Testimonianze della Tregua di Natale

La tregua di Natale: una testimonianza tedesca

Tenente Johannes Niemann,

133° Reggimento Sassone

Arrivammo per prendere in consegna le trincee sul fronte tra Frelinghien e Hauplines, dove il nostro reggimento e gli Scottish Seaforth Highlanders erano faccia a faccia.

Era una fredda notte stellata e gli scozzesi erano ad un centinaio di metri nelle loro trincee dove, come scoprimmo, stavano con le ginocchia nel fango. Il mio comandante di compagnia e io, approfittando di questo momento di inusuale calma, ci sedemmo attorno ad un albero di natale nel nostro ricovero.

Improvvisamente, senza una ragione apparente, i nostri nemici iniziarono a sparare verso le nostre linee. I nostri soldati avevano messo dei piccoli alberi di natale sopra le trincee e i nemici, vedendo le luci, pensavano che volessimo lanciare un attacco a sorpresa. Ma a mezzanotte tutto era di nuovo calmo.

La mattina dopo (…) un camerata entrò di corsa nel mio ricovero dicendomi che soldati tedeschi e scozzesi erano usciti dalle loro trincee fraternizzavano tra loro lungo la linea del fronte. Afferrai il mio binocolo  e guardando con cautela, vidi l’incredibile scena dei nostri soldati che si stavano scambiando sigarette, grappa e cioccolata con il nemico. Più tardi comparve un soldato scozzese con un pallone da calcio e pochi minuti dopo si disputò una vera partita di calcio. (…) Non era molto facile giocare sul terreno congelato ma noi continuammo, attenendoci rigorosamente alle regole, nonostante fosse durata circa un’ora e non avessimo l’arbitro. Noi tedeschi gridammo quando una folata di vento rivelò che gli scozzesi non portavano le mutande sotto i loro Kilts, e fischiavamo e urlavamo ogni qualvolta intravedevamo degli scorci di un posteriore del nemico di ieri.

Dopo un’ora di gioco, quando il nostro ufficiale comandante venne a sapere ciò che stava accadendo, ordinò di smettere. Poco dopo ritornammo alle nostre trincee e la fraternizzazione finì. La partita era terminata con un risultato di tre goal a favore dei Fritz contro i Tommy

Natale in trincea

Secondo tenente J. D. Wyatt

Yorkshire Regiment 2° battaglione

30 dicembre 

Come al solito. Ancora niente guerra! Circa all’ora di pranzo, però, attraverso le linee giunse un messaggio dei tedeschi nel quale ci dicevano che il loro generale sarebbe arrivato nel pomeriggio, e che avremmo fatto meglio a tenerci bassi, in quanto avrebbero dovuto fare un po’ di spari per far vedere [al generale] che tutto andava bene!!! E questa è la guerra!!! Così abbiamo fatto, e verso le 3:30 ci arrivarono un paio di fucilate.

"Venite, vogliamo parlare con voi"

Gunner Herbert Smith,

5° batteria, Royal Field Artillery

La vigilia di Natale c'è stata una tregua nei combattimenti, nessuno sparo dopo le 06:00 di sera. I tedeschi avevano degli alberi di Natale nelle trincee, e lanterne cinesi lungo tutta la parte superiore di un parapetto. Alla fine i tedeschi si misere a gridare: "Venite, vogliamo parlare con voi". I nostri comandanti non sapevano cosa fare, ma uno dei soldati appartenenti al reggimento saltò fuori dalla trincea e ha iniziò a camminare verso le linee tedesche. Uno dei tedeschi lo incontrò circa a metà strada, e si strinsero la mano in modo molto cordiale. A tempo debito il soldato tornò e ci raccontò tutto. Così molti a turno presero ad andare a conoscere i tedeschi. Il comandante non avrebbe permesso più di tre uomini alla volta.

Ci sono andato io stesso il giorno di Natale e scambiai delle sigarette per dei sigari; questo andò avanti dalla vigilia di Natale fino a mezzanotte del giorno di Santo Stefano, senza fosse sparato un singolo colpo. Il tedesco che ho incontrato era stato cameriere a Londra e sapeva parlare po' della nostra lingua. Lui diceva che non avrebbe voluto combattere e penso che stesse dicendo la verità tanto che non ricevevamo la solita quantità di pallottole come al solito. So che ci vorrà un po’ per credere questa affermazione, ma è assolutamente la verità. Immagina un tedesco che ti stringe la mano con energia, e poi pochi giorni dopo prova ad ucciderti. Non so cosa pensare a questo proposito, ma immagino che stiano lavorando su un grande piano in modo che ci possono dare del filo da torcere a sorpresa, ma i nostri comandanti sono preparati, e ho l'impressione che ne avranno [i tedeschi] ben più quello che si aspettavano.

"Noi non vogliamo uccidervi, e voi non volete ucciderci, perché sparare?"

Tenente Cyril Drummond,

135° batteria, Royal Field Artillery

 Il giorno di Santo Stefano abbiamo camminato fino al villaggio di St Yvon in esplorazione. Scoprii presto che il posto era abbastanza al sicuro. C’erano due serie di trincee di prima linea a pochissimi passi di distanza, con soldati, sia inglesi e tedeschi, in piedi sui parapetti, intenti a scavare o riparare la trincea senza mai spararsi a vicenda. Fu una situazione straordinaria.

Sulla strada ho incontrato un ufficiale che conoscevo, e abbiamo camminato insieme verso le linee tedesche, che erano a circa settanta iarde di distanza. Uno dei tedeschi fece dei cenni con la mano verso di a noi e disse "Venite qui". Abbiamo detto "Vieni qui tu, se ci vuoi parlare". Così spuntò dalla sua trincea e si avvicinò verso di noi. Ci siamo incontrati e salutati a vicenda, molto gravemente. E 'stato poi raggiunto da più tedeschi, e alcuni dei fucilieri di Dublino dalle nostre trincee sbucarono fuori per unirsi a noi. Nessun ufficiale tedesco è venuto fuori, solo i soldati semplici. Abbiamo parlato, principalmente in francese, perché il mio tedesco non era molto buono e nessuno dei tedeschi era in grado di parlare bene l'inglese. Ma riuscimmo comunque a capirci molto bene. Uno di loro disse: "Noi non vogliamo uccidervi, e voi non volete ucciderci, perché sparare?"

Mi diedero del tabacco e dei sigari tedeschi - sembravano averne parecchi di quelli, e anche molto buoni - e chiesero se avevamo della marmellata. Uno dei fucilieri di Dublino tirò fuori un barattolo di marmellata, che era già stato aperto, ma ancora quasi pieno, ed lo diede a un tedesco che gli offri in cambio due sigari. Poi si misero tutti i fila e scattai una fotografia.

La tregua di Natale: un anno dopo

Tenente Gordon Barber, 1° Battaglione,

The Queen's Own Highlanders Cameron

Ricevemmo un ordine dal quartier generale, il quale auspicava che non doveva esserci alcuna ripetizione degli eventi spiacevoli dello scorso giorno di Natale, e che ogni tedesco che si fosse arrischiato a mostrarsi avrebbe dovuto essere colpito immediatamente. Successivamente sentimmo che gli Unni avevano ricevuto un ordine simile. Di fronte a noi non c'era alcun tentativo di tregua, e furono gridati alcuni insulti attraverso le linee. Sulla nostra destra i francesi, dopo aver cantato per la maggior parte della notte,con gli Unni che rispondevano, sono usciti dalle trincee per circa tre minuti, e sono subito dovuti tornare indietro sotto una cortina di granate da fucile. Una vera concezione dello spirito cristiano! La giornata è andata avanti come al solito, solo che abbiamo avuto per cena il pudding di prugne con il rum.

Bibliografia:

Lyn Macdonald, 1914-1918: Voices & Images of the Great War, Michael Joseph, London, 1988