Settembre 1917

L'imbuto di Carzano

Ljudevit Pivko, tenente sloveno irredentista e intenzionato a colpire dall'interno l'Impero austro-ungarico al quale apparteneva, divenne l'inatteso alleato degli italiani per tentare un attacco a sorpresa che li avrebbe condotti oltre le linee nemiche. In seguito alla consegna di alcuni schizzi topografici relativi alla linea difensiva in Valsugana – considerati attendibili dal maggiore italiano Cesare Pettorelli Lalatta – Pivko divenne informatore del Servizio Informazioni dell'esercito italiano e si decise di organizzare un'azione di sorpresa nelle linee austro-ungariche.

Partendo da Scurelle, la notte del 18 settembre, gli italiani guidati dal generale Attilio Zincone penetrarono attraverso le linee nemiche grazie all'operato dei cospiratori: varchi aperti nei reticolati, linee telefoniche e telegrafiche interrotte, soldati nemici addormentati con l'oppio. Le truppe, per la maggior parte inesperte e dotate di un equipaggiamento non adeguato, vennero condotte attraverso un camminamento largo appena 80 centimetri, un vero e proprio imbuto, causando un grave ritardo nelle operazioni: solo un battaglione raggiunse Carzano. Quando i nemici iniziarono a reagire, Zincone ordinò la ritirata, comando che non giunse al battaglione isolato e che costò gravi perdite. Il piano, che avrebbe potuto cambiare considerevolmente il corso della guerra, fallì quella notte.