Le tesi di Aprile

Dopo la rivoluzione di Febbraio a Pietrogrado tornarono gli esuli. Il 13 aprile 1917 (16 secondo il calendario gregoriano in vigore in Russia dal 1918) arrivò Vladimir Lenin. Portò con sé le “Tesi di Aprile”, che rappresentavano un voto di sfiducia verso il governo provvisorio.

Il giorno dopo il suo ritorno (17 aprile), Lenin presentò le tesi durante il congresso panrusso dei Soviet, di fronte a quasi 800 membri del partito socialdemocratico russo dei lavoratori. Il discorso fu poi pubblicato in un articolo intitolato: “I compiti del proletariato nella presente rivoluzione”.

Lenin si oppose al punto di vista predominante. Il suo discorso fu unicamente frutto dei suoi pensieri, senza l'interferenza di altre opinioni. Invece di accettare la “fase borghese”, come avevano fatto la maggior parte dei membri menscevichi e bolscevichi (le due fazioni del partito socialdemocratico), egli esortò i presenti a una “rivoluzione socialista”, cedendo il potere “al proletariato e ai contadini poveri”.

Le tesi presentate erano le seguenti:

1) La guerra in corso, anche senza il coinvolgimento della Russia rimane una guerra di briganti imperialisti. Capitalista è inoltre il nuovo governo di Lvov e di conseguenza la società. Senza il rovesciamento del capitale la guerra non potrà finire, la vera pace democratica non si imposta con la violenza.

2) La specificità del momento attuale in Russia consiste nel passaggio dalla prima fase della rivoluzione – dove a causa dell'inconsapevolezza del proletariato, questi ha dato il potere di organizzare alla borghesia – alla seconda fase, dove il potere dovrebbe passare nelle mani del proletariato e dei contadini poveri.

3) Nessun supporto al governo provvisorio. Per spiegare così le menzogne assolute di tutte le sue promesse, soprattutto quando si tratta di promesse inerenti alla rinuncia dei territori annessi.

4) Spiegare alle masse “la necessità di spostare l'intero potere statale nelle mani dei Delegati della Democrazia sovietica.”

5)  "Niente repubblica parlamentare – ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro – ma Repubblica dei Soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini in tutto il paese, dal basso in alto.

6) “Confisca di tutte le terre dei proprietari terrieri e nazionalizzazione delle terre di tutto il paese.”

7) La creazione di una banca unica, controllata dai Consigli a livello nazionale.

8) Riguardo ai compiti immediati del Partito, esso doveva convocare un congresso che approvasse le modifiche al suo programma e il cambiamento del nome, da “socialdemocratico” a “comunista”.

9)Tutti questi provvedimenti non significavano l’immediata “instaurazione del socialismo” ma il controllo della produzione e la ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet.

10) La creazione di un'Internazionale Rivoluzionaria.

Questo programma viene considerato dalla maggior parte del pensiero moderno come fantastico e fantasioso. Conteneva un insieme di richieste, specifiche e utopistiche. Lenin da una parte chiedeva la fine della guerra, la confisca delle terre, la nazionalizzazione dei territori e delle banche, il controllo della produzione e la distribuzione dei prodotti da parte del Consiglio. Dall'altra chiedeva che “tutto il potere fosse dato ai soviet”, il che significava il rovesciamento del governo. Il programma radicale e demagogico considerò soprattutto le richieste della parte più numerosa della popolazione (i contadini), che erano: terra e pace.

Le “Tesi” avevano il loro fondamento nel recente passato. La loro genesi iniziò proprio con il fallimento della rivoluzione del 1905. La borghesia aveva dimostrato di essere troppo debole per portare avanti la rivoluzione di cui il proletariato aveva bisogno. Le “Tesi” inoltre erano nate dalla riflessione sulla guerra in corso. Lenin arrivò infatti alla conclusione che se l'Europa era sull'orlo di una rivoluzione socialista in Russia non ci si doveva limitare agli scopi democratici.

L'audacia del discorso del capo dei bolscevichi venne considerato oltraggioso da chi ascoltava. Il punto di vista sembrò troppo radicale anche per i componenti del suo stesso gruppo. I bolscevichi respinsero la maggior parte delle “Tesi”, e inoltre il comitato centrale del partito socialdemocratico votò contro la loro adozione per 13 a 2. Il leader russo Greorgi Plekhanov trovò le tesi “senza senso”. Sembrava che Lenin, dopo molti anni di esilio, avesse perso il contatto con la realtà politica del suo paese. Presente alla riunione, il menscevico Georgy Lvov disse: “Lenin è finito.” Nei giorni successivi Lenin convinse i singoli bolscevichi del suo punto di vista, utilizzando sia la sua personalità che gli argomenti. A poco a poco ottenne la maggioranza, sulla proposta chiara di uscita dalla guerra. Pertanto quando venne convocato il VII Congresso panrusso dal 7 al 12 maggio 1917, le tesi di Lenin avevano guadagnato un'accettazione diffusa. Vennero infatti riassunte usando tre parole: “pace, pane e terra”. Il peso della guerra e il crollo dell'economia resero debole la posizione del governo provvisorio. Dopo la “Strategia Poker” annunciata il 17 aprile 1917 il risultato fu che un anno e mezzo dopo la Rivoluzione d'Ottobre i bolscevichi presero il potere.

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