Aprile 1917

Woodrow Wilson: da Princeton all’intervento in guerra - Woodrow Wilson: from Princeton to intervention in WWI

Alessandro Chebat

Thomas Woodrow Wilson nacque a Staunton, in Virginia, nel 1856 e crebbe ad Augusta, nello Stato della Georgia. Studiò alla Princeton University, laureandosi nel 1879 e nel 1886 ottenne il titolo di dottore in scienze politiche presso la Johns Hopkins University. Fu l’inizio di una brillante carriera universitaria: dal 1890 fu a Princeton e nel 1902 venne eletto rettore dell’università fino al 1910.

Avverso all’eccessivo potere guadagnato dal Congresso dopo la guerra di secessione, Wilson fu sostenitore del parlamentarismo, così da rafforzare il governo statunitense di fronte alle Commissioni del Congresso, che egli riteneva facilmente permeabili alla corruzione. Al contempo era un convinto assertore del fatto che i presidenti dovessero essere capi di partito allo stesso modo di un primo ministro. Le sue tendenze riformiste attirarono le attenzioni dei democratici del New Jersey che gli proposero di candidarsi alla carica di governatore dello stato. La vittoria alle elezione del 1910 lanciò la sua carriera politica. Come governatore adottò una serie di riforme tese a combattere la corruzione e a proteggere l’amministrazione pubblica dalle ingerenze dei grandi trust. Candidato dal Partito democratico alla Casa Bianca nel 1912, vinse le elezioni con una schiacciante maggioranza sui due candidati repubblicani: Theodore Roosevelt e William Howard.

Insediatosi ufficialmente il 4 marzo 1913, Wilson proseguì la sua azione riformatrice a livello nazionale, promuovendo la riduzione delle tariffe doganali, il controllo federale sul sistema bancario, l’applicazione della tassazione progressiva e la legalizzazione dello sciopero. Fu altresì vietato il lavoro minorile, mentre la giornata lavorativa degli addetti all’industria ferroviaria fu ridotta a otto ore. Pur essendo contrario ad interferire pesantemente negli affari esteri – tentando di promuovere una cooperazione con gli stati latino-americani – la presidenza Wilson fu comunque caratterizzata da diversi interventi militari, in ossequio alla dottrina Monroe. Nel 1915 gli Stati Uniti assunsero il controllo diretto di Haiti, nel 1916 sbarcarono a Santo Domingo, ove instaurarono un governo militare, e nel marzo dello stesso anno avviarono una campagna militare in Messico con l’obiettivo di catturare Pancho Villa e bloccare le incursioni di ribelli e banditi messicani in territorio americano. Spedizione dagli esiti strategicamente fallimentari e che si concluse con il ritiro americano nel febbraio del 1917.

Allo scoppio del Primo conflitto mondiale, nel 1914, restò fedele al suo impegno di mantenere l’America neutrale, ma fin dall’inizio del conflitto, tentò comunque di porsi senza successo come mediatore tra i belligeranti. Nei primi anni del conflitto, pur mantenendo i tradizionali stretti rapporti con l’Inghilterra, e nonostante le acque attorno alle isole britanniche fossero state dichiarate zona di guerra, Wilson assunse un atteggiamento super partes. Nel settembre del 1914 protestò vivamente contro il blocco navale imposto dalla Gran Bretagna alla Germania, sostenendo che avrebbe avuto ripercussioni negative sull’opinione pubblica americana.

Il 7 maggio 1915, il sommergibile tedesco U20 affondò senza preavviso il piroscafo Lusitania: annegarono 1198 passeggeri, dei quali 128 americani. Il fatto sconvolse l’opinione pubblica americana e Wilson inviò una dura nota di biasimo nella quale affermava che «Nessun avviso che si commetterà un atto illegale o disumano può essere accettato come scusa legittima di quell’atto». Tuttavia, Wilson, malgrado l’indignazione dell’opinione pubblica, non richiamò l’ambasciatore a Berlino, mantenendo la neutralità americana e proseguendo i rapporti diplomatici con la Germania.

A riconferma di tale atteggiamento, Wilson si scontrò duramente anche con Londra, di nuovo a causa di un incidente sui mari. Il 19 agosto dello stesso anno, il sommergibile tedesco U27 cannoneggiò e costrinse a fermarsi la nave da carico Nicosian, in viaggio da New Orleans verso l’Inghilterra. Un mercantile blindato inglese, il Baralong, si avvicinò all'U27 issando la bandiera a stelle e strisce per fingersi americano. A bordo nascondeva tre cannoni navali e un plotone di Royal Marines. Ammainata la bandiera statunitense, il Baralong innalzò quella britannica e aprì il fuoco contro il sommergibile. Dodici membri dell'equipaggio tedesco si buttarono in mare. Gli inglesi erano convinti - a torto - che quegli uomini fossero colpevoli di aver affondato poche ore prima un’altra nave, l'Arabic. Sei tedeschi furono uccisi subito, mentre altri sei, rifugiatisi nella sala macchine della Nicosian, furono snidati e uccisi e i loro corpi gettati in mare. L'ambasciatore tedesco a Washington protestò perché la bandiera statunitense era stata usata «per uccidere marinai tedeschi», un atto che in privato il segretario di Stato americano Robert Lansing definì «sconvolgente».

Tuttavia, i cospicui crediti e rifornimenti che gli Stati Uniti concedevano alla Gran Bretagna e alle altre potenze alleate iniziavano a minare la neutralità americana. Nei primi mesi del 1916 in Germania iniziò una violenta campagna anti-americana. Il 27 gennaio a Berlino, in occasione del genetliaco del Kaiser, venne issata sulla statua di Federico il Grande una bandiera americana listata a lutto, con un nastro su cui erano incise le parole: «Wilson e la sua stampa non sono l’America». Le immagini della manifestazioni ebbero ampia diffusione dentro e fuori la Germania. Un quotidiano tedesco dichiarò: «Federico il Grande fu il primo a riconoscere l’indipendenza della giovane repubblica, quando essa si affrancò dal giogo dell’Inghilterra, conquistando in anni di lotta la libertà con il sangue. Ora l’America manifesta la sua gratitudine al suo successore, Guglielmo II, sotto forma di parole ipocrite e di forniture di guerra al suo mortale nemico».

Lentamente ma inesorabilmente – a causa delle guerra sottomarina – le relazioni Germania-USA andarono peggiorando, malgrado il presidente americano continuasse a respingere le richieste di intervento inglesi e francesi. Il 1° maggio 1916 Wilson inviò l'ambasciatore statunitense in Germania - James W. Gerard - al quartier generale tedesco in Francia di Charleville, protestando direttamente con il Kaiser per i continui affondamenti di navi mercantili americane effettuati dai sommergibili tedeschi. Guglielmo II replicò attaccando la Gran Bretagna per il blocco navale e accusò di complicità gli Stati Uniti. A nome di Wilson, Gerard insistette perché il Kaiser limitasse i siluramenti alle sole navi da guerra. L'ambasciatore spiegò come Washington fosse disposta a permettere al personale dei sommergibili tedeschi di esercitare «il diritto di salire a bordo delle navi e di perquisirle» ma non che sarebbe stato più tollerato che silurassero o affondassero «imbarcazioni di qualsiasi genere, a meno che i passeggeri e l'equipaggio non fossero stati posti in salvo». La settimana successiva il governo tedesco fornì le garanzie richieste, non potendo correre il rischio che gli Stati Uniti entrassero in guerra. Ma l'ambasciatore, in una lettera a Wilson, espresse la convinzione che i tedeschi «sotto la spinta dell'opinione pubblica, dei von Tirpitz e dei partiti conservatori, riprenderanno la spietata guerra sottomarina in un prossimo futuro, probabilmente in autunno, e sicuramente verso febbraio o marzo del 1917».

Alle tensioni provocate dalla guerra sottomarina si aggiungeva il moto di indignazione provocato dalla la deportazione in Germania di 700 mila lavoratori belgi. Fra coloro che protestarono vi fu il cardinale Farley di New York, il quale dichiarò: «Bisogna risalire ai tempi dei Medi e dei Persiani per trovare un altro esempio di un intero popolo tratto in schiavitù». Il presidente Wilson, facendosi portavoce dell'indignazione della sua nazione per la deportazione dei belgi, diede istruzioni all'ambasciatore statunitense di sollevare la questione con il cancelliere tedesco. L’ex presidente Roosevelt - avversario di Wilson nelle precedenti elezioni - dichiarò che gli aiuti umanitari inviati ai belgi - di cui gli americani andavano fieri - facevano soltanto il gioco dei tedeschi, i quali estorcevano alla popolazione civile denaro e viveri lasciando che fossero altri a provvedere al suo sostentamento: «Chi fa professione di pacifismo dovrebbe meditare sul fatto che le nazioni neutrali, se avessero impedito l'invasione del Belgio - cosa possibile soltanto se ci fossero state la volontà e la capacità di usare la forza - con questo atto di "guerra" avrebbero risparmiato a uomini, donne e bambini innocenti quelle sofferenze e miserie cui ora la carità organizzata delle nazioni "pacifiche" del mondo spera di porre rimedio». Per essere ancora più chiaro l’ex presidente scomodò addirittura la Divina Commedia nella quale Dante «aveva riservato un luogo particolare di infamia a quegli angeli vili che non avevano osato schierarsi né con il bene né con il male».

Il 28 ottobre 1916 un altro piroscafo americano – il Lanao – fu affondato al largo del Portogallo e lo stesso giorno il transatlantico inglese Marina venne silurato senza preavviso: morirono 6 cittadini americani. In molti iniziarono a chiedersi fino a quando Wilson avrebbe tollerato tale stato di cose. Solo due giorni prima, in un discorso alla camera di commercio di Ciniciannati, il presidente aveva affermato: «Credo che il tempo della neutralità stia per scadere. La natura della guerra moderna non risparmia nessuno stato».

Nonostante ciò, Wilson non aveva del tutto abbandonato l’idea di giungere alla pace senza un intervento americano. Infatti, già nei primi mesi del 1915 e di nuovo all’inizio del 1916, Wilson aveva inviato in Europa il suo consigliere in politica estera – il colonnello Edward M. House – per un faccia a faccia con i leader inglesi, tedeschi e francesi. Nel maggio 1916, Wilson propose pubblicamente l’istituzione, nel dopoguerra, di un’organizzazione per la sicurezza internazionale, così da spingere le nazioni belligeranti ad accogliere da subito un'iniziativa di mediazione da parte degli Stati Uniti. Nel dicembre dello stesso anno invitò le nazioni in lotta a dichiarare pubblicamente i motivi per i quali stavano combattendo e, nel gennaio 1917, pronunciò un appassionato appello per porre fine alla guerra con un "pace senza vittoria" e la creazione di una League of peace che avrebbe incluso gli Stati Uniti.

Di fronte al fallimento di questi tentativi, la classe politica americana sia democratica che repubblicana era ormai persuasa dell’ineluttabilità della guerra, mentre la maggioranza dell’elettorato era ancora convinta che la guerra europea fosse un evento estraneo agli interessi americani. Wilson affrontò perciò le presidenziali del 1916 tenendo conto di questo stato d’animo e, con lo slogan «Ci ha tenuto fuori dalla guerra», in novembre fu rieletto con uno scarto di pochi voti sul candidato repubblicano. Nel frattempo, a fine anno Wilson chiese e ottenne un aumento degli stanziamenti per addestrare ed equipaggiare 500.000 soldati e un piano quinquennale per il rafforzamento della Marina.

All’inizio del 1917 l’ambasciatore tedesco a Washington, Johann von Bernstorf, informò il segretario di Stato Lansing che la Germania sia apprestava a inasprire la guerra sottomarina indiscriminata. Wilson riteneva sempre più difficile mantenere la neutralità, tuttavia in un discorso affermò: «Siamo amici sinceri del popolo tedesco e sinceramente desidero rimanere in pace con esso. Noi non crediamo che [il popolo tedesco] ci sia ostile a meno che o fino a quando non saremo costretti a crederci». La situazione precipitò il 16 gennaio, quando il nuovo ministro degli Esteri tedesco, Alfred von Zimmermann, mise a punto un piano per conquistarsi l'appoggio e l'alleanza del Messico nel caso in cui la guerra sottomarina indiscriminata avesse indotto gli Stati Uniti alla belligeranza. Il Messico - spiegò Zimmermann in un telegramma cifrato indirizzato al plenipotenziario tedesco a Città del Messico - avrebbe «riconquistato» i territori perduti nella guerra del 1848: il Texas, il Nuovo Messico e l'Arizona. La Germania e il Messico «avrebbero fatto insieme la guerra e insieme la pace». Il 23 gennaio, quando il telegramma di Zimmermann era ancora segretato, von Bernstorf, il quale non aveva perso la speranza di scongiurare l'intervento degli Stati Uniti, chiese a Berlino 50 mila dollari per “convincere” alcuni membri del Congresso a non rompere la neutralità. Il telegramma contenente tale richiesta fu decifrato a Londra due giorni prima che venisse recapitato a Berlino. Il 3 febbraio, quando non erano passate neppure due settimane da questo tentativo di “comprare” la neutralità americana, il sommergibile U53 affondò il mercantile americano Housatonic. Venutone a conoscenza Zimmermann disse all'ambasciatore statunitense: «Andrà tutto bene. L'America non farà niente, perché presidente Wilson è per la pace e solo per la pace. Tutto continuerà come prima». Tuttavia, quel giorno Wilson annunciò al Congresso che avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con la Germania. Non era ancora la dichiarazione di guerra, ma era la fine dell'azione diplomatica che il presidente americano perseguiva da oltre due anni.

Intanto, il 19 febbraio, il telegramma Zimmermann venne decifrato in maniera sufficiente a comprenderne il senso dal controspionaggio britannico e trasmesso a Washington. Il 1° marzo il telegramma fu reso pubblico. Wilson chiese e ottenne dal Congresso di armare le navi americane, così che potessero difendersi dai potenziali attacchi sottomarini, mentre nell'opinione pubblica statunitense montava la rabbia antitedesca. Il 2 aprile 1917, Wilson chiese al Congresso di dichiarare guerra alla Germania. Il 4 aprile a Washington il Senato approvò l'entrata in guerra degli Stati Uniti e due giorni dopo anche la Camera dei deputati prese una decisione analoga. Era il 6 aprile 1917.

Nessuno dubitava che l'impatto delle truppe americane nel conflitto fosse potenzialmente enorme. Gli Stati Uniti avrebbero addestrato un milione di soldati, che sarebbero saliti a 3 milioni. Ma l'operazione avrebbe richiesto tempo: sarebbe passato almeno un anno prima che la grande macchina del reclutamento, dell'addestramento, del trasporto al di là dell'Atlantico e del rifornimento in Francia funzionasse a pieno regime. L'esercito statunitense era piccolo, e l'unica sua recente esperienza militare era stata l’inconcludente spedizione punitiva in Messico. Soltanto dopo un mese dalla dichiarazione di guerra alla Germania l'ex comandante della spedizione messicana, il generale John J. Pershing ricevette un telegramma piuttosto enigmatico: «Telegrafami oggi se e come parli, leggi e scrivi francese». Prima che Pershing avesse tempo di rispondere che il francese lo parlava «molto bene», si vide offrire il comando del corpo di spedizione americano.

Thomas Woodrow Wilson was born in Staunton, Virginia, in 1856, and grew up in Augusta, Georgia. He was educated at Princeton University, graduating in 1879 and then obtaining a PhD in political science from Johns Hopkins University in 1886. It was the beginning of a brilliant academic career: in 1890 he taught at Princeton, and served as the elected President of the university from 1902 until 1910.

An opponent of the excessive power gained by Congress after the Civil War, Wilson was a supporter of the parliamentary system, seeking to strengthen the US government against congressional committees, which he believed to be open to corruption. At the same time it was his firm belief that presidents should be party leaders in the same way as prime ministers. His reformist tendencies attracted the attention of the New Jersey Democratic Party who nominated him as candidate for governor of the state. His victory in the 1910 gubernatorial election launched his political career. As governor he adopted a series of reforms to fight corruption and protect the public administration from interference by large trusts. The Democratic Party's candidate for the White House in 1912, he won the election with an overwhelming majority over the two Republican candidates: Theodore Roosevelt and William Howard Taft.

After officially taking office on 4 March 1913, Wilson continued his reforms at the national level, promoting the reduction of customs tariffs, federal control over the banking system, the application of progressive taxation and legalization of strikes. Child labour was also prohibited, while the working day of railway employees was reduced to eight hours. Although adverse to heavy intervention in foreign affairs - in an attempt to promote cooperation with Latin American states - the Wilson presidency was still marked by several military interventions, in accordance with the Monroe Doctrine. In 1915, the United States took direct control of Haiti, in 1916 US troops landed in Santo Domingo and established a military government, and in March of that year a military campaign was undertaken in Mexico with the aim of capturing Pancho Villa and putting a stop to raids by Mexican rebels and bandits in American territory. The expedition met with strategically disastrous outcomes and ended with a US withdrawal in February 1917.

At the outbreak of the First World War in 1914, he remained true to his commitment to maintain American neutrality, but from the beginning of the conflict tried unsuccessfully to act as a mediator between the warring parties. In the early years of the conflict, while maintaining the traditional close relations with England, and although the waters around the British Isles had been declared a war zone, Wilson assumed a position of impartiality. In September 1914, he protested strongly against the blockade imposed on Britain by Germany, claiming that it would have a negative impact on American public opinion.

On 7 May 1915, the German submarine U20 sank the ocean liner Lusitania without warning: 1,198 passengers drowned, including 128 Americans. The event outraged the American public and Wilson sent a harsh reprimand in which he stated that "no warning that an unlawful and inhumane act will be committed can possibly be accepted as an excuse for that act". However, Wilson, despite the public outrage, did not recall the ambassador in Berlin, maintaining American neutrality and continuing diplomatic relations with Germany.

As confirmation to this stance, Wilson also collided hard with London, once again over an incident on the seas. On 19 August of that year, the German submarine U27 fired upon and stopped the cargo ship Nicosian, which was travelling from New Orleans to England. A British armoured merchant ship, the Baralong, approached the U27 hoisting the Stars and Stripes and pretending to be American. Aboard the ship were three concealed naval guns and a platoon of Royal Marines. Lowering the US flag, the Baralong hoisted the British flag and opened fire on the submarine. Twelve German crew members jumped into the sea. The British were convinced - wrongly - that these men were guilty of having sunk another ship, the Arabic a few hours earlier. Six Germans were killed immediately, while another six, who took refuge in the engine room of the Nicosian, were flushed out, killed and their bodies thrown into the sea. The German ambassador to Washington protested that the American flag had been used "to kill German sailors", an act that the US Secretary of State Robert Lansing called "upsetting" in private.

However, the substantial loans and supplies that the US conceded to Britain and other Allied powers began to undermine the American neutrality. In early 1916, a violent anti-American campaign began in Germany. On 27 January, in Berlin, on the occasion of the birthday of the Kaiser, an American flag enshrouded with black crape was unfurled on the statue of Frederick the Great, with a ribbon which bore the words: "Wilson and his press are not America". The images of the events were widely spread both inside and outside Germany. A German newspaper stated: "Frederick the Great was the first to recognize the independence of the young Republic, after it had won its freedom from the yoke of England, at the price of its very heart's blood through years of struggle. His successor, Wilhelm II, receives the gratitude of America in the form of hypocritical phrases and war supplies to his mortal enemy".

Slowly but surely - due to submarine warfare - German-US relations were getting worse, despite the fact that the US President continued to reject British and French requests for intervention. On 1 May 1916, Wilson sent the US ambassador to Germany - James W. Gerard - to the German headquarters at Charleville France, to make direct protest to the Kaiser about the continuous sinking of American merchant ships by German submarines. William II replied by attacking Great Britain for the naval blockade and accusing the United States of complicity. On behalf of Wilson, Gerard insisted that the Kaiser restrict the torpedoing to only warships. The ambassador explained that Washington was willing to allow the crew of  German submarines to exercise "the right to board and search ships" but that the torpedoing or sinking of "vessels of any kind, unless the passengers and the crew had been placed in safety" would no longer be tolerated The following week the German government provided the requested guarantees, as it was unable to take the risk of the United States entering the war. But the ambassador, in a letter to Wilson, expressed his conviction that the Germans "under pressure of public opinion, von Tirpitz and the conservatives, will resume the ruthless submarine warfare in the near future, probably in the fall, and certainly around February or March 1917".

To the tensions caused by submarine warfare was added the indignation stirred up by the deportation to Germany of 700,000 Belgian workers. Among those who protested there was Cardinal Farley of New York, who declared: "We have to go back to the times of the Medes and Persians to find another example of a whole people taken into slavery". President Wilson, echoing the indignation of his nation over the deportation of the Belgians, gave instructions to the US ambassador to raise the issue with the German Chancellor. Former President Roosevelt - Wilson's opponent in the previous election - declared that the humanitarian aid sent to the Belgians - of which the Americans were so proud - was only to the benefit of the Germans, who extorted money and food from the civilian population, leaving it up to others to see to their subsistence: "Professional pacifists should think about the fact that the neutral nations, if they had prevented the invasion of Belgium - which would have been possible only if there had been the will and the ability to use force - by this act of "war" would have spared innocent men, women and children from those sufferings and miseries which the charity organized by the "peaceful" nations of the world now hopes to remedy". To make himself even clearer, the former president even paraphrased the Divine Comedy in which Dante “had reserved a special place of infamy to those vile angels who had not dared to take sides with either good or evil".

On 28 October 1916, another American ocean liner - the Lanao - was sunk off the coast of Portugal and the same day the British ocean liner Marina was torpedoed without warning: six American citizens were killed. Many began to wonder how long Wilson would tolerate this state of affairs. Only two days before, in a speech to the Cincinnati Chamber of Commerce, the president had said: "I believe that the business of neutrality is over. The nature of modern war leaves no State untouched".

Nevertheless, Wilson had not entirely abandoned the idea of ​​achieving peace without American intervention. In fact, in the early months of 1915 and again in early 1916, Wilson had sent his foreign policy adviser - Colonel Edward M. House - to Europe for face-to-face talks with British, German and French leaders. In May 1916, Wilson publicly proposed the establishment of an organization for international security after the war, so as to push the warring nations to immediately agree to a mediation initiative by the United States. In December of the same year he asked the warring nations to publicly state the reasons why they were fighting, and in January 1917, he delivered an impassioned plea to end the war with a "peace without victory" and the creation of a League for Peace that would include the United States.

Given the failure of these attempts, the American political parties, both Democrat and Republican, had become convinced of the inevitability of war, whereas the majority of the electorate was still convinced that the European war was an event that lay outside of American interests. Thus Wilson's campaign in the 1916 presidential election took this state of mind into account and, with the slogan "He kept us out of war", in November he was re-elected by a margin of a few votes over the Republican candidate. Meanwhile, at the end of the year Wilson asked for and received an increase in funding to train and equip 500,000 soldiers and a five-year plan to strengthen the Navy.

At the beginning of 1917 the German Ambassador in Washington, Johann von Bernstorf, informed Secretary of State Lansing that Germany was preparing to escalate unrestricted submarine warfare. Wilson found it increasingly difficult to maintain neutrality, but in a speech stated: "We are the sincere friends of the German people and earnestly desire to remain at peace with the Government which speaks for them. We shall not believe that they [the German people] are hostile to us unless and until we are obliged to believe it". The situation worsened on 16 January, when the new German Foreign Minister, Alfred von Zimmermann, devised a plan to win the support and alliance of Mexico in the event that indiscriminate submarine warfare led the United States to declare war. Mexico - Zimmermann explained in an encrypted telegram addressed to the German plenipotentiary in Mexico City - would be able to "reconquer"  territories lost in 1848: Texas, New Mexico and Arizona. Germany and Mexico "would make war and peace together". On 23 January, when the Zimmermann telegram was still classified, von Bernstorf, who had not lost hope of avoiding the intervention of the United States, asked Berlin for fifty thousand dollars to "convince" some members of Congress not to break neutrality. The telegram containing this request was deciphered in London two days before it was delivered in Berlin. On 3 February, not even two weeks after this attempt to "buy" American neutrality, the submarine U53 sank the American merchant ship Housatonic. After being made aware of this Zimmermann told the US Ambassador: "Everything will be fine. America will do nothing, because President Wilson is for peace and only peace. Everything will continue as before". However, that day Wilson announced to Congress that he would break off diplomatic relations with Germany. It was not a declaration of war, but it was the end of the diplomacy that the American president had been pursuing for over two years.

Meanwhile, on 19 February, the Zimmermann telegram had been deciphered sufficiently to understand its meaning by the British counter-espionage service and sent to Washington. On 1 March, the telegram was made public. Wilson sought and obtained from Congress the authority to arm American ships so that they could defend themselves from potential attack by submarines, while in the US public anger against Germany was mounting. On 2 April 1917, Wilson asked Congress to declare war on Germany. On 4 April, in Washington, the Senate approved the entry of the United States into the war, and two days later the House of Representatives took a similar decision. It was 6 April 1917.

No one doubted that the potential impact of American troops in the conflict would be enormous. The United States had trained a million soldiers, a number that would rise to three million. But the operation would take time: it would be at least a year before the great machine of recruitment, training, and trans-Atlantic transport and supply in France was working at full capacity. The US military was small, and its only recent military experience had been the inconclusive punitive expedition into Mexico. Only a month after the declaration of war on Germany the former commander of the Mexican expedition, General John J. Pershing, received a rather cryptic telegram: "Telegram me today whether and how you speak, read and write French". Before Pershing had time to reply that he spoke French "very well", he was offered the command of the American Expeditionary Force.