Le donne francesi nella Grande guerra

Tra il 1914 e il 1918, in Francia, 8 milioni di uomini furono costretti ad abbandonare le proprie case per andare a compiere il loro dovere verso la Patria. Queste partenze non sconvolsero soltanto i loro destini, ma anche l’organizzazione della vita quotidiana di tutta la società. Tocca alle donne, rimaste a casa, rimediare a quest’assenza. Affrancate dai ruoli e compiti tradizionali, e malgrado uno statuto giuridico non paritario, finiscono così con il sostituire i mariti, i figli o i fratelli nelle attività aziendali o commerciali, così come nelle fabbriche. La capacità di molte donne di addossarsi nuove responsabilità, e di gestire con successo gli affari di famiglia, ma anche il loro coraggio e la loro determinazione nell’affrontare il dolore della separazione, rappresentano un sostegno e un conforto psicologico fondamentali per la tenuta degli uomini al fronte.

 

Estratto dalla corrispondenza di Félicie Mougeot a suo marito, Hippolyte Bougaud, imprenditore a Saint-Aubin, mobilitato con il 260° Reggimento di Fanteria dallo scoppio della guerra, inviato in Serbia nell’autunno del 1915.

 

Saint-Aubin, 7 ottobre 1915,

Mio caro compagno Bougaud,

Chi avrebbe mai detto che tu, insieme a tutto il 260°, dovessi partire per la Serbia. Così lontano, laggiù, cosa potrà succederti, e noi, cosa faremo in attesa di una tua lettera e del tuo rientro? – di sicuro ci vorrà molto tempo prima che venga recapitata, e il solo pensarci mi terrorizza; ma soprattutto in questi momenti vorrei averti vicino per aiutarmi con Marie-Louise. Povera piccola, la febbre le ha dato tregua ieri sera alle 8. Ha riposato bene la notte, stamani era molto debole ma calma, senza un filo di febbre sino alle 2 di pomeriggio, poi, a partire dalle 2 e mezza, l’ha colpita un nuovo attacco febbrile, molto acuto; ho temuto si trattasse di meningite, tale era il dolore che provava alla testa; la nutrice che bada a Jeanne è andata a cercare un telegrafo per chiamare il dottore, che nel frattempo era qui, ma non lo sapevamo: eravamo così disperate che non ci siamo nemmeno informate; così è tornato alle 7 di sera, per 15 franchi, poco importa, la visita era necessaria, l’ha visitata per bene e, nonostante non vi sia nulla di conclamato, ha trovato qualcosa di anomalo in alto sul polmone destro.

Lui spera non sia nulla di grave. Potrebbe trattarsi di una leggera enterite, cosa che, combinata al temperamento nervoso della bimba, procura attacchi di febbre molto alta. In via preventiva, delle tisane, dello sciroppo, un po’ di antipirina e, oh no!, del brodo vegetale: ecco la dieta prescritta; ma d’altronde la piccola non mangia altro, inutile quindi vietarle i cibi solidi.

(...)

Non ha più senso, credo, far conto sui tuoi consigli per salvaguardare la coltura. (...) Il prolungarsi della guerra, inutile nascondertelo, non incoraggia certo a coltivare né tanto meno a darsi da fare per il lavoro. Penso sarebbe stato meglio non coltivare affatto, ora la cosa sarebbe conclusa, e in qualche modo saremmo andati avanti. Ci hai fatto ben sperare in una nuova licenza, e immagino che ti rivedremo presto a Saint-Aubin. Cos’hanno in mente per inviare così tante truppe laggiù? Se mi è consentito scriverti, dai a Margherita il tuo indirizzo perché temo che, come succede a me, ti ci vorrà del tempo prima di ricevere delle notizie. Preghiamo insieme per i nostri adorati figli e, in particolare, per la guarigione di M. Louise, e preghiamo l’uno per l’altra; Dio ci sosterrà. Prima di concludere, e nell’attesa di tue notizie, t’auguro buona fortuna e buona salute. Arrivederci, mio caro compagno, e affettuosi baci in segno della mia completa devozione. Tua moglie, che t’ama

Félicie
 

Estratto dalla corrispondenza di Gabrielle M. a suo marito Constant, negoziante nel dipartimento di Jura, soldato di 2a classe nel 260° Reggimento di Fanteria, chiamato in servizio nel febbraio 1915.

 

Petit-Noir, mercoledì 24 febbraio (1915)

Mio caro compagno,

Bisogna farsi animo e dirsi: voglio tornare a casa e non lasciarmi abbattere! Capisco, lì al fronte deve essere terribile e ci vuole un coraggio da eroi per non tremare. Poiché la vostra presenza è necessaria per difenderci, alzate gli occhi al cielo e abbiate fiducia. Ogni cosa trova il suo compimento quaggiù in terra. Ti ammiro, mio caro, e sono fiera del tuo eroismo. T’amo e t’abbraccio affettuosamente.
 

Petit-Noir, 5 marzo 1915

Mio caro maritino, che deve farsi coraggio se vuol tornare presto da me,

(…) Sono grata agli uomini del tuo reparto, perché hanno la generosità di dirti di non pensare sempre a casa tua. E hanno ragione, poiché ti fa più male che bene. Anche loro mio caro hanno una famiglia, dopo tutto; devono affrontare gli stessi tuoi sacrifici; però non vi danno troppo peso, riprendono coraggio e tornano a pensarvi più tardi. (…)

Tua madre non fa bene a scriverti ch’è addolorata. Dobbiamo sempre incoraggiare i nostri cari e audaci soldati! Così non si comporta da Francese, né da buona madre cristiana!

Ho ancora tre botti di 16°5 d’Algeria.

Vado a chiedere del vino del sud.

Lo zio Amédée mi propone del 9° di Boyer Beziers a 14 franchi, prezzo di partenza. Aspetto i campioni. I vini sono diventati un po’ più cari.

La mia salute è eccellente, la tua, mio maritino ?

Milioni di baci
 

Petit-Noir, 2 giugno [1915]

Mio caro maritino. Tra un cliente e l’altro, riesco a dirti che t’amo e che penso notte e giorno solo a te, mio adorato. (…) Non ti chiedo che una cosa, non di rientrare, certo, perché bisogna compiere il proprio dovere sino alla fine, ma che ti assegnino dove posso venire a vederti il più spesso possibile. Per noi sarebbe già tanto in tempo di guerra; bisogna saper apprezzare questa felicità in giorni tristi! Quanti, invece, l’hanno persa per sempre! (…)

Sei un po’ ingiusto quando mi biasimi senza ch’io lo meriti. Ho la coscienza apposto e perfettamente tranquilla, quindi: quando finirai di farmi simili rimproveri? È davvero ingiusto e non ti capisco. Mi paragoni sempre a chissà quale figura romanzesca di donna passionale [mi prendi per una donna passionale], e Dio sa quanto sono lontano dall’esserlo. E poi: t’intestardisci da mesi con quell’idea, ed io non riesco a persuaderti del contrario. È davvero un peccato, tutto ciò mi deprime, così come mi deprimeva quand’eri qui. Non è giusto credere che tutte le donne siano colpevoli. È vero, ce ne sono, ma per fortuna ve ne sono anche altre che si tengono alla larga dalle tentazioni del mondo. Puoi contare su di me, senz’ombra di dubbio.

Lo ripeto, ho la coscienza tranquilla, e quel genere di cose sono solo per noi! (…)

Ti abbraccio, ti coccolo e ti stringo dolcemente tra le mie braccia. A presto il momento felice in cui potremo abbracciarci di persona, sicura che i miei baci ti raggiungano ogni giorno, laggiù.

Solo tua, G.
 

Estratto dalla corrispondenza tra Yvonne e Maurice Retour, direttore di una fabbrica tessile nella Orne, arruolato nel 205° Reggimento di Fanteria. Volontario al fronte, ucciso in un’azione il 27 settembre 1915.

 

Lunedì 16 novembre 1914

Mio adorato Maurice,

Tornando dalla messa, ho incontrato il fattore che mi ha detto: «Avete ricevuto una lettera di vostro marito!»… Puoi immaginare come ho risalito la strada, piena di gioia, nonostante il vento e la pioggia. (…)

Non ricordo più di preciso cosa ti ho scritto il 4 e il 5 novembre, ma il solo sapermi radiosa ai tuoi occhi, mi fa arrossire.

Questo è amore, bisogna ammetterlo… ma se sapessi quanto ti desidero!...

Quando credi finirà questa guerra?

(…) Ricevi tutte le mie lettere?

Ti scrivo ogni sera e leggendo la data capirai se ti manca qualcuna delle mie lettere. Hai ricevuto quella in cui ti riporto il fatturato degli ultimi tre mesi? Fanno 90.000 franchi in più rispetto ai mesi di agosto, settembre e ottobre 1913. Henri ha aggiunto parecchi dettagli e l’ho inviata per raccomandata perché fossi sicuro di riceverla, ma in questo modo ci metterà più tempo.

(…) Michel si è fatto dispettoso. Porge alla nonna un quaderno, e non appena lei fa per prenderlo, lui ritrae la mano scoppiando a ridere. Ah che monello! Ti manda il suo sorriso felice. Io t’abbraccio con tutto il cuore.

Queussec [termine affettivo di origine bretone] amore

 

Bibliografia:

Clémentine Vidal-Naquet, Correspondances conjugales 1914-1918: Dans l'intimité de la Grande Guerre, Paris, Editions Robert Laffont, 2014.

Il secondo estratto epistolare viene da

Constant M.,Gabrielle M. , Des Tranchées à l'alcôve - Correspondance amoureuse et érotique pendant la guerre, Imago 2006