La grande ritirata del '17 nelle parole dei soldati

La linea Hindenburg fu concepita come una imponente linea di ritirata strategica, dietro la quale dissanguare gli alleati in attesa che l’industria tedesca e la situazione al fronte ponessero le condizioni favorevoli per sferrare l’assalto finale agli anglo-francesi. Essa fu costruita attraverso un saliente del fronte tedesco, in modo che il Deutsches Heer, ritirandovisi, avrebbe accorciato il proprio fronte di una cinquantina di chilometri, recuperando la disponibilità di tredici divisioni e cinquanta batterie di artiglieria pesante.

La nuova linea era lunga 140 chilometri e poteva ospitare circa venti divisioni, due ogni 7 km. I cavi telefonici erano interrati in profondità, mentre ferrovie leggere portavano rapidamente i rifornimenti alle truppe in prima linea. Essa consisteva in due trincee poste a circa 180 m di distanza, con presidi avanzati utili a spezzare e incanalare l’avanzata nemica. La principale difesa era la seconda linea, che era dotata di ricoveri sotterranei, campi di filo spinato profondi oltre 90 m e posti a zig-zag in modo da permettere alle mitragliatrici di spazzare un ampio e agevole campo di tiro. Durante la ritirata i tedeschi adottarono una politica di terra bruciata, distruggendo qualsiasi cosa potesse tornare utile agli occupanti, deportando gli uomini validi e disseminando il terreno di trappole esplosive. Da parte loro gli alleati non colsero i preparativi tedeschi e solo tardivamente tentarono di ostacolarne la ritirata. Numerose testimonianze - sia da parte tedesca che alleata - riportano le grandi speranze riposte nella grande ritirata del ’17, così come numerosi sono i riferimenti alle devastazioni compiute dai tedeschi:

 

La ritirata tedesca

da I miei ricordi di guerra del generale Ludendorff

La decisione di ritirarsi non fu presa senza un doloroso dibattito. Essa implicava una ammissione di debolezza destinata a sollevare il morale del nemico e abbassare il nostro. Ma, essa [la ritirata] era necessaria per ragioni militari, non avevamo scelta, doveva essere fatta. […] Il fatto che gran parte dei beni appartenenti ai civili fu distrutta è da deplorare, ma non poteva essere evitata. La maggior parte della popolazione fu trasferita verso est, solo una piccola percentuale venne raccolta in alcuni luoghi, come Noyon, Ham e Nesle, e furono fornite loro razioni per diversi giorni. Da un lato era desiderabile non regalare al nemico troppa forze fresche di leva o e lavoratori, e dall'altro volevamo lasciare indietro il maggior numero possibile di bocche da sfamare. La grande ritirata iniziò il 16 marzo, secondo i piani, e fu portata a termine senza sosta in poche grandi fasi. L’obbiettivo del quartier generale fu, in generale, di evitare la battaglia, così da permettere alle truppe di allestire la linea Sigfrido prima che il nemico raggiungesse una forza superiore. [...] Gli eserciti dell'Intesa seguirono da vicino le nostre forze in ritirata tentando di presentare il nostro ritiro come un proprio successo [...] È un dato di fatto non avevano ottenuto alcun trionfo militare. Grazie anche alle false notizie di intelligence da noi diffuse, nemmeno interferirono con il nostro lavoro di demolizione e sgombero. L'intera manovra ebbe un esito brillante grazie sia ai comandanti che alle truppe, ed è la prova della lungimiranza e dell’attento lavoro dello stato maggiore tedesco.

 

“Era in atto un'orgia di distruzione”

Tenente Ernst Jünger

73° Fucilieri dell’Hannover

             I villaggi attraverso i quali siamo passati durante la nostra marcia verso la [nostra nuova ndt] prima linea avevano l'aspetto di manicomi abbandonati. Intere compagnie [di soldati ndt] stavano abbattendo pareti o, sedute sui tetti delle case, gettavano giù le tegole. Gli alberi erano stati abbattuti, le finestre rotte, mentre il fumo e le nuvole di polvere aumentavano mucchio dopo mucchio di macerie. In breve, era in atto un'orgia di distruzione. Gli uomini con incredibile zelo, stabilivano i turni per andare a caccia di armadi abbandonati dalla popolazione, vestiti in abiti femminili e con i cappelli a cilindro sulla testa. Con un colpo di genio individuarono le travi portanti delle case e, legandosi le corde intorno a loro, tirarono con tutte le forze, gridando a tempo i tiri da effettuare con la fune fino a che tutta la casa crollava. Altri agitavano i martelli e fracassavano tutto ciò che si parava davanti a loro. Dai vasi di fiori sui davanzali delle finestre ai lavori in vetro delle scuole d’arte. Ogni villaggio fino alla linea Sigfrido era un mucchio di macerie. Ogni albero abbattuto, ogni strada minata, ogni corso d'acqua ostruito, ogni cantina fatto saltare in aria o trasformata in una trappola mortale con esplosivi nascosti, i materiali utili o i metalli rimossi, tutti i binari sventrati, tutti i cavi telefonici rimossi, tutto ciò che potesse essere bruciato era stato bruciato. In breve, il paese attraverso cui il nemico avrebbe dovuto avanzare era stata trasformato in desolazione.

 

Inseguendo i tedeschi

Soldato William Parry-Morris

1° Royal Welch Fusiliers

             Una notte scoprimmo improvvisamente che i tedeschi si erano ritirati. L'esercito tedesco si ritirava lungo tutta la Somme dietro la Linea Hindenburg. Inseguimmo i tedeschi ma, nonostante fossero in ritirata, in tutti i villaggi combatterono quelle che noi chiamiamo azioni di retroguardia. Si fermavano in un villaggio e cercavano di bloccarci per tutto il tempo che potevano... i villaggi di Serre, Gommecourt, Bucquoy ... circa otto o nove villaggi e ogni volta perdemmo molti uomini in questi attacchi.

 

Trappole esplosive

Anonimo fuciliere dei Post Office Rifles

                 Portando indietro la memoria alla ritirata tedesca sul fronte occidentale all’inizio del 1917, mi tornano alla mente una serie di nomi di luoghi, Miraumont, Mory, Achiet-le-Grand, Achiet-le-Petit, Gommecourt, Béhagnies, Loupar Wood. Per citarne solo alcuni, ma con il passare del tempo l'associazione dei luoghi con particolari eventi, nel mio caso, è ormai sbiadita. Ma ricordo vividamente la cautela estrema, che avevamo nel corso delle nostre ricognizioni, […], a causa del gran numero di 'trappole' disseminate in giro, delle quali, nei giorni precedenti, molti nostri compagni erano caduti vittime, in alcuni casi solo per il desiderio di prendersi un souvenir! Mi ricordo di un elmetto tedesco, lasciato appeso sulla parete di una trincea abbandonata, che dopo essere sollevato innescava diverse esplosioni. Poi c'erano le passerelle in legno che esplodevano una volta calpestate. Questo tipo di trappola era responsabile di molte vittime. Poi c'era un braciere collocato fuori da un ricovero, ben riempito di carbone e trucioli che aspettava solo di essere acceso da un cuoco inglese. Noi fortunatamente non ci cascammo perché una volta rovesciato scoprimmo che conteneva una carica di esplosivo ad alto potenziale. L'ingresso nei ricoveri era un'impresa molto pericolosa perché nella maggior parte dei casi contenevano trappole di varia natura. Noi di solito lanciavamo delle bombe a mano agli ingressi e passavamo oltre. Mine ad azione ritardata erano un'altra novità di questo periodo e ricordo che una di queste esplose in un incrocio trafficato, probabilmente una settimana o più dopo l'evacuazione tedesca, causando la distruzione di un trasporto divisionale e perdite molto pesanti tra le truppe lì attorno. Il cratere creato era abbastanza grande da ospitare una chiesa! Nel corso della sua ritirata, il nemico applicò quella che negli anni successivi sarebbe stato descritta come una politica di “terra bruciata”. Gli alberi furono abbattuti in tutte le strade, le forniture di acqua contaminate e tutti i villaggi nell'area lasciata libera vennero rasi al suolo. Quest'ultima distruzione è stata così completa che i villaggi non erano più riconoscibili come tali, e di conseguenza divenne usanza comune per le truppe britanniche, erigere un cartello all'ingresso di ognuno di essi con il suo nome, per esempio “Questo è Mory”. L'ottimismo di molti di noi purtroppo si spense quando, al raggiungimento del limite della ritirata tedesca, ci trovammo di fronte alla nuova linea fortificata, che avrebbe condotto molti di noi alla terribile battaglia di Bullecourt, nel corso del quale molti P.O.R. [Post Office Rifles ndt] avrebbero perso le loro vite.

 

Lo Champagne nello stagno

Maggiore R. Macleod

Batteria C.241, Royal Field Artillery

             Sono stato in gran parte della zona riconquistata. In un villaggio, nei pressi di una fattoria in rovina, un civile è arrivato con un carretto e ha iniziato a trascinare fuori da uno stagno sporco una scatola dopo l’altra, caricandole poi sul suo carretto. Gli abbiamo chiesto cosa stesse facendo, e lui disse che quando i tedeschi avanzarono qui nel 1914 aveva scaricato tutte le sue casse di Champagne nello stagno in modo che non le avrebbero trovate. Erano rimaste lì per due anni e mezzo. Ce ne ha regalato una scatola. L'idea di berlo non ci attirava molto, dopo che era rimasto sul fondo di uno stagno sporco per così tanto tempo, ma quando a cena abbiamo aperto una bottiglia si è rivelato eccellente. I tedeschi sembrano aver indugiato in un'orgia di distruzione. Case e persino interi villaggi, sono stati fatti saltare in aria o bruciati, e quasi tutti gli alberi sono stati tagliati. Le poche case rimaste in piedi sono state completamente saccheggiate. Ci può essere una qualche ragione militare nel distruggere i villaggi. I tedeschi, forse, pensano di rallentare la nostra offensiva se non c'è posto per alloggiare le nostre truppe, e siamo costretti a costruire baracche o altri tipi di alloggi per esse. Il sistematico abbattimento degli alberi non ha particolari ricadute militari. Infatti, i tedeschi ci hanno fornito con una quantità quasi illimitata di legna da ardere e per la riparazione di strade, ecc. Gli alberi da frutto e gli alberi lungo le strade che non hanno avuto il tempo di abbattere sono stati inanellati intorno in modo che alla fine moriranno. L'unico obbiettivo sembra essere politico. Sembra che stiano cercando di svantaggiare la Francia, in modo che quando la guerra sarà finita per alcuni anni tutte le sue risorse saranno spese nel risanare il paese invaso, così da non poter competere con la Germania nel commercio. Il maltempo, credo, ci ostacola più degli Unni [i tedeschi ndt], in quanto dobbiamo avanzare in un paese duramente colpito, che è stato sconvolto dal fuoco delle granate. I tedeschi hanno fatto saltare in aria diversi passaggi stradali, ma il successo del loro obbiettivo è dubbio poiché una strada può essere ripristinata molto rapidamente. Mi mantengo in forma. Non ho molto lavoro da fare, ma ora mi ci vuole molto tempo per arrivare ovunque a causa delle lunghe distanze da coprire.

 

Da parte alleata la ritirata tedesca fu percepita come un proprio successo. Indubbiamente la grande pressione esercitata sulla Somme dagli inglesi e l’ostinata resistenza francese a Verdun avevano costretto lo stato maggiore tedesco ad un cambiamento della strategia. Tuttavia i tedeschi erano ben lungi dalla resa mentre la nuova linea difensiva ben si prestava ad un confronto di lunga durata.

L’entità delle difese tedesche impressionò a tal punto gli Alleati che lo “sfondamento” della Linea Hindenburg divenne il metro per misurare la riuscita o meno non solo di una singola operazione, ma degli esiti finali della guerra stessa, dando ulteriore credito ai teorici dell’offensiva ad oltranza.

Durante la battaglia di Arras, scatenata dagli inglesi nell’aprile del 1917, i tedeschi furono colti di sorpresa dallo sbarramento mobile di artiglieria, dalle spolette a percussione e dall’uso delle mine, tanto che furono costretti ad abbandonare le prime due linee di difesa e, parzialmente, la terza. Tuttavia l’iniziale e travolgente avanzata inglese – fu persino messa in campo la cavalleria per dare maggior enfasi al successo – fu presto arrestata di fronte alla Wotanstellung tra il fiume Scarpe e Hendecourt-lès-Cagnicourt, con perdite sempre più elevate per gli attaccanti. La battaglia si concluse con la presa di Bullecourt tra il 3 e il 16 maggio, conquista pagata a caro prezzo dalle truppe australiane. Per il metro di giudizio di allora la battaglia fu un grande successo con lo sfondamento in più punti di parte della linea Hindenburg, la conquista del crinale di Vimy, e un’avanzata di diversi chilometri che si rivelò spettacolare in una guerra dove i risultati si misuravano in poche centinaia di metri. Tuttavia analizzando il contesto strategico lo scontro si risolse in un nulla di fatto, con circa 150 mila perdite alleate e 120/130 mila tedesche. Numerose testimonianze ricostruiscono le fasi della battaglia, dall’entusiasmo suscitato dagli iniziali successi, al tragico arrestarsi dell’offensiva di fronte alle impenetrabili difese tedesche:

 

“da un boschetto alla nostra destra emerse la Cavalleria”

Caporale J.G. Mortimer MM

10° Battaglione - The York and Lancaster Regiment

              Quando l’ora zero arrivava l'ufficiale avrebbe lanciato un fischio. Se non si sentiva, vedevi tutti montare sul parapetto, così facevi lo stesso e si andava, con i migliori auguri e una sorsata di rum. Al decimo siamo balzati fuori con la seconda ondata e passammo attraverso la prima ondata quando [questa] raggiunse il proprio obiettivo sulla linea Hindenburg. Ci portammo avanti fino ad una rete di trincee poco profonde sul fronte di Monchy-Le-Preux dove ci fu ordinato di rimanere fermi e trascorrervi la notte. Era un terreno aperto tra le trincee e Monchy-Le-Preux. Poco dopo l'alba, ricevemmo la sorpresa della nostra vita, quando da un boschetto alla nostra destra emerse la Cavalleria. Fu uno spettacolo emozionante vederli allinearsi in una lunga fila. Poi, con l'ufficiale e portabandiera nel centro lanciarono un urlo e partirono a tutta velocità verso Monchy-Le-Preux. Eravamo tutti in piedi nella trincea e gridavamo con loro. L'elemento sorpresa era dalla loro parte, perché erano già a metà strada per Monchy prima che i tedeschi capissero cosa stava succedendo – a quel punto ebbe inizio una lotta furibonda e i tedeschi [‘Jerry’ nel testo in lingua originale ndt] gettarono su di loro tutto quello che avevano. Scomparvero nel villaggio, dove alcuni dovevano essere smontati perché gruppi di otto-dieci cavalli, condotti da un solo uomo, venivano riportati nel boschetto. Catturarono Monchy. Ma a quale prezzo di cavalli e uomini!

 

“Vincere una battaglia è stata un’esperienza nuova per me”

Capitano R.J. Trousdell

7° Royal Irish Fusiliers

               Lunedì di Pasqua, 9 aprile. Abbiamo fatto colazione presso il punto do raduno nei pressi di St. Nicholas e siamo andati all'attacco alle 10:00. Il primo attacco era iniziato alle 7.30. I prigionieri hanno cominciato ad arrivare in gran numero subito dopo l’inizio dello spettacolo. Devono essere arrivati verso di noi spontaneamente all’ora 'zero' e sembravano felici quando hanno raggiunto la loro gabbia. È stato uno spettacolo incoraggiante per i nostri uomini. La 9a Divisione ha effettuato l'attacco di fronte a noi, il nostro obiettivo è di passare attraverso loro sulla linea blu o nera e stabilirci nel breve distanza oltre Fampoux. Questo lo consideravamo un compito assolutamente impossibile e lo prendevamo ben poco sul serio, e ci aspettavamo di essere assegnati come rinforzo da qualche altra parte. Ma ci sbagliavamo. E 'stato un grande successo e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo con lievissime perdite, prendendo Fampoux e il quarto sistema di trincea tedesca, e catturando più di 20 cannoni e circa 250 prigionieri. Bottino totale del Corpo circa 3.000 [prigionieri]. L'attacco sembra aver avuto successo su tutta la linea. È stata una giornata molto emozionante. Vincere una battaglia è stata un’esperienza nuova per me. Ci siamo spostati circa alle 3:00 del pomeriggio, quando le nostre truppe hanno iniziato ad avanzare e li abbiamo visti sfilare all’orizzonte come se fossero in parata. E 'stato uno spettacolo magnifico. Martedì 10 aprile. È stato molto più freddo oggi e è caduta la neve. Spostato il nostro quartier generale dalla linea ferroviaria ad una cantina a L'Abbayette - una fattoria in rovina nella periferia nord di Athies. Molti di noi hanno condiviso [per la notte] un giaciglio di paglia sporco. Il generale ha un grande letto matrimoniale nella cantina vicina e lo stesso letto lo utilizziamo anche come tavolo da pranzo!

 

“Forza, portiamo a termine questo sanguinoso lavoro!”

Fuciliere Ralph Langley

16° battaglione – King’s Royal Rifle Corps

               La parte divertente è che non ti rendi conto di niente quando vai all’attacco. È quando si è colpiti, quando ci si ferma, prima di muoversi per balzare oltre il parapetto e poi di nuovo quando si raggiunge l'altro lato, che sale l’ansia, la paura. Naturalmente [i tedeschi ndt] avevano le loro armi su di noi quando attraversavamo la terra di nessuno - ed era uno spazio ampio da attraversare. Direi che saranno state duemila iarde da dove partivamo - era certamente un miglio - una lunga distanza, perché i tedeschi avevano ripiegato verso la linea Hindenburg e noi non eravamo particolarmente vicini ad essa. Mi ricordo, imprecando, che percorrevamo questo grande e ampio spazio pensando che i nostro superiori ci avevano messo in questa situazione per metterci alla prova. Ci stavano testando per bene!

              Aveva nevicato tutta la notte ed eravamo bagnati da cima a fondo. Eravamo ragazzi felici! Ha continuato a nevicare per tutto il tempo che siamo avanzati, e quando ci siamo trovati davanti al filo spinato tedesco, le nostre artiglierie che avrebbero dovuto distruggerlo non avevano una portata sufficiente per colpirlo. Così restammo là fuori per qualche minuto, e un piccolo ufficiale scozzese [‘Jock officer’ nel testo originale ndt] che si era appena unito a noi disse, “Forza, portiamo a termine questo sanguinoso lavoro!” E proprio come ci alzammo, un proiettile tedesco mi attraversò la gamba. Un proiettile di fucile. Potevamo vederli sparare contri di noi. E c'erano anche le mitragliatrici all’opera, ma essendo cinque o dieci iarde più defilate non colpirono molti di noi come avrebbero potuto fare. Non so che cosa i generali intendessero fare con quell'attacco perché era un omicidio. Se ne è spesso parlato tra noi. Avevano un lavoro da fare, naturalmente, ma c'erano tante, troppe vite stroncate di mezzo.

 

Nel filo spinato

Soldato Oswald Blows

28° Battaglione 7° Brigata

               Quando le nostre fanterie si lanciarono in avanti verso il filo spinato [tedesco ndt] furono falciate dalla mitragliatrici nemiche, ma quando il filo fu raggiunto, esso era quasi intatto. La nostra artiglieria aprì il fuoco verso le 12.15 colpendo i nostri uomini sul filo spinato, e ciò in collaborazione con l'artiglieria, […] le bombe e le mitragliatrici nemiche; gli uomini caddero a decine, molti sul filo. Era impossibile passare attraverso la barriera di filo spinato, era troppo spessa, e il nemico ne era a conoscenza, dando vita ad un vero inferno. I crateri delle granate erano pieni di morti, moribondi e feriti, e così è stato fino all'alba. Nessuno si ritirò fino a che non fu ordinato di farlo. Tutti i ragazzi hanno combattuto coraggiosamente, affrontando la morte certa ogni volta che andavano all’attacco, e tutto il terreno era sconvolto dalle granate.

 

Bibliografia:

Lyn MacDonald, 1914-1918: Voices and Images of the Great War, Penguin Books, 1988

Paul Kendall, Bullecourt 1917: Breaching the Hindenburg Line, The History Press Ltd, 2010