I socialisti europei e la guerra. Il manifesto di Zimmerwald

L’Internazionale socialista era un’unione fra tutti i partiti socialisti del mondo che cercava di dare vita al principio dell’internazionalismo proletario. L’egemonia in seno all’Internazionale era nelle mani del potente e ben organizzato partito socialdemocratico tedesco. Di fronte alla corsa agli armamenti e all’aggravarsi delle tensioni, l’Internazionale lanciò ripetuti appelli per la pace e per il mantenimento della solidarietà internazionalistica. Al precipitare della crisi, nell’estate del 1914, tutti i partiti socialisti nei paesi belligeranti decisero invece di aderire, con motivazioni differenti, allo sforzo bellico.

Significative le parole pronunciate da Hugo Haase, presidente della SPD, al Reichstag il 4 agosto del 1914, per giustificare il voto favorevole ai crediti di guerra:

Il nostro popolo e la sua futura libertà hanno molto, se non tutto, da temere da una vittoria di quel dispotismo russo che si è macchiato del sangue dei suoi migliori sudditi (il riferimento è alla rivoluzione del 1905). Bisogna allontanare questo pericolo, salvaguardare la civiltà e l’indipendenza del nostro paese. Quindi, noi facciamo quello che abbiamo sempre detto: nel momento del pericolo non abbandoniamo la patria. In questo ci troviamo d’accordo con l’Internazionale che ha sempre riconosciuto il diritto di tutti i popoli all’indipendenza nazionale e alla legittima difesa…Chiediamo che sia posto fine alla guerra, non appena vi sarà sicurezza e non appena il nemico sarà disposto alla pace.

Piccole minoranze dell’ala sinistra dei partiti socialisti europei assunsero una posizione contraria alla guerra; anzi, videro in essa la possibilità, tanto desiderata, di una rivoluzione mondiale. Le proteste continuarono, anche se isolate e represse dalle forze dell’ordine. Nella cittadina svizzera di Zimmerwald, tre il 5 e l’8 settembre 1915, si riunirono una quarantina di esponenti socialisti, provenienti da undici paesi. Fu sottoscritto all’unanimità un manifesto che condannava con i toni più duri la guerra.

La guerra continua da più di un anno. Milioni di cadaveri coprono i campi di battaglia; milioni di uomini sono rimasti mutilati per tutto il resto della loro esistenza. L'Europa è diventata un gigantesco macello di uomini. Tutta la civiltà, che era il prodotto del lavoro di parecchie generazioni, è distrutta. La barbarie più selvaggia trionfa oggi su tutto quanto costituiva l'orgoglio dell'umanità. (…) La guerra che ha provocato tutto questo caos è il prodotto dell’imperialismo. Essa è nata dalla volontà delle classi capitalistiche di ciascuna nazione di vivere nello sfruttamento del lavoro umano e delle ricchezze naturali del mondo. In tale modo le nazioni politicamente arretrate o politicamente deboli, cadono sotto il giogo delle grandi potenze, le quali mirano in questa guerra a rimaneggiare, col ferro e col sangue, la carta mondiale secondo i loro interessi.

I motivi di questa guerra mano mano che si sviluppa appariscono in tutta la loro ignominia. (…) I capitalisti che dal sangue versato dal proletariato traggono la rossa moneta dei profitti di guerra, affermano, in ogni paese, che la guerra serve alla difesa della patria, della democrazia, alla liberazione dei popoli oppressi.

Essi mentono. La verità è infatti che essi seppelliscono, sotto i focolari distrutti, la libertà dei popoli insieme all’indipendenza delle altre nazioni. Nuove catene nuovi pesi saranno la conseguenza di questa guerra sarà il proletariato di tutti i paesi, vincitori e vinti, che dovrà sopportarli. (…) Per decine di anni le spese di guerra assorbiranno le risorse migliori dei popoli, comprometteranno la conquista dei miglioramenti sociali e impediranno ogni progresso.

Le istituzioni del regime capitalistico, che disponevano della sorte dei popoli: i governi tanto monarchici quanto repubblicani, la diplomazia segreta, le potenti organizzazioni padronali, i partiti borghesi, la stampa capitalistica, la chiesa: portano le responsabilità di questa guerra, sorta da un ordine sociale che li nutre, che essi difendono e che non serve che ai loro interessi.

Lavoratori!

Voi, ieri ancora gli sfruttati, gli oppressi, voi, i disprezzati, non appena dichiarata la guerra, quando è occorso mandarvi al massacro e alla morte, la borghesia vi ha invocati come suoi fratelli e compagni. E adesso che il militarismo vi ha salassati, decimati, umiliati, le classi dominanti esigono che voi rinunziate ai vostri interessi, abdichiate al vostro ideale. In una parola esigono una sottomissione da schiavi alla pace sociale.

Noi non possiamo e non dobbiamo restare più a lungo indifferenti a questo stato di cose minacciante tutto l’avvenire dell’Europa e dell’Umanità. Durante lunghi anni il proletariato socialista ha condotto la lotta contro il militarismo (…) ma i partiti socialisti e le organizzazioni operaie di alcuni paesi (…) fin dallo scoppio della guerra sono venuti meno ai [propri] doveri. I loro rappresentanti hanno indotto il proletariato ad abbandonare la lotta di classe (…) hanno accordato i crediti militari alle classi dominati (…) hanno tentato, con la loro stampa e con i loro emissari, di guadagnare i paesi neutri alla politica dei loro governanti. Essi hanno mandato al potere borghese dei ministri socialisti, come ostaggi per il mantenimento dell’Unione sacra. E mentre ciascun partito separatamente veniva meno al suo compito, la rappresentanza ufficiale dei socialisti di tutti i paesi: il Bureau socialiste international, ha mancato completamente al suo.

In questa situazione intollerabile, noi, rappresentanti dei partiti socialisti, dei Sindacati e delle loro minoranze, noi, Tedeschi, Francesi, Italiani, Russi, Polacchi, Lettoni, Rumeni, Bulgari, Svedesi, Norvegesi, Olandesi, Svizzeri, noi che non ci collochiamo sul terreno della solidarietà nazionale con i nostri sfruttatori, noi che siamo rimasti fedeli alla solidarietà internazionale del proletariato ed alla lotta di classe, ci siamo riuniti per riallacciare i rapporti internazionali fra i proletari dei diversi paesi, per richiamare la classe operaia ai suoi doveri verso essa stessa e per indurla alla lotta per la pace.

Questa lotta è al tempo stesso la lotta per la libertà e per la fraternità dei popoli e per la fraternità dei popoli e per il socialismo.

Si tratta di impegnare un’azione per una pace senza annessioni e senza indennità di guerra. (…)

Operai ed operaie, madri e padri, vedove ed orfani, feriti e mutilati, a voi tutti, vittime della guerra, noi diciamo: al di sopra delle frontiere, al di sopra dei campi di battaglia, al di sopra delle campagne e delle città devastate: PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNITEVI!

Tuttavia anche questo manifesto non riuscì a smuovere l’atteggiamento passivo, se non nazionalistico, della maggioranza della classe operaia nei paesi belligeranti. Solo la rivoluzione russa del 1917 e la fine della guerra, con i suoi terribili costi, avrebbero suscitato una nuova dinamica rivoluzionaria in tutta Europa.