dall’esercito austro-ungarico in Serbia e Galizia. Quando in seguito Cadorna si decise ad attaccare, si trovò di fronte ad un avversario ancora inferiore di numero, ma in crescente disponibilità di uomini e mezzi. Infatti i russi stavano indietreggiando sotto i colpi delle truppe di Mackensen mentre i serbi, pur vittoriosi nei mesi precedenti, avevano esaurito qualsiasi capacità offensiva. Dal rapporto iniziale di tre a uno a favore delle truppe italiane tra maggio e giugno, si passò infatti ad un rapporto di due a uno tra ottobre e novembre.

Si deve poi tenere conto delle notevoli deficienze italiane negli armamenti e nell’addestramento. Ad un’artiglieria media e pesante scarsa (poco più di 300 pezzi in totale) e cronicamente a corto di munizioni, si aggiungeva la debole potenza di fuoco dei reparti, che non disponevano di un sufficiente numero di mitragliatrici. L’imperial-regio esercito aveva invece fatto tesoro delle esperienze dei primi mesi di guerra, dotando le proprie truppe di armi automatiche e di un’artiglieria non numerosa, ma adeguata e ben diretta.

Inoltre il cosiddetto “attacco metodico” prospettato da Cadorna, che consisteva in ripetuti assalti sempre più ampi così da trovare delle “falle” nel fronte avversario, imponeva alte perdite solo in parte compensate dalla maggiore disponibilità di uomini. Contrariamente il generale Borojević von Bojna concentrava i propri sforzi in contrattacchi settoriali limitati, ben condotti e sostenuti dall’artiglieria, che sovente riconquistavano alle truppe italiane postazioni duramente contese.

A complicare ulteriormente il quadro giungevano infine le caratteristiche geografiche dello scenario di guerra italiano. Se il fronte dell’Isonzo era caratterizzato da fiumi e vasti altopiani occupati dagli avversari, il fronte trentino si incuneava pericolosamente alle spalle dello schieramento italiano. Ciò imponeva il forte presidio di quest’area e la sottrazione dal settore isontino di uomini e mezzi, che si trovavano dispersi su un fronte vasto, la cui estensione era inoltre moltiplicata dai rilievi montuosi.

In Italia come in Francia le speranze di un conflitto rapido svanivano, cedendo il posto ad una lunga e sanguinosa guerra di logoramento. Nonostante il valore e lo spirito di sacrificio dimostrato dalle truppe, nel dicembre del 1915 il Regio Esercito si trovava allo stremo e in una pericolosa crisi, con reparti raccogliticci e paurosamente sottodimensionati a causa delle perdite subite. Tale situazione non fu immediatamente notata dai comandi austro-ungarici i quali non avevano ancora la forza per condurre grandi azioni offensive contro gli italiani. Le grandi operazioni ristagnarono fino all’agosto del 1916 quando, dopo aver respinto la Strafexpedition in Trentino, l’afflusso di nuove reclute e il potenziamento materiale dell’esercito permise di riprendere con maggior decisione ed efficacia l’offensiva su Gorizia .

Testimonianze

All'attacco sul fronte dell'Isonzo

Dalla circolare del Comando Supremo del 15 luglio 1915, che detta le linee tattiche per l’attacco Le truppe irrompono con la massima violenza possibile alla baionetta attraverso i varchi aperti nei reticolati per conquistare la trincea più... Leggi tutto

Biografie

Luigi Cadorna: luci e ombre

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