Giulio Douhet (Caserta 1869 – Roma 1930)

Laureato in ingegneria al Politecnico di Torino e divenuto ufficiale del Genio militare, si interessò precocemente alle possibili applicazioni militari del mezzo aereo e nel 1911 partecipò alla guerra italo-turca in Libia, nel corso della quale si registrarono il primo impiego bellico dell’aviazione e il primo esperimento di bombardamento aereo della storia. Comandante del Battaglione aviatori dell’esercito dal 1913 al 1914, si adoperò attivamente per il miglioramento del materiale di volo e per lo sviluppo dell’aviazione da bombardamento, a favore della quale sostenne nell’autunno 1914 l’affidamento a Gianni Caproni di un ordinativo per la produzione di bombardieri biplani. Le tensioni createsi con i suoi superiori attorno al ruolo dell’arma aerea nella dinamica del conflitto ne determinarono l’esonero dal comando del Battaglione nel 1914; in seguito, le aspre critiche verso gli alti comandi in merito alla gestione delle operazioni belliche, e soprattutto le dure prese di posizione nei confronti del Capo di Stato Maggiore dell’esercito Luigi Cadorna, lo condussero a subire un processo e la condanna ad un anno di fortezza. Rientrato in servizio, operò fino al giugno 1918 come capo della direzione generale dell’aviazione, cui era affidato in particolare il programma industriale – rimasto poi incompiuto – che avrebbe dovuto condurre l’Italia a dotarsi di una potente flotta di aerei da bombardamento. Nel dopoguerra si dedicò a un’intensa attività pubblicistica e alla stesura di opere teoriche, che riprendevano e precisavano indirizzi già anticipati negli anni precedenti.

Giulio Douhet discute nel 1910 il futuro dell’aviazione, prevedendo il tramonto del dirigibile e l’affermazione dell’aeroplano. Passi tratti da: Giulio Douhet, I problemi dell’aereonavigazione

“ Tutti i perfezionamenti non toglierebbero mai al dirigibile l’inconveniente di presentare un grande volume e di non essere pesante […] e non impediranno mai al dirigibile di essere naturalmente fragile, di non poter posare con sicurezza sulla terra. Immaginate un’aquila che pesi zero. Potrebbe essa volare? Certamente che no. Potrebbe bensì muoversi, e chi sa come, nell’aria, ma tutte le volte che volesse posarsi dovrebbe fortemente aggrapparsi cogli artigli al suo sostegno per non essere trascinata e sbattuta contro gli ostacoli a ogni spirar di vento. (…) Alcuni ritengono costituire una superiorità pel dirigibile quella di poter elevare nell’aria pesi superiori a quelli che possono innalzare gli aereoplani; sono coloro che si impressionano leggendo che uno Zeppelin può trasportare venti passeggieri oltre il personale di manovra. Prima di tutto il peso sollevabile non è una qualità del volo. Una rondine vola meglio di un’anatra domestica, per quanto l’anatra pesi più della rondine e voli essa pure in certe determinate circostanze; in secondo luogo, bisogna considerare quale immane monumento (…) sia un tale Zeppelin in confronto anche con dieci aereoplani capaci, ognuno, di trasportare due passeggieri oltre l’aviatore. L’uomo giungerà, dunque, certamente a volare, nel vero e proprio significato della parola, ma coll’aereoplano, non col dirigibile. (…) Tutto quello che ho scritto finora, l’ho scritto per cercare di dimostrare, essenzialmente, le seguenti due verità per me indiscutibili (…):

1. L’aereoplano è, oggi, l’unico apparecchio che prometta – e lo prometta a breve scadenza – una completa risoluzione del problema del volo; ed è, perciò, l’unico apparecchio che si presenti adatto alla guerra aerea.

2. La guerra aerea, intendendo con queste parole qualche cosa di simile alla guerra terrestre o marittima, ma che si svolga nell’aria, è inevitabile, nel senso che nell’avvenire, se ci batteremo, ci batteremo anche nell’aria.

(…) Qualunque sforzo si possa fare per conservare il dirigibile riuscirebbe, più che inutile, dannoso. (…) Altre nazioni costruiscono dirigibili. Facciano pure. Buon per noi. (…) E’ necessario, dunque, che noi impariamo a volare coll’aereoplano. E nel dire noi intendo: noi italiani (…). Interessa essenzialmente alla difesa del nostro paese che si apprenda a volare. (…) Sorgano anche in Italia fabbriche di aerei, (…) e come non potremo sperare che l’Italia, già vittoriosa nel campo automobilistico, non riesca a gareggiare nell’industria similiare del più pesante?

Bibliografia

G. Douhet, La Preparazione, Roma, Tip. “Roma” di Armani e Stein, 1910.