Testimonianze: Gli ultimi giorni dello Zarismo

Così il Granduca Alexander Mikhailovich Romanov scrive allo Zar Nicola II nel dicembre 1916: "Paradossalmente è il governo il fattore che più di altri sta preparando la rivoluzione – la gente non la vuole infatti. Ma ogni ordine sbagliato, divieto o restrizione spinge il popolo verso di essa.” A metà febbraio in una relazione allo Zar il presidente della Duma, Mikhail Rodzianko dice: "nella capitale lo stato d'animo è molto ansioso, tra la popolazione circolano le voci più strane.”

Dopo il primo giorno di disordini, il 25 febbraio (12 marzo secondo il calendario gregoriano), Alexander Szlapnikow, un capo bolscevico a Pietrogrado, ridicolizza l'idea dell'inizio di una rivoluzione. Egli infatti dichiara: "Date un chilo di pane ad ogni lavoratore e il movimento non esisterà più.” Più vicino alla verità era l'informatore anonimo della polizia che riferisce il 26 febbraio: "i manifestanti vagavano liberamente per la città i primi due giorni, si capì così che il governo era impotente e non poteva più contare sui militari. La folla pertanto ritenne che la rivoluzione era iniziata, e guardava speranzosa al successo.”

Il giovane sergente Sergei Kirpicznikow ha ricordato: "I nostri padri, madri, sorelle, fratelli e fidanzate mendicano il pane - ha detto - dovvremmo ucciderli? Hai visto il sangue sulle strade oggi? Non dobbiamo prendere servizio domani. Io personalmente mi rifiuto.” Simpatizza con i manifestanti anche il poeta di sinistra Maxim Gorky in una delle lettere scritte sugli eventi in corso "Che cosa succederà dopo? Non lo so. Si spargerà molto sangue, molto più che in passato.”

Il 25 febbraio, 1917 lo Zar scrisse, in risposta ad una relazione dalla Capitale: "Io ordino per domani di porre fine ad ogni disordine nella capitale, è inaccettabile nel difficile periodo della guerra con la Germania e l'Austria” Il giorno successivo, 26 febbraio Nicola II scrisse nel suo diario: "ore 10:00 sono andato a messa. I rapporti sono disponibili in tempo. A colazione c'erano molte persone, tra cui tutti gli stranieri. Ho scritto a Alix [Alexandra Romanova, moglie dello zar Nicola II - W.L.] e sono andato a fare una passeggiata nei pressi della cappella, sulla strada per Bobruisk. Il tempo era bello e freddo. Dopo il tè ho parlato con il senatore Triegubowem fino all'ora di cena. La sera ho giocato a domino." Poi lo Zar ricevette un telegramma da Rodzianki nel quale diceva che "la situazione è grave. Nella capitale c'è l'anarchia. Il governo è completamente paralizzato (...) si assegna immediatamente l'incarico di formare un nuovo governo".

Il punto di svolta è l'abdicazione dello Zar in favore di suo fratello, il granduca Michail Aleksandrovic il 2 marzo. L'atto di rinuncia al trono, è motivato in primo luogo dall'enorme peso della guerra "dobbiamo continuare a tutti i costi - fino alla vittoria”. Poi lo Zar dichiara: "in questo momento è fondamentale una fusione completa di tutte le componenti della nazione. Per facilitare questo, il monarca ha deciso - in accordo con la Duma di Stato – di rinunciare al trono e alla sua suprema autorità ". Il giorno successivo Nicola II ha annotato: "verso l'una del mattino ho lasciato Pskov (...). Intorno a me solo tradimento, viltà e menzogna".

Lo storico americano Frank Golder allora residente in Russia, commentando gli eventi che stavano svolgendo pubblica il 15 marzo: "Ho parlato con uno dei dipendenti degli archivi navali. Ha detto che l'abdicazione dello Zar è un peccato, perché Dio gli ha dato il potere. Forse il nuovo regime aiuterà la gente di questa valle di lacrime terrena, ma certamente pagherà per esso nel mondo a venire.

La rivoluzione di febbraio ebbe una grande influenza sulla situazione internazionale e, soprattutto, sulla tematica polacca. Nella dichiarazione del governo provvisorio del 16 marzo si legge: "il governo provvisorio, fedele ai suoi alleati (...) contribuirà a creare uno stato polacco indipendente su tutti i territori in cui i polacchi costituiscono la maggioranza, quale pegno di pace duratura in futuro, nell'Europa organizzata recentemente.” Gli Alleati occidentali risposero subito a questa dichiarazione. A questo proposito vi fu il commento di approvazione del primo ministro italiano Petro Boselli. Al quale seguirono dichiarazioni simili fatte dagli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia a Pietrogrado.

Jozef Pilsudski ha valutato lo scoppio della rivoluzione in Russia come "un fatto di importanza senza precedenti e un punto di svolta in tutta la nostra politica. La Russia, essendo la più grave di potenza in ambito politico(...) per un progetto a lungo termine (...) dovrà ora convogliare tutta la sua energia verso i suoi occupanti.”

D'altra parte, poche settimane dopo la rivoluzione di febbraio Simon Ashkenazy, già professore presso l'Università di Leopoli, e dopo il 1918 diplomatico polacco, scrisse: "Ogni grande rivoluzione è in sè un enigma per il mondo e per se stessa. La rivoluzione russa è apparentemente della Duma. Ma in realtà è l'esercito, i lavoratori e i contadini che un domani possono contare più di un parlamentare.”