Arruolarsi nella Legione

Nella Legione ceca, un estratto del giornale pubblicato da Josef Jiří Švec (1883-1918), nel 1914 insegnante di educazione fisica a Kiev, uno dei primi volontari nelle legioni cecoslovacche in Russia. Promosso colonnello il 31 agosto 1918, si suicidò il 25 ottobre, tre giorni prima dell'indipendenza ceca.

Nello stesso periodo, abbiamo saputo dell'esistenza di Česká Družina decidendo immediatamente di offrirci volontari. Prima io, Bejček e Válek. I figli di N. Bavaria - Tolar e Hamata - si sono uniti a noi più tardi. Poiché non sapevo quale sarebbe stato l'obiettivo di Družina, o quali azioni avrebbe intrapreso, mi sono preparato come se dovessi morire. Ho scritto le lettere obbligatorie ai miei genitori e Maki, in cui dettavo le mie volontà in caso di morte. [...]. E' stato mentre scrivevo a Maki che ho sentito un'enorme amarezza. Poiché ero così triste al pensiero che non ci saremmo mai più rivisti, ho scritto solo poche parole. Prima di partire per Kiev, sono andato a trovare tutti i miei parenti. Alla scuola professionale, tutti hanno approvato la mia decisione, mi hanno dato 75 rubli per acquistare uniforme e attrezzatura e hanno promesso di accompagnarmi alla stazione. Solo Evgenie Mikhailovna, moglie del direttore, mi ha bloccato dicendo che erano già in molti a partire e che sarebbe un peccato perdere me, e dopo tutto, sarei più utile là che sul campo di battaglia in cui gli spari potevano spesso porre fine a un destino promettente. Tuttavia, la mia risposta è stata categoricamente negativa: se decidessimo tutti di rimanere a casa, perderemmo. E proprio ora che il momento propizio è arrivato - non solo per aiutare il nostro paese ma gli stessi Slavi - noi, i Sokol siamo i primi ad essere pronti ad agire non solo in termini di idee, simboli, ma anche impegnandoci attivamente in conformità con la nostra missione.

Il campo di prigionia di Termeni Imerese; estratti delle discussioni attorno al primo impiego delle Legioni in Italia, nell'estate 1917. Jan Ruml (1885-?), Insegnante, tenente delle legioni cecoslovacche

Gli undici [volontari] furono accolti con riluttanza. A quel tempo, molti di noi non sapevano perché. [...]

Ebbero inizio dibattiti feroci, specialmente di notte in piccoli gruppi, le diverse fazioni si cristallizzarono. Non eravamo in grado di pensare a nient'altro, a parlare di altro che della libertà della nostra nazione. [...] Sebbene approvassimo le azioni militari straniere e ammirassimo quei combattenti sconosciuti, non eravamo consapevoli del nostro dovere. Dovevamo arrivarci gradualmente. Fu solo dopo molte discussioni che alcuni iniziarono a rendersi conto che tutto il discorso era futile se non portava all'impegno nell'esercito. [...]

Cominciò così il primo combattimento, una dura lotta, in cui ognuno doveva conquistare se stesso. In guerra, avevamo capito il valore della vita mentre ora, al sicuro in prigionia, bisognava di nuovo mettersi in pericolo? Il rischio di essere denunciati in Austria era grande. E dopo, cosa ne sarebbe stato della famiglia? I genitori? E se fossimo stati catturati, non ci aspettava altro che una morte umiliante. E cosa succederebbe se fossimo feriti in combattimento? E dove andremo se l'Austria vincesse la guerra, nonostante tutto? Inoltre, i dubbi sull'utilità dell'azione ci ossessionavano. [...]

I dibattiti appassionati lasciarono il posto a piccoli incontri tra amici. Ma anche questi ultimi diventarono rari. [...] In quel momento, tutti si ritiravano in se stessi  per discutere da soli. Ogni argomento contro [l'impegno] rafforzava l'egoismo. «La nostra azione è giusta ma non posso impegnarmi, ho una famiglia a casa, io. Cosa farebbero i miei vecchi genitori se non tornassi da loro! Sono vecchio, non sono un buon soldato! Mio padre è un funzionario imperiale.» Ma la voce della coscienza si opponeva, difendendo il dovere morale. Alla fine, fu trovata una formula di compromesso: per rappresentarci all'estero con onore, l'esercito aveva bisogno solo dei migliori soldati, i più coraggiosi. «Sei tra quelli? Puoi aiutare la nostra causa in modo diverso! Potresti unirti all'esercito ma non alle unità di combattimento». E la coscienza rispose a sua volta ponendo la domanda chiara: «Vuoi essere un ceco onesto o un traditore, a cui tutti possono sputare? Non c'è altra alternativa!»

Il risultato fu il seguente: i volontari degli altri campi di prigionia già menzionati ribadirono la stessa proposta e fummo in molti ad arruolarci il 4 settembre 1917.

Attraverso il Canada, dal 06 al 12 giugno 1920. Il campo militare di Valcartier dal 12 giugno al 8 luglio 1920, Rudolf Hašek, un comandante delle legioni cecoslovacche in Russia.

Il 6 giugno alle 23 il primo treno lasciò la stazione con l'intero battaglione d'assalto tranne la 1° compagnia. Il treno consisteva in 11 vagoni collegati. Subito dopo la locomotiva, fu attaccato un grande vagone con la cucina e il refettorio; abbiamo mangiato lì. Il nostro treno, nei suoi 11 carri, trasportava comodamente 627 uomini.

Verso le 14:00, ci siamo fermati in una piccola stazione, a circa 16 km da Quebec City. Qui siamo stati ricevuti da un colonnello inglese, accompagnato da una compagnia d'onore e dalla banda militare. [...] Gli ufficiali e i soldati inglesi ci guardarono e fecero il saluto militare al nostro battaglione e al comandante Hásek . [...]

Avevamo saputo che il nostro soggiorno in America sarebbe stato prolungato. Le navi che dovevano trasportarci in Europa, non avevano nemmeno lasciato i porti inglesi. Non saremmo riuscito ad essere a Praga per il grande raduno dei Sokol.

I nostri rapporti con i soldati inglesi erano diventati molto amichevoli. Era molto comico vedere come i nostri ragazzi cercavano di comunicare in una lingua di cui sapevano poco. Il secondo giorno, organizzammo un evento sportivo. Sul grande campo di calcio, la squadra del battaglione sfidò la squadra inglese. Il punteggio fu di 3:3.

Durante questa calda estate, gli addestramenti programmati dal comandante del battaglione furono ridotti al minimo e passammo la maggior parte del nostro tempo libero a fare il bagno nel fiume Valcartier. La sveglia suonava alle 5 e le luci venivano spente alle 22 in punto. La nostra vita tranquilla fu interrotta solo dalla notizia che Lord Devonshire, il Viceré del Canada, sarebbe venuto a trovarci in visita, annunciata per il 18 giugno.

Bibliografia:

Josef Jiří ŠVEC, Deník plukovníka Švece, Praha, Pamítník odboje, 1921.

Jan RUML, Zajatecký tábor v Termeni Imerese. Vzpomínky, dojmy, po[střehy], manuscrit, archive : Vojenský historický archiv (Prague, République tchèque), Sbírka historických prací, carton 49.

Jindřich VEJNAR, Úderný prapor, Praha, Památník odvobození, 1930.