Giugno 1916

L'offensiva di Brusilov

Di Wojciech Łysek

 

"È giunto il momento della sconfitta del nostro malvagio nemico. Tutte le armate del nostro fronte devono partecipare all'attacco. La mia ferrea speranza è che il nostro imbattibile esercito saprà ottenere la vittoria completa "

Proclama del Comando del Fronte Sud alle truppe, del 3 giugno 1916.

L’Austria-Ungheria, in preparazione all’offensiva di primavera contro l'Italia (la cosiddetta offensiva di Asiago, nota anche come Strafexpedition), decise di spostare dal fronte orientale diverse buone divisioni, unitamente all'artiglieria pesante. Anche i Tedeschi avevano inviato alcune delle loro divisioni al fronte occidentale, dove in quel momento i combattimenti a Verdun era ancora in corso. I russi con l'aiuto dei servizi segreti militari e della ricognizione aerea scoprirono che gli imperi centrali avevano ritirato le loro migliori unità dal fronte orientale senza lasciare riserve sufficienti nella seconda linea.

Inoltre, dopo gli scontri del 1915 in Galizia, i russi erano persuasi del fatto che le forze austro-ungariche potevano essere facilmente battute. La grande offensiva della Triplice Intesa su tre fronti avrebbe dovuto essere lanciata il 1° luglio 1916. In un primo momento, i russi programmavano di attaccare una parte del fronte tenuto dai tedeschi, vicino a Vilnius. In ultima analisi, però, tornarono ai piani iniziali di attaccare il nemico più debole – l’Austria-Ungheria.
Il comandante dell’VIII armata, generale Brusilov, propose che l'attacco doveva essere condotto dalle truppe del fronte Sud. I comandanti delle unità operative nel nord in Polesia, erano scettici sulla buona riuscita del piano. Nonostante questa riluttanza, Brusilov riuscì a persuaderli della giustezza del suo piano. Nel marzo del 1916 egli fu nominato comandante del fronte Sud. I fatti che pesavano a favore dei russi erano l’atteggiamento sprezzante degli imperi centrali e la capacità russa di cogliere l’effetto sorpresa mantenendo segreti la data e il luogo dell'attacco pianificato.
Alla fine di maggio 1916 gli italiani, che si trovavano in una posizione difficile dopo la battaglia di Asiago (15 Maggio-10 Giugno 1916), lanciarono una richiesta disperata di aiuto ai francesi e ai russi. Di conseguenza, la Stavka (il Comando Generale russo) decise di anticipare la data dell’offensiva.  Il primo giorno dell’offensiva, gli austriaci erano persuasi che le forze nemiche fossero relativamente piccole mentre le perdite causate dal fuoco dell'artiglieria russa erano marginali. In accordo con i dati provenienti al comando austriaco, la sera del 4 giugno poche decine di soldati erano stati uccisi e 400 feriti.
Quel giorno, gli aerei austro-ungarici bombardarono i posti di comando russi al fine di disorganizzare l'offensiva. Tuttavia, l’azione non ebbe alcun risvolto significativo sugli eventi. I russi, a loro volta utilizzarono i lanciamine per distruggere filo spinato. In diversi punti del fronte le truppe austro-ungariche utilizzarono il gas, ma a causa del cambiamento della direzione del vento, le truppe russe non subirono gravi danni.
Il 5 giugno il conto delle perdite fu invece sconvolgente per la IV Armata Austro-Ungarica. Due divisioni erano distrutte e le unità di riserva erano sbandate in diverse parti della prima linea. Le prospettive di mantenere la linea di difesa erano poche. Il giorno seguente, il 6 giugno iniziarono a scarseggiare le munizioni. Ma fu il 7 giugno ad essere catastrofico. Le unità che avevano subito l’urto dell’offensiva che durava da tre giorni, subendo gravi perdite, cominciarono a ritirarsi. Un'atmosfera di disfattismo si diffuse tra i soldati austro-ungarici. Anche i maldestri avvicendamenti ai posti di comando dell'esercito austro-ungarico giocarono a favore dei russi. Lo stesso comandante, l’Arciduca Joseph Ferdinand fu tra gli ufficiali esonerati e il comando della IV Armata fu assegnato al generale Karl Tersztyanszki. Questi avventati rimpasti aggravarono ulteriormente il caos nelle file austro-ungariche. 

Tra il 4 e il 7 giugno a Lutsk (Luceoria), le perdite austro-ungariche erano pari a 82 mila soldati. I russi avevano catturato 66 cannoni e 159 mitragliatrici, così come un gran numero di fucili e depositi di munizioni. Dall'altra l'esercito russo aveva subito perdite pari a oltre 6 mila morti e 26 mila feriti. Più di mille soldati erano dispersi.
La facilità con cui i russi riuscirono a sfondare fu chiaramente visibile nella prima settimana di combattimenti, tanto da non dover utilizzare tutte le proprie riserve. Lutsk, scelta come sede del comando austro-ungarico si rivelò essere troppo vicino alla prima linea scompaginando la catena di comando austriaca. I russi, tuttavia, non riuscirono a sfruttare la situazione disastrosa in cui le unità di Imperi centrali si erano venute a trovare. Nel settore meridionale del fronte molte unità di riserva rimasero inattive mentre a nord del fiume Pripyat l’offensiva non venne sostenuta dalle altre unità russe. Di conseguenza, i rapporti di forza non passarono mai totalmente a favore dell'esercito russo. Le truppe del fronte occidentale e settentrionale, anche se due volte superiori all'esercito nemico, rimasero passive. Va sottolineato come questa inerzia fosse il risultato dello scetticismo di molti generali nei confronti delle tattiche di Brusilov.
Inoltre, tre settimane di combattimenti fornirono una quantità di tempo sufficiente per permettere ai tedeschi di spostare numerose unità da altri fronti. Quando all'inizio di luglio fu lanciata la seconda fase dell'offensiva Brusilov i russi dovettero affrontare avversari ben diversi - le truppe nemiche di fronte a loro non erano demoralizzate dai fallimenti precedenti.
L'offensiva di Brusilov portò l’esercito russo ad un passo dalla vittoria. L'8 giugno i russi presero Lutsk e attraversarono il fiume Styr. La Bucovina fu conquistata aprendo un corridoio attraverso i Carpazi. I tedeschi temevano che l'Austria-Ungheria chiedesse una pace separata con la Russia. L’entità della disfatta fece sì che la monarchia danubiana divenisse completamente dipendente dal sostegno militare tedesco. La situazione era così grave che alla fine di luglio 1916 le truppe tedesche inviate in Volinia furono affiancate da rinforzi turchi.
La sconfitta della IV e della VII armata austro-ungarica dopo la conquista Lutsk creò una pericolosa breccia in quella parte del fronte. L'occasione, tuttavia, non fu sfruttata, in quanto le forze tedesche guidate dal generale Alexander von Linsingen organizzato erano un contrattacco. Le unità tedesche riuscirono a tappare la pericolosa falla nel fronte entro il 25 giugno. Nei giorni successivi, i tedeschi i tedeschi riuscirono a rendere stabile e sicura da ogni velleità offensiva russa la line di fronte a nord della Polesia. Tale sicurezza permise loro di gettare nella mischia tutte le riserve in prossimità del fiume Stokhid, grazie anche alla passività russa nel settori Sud e Nord del fronte. 

Nelle settimane successive, il ritmo offensivo di Brusilov diminuì. L'attacco russo della città di Kowel in Volinia, che costituiva un importante snodo del traffico ferroviario, fu un fallimento. Alla fine, il 10 agosto Brusilov diede l'ordine di passare alla cosiddetta "difesa attiva", che concludeva il ciclo delle operazioni. Anche se la vittoria era incompleta, va notato che per la terza volta durante la prima guerra mondiale, il fronte orientale era stato violato e la guerra di trincea interrotta. Il fronte si era spostato di 70-75 km verso ovest in Volinia e 120 km ad ovest di Pocutia, allungandosi così di 500-660 km e consumando le riserve dell'esercito russo.
L’offensiva di Brusilov alleggerì la pressione sull'esercito italiano e accelerò la decisione della Romania di entrare in guerra. L'Austria-Ungheria avevo perso più di 600 mila soldati, 580 cannoni e 1800 mitragliatrici mentre i problemi di nazionalità nella monarchia danubiana erano stati aggravati. Tuttavia, allo stesso tempo la vittoria non provocò un particolare entusiasmo tra i russi. La mancanza di significative e durature conquiste e l’alto numero di vittime erano oramai intollerabili per una società che stava cadendo sempre più nel caos, nell'anarchia, e, infine, nella rivoluzione.

Alessandro Chebat

L'offensiva di Brusilov

L’offensiva di Brusilov fu il massimo sforzo delle armate russe nella grande guerra. L’attacco giunse quasi a scardinare l’intero fronte orientale, tuttavia le perdite russe furono talmente elevate da innescare quelle forze centrifughe che avrebbero generato la rivoluzione d’Ottobre

Quando Falkenhain concentrò i suoi sforzi contro la Francia dando inizio alla battaglia di Verdun, egli lasciava ad est una Russia fortemente indebolita dai duri scontri del 1914 e 1915. A corto di rifornimenti e logorato da perdite durissime, agli occhi del generale tedesco l’impero zarista non poteva più rappresentare un pericolo.Tale conclusione, tuttavia, peccava di eccessivo ottimismo; nei primi mesi del 1916 le armate zariste in prima linea erano già state riportate alla forza normale di due milioni di unità, scarsamente equipaggiate ma che rappresentavano comunque una forza d’urto considerevole. Gli ufficiali erano saliti dai 40 mila del 1915 agli 80 mila del 1916. Discreta anche la quantità dei proiettili d’artiglieria, circa un migliaio per ogni pezzo.

Già in marzo i russi raccolsero le richieste di  aiuto francesi, scatenando un’offensiva presso il lago Narocz, sia per attenuare la pressione su Verdun che per scongiurare la minaccia di una penetrazione tedesca verso Pietrogrado. Pur risolvendosi in un fallimento l’attacco dimostrò la combattività della Russia e il suo essere un avversario ancora temibile. L’alto comando russo (Stavka) pianificò un nuovo sforzo offensivo in luglio, questa volta più a sud contro le truppe austro-ungariche, nei confronti delle quali le armate russe, generalmente, avevano riscosso maggiori successi. Al comando delle operazioni fu posto il generale Aleksej Brusilov. Egli schierò forze modeste - 38 divisioni russe contro le 37 schierate dagli imperi centrali - celando i propri movimenti e spostando l’artiglieria e le truppe il più vicino possibile alle postazioni avversarie, così da ridurre il balzo tra i due schieramenti e poter contare su un adeguato sostegno di fuoco.

I nuovi appelli all’offensiva lanciati da francesi e italiani (impegnati ad arginare la Strafexpedition), unitamente al trasferimento di alcune delle migliori divisioni austriache in Trentino, spinsero Brusilov ad accelerare i tempi dell’attacco. Il 5 giugno dopo un breve ma violentissimo bombardamento di artiglieria, che distrusse le difese austriache e scompaginò le fanteria (alcuni reparti austro-ungarici di etnia slava si arresero in massa), le truppe d’assalto russe si lanciarono all’attacco: in due giorni esse si erano già aperte un varco, largo 20 chilometri e profondo 75, tra la IV e la II armata austriaca, conquistando l’importante città di Lutsk. Successivamente, dopo la conquista di Czernowitz, il punto più meridionale del fronte austriaco, la penetrazione russa raggiunse circa 100 chilometri.

Dopo questo avvio spettacoloso e inaspettato l’offensiva di Brusilov rallentò di fronte mancato sostegno da parte delle altre armate russe e degli alleati e la maggiore capacità di resistenza offerta dalle truppe tedesche. Per il resto dell’offensiva i russi abbandonarono gli elaborati preparativi di Brusilov (che comunque richiedevano truppe ben addestrate), optando per un approccio più tradizionale, fatto di vigorosi attacchi frontali sostenuti dall’artiglieria. I progressi in questa fase furono più lenti e infine arrestati.

L’arida logica dei numeri assegnerebbe la vittoria ai russi: essi avevano conquistato la Bucovina e buona parte della Galizia orientale, catturando 400 mila prigionieri e infliggendo perdite pari a 600 mila morti e feriti. Circa la metà dell’esercito austro-ungarico era distrutto, subendo un colpo dal quale non si sarebbe più ripreso. Tuttavia le armate zariste avevano pagato la vittoria a caro prezzo - circa un milione di soldati tra morti feriti e dispersi - mentre la combattività delle truppe era ormai minata soprattutto nel morale oltre che nel materiale. Inoltre l’obbiettivo principale, cioè la sconfitta dei tedeschi, fallì completamente e in molti a Pietrogrado iniziarono a mettere in dubbio la possibilità di una vittoria sul fronte orientale.

Tuttavia i risvolti indiretti dell’offensiva di Brusilov furono molti. La Romania, di fronte alla travolgente avanzata russa, entrò in guerra a fianco degli alleati, Falkenhain fu costretto ad arrestare gli sforzi su Verdun rassegnando le dimissioni, mentre Conrad sospese l’offensiva in Trentino. Risultati notevoli, in sintesi il più grande successo alleato dopo la battaglia della Marna, che tuttavia non poteva compensare i sacrifici subiti: la rivoluzione era ormai alle porte.

Link

Divulgazione:

http://www.lagrandeguerra.net/ggfronteorientale.html

http://www.worldwar1.com/tlbruoff.htm

Approfondimento:

http://www.icsm.it/articoli/ri/luck.html

http://www.firstworldwar.com/bio/brusilov.htm (EN)

Letture:

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale 1914-1918, BUR, 1999

Timothy Bowling, The Brusilov offensive, Indiana university press, 2008

Alessandro Chebat

The Brusilov Offensive

The Brusilov offensive was the Russian Army’s greatest feat during the Great War. The attack almost succeeded in dismantling the entire eastern front, although Russian losses were so high as to trigger the centrifugal forces which were behind the October Revolution.

When Falkenhayn concentrated his efforts against France, starting the Battle of Verdun, he left a Russia severely weakened by the fierce fighting in 1914 and 1915 to the east. In the view of the German general, the Tsarist Empire could no longer be dangerous because short of supplies and decimated by heavy losses. 

This conclusion was, however, too optimistic; in the first months of 1916 the Tsarist forces on the frontline had already reached two million units, poorly equipped but still capable of considerable impact. The number of officers had increased from 40,000 in 1915 to 80,000 in 1916. They could also count on a fair amount of artillery shells, about a thousand for each piece.

In March, the Russians accepted the French requests for help, launching an offensive at Lake Narocz, both to lessen the pressure at Verdun and to avert the threat of a German offensive towards Petersburg. Although the attack failed, it demonstrated that Russia was still a formidable opponent full of fighting spirit. The Russian high command (Stavka) planned a new offensive in July, this time further to the south and against the Austro-Hungarian troops, against which the Russian armies had generally had greater success. General Aleksej Brusilov commanded the operation, deploying limited forces (38 Russian divisions against 37 of the Central Powers), concealing their movements and moving artillery and troops as close as possible to the enemy positions, so as to reduce the distance between the two sides and rely on adequate artillery support.

The new requests for an offensive from the French and Italian (Strafexpedition began in May), together with the transfer of some of the best Austrian divisions to Trentino, pushed Brusilov to speed up the attack. On 5th June after a brief but violent artillery bombardment that destroyed the Austrian defenses and threw the infantry into chaos (some Austro-Hungarian divisions of Slavic ethnicity surrendered en masse), the Russian assault troops launched their attack: in two days they had made a breach 20 km wide and 75 km deep between the 4th and 2nd Austrian army, capturing the important city of Lutsk. Later, after capturing Czernowitz, the southern most point of the Austrian lines, the Russian advance had reached 100 kilometres.

After this unexpected and spectacular start the Brusilov offensive slowed down due to the lack of support from other Russian armies and from their allies and because of greater resistance from the German troops. For the rest of the offensive the Russians abandoned Brusilov’s elaborate plans opting for a more traditional approach, consisting in vigorous frontal attacks supported by artillery. Progress in this phase was slower and finally ceased altogether.

The arid logic of numbers would award victory to the Russians: they had conquered Bukovina and most of eastern Galicia, capturing 400,000 prisoners and inflicting losses of 600,000 dead and wounded. About half of the Austro-Hungarian Army was destroyed, suffering a blow from which it would never recover. However, the Tsarist armies had paid dearly for the victory - about one million dead, wounded and missing - and the fighting spirit of the troops was now undermined both from a moral and material viewpoint. Moreover, the main objective, namely the defeat of the Germans, failed completely and many in Petersburg began to question hopes of victory.

However, the indirect implications of the Brusilov offensive were many. Romania, in the face of the overwhelming Russian advance, joined the war alongside the Allies; Falkenhayn was forced to stop his efforts at Verdun and resign; Conrad interrupted the offensive in Trentino. Remarkable results, the greatest Allied success after the Battle of the Marne, which, however, did not compensate for the sacrifices involved: the revolution was just around the corner.

Info:

http://www.lagrandeguerra.net/ggfronteorientale.html

http://www.worldwar1.com/tlbruoff.htm

Further details:

http://www.icsm.it/articoli/ri/luck.html

http://www.firstworldwar.com/bio/brusilov.htm (EN)

Readings:

Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, 1998

Basil H. Liddell Hart, La prima guerra mondiale 1914-1918, BUR, 1999

Timothy Bowling, The Brusilov offensive, Indiana university press, 2008

 

Lord Horatio Herbert Kitchener

(Ballylongford-Listowel, 24 giugno 1850 – mare delle Isole Orcadi, 5 giugno 1916)

“Lord Kitchner wants you” fu probabilmente il manifesto propagandistico per antonomasia durante il Primo conflitto mondiale. Esso ritraeva il Segretario di Stato alla Guerra Lord Kitchener - con il cappello da Field Marshall, i caratteristici lunghi baffi, lo sguardo severo e il dito puntato – nell’atto di invitare lo spettatore ad arruolarsi nell’esercito britannico. Esso divenne una delle icone della Grande Guerra, ripreso in tutte le nazioni belligeranti persino durante la seconda guerra mondiale. L’immagine, opera dell’illustratore Alfred Leete, apparve per la prima volta sul London Opinion il 5 settembre 1914: il successo fu tale che essa fu subito riprodotta su cartoline, per poi venire utilizzata esclusivamente come manifesto di propaganda del Parliamentary Recruiting Committee. Oltre alla bravura dell’artista la fama di questo celebre manifesto è tuttavia in larga parte da attribuire al soggetto, Lord Kitchener. La sua immagine fisica suscitò grande emozione nel pubblico britannico; egli appariva come una figura dalla volontà assoluta e di potere, un emblema della mascolinità britannica. In un impero oramai in declino e percepito come in pericolo, Kitchener rappresentava la sicurezza e la capacità sopravvivenza del potere britannico con la forza della volontà individuale.

Horatio Herbert Kitchener nacque a Ballylongford, in Irlanda, figlio del Tenente Colonnello Henry Horatio Kitchener, ufficiale dell’esercito e proprietario terriero.

Appartenente alla borghesia protestante irlandese fu avviato fin da giovane alla vita militare entrando nella Royal Military Academy di Woolwich. A 20 anni ebbe la sua prima esperienza di guerra servendo come volontario in un ospedale da campo nel conflitto Franco-Prussiano del 1870. Nel 1871 entrò nei Royal Engineers prestando servizio in Palestina, Egitto e a Cipro. La svolta nella carriera di Kitchener fu nel 1885, con la morte del generale Charles George Gordon nell’assedio di Khartoum, durante la guerra Mahdista. Chiamato a riorganizzare l’esercito egiziano, si distinse per le straordinarie capacità organizzative e per diverse intuizioni quali l’uso massiccio delle nuove mitragliatrici Maxim. Con la vittoria nella battaglia di Omdurman, nel 1898, che di fatto chiuse il decennale conflitto in Sudan, fu fatto Barone dalla regina Vittoria.

Chiusa con successo l’esperienza in Sudan, fu chiamato in Sud Africa, dove infuriava il conflitto anglo-boero. Anche qui Kitchener si mise in luce come grande organizzatore della logistica e dell’addestramento tattico delle truppe. Più fonti attribuiscono a lui l’istituzione dei campi di concentramento per i civili Boeri, così da fiaccare l’ostinata resistenza dei guerriglieri Afrikaner. Nel 1902, dopo la fine della Guerra Boera, fu nominato Comandante in Capo dell'Esercito Reale Indiano, fallendo tuttavia nel tentativo di farsi nominare Viceré dell’India. Nel 1911 fu comunque promosso ad Agente britannico e Console Generale in Egitto.

Allo scoppio della Grande Guerra il Primo Ministro H.H. Asquith lo richiamò in patria, ben conscio delle capacità organizzative del Maresciallo, nominandolo Segretario di Stato alla Guerra. Unico a prevedere che il conflitto sarebbe durato a lungo -  perlomeno 3 anni - Kitchener intraprese una vasta riforma del piccolo esercito inglese, in quel momento una forza in grado di compiere solamente operazioni di “polizia coloniale” e assolutamente inadeguato a confrontarsi con i grandi eserciti dell’Europa continentale.

L’importanza di Kitchener nel formare il primo grande esercito di massa della storia inglese fu tale che esso prese il nome di Kitchener’s Army. La chiamata alle armi ad agosto e settembre del 1914, fruttò alla nuova armata oltre 700 mila volontari. I mesi successivi videro una drastica riduzione delle reclute, tuttavia l’afflusso fu tale da permettere a Kitchener di dare vita ad uno strumento militare senza precedenti per l’Inghilterra: sei armate composte da sei divisioni l’una, ognuna con un forte supporto di artiglieria ed armi automatiche, tanto che queste ultime nel corso della guerra sarebbero passate da 52 per ogni divisione nel 1915 a 400 nel 1918. La British Expeditionary Force che nell’estate del 1914 era composta da un’unica armata di cinque divisioni (aumentata poi a due armate e 16 divisioni entro la fine dell’anno con l’impiego dei reparti territoriali), nell’estate del 1916 era salita a cinque armate e 60 divisioni, per un totale di circa 2 milioni di uomini schierati in Francia.

Più modesto fu il contributo di Kitchener nella conduzione della guerra. Persuaso dell’impossibilità di cogliere una rapida vittoria sul fronte occidentale, il 16 maggio 1915 comunicò a French che non avrebbe inviato ulteriori truppe in Francia fino a quando non ci fossero chiari segni di cedimento delle linee tedesche. Tuttavia di fronte alle pressioni di Joffre, alla fine di maggio autorizzò l’invio di due ulteriori divisioni. Nelle intenzioni di Kitchener le nuove armate in corso di formazione avrebbero dovuto essere risparmiate per assestare un colpo decisivo e ben pianificato nel 1917, e solo dopo una lenta opera di logoramento delle forze tedesche.

Nel tentativo di uscire dall’impasse dei campi di battaglia europei, nel 1915 sostenne la sfortunata campagna dei Dardanelli, fallita sia per l’inaspettata resistenza turca sia per la pessima conduzione e il discontinuo supporto all’impresa. Con il fallimento degli sbarchi a Gallipoli, Kitchener fu costretto ad acconsentire l’invio di sempre più numerose truppe inglesi sul continente europeo, soprattutto a causa delle pressioni francesi e degli ambienti politico-militari in patria, convinti di dover concentrare tutti i propri sforzi sul fronte occidentale. "Purtroppo dobbiamo fare la guerra come dobbiamo, e non come vorremmo", affermò di fronte alla commissione dei Dardanelli il 20 agosto 1915.  Nel dicembre dello stesso anno, dopo una serie di inconcludenti battaglie sul fronte occidentale - malgrado il rafforzamento dell’esercito - e lo scandalo delle munizioni, Kitchener prese la decisione di sostituire il generale John French, dimostratosi in più occasioni completamente inadeguato allo scopo, con Douglas Haig.

Pur godendo del supporto dell’opinione pubblica, durante la guerra i rapporti con politici e militari peggiorarono repentinamente, a causa soprattutto dei tentativi di Kitchener di dare una svolta alla guerra cercando soluzioni alternative alle terribili battaglie d’attrito del fronte occidentale. Nel maggio 1916 lo zar Nicola II richiese la sua consulenza per riorganizzare il proprio esercito. Il 5 giungo dello stesso anno Kitchener si imbarcò per la Russia sull’incrociatore HMS Hampshire. Durante la traversata la nave su cui viaggiava colpì una mina posata da un sommergibile tedesco: Kitchener e altri 642 uomini dell’equipaggio morirono nel naufragio e il suo corpo non fu mai ritrovato.

Lord Horatio Herbert Kitchener

(Ballylongford-Listowel, 24 June 1850 – sea off the Orkney Islands, 5 June 1916)

“Lord Kitchener wants you” was probably the propaganda poster par excellence of the First World War. It depicted the Secretary of State for War, Lord Kitchener – in a Field Marshal cap, with his characteristic long moustache and harsh stare, pointing his finger at the viewer – inviting him to enlist in the British army. It became one of the iconic images of the Great War, and was even taken up again by all the countries that fought in World War II. The image, the work of illustrator Alfred Leete, appeared for the first time in the 5 September 1914 issue of the London Opinion: it was so successful that it was immediately reproduced on postcards before being used exclusively as a propaganda poster by the Parliamentary Recruiting Committee. As well as to the talent of the artist, the fame of this celebrated poster is to be ascribed to a large degree to the subject, Lord Kitchener. His physical image stirred great emotion amongst the British public; he appeared as a figure of absolute will and power, an emblem of British masculinity. In an empire now in decline and perceived as in danger, Kitchener represented the safety and the ability of British power to survive with the strength of individual will.

Horatio Herbert Kitchener was born in Ballylongford, Ireland, the son of Lieutenant Colonel Henry Horatio Kitchener, an army officer and landowner.

Belonging to the Irish Protestant upper class, Kitchener was prepared from an early age for military life and entered the Royal Military Academy in Woolwich. Aged 20 he had his first experience of war when he served as a volunteer in a field hospital in the Franco-Prussian war in 1870. In 1871 he joined the Royal Engineers, serving in Palestine, Egypt and Cyprus. The turning point in Kitchener’s career came in 1885 with the death of General Charles George Gordon in the siege of Khartoum during the Mahdist War. Called to re-organise the Egyptian Army, he distinguished himself for his outstanding organisational abilities and his various intuitions, such as the wide-scale use of the new Maxim machine guns. After winning the Battle of Omdurman in 1898, which in fact ended the decade-long conflict in Sudan, he was made an Earl by Queen Victoria.

Once his experience in Sudan came to a successful end, he was called to war-raved South Africa, where the Anglo-Boer conflict was being waged. Here too Kitchener drew attention to himself as a great organiser of logistics and tactical troop training. Several sources ascribe him with the institution of concentration camps for Boer civilians as a means of weakening the stubborn resistance of the Afrikaans guerrillas. In 1902, after the end of the Boer War, he was appointed Commander-in-Chief of the Army in India, though he failed in his attempt to get himself appointed Viceroy of India. In 1911 he was however promoted to British Agent and Consul-General in Egypt.

At the outbreak of the Great War, Prime Minister H.H. Asquith, well aware of the Field Marshal’s organisational abilities, called him back home and appointed him Secretary of State for War. Being the only one to predict a long war - which would last at least 3 years - Kitchener carried out an extensive reform of the small regular British Army, which at the time was a force able to carry out “colonial policing” operations only and was totally inadequate to hold its ground against the great armies of Continental Europe.

Kitchener’s importance in forming the first mass-citizen army in British history was so great that it was named Kitchener’s Army. The call to arms in August and September 1914 supplied the new Army with over 700 thousand volunteers. The following months saw a drastic reduction in new recruits, however the influx was sufficient to enable Kitchener to create a military instrument unprecedented for Britain: six Armies each made up of six divisions, all well supported by artillery and automatic weapons, which in fact over the course of the war were to increase from 52 for each division in 1915 to 400 in 1918. The British Expeditionary Force, which in the summer of 1914 comprised a single Army of five divisions (subsequently increased to two Armies and 16 divisions by the end of the year with the use of the Territorial Force), in the summer of 1916 had increased to five Armies and 60 divisions, giving a total of around 2 million men deployed in France.

Kitchener’s contribution to the war process was more modest. Persuaded that it was impossible to gain a rapid victory on the western front, on 16 May 1915 he informed French that he would send no reinforcements to France until there were clear signs of the German lines being broken. However under pressure from Joffre, at the end of May he authorised the dispatch of a further two divisions. In Kitchener’s intentions, the New Armies being formed should have been conserved in order to strike a decisive, well-planned blow in 1917, and only after slowly exhausting the German forces.

In an attempt to break the stalemate of the European battlefields, in 1915 he supported the unfortunate Dardanelles campaign, which failed both because of unexpected resistance from the Turks and poor management of the campaign along with inconsistent support for the endeavour. When the landing at Gallipoli failed, Kitchener was forced to consent to increasingly larger numbers of British troops being sent to the European continent, especially due to pressure from the French and political and military spheres at home, who were convinced that all their efforts had to be concentrated on the western front. "Unfortunately we have to make war as we must, and not as we should like", he told the Dardanelles Committee on 20 August 1915. In December of the same year, after a series of inconclusive battles on the western front – despite the army being reinforced – and the Shell Crisis, Kitchener made the decision to replace General John French, who had proven on several occasions to be completely inadequate for the job, with Douglas Haig.

Although he enjoyed the support of public opinion, during the war his relations with politicians and the military suddenly deteriorated, primarily because of Kitchener’s attempts to turn the war around by looking for alternative solutions to the terrible battles of attrition on the western front. In May 1916 Tsar Nicholas II asked him for advice on the reorganisation of his own army. On 5 June of the same year Kitchener set off for Russia on the cruiser HMS Hampshire. During the voyage the ship on which he was sailing struck a mine laid by a German submarine: Kitchener and another 642 crew died when the ship sank and his body was never found.

Biografie

Aleksei Brusilov

Aleksei Brusilov nacque nell’agosto 1853 a Tbilisi. Entrò nelle file dell'esercito russo ad agosto 1871, divenendo ufficiale durante la guerra russo-turca negli anni 1877-1878. Negli anni 1914-1918 fu inizialmente al comando dell'8° Armata (1914-... Leggi tutto