All'attacco sul fronte dell'Isonzo

Dalla circolare del Comando Supremo del 15 luglio 1915, che detta le linee tattiche per l’attacco

Le truppe irrompono con la massima violenza possibile alla baionetta attraverso i varchi aperti nei reticolati per conquistare la trincea più prossima dell’avversario e quindi muovere, rafforzate da altre truppe sopraggiungenti come onde rincalzantesi verso l’obiettivo principale, essendo principio fondamentale l’occupazione di quest’ultimo, e non quella delle successive trincee nemiche.

 

Dal resoconto di un ufficiale del 16° reggimento fanteria, impegnato nella zona dei Sei Busi

2 luglio (venerdì). Nella notte militari del Genio fanno vari tentativi per far brillare i tubi davanti ai reticolati posti davanti al 4° battaglione. Né migliori risultati si ottengono con le pinze tagliafili, poiché il nemico vi si oppone con ben mirato tiro di fucileria, portando vari abili tiratori sul d’innanzi delle proprie trincee nascosti tra i cespugli. Si hanno una quindicina di feriti e soltanto si riesce a fare una breccia di una 2ina di metri nel primo ordine dei reticolati composti di un solo filo.

 

Il contadino astigiano Massimo Imanone ricorda, a guerra finita, il suo primo assalto

..nel mentre arriva il Maggiore generale Demichele comandante la brigata Cagliari 63° 64° dette ordine di avanzare istantemente, sotto un fuoco infernale di fucileria e mitragliatrici. Eppure sotto la disciplina del dovere; si fremeva in silensio eseguendo l’ordine. Il terrore e lo spavento delle prime vittime sul Campo erano indescrivibile. A mezzo giorno fu iniziato il secondo assalto quando vidi a cadere il nostro comandante di battaglione – Tenente colonello Henzingher Cavaglier Francesco.

 

Dal diario del soldato Cesare Barbieri (63° reggimento)

Siamo partiti per conquistare un’altra trincea, considerata molto importante. Riuscimmo a occuparla, ma da quel momento gli Austriaci cominciarono a bersagliarla palmo a palmo causando morti e feriti. Pochi erano gli scampati senza alcun riparo, affamati ed assetati.

 

Il comandante della Brigata Cagliari ribadisce il suo ordine di attacco

Malgrado le assicurazioni ricevute non si vede ancora dopo oltre un’ora che venne ricevuto l’ordine alcun reale impulso nell’avanzata del reggimento meno qualche pattuglia. I comandanti si mettano alla testa dei rispettivi reparti e diano quell’impulso che evidentemente manca…Si deve avanzare a qualunque costo per gli ordini perentori insistenti, assolti dei Comandanti superiori. Ne va del buon nome della Brigata.

 

Da una memoria coeva del soldato Giovanni Pistone, contadino

20 luglio 1915. Il primo sbalso siamo arrivati sotto la trincea a circa 10 metri ma eravamo pochi un tenente e un sergente forse qualche caporale ma in tutti saremo stati 40 e così si siamo fermati ed il tenente mandò un porta ordine a chiamare i rinforzi ma non torno più nissuni….Dopo un po’ di tempo le nostre artiglierie si iniziano il bombardamento e sparavano i pezzi grossi, ma sparavano avanti assai nelle seconde linee nemiche, ma la paure era che se il tiro veniva corto per sventar le mitraglie era il nostro pericolo. Poi alla fine una decisione bisogna prenderla. O darsi prigionieri o tentare la fuga. Ognuno di noi faceva come melio la vedeva li non erano più ordini; qualcheduno tento di andare in dietro ma li acopavano, più di tutto era un posto molto scoperto poi era giorno.

 

Da parte austriaca, una relazione ufficiale sulla seconda battaglia dell’Isonzo

Le sostituzioni subirono molestie e ritardi a causa di attacchi parziali avversari effettuatisi tra il 31 luglio ed il 1 agosto nei punti di pressione contro la fronte, col favor dell’oscurità, sì che i difensori, già esposti lungo la giornata ai tiri delle artiglierie pesanti, non avevano requie neppure la notte. E così quelle tre giornate di calma relativa avevano pur sempre costato al VII Corpo circa 4000 uomini.

 

Dal diario del triestino Callisto Tirelli, soldato nell’esercito austro-ungarico

Siamo andati in trincea sula strada. Il giorno 17.X.15 fu un combatimento sul Sei Busi che pareva la fine del mondo. Il mio Bataglione di 900 uomini in tre ore combatimeno siamo andati in riposo a Opachiasela il Magiore appena arrivati fa l’apelo eravamo più che 230 uomini chi morti chi feritti al nostro posto adato il cambio il 18 Regt Dalmati ancor l’oro lì a tocato la sua, ma a vedere che desolazione sunquel campo di bataglia erano i cadaveri da 5 giorni che nesuno poteva sepelirli causa il grandi combatimenti moltissimi morti e feriti d’ambo le parti poveri Austriaci poveri Italiani.

 

Bibliografia:

Lucio Fabi, Gente di trincea. La grande guerra sul Carso e sull’Isonzo, Milano, 1994, pp. 59ss.