Settembre 1916

Follie di guerra

“Così moriamo, così moriamo,

così moriamo ogni giorno

perché è così piacevole lasciarsi morire

solo ieri nel sonno e nel sogno

a mezzogiorno già defunti

di sera già in fondo alla tomba.

[...]

Ti ringraziamo, ti ringraziamo

nobile imperatore per l'onore,

hai scelto noi per morire

dormi pure, dormi tranquillo

finché non ti sveglierà

il nostro povero corpo che l'erba ricopre.”

Hugo Ball compose le parole di questa Danza macabra, recitata dalla moglie Emmy Hennings in una delle serate dadaiste nel marzo del 1917. Il movimento dadaista nacque nel febbraio 1916, quando Ball e Hennings aprirono il Cabaret Voltaire di Zurigo, al n. 1 della Spiegelgasse. La duplice carica, distruttiva da un lato e propositiva dall'altro, ha caratterizzato fin da subito il movimento artistico, nato nel bel mezzo del conflitto. Come risposta agli eventi che stavano sconvolgendo il mondo, i dadaisti utilizzarono gli strumenti della follia, dell'umorismo, del rifiuto della ragione, della libertà creativa portata all'estremo, e riuscirono a diffondere il proprio atteggiamento in tutta Europa.

Alcuni dei dadaisti vissero in prima persona la follia della guerra: nel novembre del 1914 il tedesco Georg Ehrenfried Groß entra nell'esercito, che lascia sei mesi più tardi per motivi di salute e nel 1916 cambia il nome in George Grosz; un altro dadaista tedesco, Helmut Franz Josef Herzfeld, cambia il proprio nome in John Heartfield. Questa risposta, l'adozione di nomi anglo-slavi, rappresenta per entrambi una protesta contro il nazionalismo tedesco; ne è la conferma l'iscrizione di entrambi al Partito Comunista di Germania nel 1918. La loro repulsione verso la catastrofe bellica, verso la follia della guerra, viene rappresentata in ambito artistico tramite altra follia: è la strada che i dadaisti scelgono per contestare il sistema. Scrisse Jean Arp:

“Cercavamo un'arte elementare che curasse gli uomini dalla follia dell'epoca, un ordine nuovo che ribaltasse l'equilibrio tra il cielo e l'inferno.”

I dadaisti adottarono la follia come atteggiamento etico verso la brutale realtà, per riscattare l'umanità dall'abisso della guerra in cui si era precipitata. L'azzeramento delle ideologie e dei valori giunse tramite un'arte folle, elementare, reazionaria, fuori da ogni canone borghese e capace di sfidare i numerosi -ismi che attraversarono il secolo scorso.