Testimonianze della presa di Gorizia, Agosto 1916

Strofe di O Gorizia tu sei maledetta, canzone popolare di autore anonimo, riferibile alla battaglia che portò, tra il 7 ed il 10 agosto 1916 alla conquista italiana della città. Il canto è connotato da toni fortemente antimilitaristi. L’ultima strofa, spesso, non è citata, a causa delle accuse di vilipendio alle istituzioni dello Stato che la stessa ha provocato.

Gorizia nella canzone popolare

O Gorizia, tu sei maledetta / per ogni cuore che sente coscienza;

dolorosa ci fu la partenza / e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state / con le mogli sui letti di lana,

schernitori di noi carne umana, / questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore / questa terra di là dei confini;

qui si muore gridando: assassini! / maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti / raccomando ai compagni vicini

di tenermi da conto i bambini, / che io muoio col suo nome nel cuor.

Traditori signori ufficiali / che la guerra l'avete voluta,

scannatori di carne venduta, / e rovina della gioventù.

 

Fritz Weber (1895-1972), ufficiale dell’esercito austro-ungarico, fu a forte Verle (oggi in Trentino), combatté sull’Altipiano dei Sette Comuni, sul Pasubio e sul Carso. Dopo la guerra descriverà la sua esperienza bellica sull’Isonzo nel libro Dal Monte Nero a Caporetto.

Aspettando l'attacco.

17 novembre 1915, quarta battaglia dell’Isonzo, bombardamento italiano su Gorizia.

Gorizia non esisteva più. La sua bellezza disparve con le ultime colonne di fumo che salivano dai resti delle case, si dissolse con i suoi palazzi e le sue chiese (…)

Ma Gorizia, adesso che non era più un obiettivo materiale, assunse una parte  di maggior rilievo (…) superando tutti i meditati calcoli dei politici e dei generali: Gorizia, la città di macerie diventò un simbolo (…) Parve allora che tutta la guerra si fosse accentrata di colpo intorno alla città che sorgeva sulle rive dell’Isonzo insanguinato.

6 o 7 agosto 1916, giorni iniziali della sesta battaglia.

Circolavano notizie allarmanti. Gli osservatori di guardia lungo il fronte vigilavano, con una tensione spasmodica, per dare conferma a quanto era stato riferito per scoprire se si trattava di una mistificazione. Il generale Cadorna aveva annunciato pubblicamente la sua sesta offensiva, mediante la stampa! Impossibile appurare se l’avesse fatto nella certezza di un’assoluta superiorità o se si trattava di un’astuta manovra simulata. 

 

Barone Baum von Appelshofen, capitano distrettuale di Gorizia durante la battaglia e capo della polizia locale della città. Dopo aver organizzato l’evacuazione, fu tra le prime autorità a lasciare Gorizia.

Dalla relazione al governo di Vienna, si fa riferimento al giorno successivo all’evacuazione di Gorizia (8 agosto 1916):

Quivi (alla periferia della città) c’era molta gente, in maggioranza donne che mi circondavano e mi chiesero che cos’era di nuovo e che cosa dovevano fare. Io consigliai loro di lasciare la città perché il pericolo del fuoco italiano era grande (…).

Devo far notare che le vie che circondano il palazzo municipale stavano sotto il fuoco intenso delle artiglierie italiane e perciò non volli assumermi la responsabilità di mandare in giro dei messi per avvisare la popolazione nascosta nelle case e nelle cantine (…). Gran numero di shrapnells esplodevano con rapidità sopra ed ai lati dell’edificio. Anche nel palazzo municipale furono portati numerosi feriti e tra questi un capitano (…) Venne inoltre portata nell’edificio una donna gravemente ferita al capo, per cui feci chiamare il medico distrettuale, il quale però, dopo aver constatato l’inutilità di ogni sforzo, corse a casa ad impacchettare le sue cose.    

 

Generale e barone Wenzel von Wurm (1859-1921), comandante del XVI Corpo d’armata dell’imperial-regio esercito e vincitore di quattro delle battaglie dell’Isonzo (dalla seconda alla quinta).

Relazione sulla ritirata austriaca da Gorizia (8-10 agosto 1916).

Alle sei pomeridiane (dell’8 agosto) era ormai evidente che la micidiale resistenza della sponda del fiume non avrebbe potuto durare che qualche ora ancora. Ogni ora di resistenza costava sacrifici di sangue ed i rinforzi che si trovavano in marcia (verso Gorizia) non avrebbero potuto far sentire il loro intervento che a notte inoltrata (…)

Solo una massa poderosa d’artiglieria, bombardando la fanteria nemica (…) avrebbe potuto porre qualche riparo alla situazione.

La situazione diventava sempre più precaria, tanto più che tutti i rifornimenti dovevano attraversare un terreno scoperto e battuto dall’artiglieria avversaria. In base a queste considerazioni alle 6 pomeridiane venne fatta la proposta al Comando d’Armata di ripiegare sulla seconda linea.

 

Aurelio Baruzzi (1897-1985), sottotenente di fanteria del Regio esercito del 28° reggimento Pavia e medaglia d’oro al valor militare nel 1917. Egli fu il primo soldato italiano ad innalzare il tricolore a Gorizia.

Gli italiani entrano a Gorizia.

8 Agosto 1916, Gorizia.

Nella nostra avanzata lungo il bel viale, di tanto in tanto siamo fatti segno a isolati colpi di fucile che ci procurano qualche ferito. Sono pochi Austriaci nascosti dietro i grossi tronchi dei platani, sparano e si ritirano.

A un certo punto, sulla sinistra del viale trovo aperta una trattoria (…) Nonostante la sparatoria, il proprietario e la figlia se ne stanno sulla porta, incuranti del pericolo di restare colpiti da una qualche pallottola errante.

“Che cosa avete da bere?”

“Birra e bibite”.

“Prego portatemi per favore una birra”.

Per evitare sorprese del nemico, attendo fuori, sulla strada. Dopo pochi secondi mi viene consegnato un bicchiere di fresca birra; lo bevo di un sol fiato, tanta è la sete.

“Quanto costa?”

“Oh nulla”. Ma io insisto.

“Se proprio la vol pagare, sono 40 centesimi”.

Intendeva centesimi di Corona austriaca o di lira?

 

Bibliografia:

AA.VV., Avanti popolo; due secoli di canti popolari e di protesta civile, Ricordi, Roma, 1998.

A. Baruzzi, Quel giorno a Gorizia, Gaspari Editore, Udine, 1999.

G. Del Bianco, La guerra in Friuli, sull’Isonzo e in Carnia, Gorizia, Disfattismo, II vol. I.E.A. Udine 1939.

Fritz Weber Dal Monte Nero a Caporetto, le dodici battaglia dell’Isonzo, Mursia, Milano, 1967

J. Schindler, Isonzo; il massacro dimenticato della Grande Guerra, LEG, Gorizia, 2002.

F. Zingales, La conquista di Gorizia, Ufficio storico del R. esercito, Ministero della Guerra, Roma, 1925.