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L’armistizio
Quanto si è sperato, per tutta la guerra, nel giorno dell’armistizio, nel momento che pone fine ai delitti quotidiani! Quello, si pensava, sarà un giorno di liberazione, un giorno di gioia, allora si potrà tirare un sospiro di sollievo e sperare in tempi migliori. Ora l’armistizio è concluso e le nostre truppe hanno sospeso le ostilità. Successivamente anche quelle italiane, e il fatto che i nostri poveri soldati perlomeno non siano più esposti al pericolo di...
“Aprile volge alla fine. I battaglioni nemici […] schierati di fronte alla I° Armata sono più di duecento; i cannoni, fra cui moltissimi di grosso e medio calibro, più di mille. Una immane valanga”
(Capitano Cesare Pettorelli Lalatta, ufficio Informazioni della I° Armata)
“Si sa con certezza, per esempio riguardo al Trentino, che almeno il 70% delle persone allontanate non fu evacuato sulla base di motivazioni economiche o puramente militari, ma sulla base di motivazioni parzialmente militari, cioè per motivi polizieschi, e questi in realtà non furono evacuati – questo è un termine eufemistico – ma esiliati.”
(Alcide De Gasperi, discorso al Parlamento di Vienna, 12 luglio 1917)
Allo scoppio della guerra nel 1914 l’Italia si trovò in una situazione di incertezza. Fin dal 1882 il paese era legato dalla triplice alleanza alla Germania e all’Austria-Ungheria. Questo patto, meramente difensivo, era stato rinnovato nel 1912, ma non vincolava in alcun modo l’Italia ad entrare in guerra al fianco degli imperi centrali.
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