Voci da Gallipoli

Rispetto al Fronte occidentale, le operazioni a Gallipoli coinvolsero un numero relativamente limitato di truppe, per un breve periodo, circa un anno. Tuttavia, le truppe turche e alleate furono impegnate in una feroce battaglia per pochi chilometri quadrati di terra, in trincee spesso separate da poche decine di metri l’una dall’altra. Nonostante l'esito disastroso, le operazioni nei Dardanelli rappresentato un vero e proprio mito fondativo per Australia e Nuova Zelanda, le cui truppe erano state concentrate nell’ANZAC. Il sacrificio di questi soldati, spesso volontari e caduti a migliaia in combattimento o per malattia, ha contribuito a creare uno spirito nazionale nelle giovani nazioni dei Dominions.

 

Genesi di Gallipoli

Memorandum di Lord Hankey, Segretario del Consiglio di Guerra

L’imprevista impasse generatasi sul fronte occidentale ci spinge a considerare la problematica di dover trovare altri sbocchi per l’impiego effettivo di quelle grande forze, delle quali saremo in grado di disporre in pochi mesi.

L’esperienza delle ultime offensive alleate in questo teatro, durante le ultime settimane, sembra indicare che qualsiasi avanzata debba essere lenta e costosa. Catturare una singola linea di trincee richiede giorni, le perdite sono molto pesanti, e spesso il nemico recupera il terreno perduto già nei giorni successivi, oppure è in grado di rendere il terreno conquistato impossibile da tenere.

Visti sulla mappa i guadagni sono insignificanti e apparentemente non proporzionati allo sforzo sostenuto e alle perdite subite. Per di più l’avanzata è talmente lenta da permettere al nemico di preparare nuove linee dietro a quelle esistenti, così da compensare le trincee perse.

Non ci sono ragioni per supporre che le prossime posizioni nemiche possano essere conquistate con il solo peso dei numeri. Quindi tutto ciò che può essere fatto con le nuove armate gettate in Francia è di estendere le nostre linee e liberare più truppe francesi per un attacco in un momento più favorevole. Ma è certo che esista un momento più favorevole e che i francesi vogliano più truppe?

La Germania forse può essere colpita più efficacemente e con effetti più duraturi per la pace attraverso i suoi alleati e in particolare attraverso la Turchia. Si presume che nel giro di pochi mesi noi potremmo dirottare tre corpi d’armata (…) verso una campagna contro la Turchia, senza mettere in pericolo le posizioni in Francia. Questa forza unita a Grecia e Bulgaria, dovrebbe essere sufficiente a catturare Costantinopoli.

 

Lo sbarco a Gallipoli: Gaba Tepe

Padre Eric Green

Cappellano militare

(…) Sbarcai a Gaba Tepe (ANZAC) nell’oscurità e nella pioggia. Eravamo su una chiatta stretti come sardine. Mano a mano che ci avvicinavamo alla spiaggia proiettili e Shrapnel cadevano intorno a noi.

A terra vi era un’indescrivibile confusione. Nella stretta striscia di sabbia, non più ampia di 30/40 piedi, con di fronte delle falesie, (…) gli uomini correvano in ogni direzione. Truppe che sbarcavano, truppe che marciavano verso ovest, truppe che marciavano ad est, uomini carichi di razioni, muli e cavalli stretti tra viveri e botti di acqua, barellieri che giungevano con feriti e moribondi.

(…) In meno di mezz’ora iniziò il mio lavoro, e andò avanti fino alle tre del pomeriggio. Non avevo un momento di respiro: un moribondo e ferito dopo l’altro. Avevo solo il tempo, se l’uomo era cosciente, di ascoltare la sua confessione e il suo pentimento, dargli l’assoluzione, consolarlo, che un altro uomo implorava la mia attenzione. Poveri ragazzi, con ferite di ogni tipo, sfigurati e intrisi di sangue argilla e sporcizia, in molti casi irriconoscibili (…). Essendo stato catapultato all’improvviso in questa valle di sofferenza e morte, e nel bel mezzo di essa, difficilmente realizzai il terrore delle cose, non c’era tempo per pensare, ma solo fare ed agire in modo da poter dare aiuto.

Spettacoli che in tempi normali avrebbero sconvolto chiunque, venivano ignorati con pragmatica indifferenza; un ragazzo di Heileybury, neanche diciannovenne, che sembrava fosse addormentato, stava piangendo e chiamava sua madre.

 

Caos nelle trincee a Gallipoli

Capitano T. A. White, Australian Imperial Force

13° Battaglione A. I. F.

Alba del 25 aprile 1915

Suoni sinistri ed emozionanti in lontananza. Sapevamo tutti che i nostri compagni della Prima divisione erano le, e tutti iniziavamo ad essere impazienti di unirci a loro. Passando Capo Helles potevamo vedere la battaglia e il bombardamento del villaggio di Sedd-el-Bahr. Alle 4:30 abbiamo gettato l'ancora al largo dell’Anzac Cove. (...)

Il ponto di raccolta del battaglione era sul pendio di Ari Burnu e da lì, all'alba della mattina successiva, bagnati da una pioggia triste che era caduta da mezzanotte, ci siamo spostati in colonna nella Monash Valley. Sdraiati nella macchia ci arrivavano proiettili da tutte le direzioni. Durante la mattina sciami di Turchi che si lanciavano all’attacco furono bombardati dalle nostre corazzate, costringendoli a dividersi in piccoli gruppi di tre o quattro e avanzare rapidamente per brevi tratti così da minimizzare le perdite.

In questo modo, nonostante le perdite elevate, essi divennero presto travolgenti. Per tutto il giorno perdemmo molti compagni e i barellieri furono continuamente occupati. In alcuni momenti il rumore era assordante. Ordini sempre più contraddittori giungevano da ogni dove, e ci preoccupavano molto. Un ufficiale della Prima Brigata, completamente esausto e snervato da 30 ore di combattimento, si alzò in piedi e agitando due revolver urlava “cinque colpi rapidi e caricate”. (…)

Entrambi gli schieramenti stavano cercando di trincerarsi ad un quarantina di yarde l’uno dall’altro sulla stessa cresta, ogni tanto il lavoro di scavo veniva interrotto per stare in allerta, le nostre posizioni erano così precarie che al nemico sarebbe bastato spingere indietro di poche yarde le nostre sottili linee per ributtarci a fondovalle. Ma i nostri uomini erano così solidi che ogni iniziativa turca fallì. Per tutto il pomeriggio fecero cariche su cariche. Il sergente Shapley (…) saltò sul parapetto, seguito dal suo plotone, caricarono verso la boscaglia con le baionette innestate, urlando Imshi Imshi e dopo ogni carica, nonostante i nemici, continuava a incitare.

 

Brillamento di una mina a Gallipoli

Generale Sir William Birdwood

Molte settimane prima, in vista di un nuovo grande assalto contro il Nek (una stretta cresta montuosa sulla penisola di Gallipoli ndr). Nella valle di Legge fervevano i lavori di scavo di un tunnel sotto le trincee turche attraverso il Nek, che fu caricato con tre tonnellate e mezzo di Ammonal. Ad un certo punto, dopo che l’ultimo uomo aveva lasciato la trincea, il tenente Caddy azionò la mina. Ci fu un’esplosione gigantesca. Dal ponte dell’incrociatore vidi un’eruzione che poteva rivaleggiare con quella del Vesuvio.

L’intera area fu illuminata e nel bagliore potevano essere viste scure figure di uomini scagliati in aria.

Nello stesso momento scoppiò una violenta fucileria lungo la linea delle trincee turche, evidentemente in attesa che l’attacco si scatenasse. Fucili e cannoni spararono febbrilmente per ore, anche se non c’era un singolo uomo nelle nostre trincee. I nervi dei nemici erano molto logorati e ci consolava guardarli mentre sprecavano un mucchio di munizioni contro le nostre trincee vuote.

 

L’evacuazione dell’ANZAC

SEGRETO 0/424              

Quartier generale, VIII° corpo d'armata, 30 dicembre 1915.

Memorandum.

Principi generali

1. L'evacuazione della posizione di CAPO HELLES si svolgerà in una data molto vicina che verrà notificata a tutti gli interessati, non appena selezionata...

Durante il primo period (…) tutti gli uomini malati o deboli e tutti I materiali superflui, trasporti, scorte, forniture e munizioni saranno rimossi, lasciando solo quelli sufficienti a mantenere un presidio minimo delle nostre posizioni attuali per un periodo di una settimana ...

Il periodo finale durerà 48 ore, durante la prima notte tutto il personale e il materiale verranno rimossi in base a quanti possono essere rimossi dalla marina in una notte ...

I cannoni da 15 pollici di ogni gruppo continueranno a sparare a un ritmo normale fino all'ora notificata per la loro distruzione.

Distruzione del materiale.

(…)

(A). Distruggere tutte le armi, nelle loro posizioni attuali e in spiaggia. Se viene emesso l’ordine di distruzione ogni cannone deve essere fatto saltare in mille pezzi, così da impedirne l'uso al nemico, anche come trofeo...

Un metodo che è suggerito e che può essere effettuato con poca preparazione è di riempire la canna del cannone con sacchi di sabbio, caricare con proiettili ad alto potenziale e fare fuoco per mezzo di un tratto di cavo telefonico, l’uomo incaricato di sparare deve essere al coperto (…).

(…)

Ritardi.

Qualsiasi precauzione deve essere presa per evitare ritardi, o agli uomini di essere lasciati indietro, ogni distaccamento o gruppo devono essere controllati prima dell'imbarco...

H.R.S. Massy,

Capitano, RA, Staff Officer, 8° Corps, RA.

 

Captain T. A. White,

13° Battaglione,

Australian Imperial Force

Il nemico era eccezionalmente tranquillo, un fatto che suscitava sospetti. Ad ognuno dei 170 "duri a morire" fu data una carta che mostrava l'orario per la sua partenza e una mappa per il percorso. (...) L'aria della notte era diventata gelida, e il piccolo gruppo di osservatori non aveva cappotti nè coperte per scaldarsi. Sembrava incredibile che l'evacuazione era effettivamente in corso dietro di loro, con tutti i movimenti così silenziosi. Negli ultimi giorni molti avevano visitato le tombe dei compagni per l'ultimo saluto, una lacrima o una preghiera.

I nostri quattro ufficiali "duri a morire" avevano avuto grande difficoltà nella scelta dei loro uomini. Praticamente tutti gli uomini si erano offerti volontari. Diversi supplicarono più e più volte. "Sono stato con voi per fino ad ora e voglio vedere la fine". (...)

La notte del 18, 125 uomini del battaglione partirono. (…) Alle 05:00 di Domenica, 170 uomini partirono. (…). Alle 9.15 Marks prese altri 100 uomini, incluso l’ufficiale medico. Alla loro partenza si allontanarono tra calorose strette di mano, silenziosi applausi e sussurri come "Salute" e "Buona fortuna". In quel momento c'erano meno di 4000 uomini dell’Anzac contro 170.000 turchi. (...)

Ora iniziava il momento più ansioso. Per oltre quattro lunghe ore una cinquantina di uomini del 13° e 16 ° tenevano un fronte che avrebbe dovuto essere tenuto da più di una brigata. La quiete si sentiva. In altre notti era possibile camminare attraverso le trincee ì e fumare con i compagni, ma ora lunghi tratti erano completamente deserti. Per passare il tempo, i pochi che non erano di guardia distruggevano quel poco materiale che era rimasto come fucili, pentole, vanghe, e seppellendo le bombe. (...)

Alle 01:50 del 20 Twynman partì con dieci uomini. Ora non c'era connessione tra i tre piccoli gruppi là fuori e la spiaggia. Alle 2, Gardiner, con dieci uomini, lasciò il suo posto isolato sull’estrema sinistra; alle 2.05 Murray partì con le sue due mitragliatrici pesanti e i serventi. Ford e i suoi quattro uomini scesero dal parapetto e occuparono una buca per avere una visuale più ampia; ciascuno con due fucili e un mucchio di bombe, decisi a vendere cara la pelle in caso di attacco. Si potevano ancora sentire i turchi rafforzare il loro filo spinato in lontananza.

(...)

Gli ultimi dieci minuti sembrarono ancora più a lunghi. (…) Cinque uomini facevano il lavoro di una brigata. Finalmente - 2.15. Strisciarono indietro verso la trincea. Un ultimo sguardo verso la terra di nessuno. Un turco piantava un palo nel terreno gettando del filo spinato per ostacolare l’Anzacs. Alcuni colpi crepitavano in lontananza alla loro destra. Arbusti rachitici sembravano nemici striscianti verso di loro. Si buttarono giù nella trincea. Attorno alle baie, nelle profonde trincee e attraverso le strette gole qualcuno ancora girovagava. Le trincee solitarie e i canaloni furono presto lasciati alle spalle e il mare scintillante si stagliava di fronte. Ford riferì all’ufficiale anziano: “Gli ultimi della IV° brigata” si sono imbarcati su un trasporto che li ha portati, poco prima dell'alba, verso Lemno.

 

Bibliografia:

Lyn Macdonald, 1914-1918: Voices & Images of the Great War, Michael Joseph, London, 1988